Ugo Tognazzi: 101 anni di Commedia all’Italiana

A 101 anni dalla sua nascita, Ugo Tognazzi rimane uno dei capostipiti della commedia all’italiana che ha reso il cinema del nostro paese celebre oltreoceano. Molto amato dal grande pubblico, fu sempre in grado di mischiare in maniera miscellanea il suo umorismo sarcastico con la malinconia dei ruoli che interpretava.
Ugo Tognazzi: 101 anni di Commedia all'Italiana

Il 23 marzo 1922 Cremona dava i natali a Ugo Tognazzi: uno dei volti più celebri del cinema italiano dello scorso secolo. Un interprete che ha fatto della versatilità la propria cifra stilistica; in grado di passare repentinamente dal gioco al dramma, in una sfumatura interpretativa tipica e solamente sua. Un’irriverenza, quella di Tognazzi, che si interseca perfettamente con la sua duttilità, che lo rendeva in grado di brillare di simpatia pur conservando quella vena inquieta e drammatica sottesa, caratteristica poi della commedia all’italiana.

Tognazzi si inserisce in effetti in quella che viene reputata l’età aurea della commedia all’italiana, tra l’altro come unico settentrionale in un genere diventato rappresentativo della romanità (altri capostipiti erano infatti Marcello Mastroianni, Monica Vitti e Vittorio Gassman). L’attore cremonese vanta una carriera variegata, in cui spazia da performance umoristiche dolceamare come ne Il Federale, passando per i vari ritratti popolari de I mostri, fino ad un più impegnato Porcile di Pier Paolo Pasolini. Una vita fondata sulla settima arte: all’insegna di una Commedia che ripercorre le sorti italiane lungo quasi mezzo secolo.

Ugo Tognazzi ne I mostri (1965)

Vittorio Gassman e Ugo Tognazzi ne I Mostri
Vittorio Gassman e Ugo Tognazzi ne I Mostri

Con una struttura ad episodi, Dino Risi descrive un’Italia nel pieno del boom economico degli anni Sessanta. L’onorevole, il padre di famiglia, il soldato di Ugo Tognazzi, sono tutti personaggi figli del loro tempo: furbi, corrotti e opportunisti.

Risi definisce I Mostri come “Una serie di ritratti esemplari pieni di sfiducia nell’umanità a partire dal boom e dalle trasformazioni dell’Italia di quegli anni. Con una certa preveggenza, inoltre, perché allora dominava ancora l’euforia.” Ugo Tognazzi personifica perfettamente i vari tasselli di questo mosaico ironico ma cinico, grazie all’uso accorto di quel suo singolare umorismo amaro.

Insieme al collega e amico Vittorio Gassman, l’attore sfoggia il suo istrionismo in tutte le sfumature e declinazioni possibili. Un intento spinoso e delicato, quello di Risi di rappresentare topoi e stereotipi del Bel Paese in chiave sarcastica e tagliente, ma Tognazzi ci riesce alla perfezione: consacrando, con questo film del 1965, il suo stesso mito.

Il conte Mascetti di Amici Miei (1975)

Scena da Amici Miei
Scena da Amici Miei

La commedia più famosa di Mario Monicelli non sarebbe stata altrettanto di successo senza l’apporto di Ugo Tognazzi. Il conte Raffaello Mascetti è un nobile ormai in povertà, che per prendere in giro le persone attorno a lui mette in atto le supercazzole, sua peculiare modalità di scherno non-sense.

La pellicola è al ventunesimo posto dei film italiani più visti di sempre e, Tognazzi nel ruolo del conte autore delle celebri supercazzole è ormai un elemento saldo della cultura popolare italiana. Il nobile Mascetti, nel suo carattere, è effettivamente paradigmatico dell’intero genere della commedia all’italiana. Lo stesso Monicelli lo spiega così: “La commedia all’italiana è questo: trattare con termini comici, divertenti, ironici, umoristici degli argomenti che sono invece drammatici. È questo che la distingue da tutte le altre commedie“.

Il Mascetti di Tognazzi, così come Melandri, Necchi e Sassaroli, sono cinquantenni con la sindrome di Peter Pan, incapaci di crescere e svogliati rispetto alle responsabilità che la vita inevitabilmente gli riserva. Il nobile incarna i valori di un uomo che, per sovrastare la malinconia che gli si presenta davanti, conosce il solo metodo della non serietà. Un film così riuscito forse per la sua immediatezza, accresciuto dalla capacità di Tognazzi di far simpatizzare lo spettatore perfino con l’infantile goliardia del suo personaggio e dei suoi quattro amici.

Ugo Tognazzi ne La terrazza (1980)

Ugo Tognazzi ne La Terrazza di Ettore Scola
Ugo Tognazzi ne La Terrazza di Ettore Scola

L’ultima vera commedia all’italiana vede di nuovo la partecipazione dell’attore lombardo. Ettore Scola sfoggia ancora una volta il suo marchio di fabbrica comico-malinconico (già riscontrabile in C’eravamo tanto amati o Brutti, sporchi e cattivi) e scrive un’altra commedia amara. Su una terrazza romana dell’alta borghesia, come in un qualsiasi Salon littéraire parigino, si ritrovano intellettuali amici e colleghi. A partire da quest’incontro, la terrazza diventa il teatro dove le storie di questi personaggi vengono fuori. L’ipocrisia e la nostalgia fanno da protagoniste in un racconto di disillusione e avvilimento di un’intera realtà sociale.

Un lavoro in grado di descrivere in maniera intellettuale e critica il declino degli ideali della borghesia italiana, che sembra ispirare numerose produzioni successive, prima tra tutte il premio Oscar La grande bellezza di Paolo Sorrentino. Amedeo è un produttore cinematografico che lavorativamente e relazionalmente si ritrova a fare i conti con l’insuccesso. Ugo Tognazzi incarna, ancora una volta, il mutare dell’Italia e dunque degli italiani.

Tre film non sono certamente sufficienti a simboleggiare l’entità del mostro sacro del cinema italiano che fu Tognazzi. Tre film provenienti da tre decenni diversi, tutti sintomatici degli stravolgimenti che hanno accompagnato il nostro paese lungo lo scorso secolo. Ruoli e caratteri differenti, di personaggi però sempre accomunati da una malinconia di fondo, alla quale è possibile sottrarsi solo grazie alla dote per cui Ugo Tognazzi continua a vivere oggi, a 101 anni dalla sua nascita: l’ironia.

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