Schegge di paura, recensione: il doppio volto della giustizia

Richard Gere ed Edward Norton mettono in scena un thriller giudiziario che conferma la validità degli stilemi del genere. Schegge di paura fa poi dell’ambiguità morale dei suoi protagonisti il punto di forza, tenendo viva l’attenzione e la tensione sino alle battute finali.
Edward Norton in una scena del film Schegge di paura

Schegge di paura entra oggi, 20 gennaio, nel catalogo di Infinity+. Noir, thriller, dramma. Ma soprattutto legal thriller. O legal drama, come preferite. La pellicola di Gregory Hoblit, nome che si farà poi risentire in seguito per Il caso Thomas Crawford e Nella mente del serial killer, si inserisce infatti nella seconda metà degli anni ’90. Periodo in cui il genere era particolarmente in auge e poteva già vantare titoli quali Codice d’onore, Il rapporto Pelican, L’uomo della pioggia (quello con Matt Damon) e Il momento di uccidere, per citarne qualcuno.

Ecco che in tutti questi esempi, come del resto anche per Schegge di paura, si attinge ad un pressoché rodato e comune copione. La formula, prevedibile e didascalica direbbero alcuni, ma efficacie e vincente, segue solitamente i passi di un brillante e carismatico avvocato (che, nella maggior parte dei casi, è anche giovane ed affascinante) che si prende a cuore un caso particolarmente difficile, magari lavorando anche pro-bono.

Inevitabilmente, le indagini portano a risvolti che non erano stati previsti, portando il nostro eroe a scontrarsi con macchinazioni e nemici più grandi e intricati di quanto avrebbe sperato. Il che però permette di portare su schermo scottanti temi politici e sociali. Il nostro protagonista si trova quindi sempre dalla parte del giusto, dell’eticamente corretto. E non può che trionfare, nel processo e nella vita, così come il suo assistito. Ecco, però, che quest’ultimo punto in Schegge di paura si conferma solo in parte, ma andiamo con ordine.

Schegge di paura, thriller giudiziario d’effetto

Se si parla di un film arrivato nelle sale diversi anni fa, in questo caso nel 1996, uno spoiler è da considerarsi davvero tale? Probabilmente sì. A maggior ragione se la rivelazione finale sconvolge le carte in tavola e costringe a valutare ogni cosa da una nuova prospettiva, come in questo caso. Quindi andremo cauti. Richard Gere è Martin Vail, affascinante e carismatico indubbiamente, ma forse non un vero e proprio baluardo della moralità.

Decide quindi di difendere il giovane Aaron non tanto perché è convinto della sua innocenza, ma perché è convinto di renderlo innocente agli occhi della giuria e dei media. E il caso in questione è proprio uno di quelli che i media seguono con attenzione, uno di quelli che fanno finire l’avvocato difensore dritto dritto in prima pagina. E Vail non aspettava altro che una nuova occasione per accrescere il proprio ego e la propria popolarità. Aaron, timido, impacciato e balbuziente 19enne, è accusato di aver ucciso con 78 coltellate l’arcivescovo di Chicago.

Tra certezze e ambiguità

Edward Norton, Richard Gere e Frances McDormand in una scena del film Schegge di Paura

La caratura della vittima del crimine farà mobilitare influenti personaggi, pronti a condannare il giovane con la massima pena. Non mancano del resto numerosi indizi a carico dell’ipotesi di colpevolezza di Aaron. Quando poi verranno fuori prove di abusi e scandali sessuali da parte dello stesso arcivescovo ai danni di Aaron e altri ragazzi, la strada percorribile sembra essere una sola.

Vail rimarrà però vittima del suo stesso gioco, finendo per convincersi egli stesso dell’innocenza del ragazzo, nonostante ogni indizio sembri remare in direzione opposta. Aaron, durante gli incontri con la psichiatra di fiducia di Vail, interpretata da Frances McDormand, l’anti-diva hollywoodiana, rivelerà una seconda personalità, quasi una seconda identità, Roy, che prende il sopravvento sul docile e timido Aaron. Dopo il passaggio dell’aggressivo Roy, Aaron, tornato in sé, non ricorda nulla di quanto accaduto. A pubblico, avvocati e giuria, spetta l’arduo compito di stabilire quale faccia di Aaron sia quella autentica e quale sia responsabile dell’efferato crimine. E perché non entrambe.

Schegge di paura può contare sul carisma e sull’interpretazione dei suoi protagonisti. Primo fra tutti, Edward Norton (qui la sua TOP 5 secondo noi), alla sua prima volta sul grande schermo. Debutto in grande stile che gli è valso una candidatura al Premio Oscar e una vittoria ai Golden Globes, per la sua performance dell’ambiguo Aaron. La pellicola riscosse un’ottima impressione su pubblico e critica, che si riflesse sugli incassi al botteghino, che superarono i 100 milioni di dollari, a fronte di un budget ben più risicato. Il successo probabilmente, fu, anche in parte dovuto, all’omonimo romanzo (e best-seller), Primal Fear nel titolo originale, a cui il film si ispira, che fece appassionare i lettori nel 1993 con un intreccio coinvolgente e dal finale non scontato.

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