Da novantotto anni chiave di volta del cinema (pop) statunitense, la notte degli Oscar mette un punto, ogni anno, alla cosiddetta “stagione dei premi”, indicando i titoli, gli attori e le maestranze più meritevoli dell’annata. Se non altro, dal punto di vista del cinema di Hollywood, di cui l’Oscar è il premio più rappresentativo. Se non altro, dal punto di vista commerciale e pubblicitario – più ancora che quello puramente artistico – veri e propri aghi della bilancia che, in sede di votazione da parte dei membri dell’Academy of Motion Pictures Arts and Sciences, pesano sulla scelta dei vincitori. Ma questi sono discorsi che deragliano dal nocciolo di questo articolo, che riguarda infatti i candidati agli Oscar 2026.
Ieri, 22 gennaio, sono state infatti state svelate le nominations agli Oscar 2026, i cui vincitori verranno poi annunciati nel corso della cerimonia che si terrà nella notte tra il 15 e il 16 marzo prossimo. Come ogni anno, le candidature sono anticipate da mesi di speculazioni e ribaltoni, che portano spesso a esclusioni eccellenti, aspettative della vigilia tutt’altro che rispettate e delusioni clamorose. E anche a ‘sto giro, cari amici cinefili, c’è un bel po’ di materiale su cui ragionare. Ma andiamo con ordine.
C’è “I peccatori” e poi… tutti gli altri

Da queste candidature, emerge chiaro e tondo un dato, clamoroso ma non del tutto sorprendente visto il percorso fin qui intrapreso dalla pellicola in questione. I peccatori, horror (ma occhio: il film è ben più di questo) di Ryan Coogler uscito in Italia pressoché nel silenzio generale ma apprezzato da pubblico e critica nel resto del mondo, e specialmente negli Stati Uniti, è il nuovo film con più candidature nella storia degli Academy Awards.
Con sedici (!) noms, il film con protagonisti Michael B. Jordan (candidato come migliore attore), Delroy Lindo (candidato – assolutamente a sorpresa – come “non protagonista”), Wunmi Mosaku (candidata come “non protagonista”, altro nome non scontato alla vigilia), Hailee Steinfeld e Jack O’Connell, candidato, tra le altre, anche nelle categorie riservate a miglior film, regia e sceneggiatura, supera Eva contro Eva, Titanic e La La Land (14 candidature ciascuno) e arriverà alla cerimonia di marzo come leader assoluto della serata… seppur non come favorito assoluto (se non in alcune categorie tecniche, forse come sceneggiatura originale e – vittoria quasi certa – in quella riservata alla colonna sonora, magnifica e cruciale, di Ludwig Göransson). Ma ci arriveremo. Quello appena indicato resta comunque un risultato storico, avvalorato ulteriormente dalla natura assolutamente originale e creativamente esplosiva di una pellicola anarchica (e bellissima).
“Una battaglia dopo l’altra”: l’ora di PTA?

Chi scrive, ama Paul Thomas Anderson. E quindi viene un brivido a pensare che, sommando le tre per Una battaglia dopo l’altra, lo sceneggiatore e regista statunitense arriva a quattordici nominations. Al momento, senza alcuna vittoria. L’impressione – scongiuri fatti – è che tuttavia, questo potrebbe essere l’anno buono per (finalmente!) togliere lo zero dalla statistica di cui sopra. Non che l’Oscar sia necessario per riconoscere un genio, ma andiamo!
Si diceva, l’anno potrebbe essere quello buono per il suo Una battaglia dopo l’altra (13 noms). Non lo dice chi scrive, ma l’andamento dell’Awards Season (e in particolar modo il risultato di Critics’ Choice e Golden Globes, i premi più “importanti” fin qui consegnati nella “stagione” stagione statunitense) e, forse in misura ancora maggiore, il tema della pellicola. In un paese come gli Stati Uniti, tornato – in un anno – indietro di dieci decadi sotto numerosi (troppi) punti di vista, un lungometraggio che prende posizione in maniera così decisa, efficace e pure divertente sui temi di imigrazione, libertà, abuso di potere e, in genere, sulla vera natura di alcune istituzioni degli States non può che fare breccia nel voto dei membri dell’Academy. E non ci sentiremmo di criticarli in tal senso. Anzi: hasta la revolución!
Mostri, giocatori di ping pong, geni della letteratura: chi rincorre

Dietro ai due colossi di cui sopra, ci sono almeno tre (quattro, in realtà, ma ne parlerò in seguito) film che inseguono a distanza ravvicinata. Il primo, è l’ottimo Frankenstein di Guillermo del Toro, candidato a 9 statuette. Presentato all’ultima Mostra del cinema di Venezia, la versione detoriana del classico di Mary Shelley ha fatto breccia nel cuore dei votanti, che l’hanno nominato in quasi ogni categoria tecnica, cui si sommano le categorie dedicate a sceneggiatura (in ottica vittoria, occhio a trucco, scenografia e costumi) e, soprattutto, a migliore attore non protagonista, dove Jacob Elordi (già vincitore del Critics’ Choice), ha serie possibilità di dire la sua, lanciando la sfida, in quanto a stella futura del cinema internazionale, al protagonista del prossimo paragrafo.
Il secondo inseguitore, uscito ieri nelle sale italiane, è quel fenomeno esplosivo di film che è Marty Supreme. Il tachicardico film di Josh Safdie (candidato nelle categorie dedicate a regia e sceneggiatura) sul (semi-fittizio) giocatore di ping pong Marty Mauser punta tutte le sue carte, sarebbe inutile sottolinearlo, sull’interpretazione nevrotica e sfrenata di un Timothée Chalamet in assoluto stato di grazia, protagonista massimo di un film plasmato sulle sue fattezze e sulla sua fisicità. Delle sue nove candidature, è proprio quella all’attore newyorkese quella che ha più possibilità di fare centro. E lui, diciamocelo, non aspetta altro. Ma occhio a Leo DiCaprio e Wagner Moura (anche di lui, ne parleremo).
A chiudere il trittico di inseguitori “d’industria” troviamo infine un altro titolo accolto dal grande favore della critica, ma dai toni decisamente diversi da tutti i film citati: Hamnet – Nel nome del figlio. Candidato a otto statuette, il film diretto da Chloé Zhao è il racconto del lutto che colpisce William (sì, quel William) e Agnes Shakespeare dopo la morte del figlio Hamnet e la “nascita” conseguente di Amleto, capolavoro del drammaturgo inglese. Il film, che ha già conquistato il Golden Globes come miglior film drammatico, si presenterà, il prossimo marzo, come outsider in diverse categorie (film, regia, sceneggiatura adattata, costumi, scenografia) ma come favorito assoluto in una categoria: migliore attrice. Jessie Buckley, salvo sorprese, dovrebbe avere la statuetta in pugno. Occhio però allo “snub” di Paul Mescal come “non protagonista”: anche questi potrebbero essere segnali.
Gli Oscar internazionali

Per decenni, gli Oscar sono stati perlopiù “chiusi” al cinema internazionale. Sì, alle opere del resto del mondo era riservata la prestigiosa categoria ad hoc, ma in quelle principali era difficile vedere comparire attori, registi o maestranze “straniere”. O non anglofone. Negli ultimi anni, la storia è decisamente cambiata. E quest’anno ne abbiamo forse la dimostrazione definitiva.
Ce lo dicono le nove (!) candidature di Sentimental Value, pellicola meta-cinematografico-familiare di Joachim Trier, secondo premio a Cannes. Il film, candidato anche nella categorie riservata alle pellicole internazionali, vanta noms in quasi tutte le categorie principali: film, regia, sceneggiatura, attrice (Renate Reinsve, già da noi inserita tra i migliori interpreti europei), attrici non protagoniste (Elle Fanning e Inga Ibsdotter Lilleaas) e attore non protagonista (Stellan Skardsgård). Sarà proprio quest’ultimo – insieme alla categoria internazionale – a giocarsi maggiormente la statuetta, correndo “contro” Jacob Elordi in quella che si prospetta come una vera e propria sfida generazionale.
A Sentimental Value, si affiancano poi altri titoli provenienti dal mercato cinematografico globale. Il primo è L’agente segreto, nominato in cinque categorie (compresa quella riservata agli attori, facendo diventare quel talento di Wagner Moura il primo uomo brasiliano candidato), vero e proprio sfidante del film di Trier; il secondo è invece Un semplice incidente di Jafar Panahi, già vincitore a Cannes, candidato in due categorie (film internazionale e sceneggiatura) e arrivato in un periodo caldissimo per la storia dell’Iran, paese di origine del regista. E, la storia insegna, questo potrebbe avere un peso al momento della conta finale: come si diceva prima: hasta la revolución! Non si possono, infine, sottovalutare l’impattante Sirāt (candidato tra gli internazionali e come miglior sonoro) e La voce di Hind Rajab, forse il film che più ha segnato il 2025 per la sua importanza e per il suo impatto sul pubblico.
Tutti gli altri: è bagarre agli Oscar 2026

Quelli citati, sono tuttavia solo alcuni dei tantissimi film candidati in questi Oscar 2026, un’edizione che conta, per la prima volta nella storia, la categoria dedicata al “miglior casting” e che quindi vedrà premiate non solo le performance individuali, ma anche il cast (e la sua scelta) in maniera più organica.
Tra le pellicole che seguono i grossi calibri dell’annata, ce ne sono tre in particolare che potrebbero insidiare alcune particolari categorie. Il primo è F1 – Il film, candidato anche come “miglior film”, ottimo e solidissimo prodotto d’industria, che potrebbe mettere becco in diverse categorie “tecniche” (montaggio, ma anche sonoro). Segue poi Train Dreams, dolcissimo (e bellissimo) film di Clint Bentley, un western assolutamente atipico, candidato in quattro categorie e in lizza per la vittoria come migliore fotografia (i Critics’ Choice l’hanno già premiato in questa categorie). Ultimo di questa lista, Bugonia, nominato in quattro categorie tra cui spicca quella dedicata alle migliori attrici, dove Emma Stone segna un nuovo record, diventando la donna più giovane in assoluto ad arrivare a sette candidature in carriera. Già leggenda, e va benissimo così.
Avatar, animazione e menzioni onorevoli
Ultimi paragrafi (finalmente!, direte voi) prima di lasciarvi la lista completa dei candidati (di nuovo: finalmente!), qualche appunto finale. Primo: la questione Avatar: Fuoco e cenere. Il kolossal di James Cameron ha ricevuto due candidature (effetti visivi, naturalmente, e costumi), una in più (ovvero i costumi) di quanto messo in preventivo alla vigilia. Per chi sostiene che sia una delusione, vi assicuriamo che non lo è, anzi: arrivare a un terzo capitolo e confermarsi a questi livelli (sia dal punto di vista remunerativo che di premi), oggi, senza snaturarsi troppo, è grasso che cola. E comunque un successo.
Secondo punto: animazione. Fin qui (colposamente) non ne abbiamo parlato, ma la verità è che in questa categoria c’è un favorito. Forse un po’ a sorpresa. Il titolo in questione è Kpop Demon Hunters (prodotto Netflix), un successo sorprendente per la piattaforma che – probabilmente – si imporrà anche nella categoria dedicata alla “miglior canzone”. Mica male. Lo inseguono, a debita distanza, Zootropolis 2, i due film d’animazione “internazionali” Arco e La piccola Amélie, ed Elio.
Punto tre: le menzioni onorevoli. Il ritorno tra i candidati di Ethan Hawke (per Blue Moon), Kate Hudson (Song Sung Blue), Benicio del Toro (Una battaglia) e Sean Penn (dopo l’altra), sorprendenti ma fino a un certo punto, segno che “va bene rivoluzionare gli Oscar, ma un po’ di nostalgia lasciatecela”; la prima candidatura di un’ottima attrice come Rose Byrne (forse, la vera sfidante di Buckley nella categoria); il ritorno alla candidatura di Amy Madigan (a 44 anni da quella per Passione fatale) per un horror come Weapons.
E ancora, la diciassettesima candidatura (senza vittoria ufficiale, solo un Oscar onorario) di Diane Warren come autrice di canzone, ormai una tradizione; la presenza di un horror norvegese ispirato a Cenerentola, The Ugly Stepsister, candidato come miglior trucco. Su documentari e corti (animati, live action e documentari) l’Awards Season non offre ancora abbastanza spunti, ma arriverà anche quel momento. Tutto bello e tutti amici, agli Oscar 2026. In attesa di marzo. Lì, sarà di nuovo bagarre.
I candidati agli Oscar 2026: tutte le nominations

Come promesso, qui di seguito trovate tutte le candidature agli Oscar 2026, con nome dell’artista e titolo per cui è candidato.
Miglior cortometraggio d’animazione
- Butterfly, regia di Florence Miailhe e Ron Dyens
- Forevergreen, regia di Nathan Engelhardt e Jeremy Spears
- La jeune fille qui pleurait des perles, regia di Chris Lavis e Maciek Szczerbowski
- Retirement Plan, regia di John Kelly e Andrew Freedman
- The Three Sisters, regia di Konstantin Bronzit
Miglior cortometraggio
- Butcher’s Stain, regia di Meyer Levinson-Blount e Oron Caspi
- A Friend of Dorothy, regia di Lee Knight e James Dean
- Jane Austen’s Period Drama, regia di Julia Aks e Steve Pinder
- The Singers, regia di Sam A. Davis and Jack Piatt
- Two People Exchanging Saliva, regia di Alexandre Singh e Natalie Musteata
Miglior cortometraggio documentario
- All the Empty Rooms, regia di Joshua Seftel e Conall Jones
- Armed Only with a Camera: The Life and Death of Brent Renaud, regia di Craig Renaud e Juan Arredondo
- Children No More: “Were and Are Gone”, regia di Hilla Medalia e Sheila Nevins
- The Devil Is Busy, regia di Christalyn Hampton e Geeta Gandbhir
- Perfectly a Strangeness, regia di Alison McAlpine
Miglior documentario
- The Alabama Solution, regia di Andrew Jarecki e Charlotte Kaufman
- Come See Me in the Good Light, regia di Ryan White, Jessica Hargrave, Tig Notaro e Stef Willen
- Cutting Through Rocks, regia di Sara Khaki e Mohammadreza Eyni
- Mr Nobody Against Putin, regia di David Borenstein
- The Perfect Neighbor, regia di Geeta Gandbhir, Alisa Payne, Nikon Kwantu e Sam Bisbee
Miglior canzone originale
- Dear Me (testo e musica: Diane Warren) – Diane Warren: Relentless
- Golden (testo e musica: Ejae, Mark Sonnenblick, 24, Ido, Teddy Park e Ian Eisendrath) – KPop Demon Hunters
- I Lied to You (testo e musica: Raphael Saadiq e Ludwig Göransson) – I peccatori
- Sweet Dreams of Joy (testo e musica: Nicholas Pike) – Viva Verdi!
- Train Dreams (musica: Nick Cave e Bryce Dessner; testo: Nick Cave) – Train Dreams
Miglior colonna sonora originale
- Alexandre Desplat – Frankenstein
- Jerskin Fendrix – Bugonia
- Ludwig Göransson – I peccatori
- Jonny Greenwood – Una battaglia dopo l’altra
- Max Richter – Hamnet – Nel nome del figlio
Miglior sonoro
- Greg Chapman, Nathan Robitaille, Nelson Ferreira, Christian Cooke e Brad Zoern – Frankenstein
- José Antonio García, Christopher Scarabosio e Tony Villaflor – Una battaglia dopo l’altra
- Gareth John, Al Nelson, Gwendolyn Yates Whittle, Gary Rizzo e Juan Peralta – F1 – Il film
- Amanda Villavieja, Laia Casanovas e Yasmina Praderas – Sirāt
- Chris Welcker, Benjamin A. Burtt, Felipe Pacheco, Brandon Proctor e Steve Boeddeker – I peccatori
Miglior montaggio
- Ronald Bronstein e Josh Safdie – Marty Supreme
- Olivier Bugge Coutté – Sentimental Value
- Andy Jurgensen – Una battaglia dopo l’altra
- Stephen Mirrione – F1 – Il film
- Michael P. Shawver – I peccatori
Migliori effetti visivi
- Joe Letteri, Richard Baneham, Eric Saindon e Daniel Barrett – Avatar – Fuoco e cenere
- Charlie Noble, David Zaretti, Russell Bowen e Brandon K. McLaughlin – The Lost Bus
- Michael Ralla, Espen Nordahl, Guido Wolter e Donnie Dean – I peccatori
- Ryan Tudhope, Robert Harrington, Nicolas Chevallier e Keith Dawson – F1 – Il film
- David Vickery, Stephen Aplin, Charmaine Chan e Neil Corbould – Jurassic World – La rinascita
Migliori trucco e acconciatura
- Ken Diaz, Mike Fontaine e Shunika Terry – I peccatori
- Thomas Foldberg e Anne Cathrine Sauerberg – The Ugly Stepsister
- Mike Hill, Jordan Samuel e Cliona Furey – Frankenstein
- Kazu Hiro, Glen Griffin e Bjoern Rehbein – The Smashing Machine
- Kyoko Toyokawa, Naomi Hibino e Tadashi Nishimatsu – Kokuho
Migliori costumi
- Miyako Bellizzi – Marty Supreme
- Ruth E. Carter – I peccatori
- Kate Hawley – Frankenstein
- Deborah L. Scott – Avatar – Fuoco e cenere
- Malgosia Turzanska – Hamnet – Nel nome del figlio
Miglior scenografia
- Hannah Beachler (scenografia) e Monique Champagne (arredamento) – I peccatori
- Fiona Crombie (scenografia) e Alice Felton (arredamento) – Hamnet – Nel nome del figlio
- Tamara Deverell (scenografia) e Shane Vieau (arredamento) – Frankenstein
- Jack Fisk (scenografia) e Adam Willis (arredamento) – Marty Supreme
- Florencia Martin (scenografia) e Anthony Carlino (arredamento) – Una battaglia dopo l’altra
Miglior fotografia
- Michael Bauman – Una battaglia dopo l’altra
- Autumn Durald Arkapaw – I peccatori
- Darius Khondji – Marty Supreme
- Dan Laustsen – Frankenstein
- Adolpho Veloso – Train Dreams
Miglior casting
- Gabriel Domingues – L’agente segreto
- Nina Gold – Hamnet – Nel nome del figlio
- Cassandra Kulukundis – Una battaglia dopo l’altra
- Francine Maisler – I peccatori
- Jennifer Venditti – Marty Supreme
Miglior film d’animazione
- Arco, regia di Ugo Bienvenu
- Elio, regia di Domee Shi, Madeline Sharafian e Adrian Molina
- KPop Demon Hunters, regia di Maggie Kang e Chris Appelhans
- La piccola Amélie, regia di Maïlys Vallade e Liane-Cho Han
- Zootropolis 2, regia di Byron Howard e Jared Bush
Miglior film internazionale
- L’agente segreto, regia di Kleber Mendonça Filho (Brasile)
- Un semplice incidente, regia di Jafar Panahi (Francia)
- Sentimental Value, regia di Joachim Trier (Norvegia)
- Sirāt, regia di Óliver Laxe (Spagna)
- La voce di Hind Rajab, regia di Kawthar ibn Haniyya (Tunisia)
Miglior sceneggiatura originale
- Ronald Bronstein e Josh Safdie – Marty Supreme
- Ryan Coogler – I peccatori
- Robert Kaplow – Blue Moon
- Jafar Panahi, Shadmehr Rastin, Nader Saïvar e Mehdi Mahmoudian – Un semplice incidente
- Eskil Vogt e Joachim Trier – Sentimental Value
Miglior sceneggiatura non originale
- Paul Thomas Anderson – Una battaglia dopo l’altra
- Guillermo del Toro – Frankenstein
- Greg Kwedar e Clint Bentley – Train Dreams
- Will Tracy – Bugonia
- Chloé Zhao e Maggie O’Farrell – Hamnet – Nel nome del figlio
Miglior attrice non protagonista
- Elle Fanning – Sentimental Value
- Inga Ibsdotter Lilleaas – Sentimental Value
- Amy Madigan – Weapons
- Wunmi Mosaku – I peccatori
- Teyana Taylor – Una battaglia dopo l’altra
Miglior attore non protagonista
- Benicio del Toro – Una battaglia dopo l’altra
- Jacob Elordi – Frankenstein
- Delroy Lindo – I peccatori
- Sean Penn – Una battaglia dopo l’altra
- Stellan Skarsgård – Sentimental Value
Miglior attrice protagonista
- Jessie Buckley – Hamnet – Nel nome del figlio
- Rose Byrne – Se solo potessi ti prenderei a calci
- Kate Hudson – Song Sung Blue – Una melodia d’amore
- Renate Reinsve – Sentimental Value
- Emma Stone – Bugonia
Miglior attore protagonista
- Timothée Chalamet – Marty Supreme
- Leonardo DiCaprio – Una battaglia dopo l’altra
- Ethan Hawke – Blue Moon
- Michael B. Jordan – I peccatori
- Wagner Moura – L’agente segreto
Miglior regista
- Paul Thomas Anderson – Una battaglia dopo l’altra
- Ryan Coogler – I peccatori
- Josh Safdie – Marty Supreme
- Joachim Trier – Sentimental Value
- Chloé Zhao – Hamnet – Nel nome del figlio
Miglior film
- Bugonia, regia di Yorgos Lanthimos
- F1 – Il film, regia di Joseph Kosinski
- Frankenstein, regia di Guillermo del Toro
- Hamnet – Nel nome del figlio, regia di Chloé Zhao
- Marty Supreme, regia di Josh Safdie
- Una battaglia dopo l’altra, regia di Paul Thomas Anderson
- L’agente segreto, regia di Kleber Mendonça Filho
- Sentimental Value, regia di Joachim Trier
- I peccatori, regia di Ryan Coogler
- Train Dreams, regia di Clint Bentley
E voi, cosa ne pensate delle candidature agli Oscar 2026? Chi aggiungereste (o togliereste)? Fatecelo sapere!









