Colpo di fortuna o di sfiga? Tutte le volte nel cinema di Woody Allen

Finalmente dopo 50 film Woody Allen scrive la parolina magica in un titolo. Un colpo di fortuna mette in chiaro che il caso è il grande protagonista dell’ultimo film. Ma il destino sfavorevole o favorevole è già da tempo un tema sommerso nelle storie del regista. Abbiamo ripercorso le vicende di 10 suoi protagonisti, condizionati dalla (s)fortuna!
I personaggi di Woody Allen: Joaquin Phoenix (Irrational Man), Diane Keaton (Misterioso omicidio a Manhattan), Lou de Laâge, Melvil Poupaud e Niels Schneider (Un colpo di fortuna), Timothée Chalamet (Un giorno di pioggia a New York), Larry David (Basta che funzioni)

Woody Allen è al cinema con il cinquantesimo film della sua carriera. Senza stabilire ora se sarà o no l’ultimo del regista ottantottenne, quello che si può dire con certezza è che si tratta di un film riassuntivo. Più che riassuntivo, è un film che svela, scopre le carte e illumina la carriera del suo autore. Sì, perché Un colpo di fortuna, già dal titolo, mette a tema in modo esplicito e palese il valore della sorte. Quello che in cinquant’anni film è sempre stato criptato, sotterraneo, a volte più altre meno in superficie.

Ora Woody Allen sembra dirci: “ecco cosa c’è sempre stato“, anche quando non l’avete saputo riconoscere. E ci fornisce un manuale su come intendere la fortuna, la sorte, il caso nella sua intera filmografia. D’ora in poi non potremo più sbagliare.

Alla luce di Un colpo di fortuna e grazie al suo potere disvelatore e illuminante abbiamo riletto la filmografia di Woody Allen (qui una lista dei suoi alter ego più celebri). Nei film precedenti a quest’ultimo abbiamo ritrovato 9 personaggi (o coppie) che hanno subito l’influsso determinante della sorte. La linea è sempre sottile, a volte non si riconosce neanche il confine, fra la fortuna e la sfiga. Ricordiamoli insieme.

Leonard Zelig

Woody Allen in una scena del film Zelig

Zelig è un film di Woody Allen che risale al 1983. Il regista interpreta il protagonista Leonard Zelig, in un film che ha la forma di un documentario parodico. La sorte e la fortuna compaiono già nel suo nome: in yiddish vuol dire “benedetto“. Leonard è benedetto nonostante sia affetto da una sindrome camaleontica: i tratti fisici dell’uomo si trasformano in base ai contesti che lo circondano, proprio come il colore del camaleonte che si adegua alla superficie su cui si appoggia. Un colpo di sfortuna ha reso Zelig malato, che paradossalmente si chiama “benedetto“. Ma allo stesso tempo la sua malattia gli ha permesso di conoscere Eudora Fletcher, la psichiatria che studiando la sua strana sindrome si innamora dell’uomo. La sorte è stata così impietosa con Zelig? O la malasorte è stata, invece, la sua fortuna? Già questo primo esempio, più lontano nel tempo, spiega tutto del rapporto di Woody Allen con il caso.

Judah Rosenthal

Martin Landau in una scena del film Crimini e Misfatti

Crimini e misfatti è un Delitto e castigo al rovescio. Judah Rosenthal è sposato con Miriam ma la tradisce con Dolores. Quest’ultima incalza l’uomo – un oculista di larga fama – affinché lasci la moglie, e scrive anche una lettera per la donna, che Judah riesce ad intercettare. Sfinito dalle pressioni dell’amante decide di chiedere a suo fratello Jack, del mestiere, di uccidere Dolores. La fortuna di Judah è che mai nessuno scoprirà che lui è il mandante dell’omicidio. Il peso morale e la crisi che affronta l’uomo, però, fanno dubitare sulla reale connotazione fortunosa del caso. Non sarebbe stato meglio, per la dignità e la salute di Judah, che venisse punito? La mancata punizione, che potrebbe sembrare un favorevole volere del caso, è per Judah la sfortuna che lo condanna per il resto della sua vita.

Larry e Carol Lipton

Diane Keaton, Jerry Adler e Woody Allen in una scena del film Misterioso omicidio a Manhattan

Diane Keaton e Woody Allen, dopo Io e Annie, tornano ad essere una coppia in quello che molti intendono come un sequel: Misterioso omicidio a Manhattan, del 1993. Qui la sorte è beffarda e ci fa dire “ma tu guarda il caso“. I due conoscono per caso, in ascensore, gli inquilini dell’appartamento di fianco, una sera qualsiasi. Il giorno successivo la vicina, Lillian House, muore d’infarto. La morte della donna condiziona completamente la vita di Larry e Carol, soprattutto perché lei si convince che ci sia un mistero. È il caso delle sliding doors, del “se ieri sera non ci fossimo incontrati in ascensore“. Se non si fossero incontrati la morte della donna non avrebbe coinvolto le loro vite così tanto, e tutto l’intreccio del film non sarebbe mai iniziato. Una coincidenza millimetrica, capace di mettere in moto un film intero.

Frenchy Winkler

Woody Allen e Tracey Ullman in una scena del film Criminali da strapazzo

Anno 2000, Criminali da strapazzo. Quando tutto deve andare in un modo, va all’opposto, ma il risultato è addirittura migliore di quello che avevi progettato all’inizio. Come si chiama in questi casi? Botta di c**o e basta. Ray Winkler mette su un colpo in una banca per cui progetta di scavare un tunnel da un locale lì vicino. Nel frattempo che con la sua squadra di criminali allestisce il tunnel per questo colpo stratosferico, la moglie Frenchy farà finta di vendere negozi in quel locale. Se in questo film c’è la fortuna, immaginiamo che sia di Ray e dei suoi amici che riusciranno nell’intento del furto. Invece no: il colpo non va a segno, fallisce. Ma Frenchy, nella sfortuna, fa un sacco di soldi proprio con quei biscotti che vendeva per copertura. Insomma si arricchisce, e dalla sua ricchezza Ray & co. diventano più criminali di quanto già non fossero. Woody Allen sembra quasi portarci in giro, ma in fondo il caso è questo: tutto il contrario di quello che avevi previsto.

Chris Wilton

Jonathan Rhys Meyers e Scarlett Johansson in una scena del film Match point

Match Point è uno dei film in cui la fortuna è messa più esplicitamente a tema. Basterebbe il monologo iniziale, iconico, mentre la pallina si alterna di qua e di là della rete su un campo da tennis.

Chi disse preferisco avere fortuna che talento percepì l’essenza della vita, la gente ha paura di ammettere quanto conti la fortuna nella vita, terrorizza pensare che sia cosi fuori controllo. A volte in una partita la palla colpisce il nastro e per un attimo può andare oltre o tornare indietro, con un po’ di fortuna va oltre e allora si vince, oppure no e allora si perde.

La filmografia di Woody Allen forse è un po’ un tentativo di esorcizzare quella paura e dare alla fortuna, senza remore, il suo vero ruolo. Quello di controllare la nostra vita e quindi renderla fuori dal nostro controllo. Per Chris di Match Point tutto dipende dal rimbalzo di un anello, che gli salva la vita dalla pena.

Boris Yellnikoff

Larry David in una scena del film Basta che funzioni

Basta che funzioni potrebbe essere una delle tante risposte che Woody Allen dà al suo caro amico-nemico caso. Come a dirgli che faccia pure quello che vuole con la sua vita, le sue relazioni, i suoi sentimenti. Basta che alla fine, questa vita, ce la faccia funzionare. Boris è il protagonista del film del 2009 e sembra che il caso con lui si diverta a prenderlo un po’ in giro, facendogli capitare davanti persone e situazioni capaci di mettere in discussione la sua intera esistenza. Il colpo più assurdo della sorte capita alla fine, è un tonfo. Per la seconda volta l’uomo tenta il suicidio. Non solo fallisce, che già potrebbe essere una prima mossa della sorte, difficile da stabilire per un suicida se chiamarla favorevole o sfavorevole. Addirittura, però, Boris cade sopra una donna, e la fortuna del suo colpo è che diventerà sua moglie. Un modo sicuramente originale per conoscere la donna della propria vita!

Hal Francis

Alec Baldwin in una scena del film Blue Jasmine

Fare fortuna“, “avere una fortuna“. Quante volte confondiamo il denaro con la sorte, credendo al proverbiale detto “i soldi fanno la felicità“? Anche Hal Francis, in Blue Jasmine, afferma: “non tutti sono fortunati come noi“. Non solo l’uomo intende ricchi con fortunati, ma il film farà capire quanto paradossale e assurdo sia definire fortunata la propria condizione e quella della sua famiglia. Uno: quei soldi sono frutto dei suoi affari malavitosi perché è un truffatore. Due: le conseguenze dei suoi affari hanno mandato in disgrazia sua moglie, Jasmine, costretta a trasferirsi dalla sorella. Tre: dall’arresto dell’uomo è dipesa la tossicodipendenza del figlio Dwight. Come si può ringraziare la fortuna in una famiglia distrutta, con Hal che già prima dell’arresto ha costellato la sua vita di amanti e non ha mai provato amore per la moglie e il figlio? Forse Woody Allen vuole dirci che a volte, a fare la fortuna, sono i nostri stessi occhi.

Abe Lucas

Joaquin Phoenix in una scena del film Irrational Man

Abe Lucas in Irrational Man trasporta il tema della fortuna e della sorte su un piano più esistenzialistico e filosofico. Il suo personaggi, infatti, è un professore di filosofia, e le riflessioni sul caso e sulla vita sono affrontate dal punto di vista dei filosofi. La vita, però, scorre sempre su un piano concreto ed umano – e nel concreto, Woody Allen ce lo insegna, la fortuna agisce nelle piccolezze. Le piccole coincidenze, i minuscoli dettagli sono capaci di far girare la ruota degli eventi in un modo piuttosto che in un altro. In questo caso tutto è nelle mani di una torcia. Questa è la forza della riflessione sul tema: l’uomo si angoscia, si scervella, magari studia o prega, ma in fondo quella Moira cara ai greci si affida all’inutilità. L’inutilità di un anello, questa volta di una torcia, che ci urlano in faccia: “in fondo conti poco, niente“.

Gatsby Welles

Timothée Chalamet in una scena del film Un giorno di pioggia a New York

Gatsby Welles è uno dei personaggi che al caso ci crede, o meglio spera nella forza del caso. Nonostante la pioggia possa far pensare ad una brutta giornata, il titolo gioca già sul fatto che a New York stia piovendo. Amare o non amare la pioggia, però, in questo film può essere determinante per la compatibilità fra due persone. Ancora un dettaglio, da cui dipendono le relazioni. Chiaritosi le idee, alla fine di Un giorno di pioggia a New York, Gatsby sa che può confidare nella pioggia. Aspetta. E l’attesa, la pazienza sono il sintomo principale dei fedeli del caso. Chi crede, in qualche Dio o nel Dio destino, sa attendere perché confida che qualcuno arrivi. E Chan arriva davvero, proprio lì dove Gatsby la stava aspettando.

Fanny e Jean

Melvil Poupaud e Lou de Laâge in una scena del film Un colpo di fortuna

Dopo tutta la nostra lista, perché Un colpo di fortuna potrebbe essere il giusto film conclusivo di Woody Allen (almeno su questo tema)? Perché il caso è il vero protagonista, lo abbiamo già spiegato bene nella nostra recensione. Non c’è più una storia condizionata dalla sorte, e che riveste il nocciolo riflessivo su fortuna/sfortuna e suo determinismo nelle nostre vite. È la fortuna allo stato puro, quella dell’acqua distillata. La trama si assottiglia e Woody Allen resta scoperto, nudo: si è un po’ fregato e ci ha voluto far capire cosa gli è interessato in tutti questi anni. Fortuna e sfiga si fanno luce e ombra a vicenda, si confondono, giocano e si inseguono un po’ come il giorno e la notte. Chi vince alla fine? Tutti e nessuno. E chi perde? Forse l’onnipotenza degli uomini e la convinzione assurda di poter avere tutto sotto controllo.

Un colpo di fortuna varrà sempre più di un colpo di testa, di mano o di cuore di qualsiasi essere umano. Grazie Woody per avercelo ricordato!

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