Revoir Paris, recensione: viaggio nel trauma del rivedere e rivedersi

Revoir Paris è disponibile nei cinema italiani dal 12 ottobre. Presentata in anteprima a Cannes 22 e poi al TIFF, la pellicola di Alice Winocour, che ne cura regia e sceneggiatura, rievoca il dramma del Bataclan in un percorso di accettazione e riscoperta di sé.
Virginie Efira in una scena del film Revoir Paris

Arrivato nelle sale italiane a più di un anno di distanza dall’anteprima a Cannes 22, Revoir Paris ci fa tornare con la mente nella Parigi del 13 novembre 2015. In quella Parigi che è stata teatro di uno degli attentati terroristici che hanno causato più morti in Francia. In quella notte che sconvolse la capitale e il mondo intero, furono colpiti i punti nevralgici della vita culturale della città, lo Stade de France, il Bataclan, bar e ristoranti.

Pour Jérémie. Così si aprono i titoli di coda. Alice Winocour dedica al fratello, che quel giorno era al Bataclan e sopravvisse alla tragedia, la sua chiave di lettura di quel dramma che l’ha colpita così da vicino. Non lo fa subito. Winocour si prende il tempo necessario per rielaborare il dolore e le sensazioni, portandole su schermo 7 anni dopo, attraverso la storia di Mia.

Revoir Paris e l’efficacia della semplicità

Revoir Paris è proprio questo. Niente effetti speciali. Niente sequenze action nel momento dell’attacco. Tutto è affidato agli occhi e alla memoria della protagonista. Al suo racconto e al racconto delle persone che hanno condiviso con lei quegli attimi di terrore. La regista e sceneggiatrice, affidandosi non solo all’esperienza della sua famiglia, ma anche a quella di altre vittime, nonché con il supporto di psicologi, mette il suo pubblico faccia a faccia con le ferite che l’attentato ha lasciato sui superstiti e sui cari di chi non ce l’ha fatta. Senza spettacolarizzazione, senza la volontà di stupire o colpire, ma solo di raccontare, di lasciare un segno, una testimonianza. Questa è la scelta cinematografica di Alice Winocour. Qui vi lasciamo invece una lista di film che hanno raccontato l’11 settembre.

Le atmosfere di una Parigi anonima, non riconoscibile, i colori della notte, il traffico, il chiodo di pelle e i capelli di Mia raccolti in una coda perfetta. Tutte immagini che si ripropongono continue e sempre simili, come a farci entrare in un loop, in quella sensazione di smarrimento e di blocco in cui si trova la protagonista. Una situazione statica dalla quale Mia sente la necessità di uscire disperatamente, di tornare a quella normalità che sembra appartenere ad un’altra persona, di tornare alla vita di prima. Prima che tutto si fermasse, in una quotidianità che continua a scorrere incessante e nella quale ci si sente sempre più estranei.

Rivivere il trauma…

Virginie Efira in una scena del film Revoir Paris

Ma la storia di Mia è anche e soprattutto una storia di rivincita e di resilienza. Mia, interpretata da Virginie Efira, è una traduttrice di lingua russa. Ha una relazione che ci viene presentata come stabile e serena, dove le avvisaglie dei problemi vengono lasciate in profondità. Alla fine della giornata, Mia raggiunge il compagno al ristorante. Lui, medico, dovrà però tornare in ospedale in seguito ad una chiamata.

Mia così, sulla strada di casa, decide di ripararsi dalla pioggia improvvisa in un altro locale, l’Etoile de Paris. Qui il nostro sguardo segue le sue mosse. I suoi occhi che si posano su un gruppo di amici che festeggia un compleanno, marito e moglie a cena, due giovani turiste alle prese con le escargot. Mia si allontanerà per andare in bagno e, al suo ritorno, il suono di due spari, improvvisi, e la caduta delle due persone colpite proprio davanti a lei, segneranno un cambiamento permanente nella vita di tutti i presenti.

… per ricominciare

Virginie Efira e Benoît Magimel in una scena del film Revoir Paris

Abbiamo poi un blackout di tre mesi, nei quali Mia si rifugia lontano da Parigi per rimettere insieme i pezzi. Sappiamo solo che è stata ferita, che è sopravvissuta, ma non abbiamo altri dettagli della sua notte da incubo. Tornata in città appare subito evidente, a noi e a lei, che quel tempo non è stato sufficiente. Ci sono ancora tante immagini che non sono nitide nella sua mente, tante cose e persone da ricordare, recuperare, luoghi da rivivere.

Mia realizzerà di dover fare i conti una volta per tutte con i ricordi che riaffiorano, con il dolore vissuto. Per poterlo lasciar andare e per poter accettare il cambiamento e la persona che è diventata dopo il trauma. Per poter assaporare davvero la consapevolezza di essere vivi e di avercela fatta. Solo allora sarà possibile rivedere davvero Parigi, anche se sotto una luce nuova e diversa, e, come suggerisce il titolo italiano, Riabbracciare Parigi. Revoir Paris finalmente.

Revoir Paris non è l’unico film proveniente da Cannes e uscito nell’ultimo anno che ha trattato degli attacchi al Bataclan: se volete vedere l’altro lato, quelle indagini della gendarmeria che seguirono, qui vi parliamo di November con Jean Dujardin.

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