Quinto potere, recensione: satira e incubo in prima televisiva

Al festival Il Cinema Ritrovato 2026 abbiamo avuto la possibilità di vedere Quinto potere, film che festeggia quest'anno il cinquantennale, di Sidney Lumet. Un film che, a cinquant'anni di distanza dall'uscita, non potrebbe essere più attuale. Per scoprire cosa ne pensiamo, continuate a leggere qui!
Peter Finch in una scena del film Quinto potere

Non è semplice trovare le parole giuste per iniziare a parlare di un film come Quinto potere di Sidney Lumet, che festeggia quest’anno i cinquant’anni dall’uscita nelle sale (statunitensi). La complessità, non sta tanto nell’assenza di temi che il film suscita (anzi!) ma nell’impressione che fa il film su uno spettatore di oggi, proprio pensando ai cinquant’anni che ci separano dalla sua distribuzione. L’impressione, è che tutto sia cambiato senza che nulla lo sia davvero e che lo scenario che il regista e lo sceneggiatore Paddy Chayefsky sia ancora più vero oggi che non allora.

Satira ironica e spietata del mondo della televisione americano – ma ancor di più della società americana, un fast food dove i media hanno modo di banchettare a proprio piacimento – il film di Lumet è il film perfetto per i nostri tempi, per analizzarli e trarne una conclusione che non farà piacere a molti. Lo abbiamo visto al festival Il Cinema Ritrovato di Bologna (qui il programma) e ne siamo rimasti decisamente colpiti. Per sapere in maniera più approfondita cosa ne pensiamo, vi basta continuare a scorrere questo articolo.

La trama di Quinto potere

Peter Finch in una scena del film Quinto potere

Howard Beale (interpretato da Peter Finch), storico anchorman dell’emittente UBS, viene licenziato improvvisamente a causa dei bassi indici d’ascolto del suo notiziario. Vedovo da alcuni anni e semi-alcolizzato, Beale, durante uno dei suoi ultimi notiziari, annuncia il suoi suicidio in diretta da lì a una settimana, scatenando il caos tra i suoi superiori. Licenziato con effetto immediato, Beale ottiene l’opportunità di salutare il suo pubblico, ma la diretta si trasforma in un nuovo delirio. Un delirio che, però, fa audience.

Spinto dalla cinica Diane Christensen (Faye Dunaway) e dall’arrivista Frank Hackett (Robert Duvall), e nonostante le resistenze dell’amico e suo ex capo Max Schumacher, (William Holden) Beale viene nuovamente assunto, diventando protagonista di un programma a lui dedicato, dove ha la totale libertà di lasciarsi andare alle sue invettive, che scatenano la reazione entusiasta del pubblico. Col tempo, però, anche il programma di Beale diventa un problema per l’emittente, con gli ascolti che rapidamente si abbassano e l’interesse del pubblico che è ormai rivolto ad altro, che si trova costretta a cercare una soluzione – anche violenta – per eliminare il “santone”.

Un intreccio satirico e spietato

Faye Dunaway in una scena del film Quinto potere

Quinto potere è un film spietato e cinico. Spietato, perché, senza guardare in faccia a nessuno, ci mette davanti all’amara realtà dei fatti: la televisione commerciale, quella televisione commerciale, senza nessun interesse per la verità, la qualità o la lealtà, divora l’umanità, facendone un calderone ribollente di numeri, dati, indici e denaro, con l’essere umano a fare da triste contorno, un mezzo attraverso cui elevare numeri, dati indici e denaro. Cinico, perché lo fa ironizzando senza alcuna pietà dei suoi protagonisti, automi impersonali schiavi del sistema di cui fanno parte. Tanto automatizzati e ciechi, da trasformare la loro stessa vita privata in un ingranaggio al servizio dell’emittente e da ragionare di un omicidio che li può liberare di un problema come se fosse una pratica burocratica da sbrigare il prima possibile, e col maggior clamore (mediatico) possibile.

Howard Beale, Max Schumacher e la moglie di quest’ultimo, Louise (interpretata da Beatrice Straight, vincitrice di un’Oscar da record), simboli e ultimi baluardi di un’umanità antica che si sta spegnendo, ognuno alle prese con un dramma diverso. Beale, depresso e ormai folle, viene sfruttato dall’emittente televisiva che lo voleva licenziare (e che, alla fine, troverà un altro modo per liberarsi di lui). Schumacher, licenziato, innamorato della donna che lo ha estromesso dal suo lavoro (Diana), conscio che il suo tempo e il suo modo di vedere il mondo sono ormai agli sgoccioli. Louise, moglie tradita dal marito con una donna che è il modello stesso di essere umano che il marito disprezza.

Quinto potere, un puzzle mediatico perfetto

Faye Dunaway in una scena del film Quinto potere

Tutto, nel film di Sidney Lumet, va perfettamente al suo posto. Ogni tassello, ogni inquadratura, le interpretazioni di tutto il cast, e forse specialmente degli interpreti che appaiono meno (Finch, aggettivo inflazionato ma sempre efficace, monumentale, un ritratto di follia e disperazione senza eguali; Straight, che compare per cinque minuti, commovente; Ned Beatty, anch’egli in scena per pochissimi minuti, mette in scema forse uno dei monologhi più potenti di tutto il cinema, un’analisi di cos’è davvero il mondo capitalistico che non lascia scampo al povero Howard), l’ironia surreale con cui mette in scena anche i momenti più drammatici della pellicola, i veri segni della disumanizzazione del mondo mediatico.

La satira, efficacissima, emerge travolgente tra le righe di tutti questi elementi, e dal sovrapporsi continuo dei registri del film, tra dramma e commedia, rompendo il velo di Maya e mostrando quello che è davvero l’universo mediatico, negli anni Settanta, ma ancora oggi: “indifferente alla sofferenza, insensibile alla gioia, tutta la vita si riduce a un cumulo informe di banalità. Guerre, morti, delitti, sono uguali per voi come bottiglie di birra, e il quotidiano svolgimento della vita è solo un’orribile commedia”. Un quadro terribile, ma terribilmente vero, in cui non possiamo fare altro che specchiarci, in attesa del prossimo contenuto spazzatura con cui distrarci.

Howard Beale, martire di ieri per spiegare l’oggi

Faye Dunaway e William Holden in una scena del film Quinto potere

Cosa sono i media? Un modo per comunicare, certo. Una via per informarsi e informare, altrettanto vero. Un mezzo di intrattenimento, indubbiamente. Ma cosa possono diventare quando il loro utilizzo “pulito” va a scontrarsi con logiche capitalista, iper-produttive e iper-commerciali? Cosa può succedere quando l’essere umano che li governa si disumanizza, diventando la parte più gravosa e dannosa del problema, tritando (letteralmente) tutto ciò che le si viene a trovare davanti, non più regolato dall’umanità da numeri, indici, o, per aggiornare la questione, visualizzazioni e like? Cosa succede quando tutto è intrattenimento e nulla è più in grado di colpirci davvero, diventando un contenuto usa e getta pronto a essere sostituoto dal prossimo?

Queste sono le domande che pone, più di ogni altro film, Quinto potere di Sidney Lumet. Come si diceva, il film perfetto per capire e affrontare i nostri tempi. La parabola di Howard Beale, profeta del presente più ancora che santone degli anni Settanta, è emblematica nell’affrontare questi temi: da spazzatura a idolo, per fare il giro completo, diventando martire di un meccanismo sanguinoso e brutale che non lascia scampo a nessuno. Tanto meno a chi ne fa parte integrante.

Nel mondo moderno, tutto è media e intrattenimento. E allora nulla lo è più. C’è un bisogno aggressivo e compulsivo di nuovi stimoli, nuove visioni, nuova “roba” su cui buttare l’occhio. Genocidi, guerre, drammi, ingiustizie, morte, gioia, influencer e vittime del lavoro, tutto nello stesso calderone, in cui nulla ci colpisce, e nulla sembra indignarci davvero. La profezia di Howard Beale, “pazzo profeta dell’etere”, della trasformazione dell’umanità in umanoidi, “in esseri transistorizzati, deodorrizzati, più bianchi del bianco, tutti profumati al limone, del tutto inutili come esseri umani e rimpiazzabili come pezzi di un’auto” si è dunque realizzata? Forse, sì. Ma finché c’è qualcuno che ha ancora la capacità senziente di allontanarsi da quel “virus virulento” che è il mondo mediatico, come Schumacher, forse, ma dico forse, c’è ancora una flebile speranza. Forse.

E voi, conoscete Quinto potere? Cosa ne pensate? Fatecelo sapere!

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