Oppenheimer, l’Oscar che volevamo e di cui c’era bisogno adesso

Christopher Nolan, una figura chiave del cinema contemporaneo, ha lungamente atteso il riconoscimento dei grandi festival. Dopo anni di sforzi, l'arrivo di Oppenheimer ha portato finalmente sette Oscar. Questo trionfo solleva interrogativi sulla sua vittoria: è solo la qualità del film o indica qualcosa di più profondo riguardo l'industria cinematografica?
Cillian Murphy è Oppenheimer in una scena del film

Christopher Nolan è una figura imprescindibile del cinema moderno. Mai riconosciuto tale dai grandi festival, dopo Tenet, sembrava che Nolan si fosse rassegnato alla mancanza di quel riconoscimento che inseguiva da 20 anni. La prima nomination risale infatti al lontano 2002: Miglior sceneggiatura per quella perla di Memento. Ci era andato vicino con Dunkirk, pellicola che nella sua filmografia si avvicina di più allo stile caro all’Academy. Eppure, per un particolare scherzo del destino, data l’ossessione del regista per l’argomento, era solo una questione di tempo. Doveva arrivare Oppenheimer e le sue 7 statuette a mettere fine a questa storia.

Ma quali sono i motivi che si celano dietro a una vittoria così netta? È merito esclusivamente della qualità del film o suggerisce qualcosa di più profondo? E’ quello che cercheremo di scoprire oggi cercando di analizzare il significato dietro a questo trionfo, fino a poco tempo fa inaspettato.

Oppenheimer, a volte la tecnica non basta

Cillian Murphy in una scena del film Oppenheimer

Partiamo dall’aspetto più evidente: l’incredibile qualità tecnica del film. Già dalla sceneggiatura, Oppenheimer si rivela sorprendente. Christopher Nolan scrive e dirige una pellicola poliedrica, che fonde più generi cinematografici. È contemporaneamente un thriller psicologico, un legal drama e un biopic storico; categorie così abilmente intrecciate da passare quasi inosservate. Va anche dato merito a Nolan per essere riuscito ad essere complesso, senza essere complicato (punto debole di Tenet). Nonostante l’ambiguità nel delineare una figura controversa come quella di Oppenheimer , Nolan si dimostra chirurgico, posizionando l’occhio della macchina da presa sul cuore del dilemma e lasciando agli spettatori le interpretazioni. 

Detto questo, il film è impeccabile in ogni suo aspetto tecnico, dalla fotografia ai costumi. Aggiungete all’equazione un’incredibile performance attoriale ed il successo è assicurato. Cillian Murphy dimostra di essere finalmente un attore eccezionale. Durante l’intero film, offre una doppia interpretazione: mentre pronuncia le battute della sceneggiatura, il suo sguardo glaciale sembra spesso contraddire il significato delle parole, lasciando lo spettatore in balia di un uomo che non può essere decifrato. 

Poco si può aggiungere su Robert Downey Jr., se non che è stato autenticamente vero. Dopo anni trascorsi nel mondo Marvel, l’attore incarna un villain al contempo bianco e nero, come la fotografia delle scene che lo ritraggono. Eppure, nonostante ciò, tutto questo è solo uno dei motivi per cui Oppenheimer è stato premiato come miglior film!

Oppenheimer, il portavoce di Hollywood

Christopher Nolan alla 96esima edizione degli Oscar

Arriviamo al secondo motivo per cui Oppenheimer ha ricevuto ben sette statuette dall’Academy. Come noto, la cerimonia degli Oscar tiene conto di molteplici fattori al di là della pura qualità intrinseca della pellicola. La premiazione rappresenta il modo in cui l’industria cinematografica di Hollywood sceglie di presentarsi globalmente. Il miglior film diventa quindi il portavoce di ciò che gli Stati Uniti vogliono, o quantomeno ciò che vorrebbero, rappresentare. Non è certo una novità che il cinema abbia affrontato una crisi non trascurabile post-pandemia, evidenziata dal drastico calo di pubblico che ha interessato un po’ tutti, incluso il genere dei cinecomic. 

Persino Disney sta adattando l’intera struttura dell’universo Marvel di fronte ad un interesse sempre più in diminuzione. In questo clima di fatica costante, Oppenheimer è stata una boccata d’aria fresca. Dunque, dopo anni in cui si sono premiati film di grande valore ma dal carattere più autoriale e meno popolare (come Coda, Nomadland, Moonlight, Birdman), agli Oscar si è scelto di invertire la rotta. Già lo scorso anno, con la vittoria di Everything Everywhere All At Once, si percepiva un’aria di novità, che si è finalmente manifestata quest’anno con Nolan. 

Oppenheimer simboleggia il film capace di coniugare autorialità e popolarità, intriso di significato ed al contempo in grado di attrarre il pubblico. In questo, Nolan, pronto per cimentarsi con il genere horror, è sempre stato un maestro. Sarebbe riduttivo citare un singolo film, poiché l’intera filmografia del regista ha saputo catturare l’attenzione del pubblico, mantenendo sempre uno stile inconfondibile che non lascia dubbi sulla sua autenticità.

Un esempio da seguire per tutti

Robert Downey Jr. in una scena del film Oppenheimer

In questo panorama, in cui la formula logora dei supereroi e dei franchise consolidati appare affaticata, Oppenheimer si erge come guida. Il film non solo rispetta gli elevati standard qualitativi, ma ha anche il merito di attrarre un pubblico eterogeneo, unendo generazioni diverse di cinefili di tutte le età sotto lo stesso tetto. Ciò che quindi rende Oppenheimer un fenomeno è il suo impatto trasversale, che va oltre il semplice successo al botteghino. Ha generato un passaparola entusiastico, unendo le persone in un momento in cui la società sembra divisa su molte questioni, compreso il cinema.

Il fatto che il film abbia superato di gran lunga il successo di Barbie al botteghino italiano dimostra che il suo richiamo va ben oltre il puro intrattenimento di massa, suggerendo una fame di contenuti più profondi e stimolanti. L’attrazione di Oppenheimer è evidente anche a livello globale, con incassi che si avvicinano al miliardo di dollari, un risultato che pochi film premiati come miglior film agli Oscar possono vantare. Questo successo commerciale e critico rappresenta un ritorno alle radici del cinema di qualità, ricordando il trionfo di Il Signore degli Anelli: Il ritorno del Re agli Oscar del 2004.

Cosa significa il trionfo di Oppenheimer per il futuro

Christopher Nolan e Cillian Murphy sul set di Oppenheimer

Oppenheimer segna un impatto culturale profondo, stimolando la riflessione su questioni cruciali come moralità e scienza. La sua vittoria agli Oscar non è semplicemente un riconoscimento tecnico, ma un segnale potente per l’intera industria cinematografica. Sfidando l’idea che il successo commerciale debba compromettere l’integrità d’autore, il film dimostra che la grandezza artistica può convivere insieme alla popolarità. In un momento di crisi per il settore, Oppenheimer offre speranza per un ritorno alla convergenza tra cinema di qualità e grande pubblico. Questo riconoscimento suggerisce una nuova definizione di successo cinematografico, oltre i tradizionali confini. 

Come questo risultato influenzerà il futuro è difficile da dire, ma è auspicabile che vedremo un ritorno dei grandi blockbuster d’autore. Abbiamo già un esempio attuale in sala con il secondo capitolo di Dune, di cui trovate anche la recensione (teniamo d’occhio il film di Villeneuve anche per gli Oscar 2025). D’altronde, il cinema ha prosperato nel corso degli anni grazie a grandi film, guidati da grandi autori, capaci di riunire tutte le generazioni in sala. Lo Squalo, 2001, Jurassic Park, Il Signore degli Anelli, The Departed: sono pellicole che hanno saputo coniugare autorialità e spettacolo. 

Forse agli Oscar hanno pensato che fosse giunto il momento di abbandonare la serialità e di guardare al passato per continuare a camminare avanti. Quindi, possiamo affermare che Nolan è stato in fondo un moderno Prometeo, che, “rubando” dai grandi passato, ha restituito all’intera industria ciò di cui ha bisogno per ripartire. La vittoria di Oppenheimer potrebbe segnare un punto di svolta nel modo in cui vengono concepiti e apprezzati i film a Hollywood, aprendo la strada ad una rinascita dei grandi blockbuster d’autore che affondano le radici nella tradizione cinematografica.

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