A proposito di Woody Allen: 10 alter ego del regista nei suoi film

Una carriera all’insegna del cinema ma anche una carriera all’insegna dell’autoanalisi, tra sogni, paure e costanti paranoie. Woody Allen, a suo modo, si è sempre raccontato, affidandosi il più delle volte a degli alter ego che ne ricalchino ogni sfumatura.
Woody Allen nel film Prendi i soldi e scappa

Parlare dei film di Woody Allen è parlare di Allen stesso. Per l’ammontare di lungometraggi diretti, potremmo ribattezzare la sua filmografia come le 50 sfumature del regista. Questo perché in dosi più o meno massicce ogni personaggio rappresenta uno spaccato dell’irriverente autore. Se però in circa metà dei suoi lungometraggi ha preso parte direttamente a questo processo di autoritratto, con l’avanzare degli anni lo ha invece affidato a degli alter ego.

Ed è dietro i volti di questi interpreti che vogliamo scavare a fondo negli ideali, nei sogni, e nelle paranoie di un autore che non ha mai fatto mistero di sé, anzi, si è sempre raccontato con grande autoironia. Oggi Allen, a suo dire ormai prossimo al ritiro, festeggia 88 anni e queste sono le dieci versioni di sé che più tratteggiano l’autore comico americano più disilluso di sempre.

Joe in Radio Days

Seth Green e Michael Tucker in una scena del film Radio Days

Partiamo con questo viaggio nel mondo alleniano dalla sua infanzia, raccontata in Radio Days, affidando i suoi ricordi a Joe, interpretato da Seth Green. C’è New York, c’è la famiglia di origine ebraica e c’è la critica ad una certa forma di comunismo. Grande attenzione, come da titolo, è affidata all’amata radio che ha accompagnato la crescita di Allan Stewart Königsberg (vero nome di Woody) che compare solo come voce fuori campo, rivelando il suo lato nostalgico.

Lee Simon in Celebrity

Kenneth Branagh in una scena del film Celebrity

Per quanto sia spesso al centro della cronaca, Allen non è mai stato un estimatore del mondo delle celebrità ostentato dalla patinata Hollywood. Basti pensare che il regista non si è mai presentato a ritirare i premi Oscar ottenuti. Lee Simon (Kenneth Branagh) incarna quindi l’ingresso di uno sceneggiatore in quel mondo fatiscente, prendendo in giro tutte quelle dinamiche da divo che giocoforza hanno contagiato anche Woody. Iconico a tal proposito anche il personaggio interpretato da Leonardo DiCaprio, fresco del successo globale con Titanic.

Emmet Ray in Accordi e disaccordi

Seann Penn e Uma Thurman in una scena del film Accordi e disaccordi

La fittizia storia del talentuoso chitarrista Emmet Ray, secondo solo al leggendario musicista jazz Django Reinhardt, è introdotta da Allen che compare tra i tanti volti che compongono il falso documentario. Eccezionale, buffo, patetico, volgare e sgradevole, così viene definito. Interpretato da Sean Penn, Emmett è spaventato dai sentimenti e dal passato, sfogando il tutto con stravaganti hobby; nel suo nascondersi il personaggio dimostra le tante insicurezze del suo creatore che, da sempre appassionato di musica jazz, si è sempre reputato alquanto scarso.

Boris Yellnikoff in Basta che funzioni

Larry David (Boris Yellnikoff) in una scena del film Basta che funzioni

Da molti è considerato l’alter ego per antonomasia del regista, incarnando tutte le sue nevrosi, idiosincrasie e paranoie. Boris Yellnikoff (Larry David) è l’apoteosi del pessimismo cosmico, reduce da un matrimonio e da un suicidio fallito. Allen mette in scena un genio della fisica accantonando la consueta falsa modestia che lo ha spesso contraddistinto. Emerge quindi il contrasto di una figura come quella di Allen, nichilista ma sarcastica che non perde l’occasione di trattare dell’amore secondo lui, di come andrebbe vissuto senza limiti (anche di età).

Gil Pender in Midnight in Paris

Marion Cotillard e Owen Wilson in una scena del film Midnight in Paris

Il film che ha fatto conoscere ed innamorare le nuove generazioni dell’autore newyorchese. Un nuovo approfondimento sull’imperante nostalgia ma anche riguardo quella sgradevole sensazione di sentirsi fuori posto. La sindrome dell’età o epoca dell’oro, che esiste realmente, è soggetto del protagonista Gil Pender (Owen Wilson), che non solo la rende fulcro del suo romanzo ma ne è anche testimone vivente. La perdizione per la Parigi degli anni ‘20 dopotutto è la medesima di Woody Allen, da sempre amante della capitale francese che torna anche nel suo ultimo film.

Stanley Crawford in Magic in the Moonlight

Emma Stone e Colin Firth in una scena del film Magic in the Moonlight

L’illusionismo è qualcosa che spesso è presente nei film di Allen, soprattutto quando, associato ad un estremo razionalismo, è contrapposto alla complessità delle scelte. Stanley Crawford, seguace del filosofo Nietzsche, è quindi l’ennesima versione malinconica ed arrogante del regista che, forte della sua formazione, si oppone a tutto quello che è mistico ma ne comprende l’importanza per alleviare il dolore delle persone. Ad interpretare questa versione alleniana è Colin Firth che, al fianco di Emma Stone, entra in un gioco di inganni con la sua estrema eleganza.

Abe Lucas in Irrational Man

Joaquin Phoenix in una scena del film
Irrational Man

Questo personaggio prende ovviamente un piega nettamente sbagliata nella seconda parte del film di cui è protagonista, ma Abe Lucas di Irrational Man contiene comunque alcuni tratti tipici di Allen. Di nuovo, come Boris Yellnikoff, è uno studioso, un esperto della sua materia, ma in una totale crisi esistenziale. Ha perso ormai ogni fiducia nella religione, nel marxismo ed in generale nella vita, per questo trova una ragione per colmare le sue giornate, nel caso di Abe un omicidio. Traslando sul nostro autore invece quella via di fuga per evadere dalla monotonia di un mondo in cui non si trova a proprio agio è fare cinema.

Gatsby Welles in una scena di Un giorno di pioggia a New York

Timothée Chalamet in una scena del film Un giorno di pioggia a New York

Dopo Seth Green, quello di Timothée Chalamet è il volto più giovane associato al nostro. Come il titolo del film, Un giorno di pioggia a New York, il personaggio di Gatsby Welles unisce già nel nome due lati della stessa medaglia, ovvero il vecchio cinema capeggiato dall’immenso Orson ed il romanticismo retrò del grande G. ideato da Fitzgerald. Uniamo perciò la forte chiamata di New York e delle giornate di pioggia (gradita anche al già citato Gil Pender), le onnipresenti relazioni d’amore tormentate ed ecco che prende forma un Woody Allen svecchiato ma comunque malinconico e disincantato.

Mort Rifkin in Rifkin’s Festival

Wallace Shawn, Gina Gershon e Louis Garrel in una scena del film Rifkin's Festival

Se con Gatsby Welles è stato effettuato un ringiovanimento, con Mort Rifkin invece c’è una trasposizione senile del regista che, girovagando per il festival cinematografico di San Sebastian, torna a criticare il sistema americano ma soprattutto affrontare la sua più grande paura: la morte. Attraverso alcuni degli sguardi registici più amati da Allen, passando da Bergman a Bunuel, da Godard a Fellini, sono indagati i più proibitivi quesiti esistenziali. Ancora una volta, anche Rifkin’s Festival non è altro che una delle tante sedute alla scoperta dell’inconscio di Woody.

Z in Z la formica

Z (Woody Allen) e la principessa Bala (Sharon Stone) in una scena del film Z la formica

No, nessun errore, anche se effettivamente non è un suo film. Per chi non lo sapesse infatti Woody Allen non solo ha prestato la voce all’infelice formica ma ha praticamente ispirato la sua peculiare caratterizzazione, a partire dalla prima apparizione su schermo di Z, rigorosamente ad una seduta dallo psicologo. Le nevrosi ma anche la loquacità di Z, alla ricerca di un luogo leggendario per il quale abbandonare la monotona vita da operaia, non danno un attimo di tregua nel primo film della Dreamworks. Tramite l’inconfondibile voce dell’autore, così come quella del suo storico doppiatore Oreste Lionello, la forma insettoide passa in secondo piano ed emerge il richiamo all’esile controparte in carne ed ossa.

Se normalmente i personaggi dello spettacolo sembrano quasi inafferrabili, nel caso di Woody Allen ci troviamo dinanzi ad un vero e proprio libro aperto. Attraverso i suo numerosi alter ego, il più delle volte da lui stesso interpretati, non ha mai nascosto il suo passato, né tantomeno i suoi turbamenti e dubbi verso il futuro. Nel presente invece continua a sfornare film e l’imminente uscita di Coup de Chance, da noi visto e recensito in anteprima a Venezia 80, è l’occasione perfetta per festeggiare questo grande nome della settima arte.

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