Il prossimo film di Lav Diaz sarà un kolossal nel XVI secolo

Lav Diaz è uno dei registi più autentici e radicali del cinema contemporaneo, noto ai più per la durata da record delle sue pellicole. Intervenuto al festival bolognese Il Cinema Ritrovato, l'artista filippino ha raccontato qualcosa del suo cinema, dando un'anticipazione sul suo prossimo film. Per scoprire il suo racconto, leggeteci!
Il regista filippino Lav Diaz

Birretta d’ordinanza in mano, qualcuna probabilmente già finita, cappello in testa, e le idee chiarissime: “In questo momento, tra le guerre e il dramma del Venezuala, ai cui dispersi dedico questa conversazione, non c’è molto da festeggiare. Come esseri umani, siamo dei distruttori”. Così, si è presentato Lav Diaz, regista filippino, con oltre trent’anni di carriera, a Il Cinema Ritrovato di Bologna, in occasione di una conversazione con Emiliano Morreale che lo ha visto protagonista assoluto e carismatico.

Una carriera, quella di Diaz, iniziata e proseguita in patria, proprio in quelle Filippine per cui è diventato cantastorie unico nel suo genere, caratterizzata da film estremi e radicali, con un’obiettivo preciso – quello pedagogico -, tanti premi (tra cui un Leone d’Oro a Venezia nel 2016), e pellicole spesso caratterizzate da una durata quantomeno proibitiva per il grande pubblico, vero tratto distintivo del regista. Un’idea di cinema precisa e forte, portata avanti con grande convinzione. E, in un certo senso, una buona dose di coraggio. Qui sotto, trovate il suo racconto al festival bolognese (qui qualche numero sulla quarantesima edizione).

Lav Diaz: folgorazione sulla via di… Manila

Il regista filippino Lav Diaz

Lo avrete capito, Lav Diaz è un personaggio unico in un panorama, quello cinematografico, ormai un po’ standardizzato (con delle bellissime eccezioni). E, come lo è lui, lo è pure la storia della sua passione per il cinema. “Ricordo bene – ha raccontato – il giorno in cui mi sono innamorato del cinema. Era il 1975 e, al quarto anno di Università, il professore di letteratura ci ha chiesto di guardare un film che raccontava quello che succedeva nel mio paese e della sua classe operaia, l’oppressione e la legge marziale. Rimasi scioccato: era un film potentissimo”.

“In quel momento, ho capito che il cinema non è solo intrattenimento, ma è utile anche per fare da motore al cambiamento e e per insegnare, per cambiare quella che è la condizione umana. Quella sera stessa, stavo camminando in una strada buia a Manila, cercavo di capire il perché delle cose, quando mi sono imbattuto in un libro antico, che ho raccolto da terra. Quel libro, spiegava come scrivere una sceneggiatura, ed era scritto dallo stesso autore. autore del film. Quel giorno ha cambiato la mia vita. Ho deciso in quel momento di diventare regista, non so con che risultati (ride, ndr).

“Ma in famiglia, abbiamo sempre amato il cinema. Mio padre era un grande cinefilo. Noi, vivevamo in un luogo a due ora da una città dove c’erano quattro sale di cinema. Ci andavamo tutti i fine settimana, e guardavamo film tutto il giorno. Anche otto film di fila, molto spesso in bianco e nero. Film sul kung fu, sul karate e gli spaghetti western. Terrence Hill, mi piace molto. Era una tortura, ma era anche liberatorio vedere un universo in bianco e nero. Per me, il cinema è in bianco e nero, che è poi il motivo per cui l’ho utilizzato così spesso nel mio cinema”.

Il cinema secondo Lav Diaz

Il regista filippino Lav Diaz

Passo successivo della conferenza del regista filippino, è stato poi il suo modo di vedere il cinema. Non solo intrattenimento, ma un modo per raccontare la società, quella delle Filippine in particolare, e un modo per spiegarla al popolo. E, allo stesso tempo, lottare. Un tema, quello della lotta, uscito anche in un altro grande incontro del Cinema Ritrovato, quello con Alice Rohrwacher. “Il cinema, per me, va spinto oltre. Esso è ancora misterioso, da un certo punto di vista, e bisogna essere in grado di spingerlo oltre, farlo diventare uno strumento per il cambiamento, per mutare le situazioni più urgenti e anche per condividere una prospettiva. Il cinema può essere uno strumento rivoluzionario, fino al momento in cui può influenzare il cambiamento. La bellezza del cinema è, in esso, il passato, il presente e il futuro sono adesso. Il cinema è sempre l’adesso. Il suo potere è il qui e ora. Lo guardi che sei lì, è un essere vivente. È un mezzo potente”.

E sul suo modo di fare cinema: “Il processo che ho sviluppato per fare cinema è abbastanza unico. Nei primi anni, ero squattrinato, e chiedevo le macchine da presa in prestito agli amici. Giravo i film solo se avevo i soldi o mi prestavamo gli attrezzi, ci ho messo dieci anni per fare il primo film. La sera prima delle riprese leggevo la sceneggiatura, alzandomi presto, la do al cast e poi ne parliamo. Giriamo quattro o cinque scene al giorno. Bisogna inculcare l’idea del sacrificio e dell’impegno: fare un film richiede tempo ed energia. Ci vuole molto impegno per rendere il cinema migliore. Facile arte tanto per fare sciocchezze, ma visto quello che succede nel mondo, il cinema deve essere uno strumento per formare un’dea di responsabilità. Quando facciamo cinema dobbiamo essere responsabili, parlare delle condizioni dell’essere umano oltre ogni profitto”.

“La tentazione della ricchezza c’è, alcuni amici e colleghi fanno tanti soldi col cinema. Ci sono stati contatti che mi avrebbero fatto passare da regista sconosciuto a famoso.. Mi hanno invitato a cena per propormi un film a sfondo sessuale, che potenzialmente era un buon modo per esporre la condizione dell’essere umano. Mi avrebbero dato una cifra astronomica, ma avrei dovuto scendere a compromessi. Ma questo non mi piace: i compromessi sono un po’ il veleno dell’arte.

Qualcosa sul presente… e sul futuro

Il regista filippino Lav Diaz col Leone d'Oro vinto a Venezia

Il cinema di Lav Diaz, come accennato da Emiliano Morreale nel corso della conversazione, è stato lanciato dall’introduzione del digitale. Oggi, le nuove tecnologie stanno mutando, aggiornandosi a ritmi forsennati. Un elemento importante, da non sottovalutare ma, anzi, da imparare ad abbracciare. “Amo la tecnologia. L’IA, la prossima evoluzione digitale, è qui. Dobbiamo accoglierla, imparandola ad usare in maniera responsabile. È utile ma pericolosa, ma è anche indiscutibilmente la prossima frontiera, non solo nel cinema. Ricordo che, quando è arrivato il digitale, c’è stato molto risentimento, specialmente dai registi della mia generazione, legati alla pellicola. Ma l’innovazione non è stata né la fine né la morte del cinema, ma nuova nascita. Quello che succede con la tecnologia va abbracciato, è un passo che in qualche modo ci avvicina alla natura del cinema, una rinascita. Usare questi strumenti è necessario, ma bisogna farlo in maniera responsabile”.

Magellano e il prossimo film

“Io ho sempre cercato di raccontare le Filippine, un paese con una cultura molto complessa, vittima di una lunga storia di colonizzazione e lotta, fino agli anni recenti. Io radico sempre il mio cinema in diverse epoche della loro storia. Tutti i miei film sono rappresentativi di una parte specifica della storia. Educare i cittadini filippini sul nostro passato è importante per capire cos’eravamo e per comprendere il nostro presente, per crescere. Capire il passato vuol dire conoscere anche la verità. Non si può avanzare senza conoscere il passato. Il mio cinema riguarda la condizione dell’uomo”.

Quale figura migliore di Magellano, dunque, protagonista del suo ultimo film, per raccontare storia e dominazioni del paese? “Magellano è una personalità che ricorre molto nelle Filippine, d’altronde è stato il primo europeo a mettere piede nell’isola. Questo film, è un’estensione del mio dialogo con la storia filippina, alla ricerca della verità sulla nostra cultura. Ho svolto molte ricerche, lavorandoci per sette anni. Ho letto davvero milioni di pagine su di lui. Fare ricerche e leggere cose mai viste prima, scoprendo i vari passaggi della spedizione di Magellano, è stato bellissimo. Spesso viene visto come un eroe ma, alla fine, era una persona come noi. Quando ho iniziato a leggere il materiale, l’unica cosa a cui pensavo era come avrei presentato questo film, perché volevo essere il più vicino possibile alla verità”.

E sul prossimo progetto… “Il mio prossimo film è già in lavorazione. Sarà ambientato nel ambientato nel XVI secolo e racconterà del primo governatore delle Filippine, che sono state una colonia fin dal 1656. Viene raccontato del primo governatore Filippine e di come il paese sia stato governato in un sistema feudale, con un proprietario e un servitore, un vero e proprio sistema schiavista. Il film racconta anche come i filippini abbiano abbracciato la fede cattolica, con ogni infrastruttura del paese che parla di cattolicesimo. Migliaia di filippini sono morti da schiavi, mettendo pietra dopo pietra per costruire queste strutture”.

E voi, conoscete la carriera di Lav Diaz e i suoi film lunghissimi? Cosa ne pensate? Fatecelo sapere!

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