Luis Buñuel e Salvador Dalí: la nascita del cinema surrealista

Appena 40 anni fa ci lasciava Luis Buñuel, uno dei registi più eversivi della storia del cinema. La sua produzione filmica ha influenzato gran parte della cultura cinematografica del ‘900, specie quella spagnola. Agli esordi poi, il sodalizio con Salvador Dalí indirizzerà per sempre la sua direzione estetica.
Luis Buñuel e Salvador Dalí: la nascita del cinema surrealista

A 40 anni dalla scomparsa di Luis Buñuel, uno dei più rivoluzionari e anticonformisti cineasti della settima arte, indaghiamo il rapporto con l’altro gigante di questa storia: Salvador Dalí. La collaborazione tra i due ha fatto la storia del cinema, sebbene siano soltanto due i prodotti partoriti dalla coppia di maestri del surrealismo. Stiamo parlando di Un chien andalou (Un cane andaluso, 1929) e L’âge d’or (L’età dell’oro, 1930).

Il rapporto tra Luis Buñuel e la storia dell’arte non nasce con l’amicizia, poi divenuta sodalizio artistico, con Salvador Dalí. La sua indole fortemente aragonese, mai accantonata nonostante le ragioni politiche dettate dalla fuga dalla dittatura franchista, ha influenzato enormemente la sua produzione filmica. 

Luis Buñuel, il fascino della pittura spagnola

Francisco Goya, "Il sonno della ragione genera mostri", acquaforte, 1797, Madrid
Francisco Goya, “Il sonno della ragione genera mostri“, acquaforte, 1797, Madrid

Quel tipo di indagine estetica sulla violenza deriva da un altro aragonese, sordo come lui (per cui in entrambi l’espressività degli occhi funge effettivamente da orecchie), e divenuto simbolo della Spagna al pari della bandiera: Francisco Goya

Come raccontato dal fedelissimo sceneggiatore di Luis Buñuel, Jaen Claude Carrier, entrambi hanno concentrato la loro analisi sulla natura della violenza umana. Ne hanno ritratto l’aspetto più brutale, ma al contempo mostrano una spiccata sensibilità. Luis Buñuel traduce quei demoni fantastici di Goya in personaggi umani. Se dunque per Goya il sonno della ragione genera mostri, per Buñuel produce le degenerazioni degli uomini, quei figli della violenza che sembrano fantastici e reali al tempo stesso. 

Il Goya delle pitture nere, dei Capricci e del 3 Maggio 1808 è il vero ponte di collegamento tra Salvador Dalí e Luis Buñuel. Il maestro del romanticismo spagnolo è tra i primi investigatori dell’inconscio, specie nella sua declinazione perversa e oscura.

Luis Buñuel – Salvador Dalí: un consolato surrealista 

Rara fotografia di Luis Buñuel e Salvador Dalì
Rara fotografia di Luis Buñuel e Salvador Dalí

Fiumi di inchiostro sono stati versati per il primissimo lavoro di Luis Buñuel, scritto a quattro mani con Salvador Dalí. A partire dal titolo ha prodotto varie dietrologie tra cui un velato ma non troppo insulto al loro ex amico e poeta Federico Garcia Lorca. Il trio si sfaldò nel giro di pochi anni, soprattutto alla luce del silenzio-assenso di Dalí al franchismo. I due artisti se ne allontanarono definitivamente a causa delle loro idee, che portarono il poeta alla morte per fucilazione e il regista all’esilio in Messico. 

Forse però la tesi più convincente è anche quella più surrealista. Secondo parte della critica, Un cane andaluso non vuol dire letteralmente niente. Ed è giusto così. Il mediometraggio segue infatti una linea disconnessa di eventi tra l’onirico e il reale, che ha il suo unico, rintracciabile, fulcro nel rapporto perverso dei due amanti. L’apporto di Dalí indirizza l’impronta critica antiborghese e anticlericale di Luis Buñuel verso l’esasperazione del simbolismo surrealista. 

La rivoluzione di Un cane andaluso

I due preti trascinati di Un chien andalou
I due preti trascinati di Un chien andalou

L’effetto della contaminazione tra i due è dirompente e lacerante come quella lama iniziale che taglia l’occhio della protagonista. In quella scena così disturbante per lo spettatore (specie per un medio cittadino degli anni ‘30), è il regista stesso, in un cameo, a compiere il taglio della pupilla. Come a dire “non avete mai visto nulla di simile e non volevate nemmeno vederlo”. Il loro manifesto è in quella scena. Bisogna stravolgere le categorie finora in uso per vedere questo film.

La missione rivoluzionaria del surrealismo passa inevitabilmente dallo squarcio dell’occhio abitudinario e conformista dello spettatore. D’altronde, “la rivoluzione è un atto di violenza”.

Eziologia della condizione perversa dell’uomo

Scena di desiderio perverso tratta da Un chien andalou
Scena di desiderio perverso tratta da Un chien andalou

Nonostante quanto detto, il tema portante rimane la pulsione sessuale che, degenerando, sfocia nella perversione. L’Amour Fou dei due protagonisti sfocia in tentativi di violenza sessuale, ostacolato soltanto dal carico da trainare sulle spalle della legge (tavole di legno), della tradizione (asini morti), della cultura (pianoforti) e della religione (i due preti). Questa è la perfetta sintesi dell’impegno critico sociale di Luis Buñuel, mutuato dalla ricerca estetica surrealista di Dalí.

Non possono poi di certo mancare le amate formiche del pittore (sulla psicologia di Dalí, il biopic Dalíland con Ben Kingsley è un ottimo manuale. Qui trovate la recensione), che questa volta corrodono e bucano le stigmate sulla mano del protagonista. 

L’Età dell’Oro del Surrealismo

Rappresentazione del desiderio femminile ne L'age d'or
Rappresentazione del desiderio femminile ne L’âge d’or

L’anno successivo a Un chien andalou esce L’âge d’or (1930), primo lungometraggio marchiato a fuoco dalla coppia Dalí-Buñuel. Mantiene grossomodo le stesse tematiche del precedente corto, ma questa volta il fil rouge del racconto è più delineato. La storia d’amore manzoniana tra due giovani, costantemente ostacolati dalle varie istituzioni (Stato, Chiesa, Esercito), alimenta una violenta frustrazione nel protagonista maschile. 

È il raggiungimento del presagio marxiano, in cui l’uomo, alienato dalla società, scarica le proprie pulsioni nell’aggressività, prendendo a calci un cane, schiaffeggiando la madre di lei, facendo delle donne dei cartelloni pubblicitari oggetti del proprio desiderio. Il vescovo defenestrato ne L’âge d’or fa poi il paio con i preti trascinati in Un Chien Andalou, dimostrando ancora una volta quanto per Luis Buñuel il ruolo della religione opprima l’identità del singolo. 

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