Fuga da Alcatraz, recensione: il thriller che ha riformato un genere

Arriva su Infinity+ Fuga da Alcatraz, film del 1979, diretto da Don Siegel e interpretato da Clint Eastwood, racconta l'iconica storia dell'evasione di Frank Morris e i fratelli Anglin da Alcatraz nel 1962. Il carcere diventa simbolo di isolamento. Siegel ed Eastwood offrono uno sguardo affascinante su un mondo dominato dalla fuga e dalla speranza, rendendo il film un caposaldo del genere carcerario.
Clint Eastwood nel poster del film Fuga da Alcatraz

L’oscura imponenza di Alcatraz si erge come sfondo inquietante nel panorama cinematografico del 1979, quando Don Siegel e Clint Eastwood collaborano per creare uno dei film sull’evasione più iconici del genere: Fuga da Alcatraz. In questa immersione nella vita di prigione e nei meandri dell’ingegno umano, il film ci regala un ritratto teso e affascinante dell’inesorabile desiderio di libertà. La pellicola si basa sulla vera storia dell’evasione di tre detenuti, Frank Morris e i fratelli John e Clarence Anglin, avvenuta nella notte dell’11 giugno 1962. 

Siegel ed Eastwood rendono omaggio alla figura del fuggitivo, che si trasforma in un artista dell’astuzia e della perseveranza, alla ricerca di una via d’uscita impossibile. La storia si svolge in un’epoca di repressione e violenza, periodo in cui il carcere di Alcatraz si fa simbolo dell’isolamento e della privazione. Fuga da Alcatraz ci offre quindi l’occasione di assistere ad un mondo che forse non vogliamo conoscere, sempre più soggetto alla logica della fuga e della speranza.

Cerchiamo di scoprire insieme cosa ha reso il film un caposaldo del genere!

La trama di Fuga da Alcatraz

Clint Eastwood in una scena del film Fuga da Alcatraz

Fuga da Alcatraz racconta la storia della fuga di Frank Morris, interpretato da Clint Eastwood, dalla famigerata prigione di Alcatraz. Morris, un detenuto astuto e con una lunga storia di tentativi di fuga, viene trasferito nella massima sicurezza di Alcatraz, nota come “La Roccia”, situata nell’omonima isola di fronte a San Francisco. Il film si sviluppa dettagliando la vita quotidiana nella prigione. La forte personalità di Morris lo spinge a pianificare la fuga. Con l’aiuto di due compagni detenuti, interpretati da Fred Ward e Jack Thibeau, Morris inizia a scavare un tunnel nascosto all’interno della sua cella.

Nel frattempo, il direttore della prigione, interpretato da Patrick McGoohan, sospetta delle attività dei detenuti e intensifica le misure di sicurezza. La trama si snoda attraverso l’ingegnoso processo di costruzione del tunnel, l’acquisizione di attrezzature necessarie e l’elaborazione di piani di copertura. La tensione raggiunge l’apice durante la notte della fuga, quando i detenuti intraprendono la rischiosa traversata attraverso le acque gelide della baia di San Francisco su una zattera di fortuna preparata per l’occasione. Il film cattura magistralmente il brivido dell’evasione, mettendo in risalto la tenacia e l’ingegnosità di Morris e dei suoi complici.

Clint Eastwood, l’attore giusto al posto giusto

Clint Eastwood in una scena del film Fuga da Alcatraz

Figura silenziosa ma potente, Frank Morris, incarnato con maestria da Clint Eastwood, cattura fin da subito la scena. Morris è un uomo di poche parole, pragmatico e le cui azioni risuonano con un’eco straordinario. Eastwood, noto da sempre per la sua capacità di comunicare semplicemente con lo sguardo, infonde nel personaggio un desiderio di libertà che risulta credibile e coinvolgente. La sinergia tra Eastwood e Siegel, consolidata da una lunga carriera e frequenti collaborazioni, raggiunge il massimo in Fuga da Alcatraz. Secondo le ultime fonti inoltre, Eastwood sarebbe pronto a dirigere l’ultimo film della sua carriera.

Siegel, maestro dell’economia cinematografica, racconta una storia senza eccessi, mantenendo un ritmo incalzante e una regia concisa. La sua predilezione per il linguaggio visivo rispetto alla narrativa si riflette nella forza delle immagini e nelle sequenze cinematografiche di grande impatto. Siegel, già affermato nel genere carcerario, dimostra la sua abilità nel creare tensione anche dalla semplice routine quotidiana della vita in prigione. Ogni dettaglio, dalla disciplina imposta alle pratiche carcerarie disumanizzanti, viene presentato con una precisione chirurgica.

Il regista è un narratore esperto, che introduce il pubblico alla dura realtà di Alcatraz prima di regalare una fuga elaborata ed audace. Il film è un vero e proprio viaggio attraverso la mente di un uomo determinato a sfuggire alla prigionia, non solo fisica, ma anche mentale.

L’autenticità di Alcatraz sullo schermo

Foto della vera prigione di Alcatraz

Un elemento chiave che contribuisce al successo del film è l’ambientazione autentica di Alcatraz. Le riprese effettuate sulla stessa isola. Ciò crea un’atmosfera claustrofobica e carica di tensione, trasmettendo al pubblico la stessa sensazione di isolamento e oppressione vissuta dai detenuti. Alcatraz è presentata come una prigione infernale, dove le condizioni di vita sono spartane e la violenza è sempre in agguato. 

Il film propone la prigione ultimo  strato della società, dove i detenuti sono costretti a sottomettersi alle regole imposte da un sistema ingiusto e crudele. Il film pone anche delle domande etiche sul senso della pena e sul ruolo della giustizia, in un sistema che non mira a riabilitare il condannato, ma solo a punirlo.

L’importanza di Fuga da Alcatraz per il genere

Foto degli evasi che hanno ispirato il film Fuga da Alcatraz

Il piano di fuga, apparentemente semplice, è un esercizio di astuzia che coinvolge gli spettatori. Tuttavia, la fuga stessa, sebbene audace, si sviluppa in modo inaspettatamente semplice. Questo tocco di realismo, sebbene sorprendente, potrebbe risultare un punto di contenzione per gli spettatori che si aspettano un climax più esplosivo. Tuttavia, il film non vuole essere solo un thriller d’azione, ma anche una riflessione sulla natura della libertà. Il film lascia infatti in sospeso la sorte dei fuggitivi, senza confermare se siano riusciti a raggiungere la terraferma o siano annegati nel tentativo. 

Di certo il film ha contribuito a definire il genere dei film sull’evasione, influenzando successivi lavori cinematografici (Come ad esempio il film Le ali della libertà, di cui trovate la nostra recensione). La sua eredità si riflette nelle scelte narrative, nell’approccio visivo e nell’abilità di creare tensione senza l’uso eccessivo di dialoghi. Il film fa della sua fedeltà alla storia vera il punto di forza, basandosi sui documenti e sulle testimonianze dei protagonisti. Inoltre Siegel si avvale di una fotografia cupa e di una colonna sonora minimalista, che accentuano il senso di angoscia.

Concludendo, Fuga da Alcatraz è un’opera che scava oltre la superficie. Siegel e Eastwood catturano l’essenza umana dietro le sbarre, esplorando la psicologia dei detenuti, la durezza della vita carceraria e la compulsione intrinseca alla libertà. Siegel, con la sua regia quasi chirurgica e la capacità di estrarre interpretazioni potenti dai suoi attori, si afferma come uno dei grandi del cinema, contribuendo a plasmare il genere carcerario e l’evasione cinematografica.

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