Abbiamo intervistato Christopher Nolan in esclusiva italiana. Un pomeriggio a Los Angeles in sala montaggio dell’Odissea. E gli abbiamo chiesto tutto: l’origine del progetto, il legame con il suo cinema, l’aspetto tecnico e la tanto discussa accuratezza.
Fjord di Cristian Mungiu è riuscito nell’impresa impossibile di farmi parteggiare per gli ultraconservatori cattolici. Una Palma d’Oro sulla “famiglia del bosco” che affronta il paradosso democratico più grande: la libertà di pensiero e come garantirla (a tutti).
I genitori a cui muore un figlio possono rimpiazzarlo con una copia in IA. Ma le domande più inquietanti di Sheep in the Box sono anche quelle che interessano meno il lessico famigliare di Kore’eda Hirokazu. Se l’umanità rinuncia a elaborare il lutto, non smette forse di essere umana?
Fatherland ha la sintesi, la cultura e l’eleganza che la maggioranza dei film si sognano. Dopo Cold War, Paweł Pawlikowski torna a parlare di un’Europa divisa (e mai denazificata). Un’esecuzione che in meno di 90 minuti racchiude tutto il ‘900, e quindi il nostro presente.
All of a Sudden racchiude tutto ciò che rimaneva da dire sull’umanità, prima che finisca. La nostra società è come un malato d’Alzheimer, dice Ryusuke Hamaguchi. Non ci resta che prenderci cura l’uno dell’altro. Dovrebbe essere Palma d’Oro.
Raw, Alpha, Titane e The Substance: il body horror Sanguine ruba a piene mani da tutto il recente filone che l’ha preceduto. Ma di nuovo, si inventa il più spaventoso e accurato degli scenari: un’epidemia di burnout fra i giovani. Ci stanno dissanguando vivi, dice.
Il marchio di orologi Hamilton continua a espandersi nel mondo dei videogiochi al fianco delle molte collaborazioni nel settore cinema. Dopo Far Cry, Call of Duty e Death Stranding, ha creato due orologi con Capcom per l’uscita di Resident Evil Requiem.
Kathryn Bigelow dirige il film più urgente del nostro tempo, un manuale di teoria dell’escalation che avverte: la guerra nucleare è inevitabile e mancano 18 minuti alla fine del mondo. Non se. Quando. Può succedere domani. Meriterebbe il Leone d’Oro.
Sorprendentemente, Frankenstein di Guillermo del Toro è il più bel film visto finora al Festival di Venezia. Parla di scienza, filosofia e religione. Racchiude il dilemma del vivere e risponde alla più assillante e urgente delle domande: perché vogliamo estinguerci?
Già autore de Il figlio di Saul, László Nemes dispiega una regia fuori dall’ordinario per il suo ultimo film. Ma Orphan sembra orfano di una direzione narrativa, quadro sontuoso di un’epoca più che racconto delle sue vittime. Sarà Leone alla Miglior Regia?
Il prossimo film di Lav Diaz sarà un kolossal nel XVI secolo
Abbiamo intervistato Christopher Nolan a Los Angeles: ecco la sua Odissea
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