La grande abbuffata: torna al cinema il girone dei golosi di Ferreri

Torna al cinema lo scandaloso capolavoro di Marco Ferreri, La grande abbuffata. Dopo cinquant’anni dalla prima proiezione, il nauseante film sulla degradazione della società borghese non smette di stupire gli spettatori. Con Mastroianni, Tognazzi, Piccoli e Noiret, è un film cult degli anni Settanta, imperdibile in questa versione restaurata.
Philippe Noiret, Ugo Tognazzi e Andréa Ferréol in una scena del film La grande abbuffata

Dopo cinquant’anni torna al cinema dall’11 dicembre La grande abbuffata, la commedia nera diretta da Marco Ferreri che continua a sconvolgere gli spettatori. Una feroce critica alla società dei consumi, negli anni appena successivi al boom economico degli anni Sessanta. 

Presentata al Festival di Cannes, la pellicola venne duramente fischiata dal pubblico e molte scene vennero censurate. Per le tematiche trattate, sgradevoli e grottesche, il film venne inserito in quella che Cahiers du cinéma definì la trilogia della degradazione, insieme a Ultimo tango a Parigi (1972) di Bernardo Bertolucci e La maman et la putain (1973) di Jean Eustache. In Italia la critica ridusse il minutaggio dai 135 minuti iniziali a 112, e solo dal 2019, grazie al restauro di CG Entertainment per il mercato Home Video, è possibile vedere di nuovo il film come pensato da Ferreri.

Tutti a tavola

Quattro uomini, stanchi delle loro vite noiose, decidono di suicidarsi chiudendosi in una casa nei dintorni di Parigi. La modalità di questo suicidio è alquanto originale: il loro piano è di mangiare fino alla morte. Il primo protagonista a essere presentato è Ugo, un noto chef, scontento a causa delle numerose incomprensioni e liti con la moglie. Successivamente viene presentato Michel, un produttore televisivo appassionato di danza. Il terzo protagonista è Marcello, un pilota dell’Alitalia. Il quarto ed ultimo personaggio è Philippe, un importante magistrato, che vive ancora con la sua balia d’infanzia Nicole, iperprotettiva con lui al punto da cercare di impedirgli di avere rapporti con altre donne. 

I quattro si recano in macchina nella lussuosa villa di Philippe e, una volta rimasti soli, cominciano la loro abbuffata. Il giorno dopo conoscono Andrea, una seducente maestra che vorrebbe visitare la villa insieme ai suoi alunni. Invitano la donna a cena, insieme a tre prostitute. Può quindi iniziare l’orgia di cibo e sesso che li porterà alla tragica fine. 

L’ultima borghesia

Annette Carducci e Marcello Mastroianni in una scena del film La grande abbuffata

A proposito del suo film, Marco Ferreri dichiarò: «E alla fine sì, c’era l’idea dell’inutilità dei beni di consumo, tutta quell’accumulazione negativa, era un’immagine molto chiara. Oggi La Grande Abbuffata è finita. La borghesia finisce con questo film. Dopo c’è la post-borghesia. Ogni giorno di più esisteranno solo i padroni e gli operai. Ci sono gli operai, i padroni e gli emarginati. I padroni e gli operai dureranno vent’anni. Poi ci saranno solo gli emarginati».

La borghesia del decennio precedente, con i suoi eccessi, con la sua ossessione per l’accumulazione, nel 1973 sta volgendo al suo termine. Il miracolo economico si è ormai dissipato e la società sta cambiando. In questi anni di rivolte sociali la critica antiborghese si fa quanto più feroce e cruenta. Sono gli anni di punta del successo di Pier Paolo Pasolini, che pochi anni prima aveva dissacrato la famiglia borghese con il suo Teorema (1968) e che si preparava alla realizzazione di Salò o le 120 giornate di Sodoma (1975).

Su questa scia, Ferreri realizza un film che scava nella degradazione umana, un’opera che lo stesso regista ha voluto definire “fisiologica”. “Basta parlare di sentimenti” affermava Ferreri, per lui era arrivato il momento di portare sullo schermo gli elementi più sgradevoli e corporei della società, senza alcuna mediazione di giudizio da parte della macchina da presa. E così lo spettatore si trova davanti un’inondazione di feci, vomito e espliciti rapporti sessuali. 

Come in Bella di giorno (1967) di Luis Buñuel, l’aspetto erotico della borghesia viene messo in luce per essere atrocemente umiliato. Ed è proprio Buñuel a definire La grande abbuffata “un monumento all’edonismo”. Philippe, il ricco magistrato protagonista, all’interno della sua casa si comporta come un bambino, intrattenendo rapporti sessuali al limite dell’incestuoso con la sua balia Nicole. Marcello sodomizza una delle prostitute con il collettore della Bugatti nel garage della villa. Per arrivare poi alla costruzione del personaggio di Andrea (Andréa Ferréol). 

L’angelo della morte de La grande abbuffata

Etichettata così da sempre, Andrea è un personaggio chiave all’interno del film. Nella produzione cinematografica di Ferreri, le donne hanno un ruolo salvifico fondamentale. In una veste quasi sacerdotale, Andrea capisce subito la volontà di morte dei quattro uomini e decide di accompagnarli in questo percorso, incoraggiandoli a non smettere di mangiare e intrattenendo rapporti sessuali con tutti loro. Al contrario delle tre prostitute che restano sconvolte dalla morbosità nei confronti del cibo e dopo pochi giorni abbandonano la villa, Andrea resta con tutti loro fino all’ultimo respiro di ognuno, assecondando i loro bisogni più bestiali. 

I quattro suicidi

Michel Piccoli in una scena del film La grande abbuffata

Per i suoi protagonisti Ferreri scelse alcuni tra gli attori più importanti del periodo. La grande abbuffata è una produzione italo-francese e così anche il suo cast. Dal lato italiano appaiono Marcello Mastroianni e Ugo Tognazzi, volto come ben sappiamo tra i più rappresentativi della commedia all’italiana, dove la malinconia resta sempre celata dal riso. Mentre sul versante francese Michel Piccoli e Philippe Noiret. I personaggi mantengono i nomi di battesimo degli attori, ma di loro resta poco altro. Nell’idea antiborghese, chi fa parte della borghesia non può che essere il portatore di uno stereotipo, completamente vuoto all’interno. E ognuno di loro rappresenta qualcosa: Philippe incarna la legge, Michel lo spettacolo, Ugo la cucina e il cibo, Marcello l’avventura. Come ha sottolineato il regista: “I quattro del film sono come un solo personaggio, si completano a vicenda, sono la società che conosciamo.”

Con l’avanzare della pellicola, i quattro personaggi riducono progressivamente le loro interazioni. Se prima riuscivano a gestire la loro abbuffata come una festa, pian piano eliminano ogni regola sociale abbandonandosi ai loro bisogni fisiologici. 

La grande abbuffata è un film scandaloso che sorprende e disgusta oggi esattamente come cinquant’anni fa. Il trionfo del grottesco sullo schermo, la feroce rappresentazione dell’avvilimento umano, la critica a una parte della società che (per fortuna) non esiste più. Nonostante la crudezza, è un film imperdibile, per guardare negli abissi più degradanti dell’animo umano. Approfittate del ritorno in sala per vederlo sul grande schermo, e non perdete le altre interessanti uscite al cinema del mese di dicembre.

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