“NAZA” sono i civili che è lecito uccidere in un attacco contro Hamas. Un solo combattente ne vale fino a 500. La macchina del genocidio spiegata per filo e per segno da 24 militari israeliani, tra profilazione e Intelligenza Artificiale. “Siamo come i nazisti”, confessano.
L’estranea è il quarto film horror (non chiamatelo thriller) diretto da Paolo Strippoli. È il suo migliore? Sicuramente il più ambizioso, la conferma di una carriera in costante ascesa e che si spera faccia finalmente fortuna quanto i suoi corrispettivi d’oltreoceano.
All’età di 84 anni, Werner Herzog ci dice che c’è ancora spazio per la meraviglia. Con questa fiaba moderna, l’uomo che si incollò una nave su per il corso di un fiume ci spiega ancora una volta il senso della vita: incollarsi una nave su per il corso di un fiume.
Jupiter riprende lo scenario di un’escalation nucleare vista da un bunker presidenziale. Ma si sposta sul ben più vicino conflitto in Ucraina e invece del malfunzionamento dei pulsanti, racconta i malfunzionamenti di chi li preme. Due film complementari.
Come ha fatto il The Sun di Rupert Murdoch a diventare il giornale più venduto al mondo? Vendendo morte e fornicazione, trasformando il giornalismo (e quel mondo) in una macelleria di corpi a ribasso. Danny Boyle apre Venezia 83 con una prima pagina esplosiva.
Abbiamo intervistato Christopher Nolan in esclusiva italiana. Un pomeriggio a Los Angeles in sala montaggio dell’Odissea. E gli abbiamo chiesto tutto: l’origine del progetto, il legame con il suo cinema, l’aspetto tecnico e la tanto discussa accuratezza.
Fjord di Cristian Mungiu è riuscito nell’impresa impossibile di farmi parteggiare per gli ultraconservatori cattolici. Una Palma d’Oro sulla “famiglia del bosco” che affronta il paradosso democratico più grande: la libertà di pensiero e come garantirla (a tutti).
I genitori a cui muore un figlio possono rimpiazzarlo con una copia in IA. Ma le domande più inquietanti di Sheep in the Box sono anche quelle che interessano meno il lessico famigliare di Kore’eda Hirokazu. Se l’umanità rinuncia a elaborare il lutto, non smette forse di essere umana?
Fatherland ha la sintesi, la cultura e l’eleganza che la maggioranza dei film si sognano. Dopo Cold War, Paweł Pawlikowski torna a parlare di un’Europa divisa (e mai denazificata). Un’esecuzione che in meno di 90 minuti racchiude tutto il ‘900, e quindi il nostro presente.
All of a Sudden racchiude tutto ciò che rimaneva da dire sull’umanità, prima che finisca. La nostra società è come un malato d’Alzheimer, dice Ryusuke Hamaguchi. Non ci resta che prenderci cura l’uno dell’altro. Dovrebbe essere Palma d’Oro.
NAZA, il genocidio palestinese spiegato dall’IDF: la recensione
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