Cuore selvaggio, tutta l’anima di David Lynch: la recensione

Abbiamo visto Cuore selvaggio di David Lynch al festival Il Cinema Ritrovato di Bologna. Un'occasione non solo per vedere sul grande schermo uno dei capolavori di David Lynch, ma anche per riscoprirne l'anima più profonda e commovente. Per saperne cosa ne pensiamo, non vi resta che continuare a leggere la recensione.

Quando vidi per la prima volta Cuore selvaggio di David Lynch – lo confesso – non rimasi particolarmente colpito. Forse, perché mi aspettavo un film diverso, più oscuro e misterioso. Forse, perché pensai semplicemente che – un po’ per il kitsch, un po’ per lo snobismo che affligge noi cinefili – non rientrasse nelle mie corde. Conclusa la visione, lo etichettai come uno dei film del regista meno riusciti, e per anni non ci ho più pensato. Le cose, da ieri sera, sono cambiate.

Va bene, vedere un film in una delle piazze più belle d’Italia (Piazza Maggiore a Bologna), su uno schermo enorme, insieme a migliaia di persone appassionate che applaudono, ridono e si commuovono, presentato da una delle interpreti della pellicola (Isabella Rossellini: qui il suo intervento al Cinema Ritrovato 2026), è ben diverso che vederlo nella propria cameretta sul computer. Ma questo non influenza minimamente il cambiamento della mia opinione (spoiler) sul film e di quanto io abbia apprezzato, a questa seconda visione, il vincitore della Palma d’Oro del 1990. E, quindi, questa è la sua recensione.

La trama di Cuore selvaggio

Nicolas Cage e Laura Dern in una scena del film Cuore selvaggio

Dopo l’omicidio di un uomo (a sua volta incaricato di ucciderlo), il giovane Sailor Ripley (interpretato da Nicolas Cage) è costretto a passare un paio d’anni in prigione, separato dalla fidanzata Lula Fortune (Laura Dern). Scontata la pena e uscito di galera, Sailor trova Lula ad attenderlo. Tra un incontro amoroso e l’altro, i due giovani decidono di fuggire per andare in California, allontanandosi dal loro passato e dall’oppressiva e psicotica madre di lei Marietta (Diane Ladd).

La donna, disposta a tutto pur di eliminare Sailor e riprendere con sé la figlia, mette sulle tracce dei giovani prima il mite detective privato Johnnie Farragut (Harry Dean Stanton), poi il pericoloso criminale Marcelo Santos (J. E. Freeman) che sguinzaglia a sua volta degli assassini. Nel frattempo, la fuga dei due innamorati, tra notti di passione, balli e bizzarri incontri sulla falsariga de Il mago di Oz, li conduce in Texas, a Big Tuna, dove l’incontro con il bieco Bobby Peru (Willem Dafoe) e con la misteriosa (Perdita Durango), li metterà davanti al loro destino. Forse.

Cuore selvaggio: Sailor e Lula sulle tracce di Dorothy

Diane Ladd in una scena del film Cuore selvaggio

David Lynch e il suo film non ne fanno mistero, affatto: l’ispirazione, o comunque lo spirito guida, di Cuore selvaggio è Il mago di Oz, film e libro. Coniugati con stilemi, ossessioni e interpreti (un mix tra feticci lynchiani e attori pescati dalla prima stagione di Twin Peaks) propri del cinema del regista statunitense. La struttura del film è quella di un road movie riassemblato, nel quale il viaggio (e l’inseguimento) si incasellano con scene erotiche, musica, orrore e perversioni, tratti distintivi del cinema di Lynch.

La ricomposizione dei generi è un tratto caratteristico del cinema di David Lynch. Lo ha detto anche Isabella Rossellini al Cinema Ritrovato (qui il programma): in un’industria settata su compartimenti, il regista statunitense viaggiava a cavallo di orrore, commedia, thriller ed erotismo, senza che nessuno di questi predominasse sull’altro. Così è anche in Cuore selvaggio, nel quale il road movie si abbina alla perfezione con tutti i generi di cui sopra, amalgamati in qualcosa di unico, che va ben al di là delle etichette.

Il viaggio di Sailor e Lula verso una utopica Città di Smeraldo (che fisicamente è la California, ma idealmente il concretizzarsi definitivo del loro amore e il canto di quella Love Me Tender tanto attesa) è una fuga dall’oppressione di Marietta, strega dell’Ovest sui generis, ma anche un’incidentata conoscenza sempre maggiore l’uno dell’altra, durante la quale emergono segreti e traumi che li avvicinano sempre di più. Una conoscenza di loro stessi che – di fatto – li rende una cosa sola con l’arrivo, nel finale, del piccolo Pace, suggello – non dopo ulteriori peripezie, visioni oziane e anni di carcere – della loro relazione.

Amore, sesso e sangue

Nicolas Cage e Willem Dafoe in una scena del film Cuore selvaggio

Se, talvolta, il bene e il male, nei film di Lynch sono mescolati, in questo caso gli eroi sono molto ben definiti. Sailor e Lula non sono solamente i protagonisti del film, ma sono anche i portatori sani di quell’umanità, un po’ eccentrica e sopra le righe, che Lynch ha sempre celebrato. Sono l’energia carnale e un po’ sfrontata, che brucia come quel fuoco fino conduttore di tutto il film, resa plastica dalla recitazione eccessiva e volutamente macchiettistica di Cage e Dern, che dà al mondo quel “cuore selvaggio” che lo rende folle e unico.

A fare da contraltare “negativo” dell’energia positiva dei due protagonisti, sono i “cattivi” del film, mamma Marietta in primis, Marcelo Santos e scagnozzi (tra cui spicca il Bobby Peru di Willem Dafoe, un personaggio completamente deragliato fin dalla prima apparizione) in seconda battuta. I personaggi negativi del film sono la copia carbone di Sailor e Lula, la versione corrotta e perversa delle loro passioni.

Nonostante siano spaventosi, i villains del film non agiscono nel loro mondo, ma in quello che David Lynch ha costruito per Sailor e Lula. Il mondo di Oz in una versione decostruita e fatta a misura dei protagonisti, in cui la violenza c’è, è terribile, ma è anche cartoonesca, in cui il sangue è anche (evidentemente) salsa di pomodoro, e in cui le teste saltano per aria, sì, ma lo fanno in maniera talmente esagerata da sembrare quelle di bambolotti che esplodono. Il mondo non è – o non dovrebbe essere – dei violenti, ma di chi si “ama teneramente”, lottando con tutto il proprio “cuore selvaggio”. Anche un po’ ingenuamente.

L’anima del cinema di David Lynch

Laura Dern e Nicolas Cage in una scena del film Cuore selvaggio

Capire Cuore selvaggio, vuol dire capire veramente – e in profondità, io credo – David Lynch. In esso, patinato di kitsch, di erotismo sfrenato e amore nel senso più ampio del termine, si racchiude un mistero forse ancora maggiore di quello astratto e affascinante di altri film del regista: quello della vita, un fuoco che cammina con Sailor e Lula – nel bene e nel male – per tutto il film.

“Il mondo è cattivo, senza pietà e racchiude in sé un cuore selvaggio”, dice Lula in un momento di disperazione. Ed è così, il mondo è pieno di Bobby Peru, Marcelo Santos e Mariette, ma solo chi ha un “cuore selvaggio” – che po’ esse fero e po’ esse piuma -, chi ha il coraggio di amare, può superare le difficoltà e raggiungere – dopo parecchie peripezie, che spesso coincidono con streghe cattive e assassini psicopatici (fortunatamente, più nei mondi di Lynch che nel nostro) – la propria Città di Smeraldo. Questo ci dice Lynch, ed è forse il messaggio più importante, l’anima di tutto il suo cinema.

E voi, conoscete Cuore selvaggio? Cosa ne pensate? Fatecelo sapere!

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