May December: Natalie Portman e Julianne Moore in un thriller tesissimo

Un film metacinematografico per criticare le ingenuità dell’attore. Un continuo cambio di generi e toni, dall’humor alla suspense. E la nostra passione pruriginosa per le relazioni scandalistiche sulle copertine dei tabloid. Di questo, e tanto altro, parla May December.
Natalie Portman e Julianne Moore in una scena del film May December

May December è un termine inglese che sta a indicare una relazione fra due persone con una grande distanza di età. La persona più giovane è rappresentata dal Maggio e coincide con la stagione primaverile. Quella più grande da Dicembre, l’inizio dell’inverno. Questa è proprio la storia di Gracie (Julianne Moore) e Joe (Charles Melton), nel cui mezzo s’insinuerà uno strano temporale estivo, quello portato dall’attrice Elizabeth (Natalie Portman).

Perché il nuovo film di Todd Haynes (Io non sono qui) – presentato allo scorso Festival di Cannes, finito nella lista dei 50 migliori film del 2023 secondo Sight and Sound e ora in uscita dal 21 marzo grazie a Lucky Red, è un film che ragiona sì su una relazione scabrosa. Ma lo fa inserendola in un contesto metacinematografico che, da disteso che era, si trasforma ben presto in un triangolo e in triangolazioni proprie del genere thriller. La tensione, la seduzione, l’inganno, la simulazione e la dissimulazione: questi gli ingredienti di May December.

La trama di May December

Solo parzialmente ispirato allo scandalo sessuale che coinvolse Mary Kay Letourneau verso la fine degli Anni ’90, ma di fatto rielaborato a rappresentare qualunque relazione finita sui tabloid scandalistici, May December inizia in un contesto di apparente e lattiginosa serenità. Gracie e Joe hanno due figli e stanno organizzando una festa cui è stata invitata anche Elizabeth, attrice di fama internazionale.

Elizabeth è lì perché, in passato, la relazione fra Gracie e Joe ha scatenato biasimi come poche. Gracie era sposata e Joe era minorenne, quando i due ebbero un rapporto nel retrobottega del negozio in cui lavoravano. Lei finirà in carcere, ma anni dopo i due si rincontreranno, si sposeranno e avranno anche dei figli, noncuranti dei giudizi del vicinato e del resto del mondo.

Negli anni la loro storia è stata oggetto dell’attenzione pruriginosa di tabloid e film televisivi che rasentavano la pornografia soft-erotica. La questione sembrava chiusa, le lettere minatorie nel loro vialetto sono sempre meno, ma Elizabeth arriva a sconvolgere la loro dimensione di caos calmo.

Joe è sospettoso, non crede che la promessa di Elizabeth di rendere davvero e finalmente giustizia alla loro storia sarà mantenuta. Gracie la vede all’opposto, è lusingata di essere al centro di tante attenzioni da parte di un’attrice di quel calibro e in fondo crede davvero che questo sarà il film che metterà finalmente le cose in chiaro. Crede ingenuamente, forse più bambina di Joe, che la loro verrà raccontata definitivamente come una storia di genuin’amore. Cambierà ben presto idea.

Un gioco a tre

Charles Melton, Todd Haynes e Julianne Moore sul set del film May December

Come ci hanno raccontato Todd Haynes e Natalie Portman in un’intervista, May December era una delle sceneggiature finite nella Black List di quell’anno, la lista stilata annualmente da Hollywood per portare alla luce le migliori sceneggiature non ancora realizzate. È stata Portman, che da anni sognava di lavorare con Haynes, la forza creativa motrice del progetto. E lui ha poi chiamato Julianne Moore, sua attrice feticcio dai tempi di Safe.

È un film diverso, per Todd Haynes. Che punta stavolta su un rapporto a tre in cui è l’uomo, per una volta, stretto nel mezzo di due donne che in modi diversi si dimostrano manipolatrici nei suoi confronti. Ce ne accorgiamo guardando a tutto il dolore portato in scena da Charles Melton. Un film che in un certo senso mette in imbarazzo lo spettatore stesso, che frequentemente si appassiona a queste storie scabrose senza capire l’effetto che quella sua curiosità pruriginosa sortisce sui personaggi – molto più reali di come appaiono sui rotocalchi – che ne sono protagonisti.

Dal camp al thriller

Charles Melton e Natalie Portman in una scena del film May December

Sicuramente l’aspetto metacinematografico di May December è preponderante, ma sembra ben presto diventare l’occasione per criticare una certa ossessione degli attori hollywoodiani. Elizabeth imita in tutto e per tutto Gracie, punta tutto sul replicare il gesto, la zeppola, l’apparenza insomma. Arriva addirittura a volersi insinuare direttamente al fianco di Joe, per “provare” quello che provò Gracie. E non sembra capire che è esattamente quello che avevano fatto le attrici venute prima di lei, quelle che tirarono fuori quei pessimi film televisivi. Il risultato potrebbe essere lo stesso.

Ma al fianco di questo, è il continuo cambio di tono, di genere e ti rapporti fra i personaggi, a rendere May December più film in uno. Il primo impatto è proprio quello di un’estetica Anni ’90, che qualcuno ha definito addirittura camp, anche se Todd Haynes ha rigettato questa definizione. Perché ben presto la tensione cresce e il tono quasi umoristico, goffo e grottesco, si trasforma in un thriller non nel senso classico, un thriller per sostituzione dagli ingranaggi ben oliati. E dagli esiti imprevedibili, forse proprio perché i più prevedibili.

Da qui in poi potrebbero solo seguire spoiler, quindi il nostro invito è al cinema, dal 21 marzo, con May December.

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