Kleber Mendonça Filho: da critico cinematografico ad agente segreto

Kleber Mendonça Filho è oggi uno degli autori internazionali più amati e apprezzati a livello globale. Lo abbiamo ascoltato al festival Il Cinema Ritrovato di Bologna, dove ha raccontato qualcosa delle sue origini cinefili, del suo passato da critico e del film Crìtico, suo primo lungometraggio e "saluto alle armi" di un mestiere che ha svolto tredici anni. Per leggere tutto, non vi resta che scorrere!
Wagner Moura e Kleber Mendonça Filho sul set del film L'agente segreto

Quella di Kleber Mendonça Filho è una carriera che ha, in sé, qualcosa di retrò. Non tanto per lo stile del suo cinema, o per il suo interesse nel raccontare con realismo storie e vicende di persone comuni, dando a queste vicende un taglio fortemente personale politico, quanto per la particolare traiettoria del suo percorso artistico, un po’ à la Nouvelle Vague, che lo ha portato dalla critica cinematografica in Brasile fino ai red carpet dei festival e delle cerimonie più ambite al mondo.

Intervenuto al festival Il Cinema Ritrovato di Bologna, che ha vissuto da vero e proprio turista cinefilo per una settimana (fare un passaggio sui suoi social media per credere), il regista brasiliano del bellissimo L’agente segreto (qui recensito) ha raccontato al pubblico qualcosa delle sue origini di cinefilo, del suo amore per la critica, che lo ha portato a svolgere questo mestiere per alcuni anni, prima di iniziare a lavorare come cineasta, e del suo documentario Crìtico, che raccoglie le testimonianze di diverse personalità del cinema, in qualche modo all’ambito del giudizio sui film.

Le origini, nel Brasile della dittatura

Kleber Mendonça Filho e Wagner Moura sul set del film L'agente segreto

Le origini del Kleber Mendonça Filho cineasta, si devono ricercare nella profondità della sua esperienza, dall’infanzia a Recife, passando per un passaggio, suo e della sua famiglia “di cinefili”, in Inghilterra. Una passione, dunque, che arriva da piuttosto lontano. “Io – ha raccontato il cineasta – sono cresciuto nel Brasile della dittatura. Molti film, non erano facili da vedere, per via della censura”.

“Nonostante questo, sono riuscito a vedere numerosi film americani. Quelli che mi colpivano di più, però, non erano i grandissimi film o le grandi produzioni, ma quei film, anche più piccoli, che potevano ispirarmi a fare film. Guerre stellari, è ovvio, è una produzione enorme e interessantissima, ma non era quello che volevo fare. Ero più incuriosito da film come Distretto 13 – Le brigate della morte, di John Carpenter”.

“Da adolescente – ha proseguito – ho poi pian piano scoperto i film europei e brasiliani che prima non ero riuscito a vedere. A questo punto, il mio interesse cinematografico è diventato più interessante. La mia famiglia, negli anni Ottanta, ha vissuto in Inghilterra. Qui, anche tramite la programmazione della BBC, ho avuto modo di vedere parecchi film, tra cui alcune pellicole australiane degli anni Settanta, che hanno lasciato un segno importante. La cosa interessante della cultura cinematografica è che non si costruisce per forza in ordine, ma si può mescolare e venire alla luce in modo diverso”.

Kleber Mendonça Filho, critico prima che cineasta

Il regista Kleber Mendonça Filho

Una passione, quella per il cinema, che ha accompagnato Kleber Mendonça Filho fin da ragazzo, e che ha avuto sbocco vero e proprio con la professione di critico, che ha svolto per tredici anni. “Tutto nasce dal fatto che ho sempre amato la scrittura e il cinema. Ho studiato in una scuola di giornalismo e, quando l’ho finita, ho iniziato a scrivere di film. Mi piaceva molto. Spesso mi chiedono se fossi frustrato a scrivere di cinema, non facendo ancora i film. La mia risposta è sempre: ‘no’. Certo, non si guadagnava molto, ma venivo pagato per andare a vedere i film e scriverne, entrambe cose che mi piacevano. Io credo che il concetto di ‘fare cinema’ non sia solamente il fare film, ma anche fare il critico”.

“Quando si parla di critica, si considera solamente il parlare bene o male di un film. Io credo che il critico debba invece cercare di capire, dentro un film, cosa quell’opera ci vuole dire sul modo di leggere il mondo e sulla società in cui viene fatto. Quando studiavo giornalismo, ci veniva sempre detto che bisogna essere oggettivi, io però sono più d’accordo con Oscar Wilde che scrisse: ‘Ogni volta che scriviamo una critica c’è sempre un pezzo della nostra autobiografia’. In una critica si può parlare di tutto, ma spesso ci mettiamo tanto di noi stessi. Bisogna essere aperti a quello che ci sta intorno, e non guardare solamente al film Come critico, ho avuto molti ammiratori, ma anche molti detrattori”.

E sul passaggio dalla critica al cinema dietro la macchina da presa: “Vedere un film e fermarsi, poi, a pensarci è sempre una cosa positiva. Mentre lavoravo come critico, ho sempre realizzato alcuni cortometraggi, che pian piano hanno iniziato ad avere successo. A un certo punto, mi sono trovato a essere da entrambe le parti del mondo cinematografico, come critico e come artista: una posizione un po’ scomoda. A quel punto, ho iniziato a pensare al mio primo lungometraggio: Crìtico. Un po’ un saluto al mio lavoro precedente”.

“Due spicci” su Crìtico, il primo lungometraggio

Il regista Kleber Mendonça Filho e la moglie Emilie Lesclaux

Infine, chiosa su, per l’appunto, Crìtico, poi proiettato al Festival (qui il programma), primo lungometraggio del regista, nonché documentario che analizza, attraverso le voci di critici, cineasti, produttori e attori, il mestiere complesso del critico cinematografico. “L’idea di trasformare alcune interviste che ho fatto nel corso del mio lavoro di critico è arrivata insieme a mia moglie (Emilie Lesclaux, ndr).

Un lavoro archivistico e giornalistico importante, che raccoglie testimonianze di decine di persone, ciascuna con una propria idea sul mondo del cinema e della critica che lo riguarda. Un lavoro che, oltre alla settima arte, guarda anche alla memoria. Il tema della memoria è molto caro nella mia famiglia. La smania archivistica l’ha sempre avuta anche mia mamma, che ha raccolto interviste dagli anni Settanta ai Novanta, prima di lasciarci troppo presto. Più ancora che le immagini, a colpirmi sono state le voci delle persone che ho ripreso, alcune delle quali non ci sono più”.

E ha concluso: “Spero che, ancora oggi, questo documentario possa essere uno specchio di un momento storico. Si discute molto di una crisi della critica cinematografica, ma io credo che le idee non passino mai di moda e che, finché continueremo ad avere reazioni al cinema, o alla musica, la critica continuerà a essere viva. Alcune recensioni hanno tante buone idee: sulla critica mi sento più positivo che negativo”.

E voi, conoscete la carriera di Kleber Mendonça Filho? Cosa ne pensate dei suoi film? Fatecelo sapere!

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