La carriera di Isabella Rossellini è, probabilmente, unica nel suo genere. Figlia dello scandalo (agli occhi dell’epoca, naturalmente) nato con la relazione tra il maestro del cinema mondiale Roberto Rossellini, tra i padri del neorealismo italiano dell’immediato dopoguerra e regista di capolavori come Roma città aperta e Paisà, e della leggendaria interprete svedese Ingrid Bergman (tre premi Oscar), Rossellini è oggi una delle attrici italiane più amate e autorevoli a livello mondiale.
Con una carriera ormai più che quarantennale, sbocciata nuovamente negli ultimi anni con numerose interpretazioni rimarchevoli e una candidatura all’Oscar da record, Isabella Rossellini ha legato il suo nome a grandi registi della settima arte (da David Lynch a Robert Zemeckis, arrivando, nell’ultimo quindicennio, a Denis Villeneuve, Alice Rohrwacher ed Edward Berger), rinnovandosi di decennio in decennio e allontanandosi – solo dal punto di vista artistico – dal suo pesante cognome. Del suo percorso, e di alcune figure chiave che lo hanno accompagnato, ha parlato al festival Il Cinema Ritrovato, a Bologna.
A casa con papà: Roberto Rossellini

Nei giorni scorsi, al momento della presentazione di Il generale Della Rovere, film vincitore del Leone d’Oro nel 1959, in Piazza Maggiore a Bologna, i fratelli di Isabella Rossellini, a loro volta figli di Roberto Rossellini (la genealogia in casa Rossellini è un po’ complessa), hanno annunciato il passaggio dell’archivio del padre alla Cineteca di Bologna. Un momento a suo modo storico, che non poteva essere aggancio migliore, per Isabella, per raccontare il padre al pubblico di Bologna.
“Papà – ha raccontato Isabella – si innamorava di donne che, poi, diventavano ‘complici’ del suo lavoro. Era straordinariamente in anticipo sui suoi tempi. Il rapporto tra mamma (Ingrid Bergman, per l’appunto) e papà è nato sotto lo scandalo. Uno scandalo che si rafforzò in quanto lei rimase incinta prima di ottenere il divorzio dal marito precedente. Per le leggi dell’epoca, mamma ebbe modo di riconoscere il figlio solamente compiuti i diciotto anni! Gli incartamenti di tutto questo si trovano nei documenti che passeranno alla Cineteca”.
E tornando al film già citato, presentato nella piazza bolognese lo scorso 19 giugno: “Quando papà ha fatto Il generale Della Rovere, non era di ottimo umore. Aveva parecchi debiti e questo film era un po’ il suo compromesso commerciale. Voleva lasciarsi alle spalle il neorealismo e aveva paura di rimanere un po’ intrappolato nel suo successo. Quando vinse il Leone d’Oro (ex aequo con La grande guerra), non era particolarmente contento (ride, ndr)“.
Occhio al tiratardi e animali: Rossellini padre
I racconti di Isabella Rossellini alla “lezione” del Modernissimo hanno spaziato su parecchi aspetti della vita del padre. Quelli più straordinari e affascinanti – secondo chi scrive – sono però quelli che riguardano aneddoti e vita quotidiana del regista. “Papà – ha proseguito – incoraggiava le persone a fare il cinema, senza tanti orpelli tecnici. Lui voleva che le storie venissero raccontate con quello che si aveva a disposizione. Una volta, lo accompagnai a una lezione in una scuola, e lui mostrò agli studenti la sua cinepresa. Quando tutti i giovani accorsero a vedere la macchina, lui se la prese moltissimo. Disse: ‘Se fossi uno scrittore, guardereste tutti la penna?’“.
“Il Rossellini padre è stato carinissimo finché siamo stati bambini. Lui adorava i bambini. Poi, crescendo, è diventato gelosissimo: quando ho iniziato ad avere i primi fidanzati, lui ha perso la testa (ride, ndr). Nonostante io abbia una gemella (Ingrid), lei era molto timida e usciva poco, così io presi in pieno tutto quanto questo aspetto di mio padre. Una volta, tornata a casa in ritardo, lo trovai con sulla testa una borsa per il ghiaccio, e mi disse: ‘Mi hai dato l’emicrania. Quando ero piccola – e ancora adesso – io ho sempre amato gli animali. Gli altri, a casa, non apprezzavano particolarmente questa passione, ma papà mi assecondava. Una volta, tornò a casa con un canguro.
“Papà era eccentrico, non aveva regole. Non che fosse sregolato ma, avendo vissuto tutto ciò che ha vissuto, tra guerre e stravolgimenti politici, dava il giusto peso a quello che era considerato “‘appropriato’ e cosa no. Viveva la vita con enorme gioia e curiosità”.
Martin Scorsese: l’amore per l’Italia e la paura… del sangue

Tra i tantissimi film proposti dal Festival – in corso a Bologna fino al 28 giugno – ce ne sono diversi di un regista, Martin Scorsese, che Isabella Rossellini conosce piuttosto bene. “Io e Martin – ha raccontato – siamo stati insieme cinque anni, tre dei quali sposati. Ci siamo conosciuti che lui aveva appena fatto Taxi Driver, grazie a una trasmissione di Renzo Arbore per la quale facevo la corrispondente da New York. Dovevo intervistarlo, senza aver visto il film per cui dovevo farlo (The Last Waltz, ndr)! Negli anni in cui siamo stati insieme, ogni tanto faceva delle proiezioni per porre rimedio alla mia ignoranza per il cinema!”
“Durante la nostra frequentazione, siamo anche venuti in Italia, in Sicilia, a Polizzi Generosa, da dove proviene una parte della famiglia di Martin. Quando siamo, andati ci siamo molto commossi. Una ragazza siciliana, senza nemmeno sapere se fosse effettivamente una sua parente, ci ha accolto in casa e ci ha offerto il caffè. Lì, abbiamo sentito la storia lunghissima dell’immigrazione: senza sapere niente l’uno dell’altro, c’è stata comunque grande accoglienza. Nel viaggio, ha anche incontrato Fellini. Tutti i registi americani volevano conoscerlo e io, quando potevo, li portavo. Ogni tanto lo chiamavo e gli dicevo: ‘Te ne porto un altro!’“
Ultimo ma non ultimo, un aneddoto a dir poco sorprendente. Soprattutto, perché si sta parlando di Martin Scorsese. “I film di Scorsese, specialmente i primi, sono violentissimi, con tanto sangue. Tant’è che lo prendevo in giro dicendogli che li seguivo come se fossero una trasmissione radiofonica: senza guardare. Un giorno, lo accompagnai a una visita e il medico gli fece un piccolo prelievo a un dito: Martin svenne”.
David Lynch, il grande amore di Isabella Rossellini

Chiosa finale su quello che è stato uno dei grandi amori di Isabella Rossellini, nonché uno dei registi a cui è maggiormente legata la carriera dell’interprete: David Lynch. “Quando mi arrivò il copione di Velluto Blu, chiesi consiglio a Martin, con il quale avevo già divorziato, pur rimanendo in buoni rapporti. La storia era controversa, e io avrei dovuto recitare nuda. Lui mi consigliò di vedere, ancor più di Elephant Man, Eraserhead – La mente che cancella. Lo vidi e mi folgorò. Dissi a David che il film mi interessava, ma che volevo anche fare un provino insieme a Kyle (McLachlan, ndr). lo abbiamo fatto e abbiamo deciso di lavorare insieme, cosa che i miei manager non apprezzarono, tanto da licenziarmi. Quando arrivai sul set, scambiai Laura Dern per un’attrice cieca, ingannata da un suo precedente ruolo in un film di Peter Bogdanovich (Dietro la maschera, ndr). Dennis Hopper, invece, era una bomba a orologeria”.
“Dal punto di vista della direzione degli attori, invece, David non aveva un tipo di lavoro molto articolato, bisognava seguire le sue emozioni. In base a queste, si intuisce quando una scena gli piaceva o meno, quando una interpretazione era giusta o no Sul set di Velluto Blu, specialmente nei primi piani, lo facevo stare vicinissimo a me, in modo da capire quello che voleva. Il film non fu apprezzato da tutti, un po’ perché David aveva una voce molto originale, senza categorie, un po’ perché metteva in scena una donna abusata ma sexy, ambigua, a cui il pubblico non era pronto”.
E voi, cosa avete visto di Isabella Rossellini? In quale ruolo l’avete apprezzata di più? Fatecelo sapere!









