Il cielo brucia, recensione: indagine sul reale alimentata dal fuoco

Un incendio, due amici e un incontro fortuito danno inizio all’ultimo progetto di Christian Petzold. Il regista continua la sua filmografia divisa in trilogie con la seconda pellicola dedicata al romanticismo tedesco. Il cielo brucia mette in scena una commedia romantica che si interroga sul rapporto tra uomo e realtà.
Thomas Schubert e Paula Beer nel poster del film Il cielo brucia

Christian Petzold è uno dei cineasti più influenti per quanto riguarda il cinema contemporaneo tedesco. Il regista torna in sala con Il cielo brucia, film vincitore all’ultima berlinale dell’Orso d’argento per il Gran Premio della Giuria. La pellicola continua la trilogia degli elementi (o del romanticismo tedesco) iniziata con Undine. Se in quest’ultima, Petzold sceglie l’acqua come unità per raccontare il proprio mito di Ondina, ne Il cielo brucia utilizza il fuoco per narrare i rapporti dei giovani protagonisti con la realtà che li circonda.

Mentre fuori imperversa un incendio, che sta devastando le foreste vicino ad una località balneare tedesca, Leon e Felix decidono di ritirarsi in una piccola casa per dedicarsi ognuno al rispettivo lavoro. Leon è uno scrittore preoccupato che il suo secondo racconto non piaccia all’editore, mentre Felix si dedica al suo portfolio di scatti fotografici per la scuola d’arte. Ad allargare il gruppo arriva Nadja, lavoratrice stagionale che pernotta nella stessa casa dei due ragazzi. Leon si innamora di lei al primo sguardo, ma la presenza del bagnino Devid non fa altro che aumentare il nervosismo del giovane scrittore, preoccupato per il destino del suo romanzo.

Petzold confeziona un’opera che mantiene un carattere più leggero rispetto ad Undine, col quale conserva comunque un legame, grazie alla presenza di Paula Beer e ad un richiamo all’elemento dell’acqua. I toni da commedia, comunque piacevoli all’interno di un racconto che si concentra molto sulle insicurezze del protagonista, trovano uno spazio perfetto nell’ecosistema del film. Mentre, appunto, il cielo brucia a causa degli incendi, i giovani protagonisti si aggrovigliano in un turbinio di emozioni, alla ricerca dei propri sogni.

Vivere a distanza

Protagonista del racconto è Leon. Dall’aspetto un po’ paffuto e a tratti imbranato, il giovane si muove con fatica all’interno della realtà. Come spesso accade con  i protagonisti di Petzold, anche Leon guarda ciò che lo circonda attraverso dei filtri, staccandosi completamente dal mondo in cui vive. Il giovane, preoccupato per il suo racconto, si tramuta in un inetto incapace di cogliere le opportunità. 

A differenza dei suoi compagni di viaggio, Leon ha sempre uno sguardo scocciato, nervoso, preferisce restare a letto a dormire o rimanere a casa a “lavorare” mentre gli altri si divertono, pentendosene subito dopo. Incapace di trasmettere le proprie emozioni, Leon lascia che la vita gli sfugga tra le mani, perso all’interno del suo mondo nel quale esiste solo la sua opera, elemento centrale sul quale si costruisce la sua intera esistenza. L’arrivo dell’editore non fa altro che peggiorare questa sua condizione, trovandosi ancora una volta di cattivo umore quando i suoi amici si intromettono all’interno del suo contesto lavorativo.

Leon si blocca, non riuscendo a conciliare i momenti di svago e quelli lavorativi. Non riesce come Felix, ad esempio, ad unire l’utile al dilettevole. Il giovane rimane imprigionato nella sua gabbia, soffocando qualsiasi sentimento che possa, anche solo un per secondo, distrarlo dal suo manoscritto. Ma nel frattempo, al di là di quelle pagine, si trova un mondo in continuo movimento. Tutto attorno a lui cambia, si trasforma, e proprio come la foresta che brucia, non potrà tornare come prima.

Lo sguardo attraverso lo schermo

Thomas Schubert in una scena del film Il cielo brucia

Nella pellicola si ripropone più volte il tema dello sguardo, spesso filtrato da uno schermo. Su questo è cruciale la scena di Felix che spiega l’idea per il suo portfolio: rappresentare, con un primo sguardo da dietro e poi con un ritratto, le persone che osservano il mare. Lo scrittore non riesce a trovare il senso di tutto ciò. Le persone guarderebbero direttamente nella fotocamera, mettendosi così in posa nello scatto. La realtà verrebbe così filtrata e non rappresentata nella sua autenticità. Per Leon, perso nella sua costante riflessività, è impossibile rappresentare naturalmente la realtà. 

Felix non riesce a convincere l’amico di poter riprodurre ciò che lo circonda senza sfruttare la mediazione di uno schermo, catturando la realtà del momento ormai impressa per sempre. Gli occhi stessi del protagonista sono ciò che lo separa dal reale. Convinto che questo sia impossibile da riprodurre, Leon rimane intrappolato nelle sue paure. L’uomo, spesso dentro casa, guarda i suoi amici attraverso la finestra, senza mai superare quel varco che li separa. 

Rossa come il fuoco

Paula Beer e Thomas Schubert in una scena del film Il cielo brucia

Nadja è l’elemento che disturba il filtro della realtà di Leon. Lei, sempre vestita di rosso, diventa una scintilla che dà fuoco all’animo turbato del giovane scrittore. L’amore tra i due sembra nascere da un primo sguardo, ma l’incapacità del protagonista di liberarsi dalla sua gabbia mentale rende il loro rapporto complicato. Ma quando si trova in presenza di Nadja, Leon sembra mollare la presa. Il suo sguardo cambia, abbatte il muro che ha costruito per lasciarsi andare al tepore della ragazza.    

Improvvisamente il mondo intorno a lui diventa interessante. Ma per Leon è difficile entrare in una realtà che ha sempre vissuto con disinteresse. Con sempre più fatica Nadja cerca di farsi strada nel cuore dello scrittore tormentato, il quale non riesce ad aprirsi completamente con lei. Mentre l’incendio divampa incontrollato, Nadja cerca di spegnere le fiamme che alimentano l’indifferenza di Leon. 

Il cielo brucia è una commedia romantica godibile, leggera e riflessiva quando serve. Attraverso le immagini e gli sguardi dei protagonisti, il film supera lo schermo per raccontare il rapporto con la realtà, lanciando un’occhiata preoccupata ad un clima succube di anomali cambiamenti. Meritato sicuramente il premio della berlinale 73, edizione con alcuni titoli dimenticabili come il ripetitivo Inside con Willem Dafoe.

La pellicola è disponibile in sala dal 30 novembre, andando a chiudere un mese ricco di titoli tutti da recuperare. E voi? Cosa ne pensate dell’ultimo film di Christian Petzold? Ditecelo nei commenti!

Facebook
Twitter