White Plastic Sky, recensione: animazione distopica al TFF41

Siamo stati in sala a vedere la proiezione di White Plastic Sky, il film d'animazione in concorso al TFF41. Ambientato in un futuro distopico, il film ungherese è una parabola distopica che ha come protagonisti la natura, l'essere umano e il rapporto tra questi due elementi, indissolubilmente legati.
I protagonisti di White Plastic Sky in una scena del film

E’ iniziata la seconda settimana della 41esima edizione del Torino Film Festival e noi della redazione ci lasciamo alle spalle la Mole entrando al cinema Massimo per la proiezione di White Plastic Sky. Il film d’animazione della coppia ungherese Tibor Bánóczki e Sarolta Szabó, già presentata al Festival del cinema di Berlino, narra un futuro distopico, in cui l’essere umano è costretto a vivere in città protette da cupole, per proteggersi da un pianeta arido e per lo più disabitato. 

L’essere umano ha distrutto il pianeta e i pochi sopravvissuti devono compiere grossi sacrifici per mantenere la specie. Una premessa piuttosto classica ma che, in questo titolo, assume delle connotazioni nuove. Nessun eroe, nessun prescelto, nessun super-cattivo. L’essere umano più comune alle prese con sé stesso, con le sue decisioni, con il suo pianeta.

White Plastic Sky: trama e realizzazione

Stefan e Nora sono una giovane coppia sposata che sta attraversando il recente lutto del figlio. Vivono a Budapest, città in cui i cittadini sono obbligati, raggiunto il 50esimo anno di età, a sacrificare la propria vita per il bene comune. Le persone, infatti, vengono geneticamente trasformate in alberi, fondamentali per il mantenimento della vita. Esiste anche la possibilità di sacrificarsi prematuramente, facendosi impiantare il seme che modificherà la costituzione genetica del volontario.

Nora, appena trentenne, si abbandona a questa decisione, a sorpresa del marito. Stefan farà il possibile per invertire il processo di trasformazione, dando inizio a dinamiche tipiche del film post-apocalittico. Fughe dalla città, personaggi ribelli al sistema, segreti da scoprire e, soprattutto, tanta riflessione interna. Il film, nonostante l’azione, invita spesso lo spettatore a prendere una posizione. Il sistema simil-Matrix che attraversiamo insieme ai protagonisti non è necessariamente malvagio. Come non lo è la decisione prematura della protagonista. 

L’esistenzialismo è il motore della narrazione. Al fronte di un sistema totalitario e oppressore, conseguenza di una crisi naturale quasi definitiva, a sua volta frutto del comportamento autodistruttivo intrinseco nell’essere umano, scegliereste vivere la vostra vita nonostante l’irremovibile data di scadenza o vi sacrifichereste in nome di un bene maggiore? Trasformarsi in albero può essere un modo per dare un senso alla nostra esistenza che, in questo film, è più fragile che mai? Oppure sotto la nostra cupola bianca di plastica ci obblighiamo a non sentire e non vedere?

Riflessioni filosofiche condiscono un universo molto ben pensato dai due autori. White Plastic Sky è un film molto sobrio, che accompagna nel proprio universo dolcemente. Le animazioni curate e dettagliate esaltano la poca natura rimasta presente, su cui è stato fatto un lavoro incredibile, contribuendo alla nuova ondata di cinema d’animazione, sempre più ampia e variegata.

Una parabola moderna, passata e futura

Una scena del film White Plastic Sky

Il titolo è ambientato in un futuro distopico. Nonostante ciò, gli scenari e i personaggi ci appaiono molto vicini. Forse addirittura fin troppo. Un’osservazione a nostro parere doverosa è, infatti, la stilizzazione dei personaggi protagonisti. Non tutti sembrano approfonditi quanto potrebbero essere e molti di loro sembrano seguire una tipicizzazione gender più che un reale MacGuffin personale. I ruoli gender sono piuttosto stereotipati e in un film del genere ci si poteva aspettare diversamente. 

Al netto di ciò, White Plastic Sky riesce comunque a mescolare elementi Sci-Fi classici ad una più moderna riflessione ecologista. Si nota del Blade Runner, un po’ di The Last Of Us e potrebbe facilmente passare come una produzione Netflix di quelle che di recente vanno molto di moda. Un film giusto nel momento giusto, forse ancora leggermente acerbo a narrazione, ma dalla realizzazione visiva eccezionale. Come con Loving Vincent, il film è quasi interamente in rotoscope, una tecnica che ha richiesto 8 anni di lavorazione. 

Freddo, distopico e  curato nel dettaglio, White Plastic Sky è una profonda avventura nel futuro dell’essere umano, che, secondo gli autori, potrebbe essere più a contatto con la natura di quanto ci si potrebbe aspettare. Una parabola fantascientifica che rispetta le regole, fa quello che deve fare e che, per gli amanti del genere, è un must watch. Noi speriamo che la produzione ungherese riesca a farsi strada nei cinema europei, per dare al titolo la visibilità che secondo noi merita.

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