Saltburn, recensione: il talento di Mrs. Emerald Fennell

Saltburn è un film che ci ha parecchio colpito in questa diciottesima edizione della Festa del Cinema di Roma. La cura dei dettagli e la sua estetica ricercata dimostrano le capacità della regista Emerald Fennell e rendono il film, dalla storia interessante ma già vista, veramente eccezionale.
Barry Keoghan in una scena del film Saltburn

Abbiamo visto Saltburn alla Festa del Cinema di Roma e siamo rimasti estasiati per la sua eleganza visiva. Dalla regia, pulita e ricercata, fino alle grafiche preziose che ti accolgono con i titoli di testa. Per non parlare della colonna sonora entusiasmante di Anthony Willis, non un semplice accompagnamento ma, appunto, una colonna portante del film.

Il film di Emerald Fennell è un thriller nascosto dietro un’ottima commedia, che col passare del tempo diventa sempre più assurda e inquietante. Una storia non originalissima, con evidenti influenze di film come Il talento di Mr. Ripley e Parasite, ma messa in scena con una cura maniacale in un 4:3 che sta tornando di moda. Che poi, checché se ne possa dire, una storia come quella di Parasite non è mai passata di moda.

Nel cast abbiamo uno grande Barry Keoghan, che ha tanta fame di Oscar e per quello che sta dimostrando se lo meriterebbe anche. Ma oltre a lui ci sono anche la stella nascente Jacob Elordi e la sempre straordinaria Rosamund Pike. Si viene con loro a creare un quadretto disagiante, regale e di una bellezza rara, immerso nel verde di un posto magico.

Molte persone si perdono a Saltburn

Oliver Quick inizia la sua nuova avventura ad Oxford ma non riesce a integrarsi e a farsi degli amici. L’unico a considerarlo è Michael Gavey, uno studente di matematica odiato da tutti, anche dallo stesso Ollie. Fa però un favore al bello e ricco Felix Catton, che vede in lui qualcosa di speciale e decide di farlo diventare suo amico. Ollie però sembra insicuro, ha paura di venire abbandonato, e si comporta in modo tale che questo accada. Però la morte di suo padre spinge di nuovo Felix da lui, che ha deciso di stare vicino allo sfortunato amico. Per l’estate lo invita infatti a Saltburn, dove ha un castello che prima apparteneva alla famiglia reale.

Un posto magico, con un terreno smisurato, una piscina, decine di stanze meravigliose e addirittura un labirinto. Ollie si sente però inizialmente a disagio, deve conoscere gli strani genitori di Felix e sua sorella Venetia. Oltre che condividere alcuni spazi col suo “nemico” Farleigh, ospite fisso nella tenuta dei Catton. Ollie però riesce a cambiare, ad ambientarsi e a passare un’estate che sicuramente non si scorderà mai.

Un thriller travestito da commedia

Jacob Elordi in una scena del film Saltburn

La prima metà del film, fino al trasferimento a Saltburn, è divertentissima. Battute brillanti ti accompagnano nell’esperienza di Oxford che deve vivere Oliver. Ma anche nel castello, tutti i momenti di tensione si alternano a buon ritmo con altri di un umorismo tinteggiato di nero. Ma anche la tensione che si prova è puramente psicologica, il film è privo infatti di violenza nel suo significato più stretto. È più che altro il districarsi della trama a farci sobbalzare sulla sedia.

I riferimenti visivi si rifanno in alcuni momenti a racconti anche horror, ci è apparso chiaro in una scena che Keoghan richiamasse i movimenti vampireschi di Dracula, ed è una cosa confermata dall’andamento della sequenza. Ma anche i forti richiami alla mitologia greca con la storia del labirinto del Minotauro e quella di Icaro, hanno reso una parte del film veramente caratteristica e di grosso impatto.

Saltburn ci ha quindi stupito non tanto per l’originalità della sua storia, e non solo per la bravura maniacale dei suoi intepreti – su tutti l’astro crescente Barry Keoghan, qui 5 must watch per approfondirlo – ma per l’originalità estetica che ci è stata messa di fronte. Spesso ossimorico e contrastante, questo è un film ottimo, e se apprezzate il cinema concorderete con noi almeno su quest’ultima affermazione.

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