May December, l’intervista a Natalie Portman e Todd Haynes

Il mestiere di attrice, la crisi del cinema, l’impossibilità di raccontare una storia senza modificarla e perché questo è diverso da qualunque altro film di Todd Haynes. Il regista e l’attrice Natalie Portman ci parlano di May December, al cinema dal 21 marzo.
Natalie Portman e Julianne Moore in una scena del film May December

May December è il nuovo film di Todd Haynes – già acclamato regista di Io non sono qui, Carol e Cattive acque – in uscita dal 21 marzo (distribuisce Lucky Red) con protagoniste Natalie Portman e Julianne Moore. Su sceneggiatura di Samy Burch, presentato al Festival di Cannes e prossimo a un passaggio presso il Bifest di Bari, il film è liberamente ispirato alla vicenda di Mary Kay Letourneau, insegnante balzata alle cronache dei tabloid verso la fine degli Anni ’90 per la sua relazione con uno studente non ancora in età del consenso, relazione che le costò il carcere.

Nel film di Haynes le differenze sono molte, la storia potrebbe essere tranquillamente ispirata a uno qualunque di questi scandali. Julianne Moore interpreta Gracie, la donna adulta che si è poi sposata con il giovane Joe (Charles Melton) e ha avuto con lui due figli, dimostrando apparentemente che il rapporto non consensuale avuto con lui nascondeva in realtà vero amore. Natalie Portman interpreta invece Elizabeth, un’attrice di fama mondiale che sta lavorando a un biopic sulla storia di Gracie, e dovrà interpretarla. Di film televisivi pruriginosi e di bassa lega ne sono già stati fatti, ma Elizabeth promette a Gracie che questo sarà diverso, che lei le renderà vera giustizia. Per farlo, inizierà ad affiancarla, studiarla, imitarla. E, di fatto, a insinuarsi nella sua vita facendo assumere al film sempre più i toni di un thriller.

Julianne Moore, lo sappiamo, è forse la grande attrice feticcio di Todd Haynes, come si può vedere anche nella sua TOP 10 ruoli secondo la nostra redazione. Ma questa volta è stata Natalie Portman a portare a Haynes la sceneggiatura di Samy Burch, che era finita nella Black List, la lista annuale delle migliori sceneggiature rimaste nel cassetto, non ancora realizzate, elette tramite sondaggio. E quindi è proprio con il regista Todd Haynes e l’attrice di fama mondiale, nonché primo motore di May December, Natalie Portman, che abbiamo avuto l’occasione di parlare.

Come nasce May December?

È quindi Natalie a scovare per prima la sceneggiatura di Burch, come racconta: “Sono rimasta particolarmente commossa e sorpresa dal lavoro di Samy, è così delicato e sottile il modo in cui lei affresca questi due personaggi femminili tanto interessanti e tanto diversi. E ciò che ho trovato più interessante è la differenza e la mescolanza fra interpretazione e identità e dove il rapporto fra queste possa diventare immorale, domande che già mi ponevo“.

Il pensiero, è andato immediatamente a Todd Haynes: “Prima di tutto, è stato molto bello potersi imbarcare in un film indipendente fatto da Todd Haynes. Era un mio sogno, ho seguito con folle ammirazione il suo lavoro per tutta la mia carriera, gli ho mandato script e suggestioni per anni ma nessuno era quello giusto, per cui ero davvero emozionata quando ha finalmente detto sì a questo. Per chiunque altro che non fosse Todd, girare un film del genere sarebbe stato terrificate e infattibile. L’abbiamo girato in 23 giorni, con un budget minuscolo. La visione e la leadership di Todd e il fatto di essere di tale ispirazione l’hanno resa la migliore esperienza possibile. Da che avevo la sensazione che non avremmo avuto tempo e soldi per farlo come volevamo, ho sentito che avevamo tutto il tempo del mondo e tutto ciò di cui avevamo bisogno, grazie al modo in cui Todd ha strutturato il tutto, con estrema naturalezza, creando un ambiente di creatività reciproca. Lui ci ha messo nella condizione di fare uno sprint di squadra, non un gioco personalistico in cui ciascuno pensa a fare il meglio per se, non c’era tempo per questo“.

A questo punto la parola passa a Todd Haynes: “Aggiungerò solo che ho avuto l’incredibile fortuna di lavorare con due delle più fantastiche attrici donne della mia carriera. Una è ovviamente Julianne Moore, ma tutto è cominciato quando Natalie è arrivata da me con questo script, e in questo ho avuto la doppia, incredibile fortuna di trovare in lei qualcuno che aveva la mia stessa assenza di paura, lo stesso piacere creativo, la stessa ingegnosità. E questa è poi una cosa che ho ritrovato in ogni persona coinvolta nel progetto. È senz’altro ironico che stessimo raccontando una storia così folle su persone così complesse, perché May December non è solo la storia di un’attrice che si sta preparando e sta studiando un ruolo, ma è anche una storia su come noi tutti raccontiamo le storie, su come sopravviviamo alle nostre vite e ai momenti difficili delle nostre vite. In questo c’è la storia di Gracie, com’è cominciato tutto, com’è riuscita a tenere quella famiglia insieme per tutti quegli anni, quali storie ha portato avanti per riuscirci. È un qualcosa di estremamente umano, che ti fa porre delle domande, che ti fa capire come certe storie vengano raccontate per nasconderne altre e nascondere la verità“.

Significati, divergenze e assenza di giudizio secondo Todd Haynes

Charles Melton in una scena del film May December

May December è un film che dona alla dimensione femminile uno spazio di risonanza tutto suo. Nel bene e nel male, è un film su due protagoniste, e il pover’uomo che si ritrova tirato da una parte e dall’altra, nel mezzo. Questo, proprio la dimensione femminile, potrebbe far pensare ad altri film di Todd Haynes, a un tema che gli è stato sempre molto a cuore fin dai tempi di Safe (1995), sua opera seconda e prima della collaborazione con Julianne Moore. Ma Haynes ci tiene a sottolineare, invece, le profonde differenze fra questo script e altri su cui ha lavorato.

“Riesco a vedere dei punti di contatto coi personaggio dei femminili dei miei altri film. Ma per me in questo caso ciò che rendeva questo script così distintivo era che questi due personaggi femminili al centro di questa storia hanno così tanta volontà di potenza, rispetto agli uomini e alle famiglie nelle loro vite. Entrambe inseguono i loro desideri più disturbanti, nel loro essere unici. E in questo, May December è molto diverso rispetto a tutti gli altri miei film, anche solo perché i personaggi più vulnerabili di questa storia sono proprio gli uomini, e Joe in particolare. Ho amato il modo in cui Samy abbia creato uno script in qualche modo diviso fra un primo e un secondo atto che riguardano prima le dinamiche di potere fra le due donne e solo in un secondo momento aprono alla nostra possibilità di entrare in contatto con Joe“.

Ovviamente, raccontare una storia del genere – soprattutto quando si assume la lente di Gracie – comporta un’iniziale, necessaria, sospensione di giudizio. La relazione con Joe è immorale, oltreché illegale. Ma il personaggio non la vede così, a differenza di quello di Elizabeth. Come gestire la cosa?

“È ovvio che tutti noi portiamo la nostra esperienza, le nostre conoscenze, i nostri pregiudizi e opinioni quando guardiamo, ma ciò che uno sceneggiatore veramente coraggioso può fare, e auspicabilmente e successivamente un grande film può fare, è proprio utilizzare quei tuoi preconcetti per portarti e guidarti verso certe linee di pensiero e riuscire addirittura a cambiare il tuo modo di vedere le cose. E farti scattare, farti dire: «Aspetta un attimo, ferma tutto». E farti aprire una conversazione con te stesso, facendo parlare diverse posizioni. E credo che questo avvenga in tutto il film. Sembra avere una struttura semplice, ma ci sono così tante complessità al suo interno: l’humor, la tristezza, il mistero, la suspense, tutte quelle cose che messe insieme fanno un gran film“.

Sulla questione, anche Natalie Portman ha voluto condividere il proprio punto di vista, in quanto attrice chiamata a interpretare un ruolo: “In quanto attrice, ovviamente il tuo lavoro è rivestire i panni dei personaggi cercando nel frattempo di liberarti del tuo proprio giudizio. Dico “cercando” perché non sono sicura sia davvero possibile. Ma è molto diverso rispetto a quando poi ci troviamo in questa posizione, potendone parlare una volta usciti dal personaggio. Se fai un film su un serial killer dovrai impersonare la mente di un serial killer, ma quando ne parlerai più avanti, continuerai a dire: «È sbagliato, non dovresti essere un serial killer». [Ride] Quando sei nel ruolo in questa storia, devi entrare nella mente del personaggio, ma non stiamo dicendo che la relazione che il film mette in scena sia corretta. Arrivati a questo punto possiamo dire: «Sì, quella relazione è illegale, è un crimine». Quindi credo che quando parliamo di “gaze” ci siano due sguardi diversi: interpretare il personaggio e poi parlare del personaggio. E questi due sguardi richiedono due lenti molto diverse. E appartengono a momenti del tutto distinti”. 

Sul mestiere d’attrice e il livello metatestuale di May December

Charles Melton, Todd Haynes e Julianne Moore sul set del film May December

Fra le tante cose, hanno notato in molti, May December non è solo un film che racconta una storia, ma un film che racconta la preparazione di un film che vuole raccontare una storia. C’è il livello metatestuale e c’è sicuramente, per Natalie Portman, il divertente paradosso di interpretare, in un certo senso, se stessa: un’attrice.

“Elizabeth è senz’altro molto diversa rispetto a come io mi approccerei a un ruolo, anche se le persone potrebbero vederla come una proiezione di me stessa perché sono anche io attrice. Credo che il rischio che si sta sobbarcando è simile a quello di voi giornalisti in un certo senso, e cioè che rischiate sempre di interferire con la storia che state raccontando [e quindi di modificarla]. E poi c’è ovviamente il rischio etico di ferire le persone che stai impersonando. Elizabeth, di certo, non fa nulla per evitare tutto questo, anzi. Dal punto di vista metatestuale, è stato ovviamente molto divertente essere un’attrice, che interpreta un’attrice, che deve interpretare una parte. Julianne ha dovuto imparare a fare una torta per il ruolo, quindi il mio personaggio doveva imparare a fare una torta, quindi io ho dovuto imparare a fare una torta“.

Nel film è anche presente una scena in cui Elizabeth ammette che, quando confessò ai suoi genitori di voler fare l’attrice, incontrò l’ostracismo di suo padre. È capitata anche a Natalie una situazione simile? E cosa rappresenta, per lei, il mestiere d’attrice? E in che modo si lega alla sua dimensione di attivismo politico che sempre ha portato avanti in parallelo al mestiere stesso?

“È strano perché sì, è una battuta in cui mi sono immedesimata ed era una cosa che nessuno mi aveva mai chiesto finora. Perché mio padre non mi disse la stessa cosa, ma quando avevo 25 anni mi prese da parte e mi disse invece: «Parliamo del tuo diploma». [Ride] E io gli dissi: «Sono un’attrice, non penso che il diploma possa arricchire la mia carriera attoriale in questo momento». Penso che in quel momento, nella sua testa, la recitazione per me fosse stato un hobby fino a quel momento e che arrivata a 25 anni fosse arrivato il momento per me di fare qualcosa di serio. Credo pensasse sarei andata a scuola di medicina o qualcosa che rientrasse nei suoi sogni. Quindi sì, è successa anche a me una cosa del genere. Però la cosa bella di essere un’attrice è che puoi vivere tante vite, altrimenti ne puoi vivere solo una alla volta. È come esplorare tutti i tuoi: «E se?». Per me, essere un’attrice è una forma di esplorazione dell’empatia, di mettersi nei panni e nei cuori dell’altro. Questo è un esercizio d’empatia. Che non è molto diverso dal nostro interessarci a questioni politiche. Entrambe le cose muovono dallo stesso perché, che nel lavoro attoriale ha poi come obiettivo quello di capire le persone, nell’impegno politico anche quello di provare ad aiutarle“.

Una postilla, sul decentramento o “crisi” del cinema

Julianne Moore e Natalie Portman in una scena del film in una scena del film May December

Già in passato, come molti altri suoi colleghi, Natalie Portman si era espressa su questa “crisi” o “decentramento” del cinema di cui ci piace tanto discutere senza riuscire bene a prevedere conseguenze e implicazioni. Bene, la notizia è che non ci riesce nemmeno Natalie Portman, e va bene così. Perché questo le ha permesso di aggiungere delle valutazioni in più.

“Non direi che ho delle vere e proprie preoccupazioni che il cinema possa perdere la sua centralità nell’intrattenimento. Direi piuttosto che sì, stiamo osservando un fenomeno di decentramento del cinema come principale intrattenimento popolare, ma questo è interessante perché tantissime arti hanno attraversato una fase del genere ed è interessante essere un artista che si trova nel mezzo di quel cambiamento. Voglio dire: prendiamo l’opera e la musica classica. Prima erano le arti popolari per eccellenza e poi si sono dovute aggiustare a un’evoluzione che l’ha rese arti d’élite. E questo non deve essere per forza accompagnato da preoccupazione a livello commerciale e lo si può osservare con passione, con quell’interesse verso un fenomeno che si sta osservando senza ancora esprimersi sul fatto che sia una cosa buona o cattiva. Noi come artisti dobbiamo rispondere a queste evoluzioni in modo propositivo, per me non cambia, continuo a esplorare in modo curioso e stimolante ciò che è interessante per me. La vera domanda è: «Per chi stai facendo questo film?». Perché prima potevi fare un film drammatico che avrebbe raggiunto tutti, ora non raggiungerà tutti ma tu continui a farlo per la stessa ragione, perché vuoi esprimere te stessa, l’unico fattore che dovrai considerare è quella che chiamerei una diversa composizione demografica del pubblico“.

Vi ricordiamo che May December uscirà al cinema con Lucky Red dal 21 marzo, ma già da domani, sempre grazie a Lucky Red, è in programmazione un altro film di cui abbiamo potuto intervistare il regista.

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