29 Luglio 2023, 21 e 07, canale Ventisette: in onda Midnight in Paris, il cult di Woody Allen a cui tutti pensano quando si parla di sogni, Parigi e Notte stellata di Van Gogh. In occasione del suo passaggio in tv vi forniamo una guida a trama e cast; inoltre, parliamo di un fenomeno curioso di cui il film è espressione. Conoscete la sindrome dell’età dell’oro? Ve la spiega Gil fra le vie di Parigi.
Trama e cast di Midnight in Paris

Cosa succede se uno sceneggiatore, aspirante scrittore, finisce a Parigi con la fidanzata e i genitori di lei, costretto ad ascoltare retoriche lezioni sull’arte francese? Probabilmente che il suo inconscio cercherà di costruirgli un mondo diverso in cui perdersi e distrarsi dalla frustrazione di una vacanza insoddisfacente. Woody Allen rappresenta davanti ai nostri occhi proprio l’immaginazione di Gil, il protagonista: mentre accontenta Ines, la sua fidanzata, nella sua testa (e sui nostri schermi) compie incontri sensazionali fra le vie di una Parigi dipinta.
Come in un incantesimo Gil finisce proiettato nella Parigi degli anni Venti, fatta da personalità come: lo scrittore Francis Scott Fitzgerald e sua moglie Zelda, Ernest Hemingway, Salvador Dalí (ecco una nostra recensione sul suo ultimo biopic), Luis Buñuel (qui il nostro approfondimento a 40 anni dalla morte), Thomas Stearns Eliot, Henri Matisse, William Faulkner. Durante questo sogno fatto di incontri, conversazioni e scambi culturali, Gil viene preso anche dall’amore per Adriana, se ne innamora e si accorge di quanto poco amore provi, invece, per Ines.
I due fidanzati protagonisti del viaggio reale a Parigi sono interpretati da Owen Wilson e Rachel McAdams. Adrien Brody e Ton Hiddleston sono rispettivamente Dalí e Fitzgerald. Fra gli altri nomi del cast: Michael Sheen, Corey Stoll, Kathy Bates, Léa Seydoux, Marion Cotillard.
La sindrome dell’età dell’oro

Una esatta definizione della sindrome dell’epoca d’oro potrebbe essere: “una ‘malattia’ connaturata dell’animo umano, la mitizzazione di un glorioso passato ormai perduto: la proiezione della propria insoddisfazione in un tempo mai vissuto in cui rifugiarsi e su cui fantasticare“. Si tratta di una totale alienazione, mossa dalla nostalgia, che estranea e allontana il soggetto dalla contemporaneità e lo riproietta continuamente in un passato memorabile.
Non è difficile unire i due puntini, Midnight in Paris e questa definizione, e capire che il personaggio di Owen Wilson è un soggetto affetto dalla sindrome descritta. Impenetrabile davanti agli aspetti della propria epoca, Gil si lascia travolgere soltanto da un mondo che appartiene al passato. E noi, che guardiamo il film, siamo un po’ tutti vittime del contagio.









