Wicked torna al cinema, perché è più attuale oggi che un anno fa

Wicked-Parte 1, uscito nel 2024 a livello globale, si distingue non solo come musical, ma soprattutto come un potente inno alla diversità e alla riflessione su come essa venga spesso percepita come una minaccia dalla società, arrivando ad essere riconosciuto come un vero e proprio evento culturale.
Cynthia Erivo (Elphaba Thropp) e Ariana Grande (Glinda Upland) nel poster del film Wicked

Wicked – Parte 1, diretto da Jon M. Chu, è l’adattamento cinematografico del primo atto dell’omonimo musical di Broadway, a sua volta ispirato al romanzo Wicked: The Life and Times of the Wicked Witch of the West di Gregory Maguire. Ambientato nell’universo fantastico di Oz, Wicked si propone di esplorare le origini della Strega dell’Ovest, raccontando il percorso che l’ha portata a essere malvagia, ponendosi come un vero e proprio prequel di Il Meraviglioso Mago di Oz.

Il film colpisce non solo per la sua capacità di mostrare, con grande forza visiva, come la diversità, rappresentata simbolicamente dal colore della pelle di Elphaba, venga stigmatizzata, ma anche per come esplora il ruolo della donna nella società attraverso le due protagoniste, Elphaba (Cynthia Erivo) e Glinda (Ariana Grande). Prima ancora di essere un prequel del Mago di Oz, Wicked è la storia dell’amicizia tra due giovani donne destinate a incarnare, rispettivamente, la Strega Malvagia dell’Ovest e la Strega Buona del Nord, nascondendo nel profondo scomode verità.

“Le persone nascono malvagie, o la malvagità viene loro imposta?”

Peter Dinklage interpreta il Dottor Dillamond in una scena del film Wicked - Parte 1

“Le persone nascono malvagie, o la malvagità viene loro imposta?” È con questa domanda che Glinda apre il film, ponendo immediatamente l’attenzione sul tema cruciale dell’opera. La scelta del termine “imposta” non è casuale, dato che nella storia dell’umanità la società ha spesso etichettato come malvagio tutto ciò che si discostava dalla norma da essa stabilita. Una riflessione ancora oggi profondamente attuale se si pensa a come, nel corso dei secoli, siano stati considerati inferiori i neri, criminalizzati gli omosessuali e marginalizzate tutte le identità che non rientravano nell’etero-normatività dominante.

Nel mondo di Oz colpisce l’apparente assenza di discriminazioni razziali o di genere; infatti, bianchi e neri convivono senza conflitti visibili e l’omosessualità sembra, almeno in superficie, tollerata. Tuttavia, l’arrivo di qualcosa di veramente “altro”, che sfugge ai codici estetici e culturali condivisi, scatena nuovamente il meccanismo dell’esclusione. Elphaba, nata con la pelle verde, diventa subito il bersaglio designato, il capro espiatorio. Significativo è il momento del suo arrivo all’università di Shiz, dove viene accolta da sguardi carichi di disgusto. Glinda, appena la vede, nel tentativo di renderla più accettabile si propone persino di “de-verdizzarla” una volta che sarà diventata una strega, come se fosse possibile rimuovere ciò che la rende unica.

Non tutti, però, ne sono disgustati

Quando Elphaba fa il suo ingresso tra gli studenti dell’università di Shiz, una coppia, presumibilmente omosessuale, si distingue affermando con naturalezza: «Io non guardo il colore». In questa semplice frase si racchiude una grande verità: chi ha conosciuto il rifiuto sulla propria pelle tende a riconoscere e accogliere la diversità altrui, forse proprio grazie alle ferite che l’esperienza dell’emarginazione ha lasciato. Ed è proprio l’esperienza dell’emarginazione a rendere Elphaba capace di accogliere l’unico professore Animale rimasto a insegnare all’università di Shiz: il Dottor Dillamond, interpretato proprio da chi ha dovuto lottare per la propria unicità.

Attraverso le dinamiche che ruotano attorno al Dottor Dillamond si può arrivare a riflettere anche su altre situazioni presenti nella nostra vita. Infatti, noi quando vediamo il professore venire deriso dagli studenti per la sua difficoltà nel pronunciare correttamente alcune parole, non possiamo non pensare alle molte situazioni reali in cui ci si prende gioco, spesso con leggerezza o inconsapevolezza, dell’accento o della parlata di uno straniero. Un gesto che può sembrare innocuo, ma che in realtà riflette una radicata tendenza a schernire ciò che si percepisce come altro.

“Nessuno dovrebbe essere messo a tacere, o trattato con sufficienza”

Il personaggio del professore, inoltre, apre anche altre riflessioni, legate allo sfruttamento animale da parte dell’uomo, oltre a marcare su come esseri ritenuti inferiori vengono messi a tacere da chi è al potere, sottolineato dal fatto che gli animali vengono banditi dall’insegnamento ad Oz. Lo sguardo giudicante, il considerare con disgusto chi esce dai canoni della normalità imposta, finisce per generare conseguenze profonde. Chi viene osservato come “diverso” può interiorizzare quello sguardo, arrivando a vedersi davvero come un’anomalia e sviluppando un senso di sfiducia verso chiunque cerchi di avvicinarsi (atteggiamento reso evidente, ad esempio, con il personaggio di Nessarose che prenderò come esempio nel prossimo paragrafo). Il desiderio di essere accettati diventa allora il desiderio di somigliare agli altri, di conformarsi.

In Wicked è ciò che accade a Elphaba in uno dei momenti più toccanti all’inizio del film, durante l’esecuzione del brano The Wizard and I. In quella canzone, la ragazza confessa la speranza che il Mago possa cambiare il suo aspetto, donandole un colore “più gradito agli altri”. Una richiesta che non nasce dalla vanità, ma dalla sofferenza, perché Elphaba desidera essere amata e crede di dover rinunciare a sé stessa per ottenere quel riconoscimento. In questo senso, è fondamentale soffermarsi su una delle scene più iconiche del film, capace di racchiuderne l’essenza tematica, ovvero la scena del ballo.

I pensieri sono guidati da chi ha il potere in Wicked

Jeff Goldblum (Il Mago di Oz) e Michelle Yeoh in una scena del film Wicked - Parte 1

Nella scena del ballo, che si pone precisamente alla metà del film, vediamo Elphaba entrare nella sala indossando il cappello che Glinda le aveva regalato per deriderla, senza che lei ne fosse consapevole. Tutti si allontanano, lasciandola sola al centro della sala. Elphaba inizia a ballare, senza musica, come se non si curasse del giudizio degli altri. È a questo punto che una frase di Glinda, rivolta al principe Fiyero, acquisisce particolare rilievo. Quando lui osserva: «C’è da dire che non le importa di quello che pensano gli altri», Glinda replica: «Al contrario, finge solo che non le importi». Queste parole segnano un momento di consapevolezza per Glinda, che si rende conto dell’errore commesso nel prenderla in giro, soprattutto dopo aver scoperto che Elphaba aveva fatto in modo che lei fosse ammessa al corso di stregoneria tanto desiderato.

A rendere la sequenza ancora più potente è proprio il gesto di Glinda, che si avvicina a Elphaba e inizia a ballare con lei, sempre in assenza di musica. La sua azione spinge anche gli altri studenti a unirsi al ballo, trasformando quel momento di esclusione in un atto collettivo di accettazione. È una scena che mette in evidenza quanto spesso il pensiero dominante sia influenzato da chi detiene il potere. Glinda, la ragazza più popolare della scuola, con la sua sola scelta riesce a cambiare l’atteggiamento del gruppo, dimostrando come il potere sociale implichi anche una profonda responsabilità morale. Soffermandosi ancora su questa scena, è interessante osservare il comportamento di Nessarose (Marissa Bode), la sorella “tragicamente bella” di Elphaba, costretta su una sedia a rotelle a causa di un difetto alle gambe.

Non si può agire senza approvazione

La condizione in cui si trova Nessa, che l’ha sempre fatta sentire diversa e destinata ad essere compatita, al punto da credere che Boq, il ragazzo che le piace, l’abbia invitata al ballo solo per pietà, le impedisce di reagire quando vede la sorella danzare da sola al centro della sala; infatti, si limita a dire, con voce rotta «Non posso guardare», riflettendo un meccanismo psicologico comune a chi si percepisce come “diverso”. Il “diverso”, dunque, tende alcune volte a schierarsi con chi lo ha sempre escluso, pur di sentirsi accettato, finendo per non lottare per chi invece ha bisogno della sua comprensione.

Rappresentativo, in questo senso, è il momento in cui Nessa torna in pista solo dopo che Glinda apre le danze, segno di come solo dopo aver avuto l’approvazione dal potere dominante ci si sente liberi di agire. Il personaggio di Nessarose meriterebbe un’analisi più approfondita, che in questa sede, per evitare spoiler sulla seconda parte del film, di cui il trailer promette molte emozioni, verrà tralasciata.

Quella che potrebbe sembrare una semplice sequenza emotiva si rivela invece una potente metafora del funzionamento della società, mettendo in mostra come sia chi occupa una posizione di privilegio ad avere il dovere di usare la propria influenza con consapevolezza e giustizia. Wicked lo evidenzia attraverso la riflessione su ciò che significa davvero essere leader.

Wicked ci mostra come imparare a pensare con Fiyero

L'attore Jonathan Bailey sul red carpet del film Wicked - Parte 1

Un’attenzione particolare va riservata al personaggio del principe Fiyero (Jonathan Bailey), l’unico, dopo il professor Dillamond, a non notare o dare importanza alla diversità di Elphaba. Se Dillamond è capace di empatia perché lui stesso appartiene a una categoria emarginata, Fiyero si distingue per un motivo diverso. Il principe, infatti, ha sviluppato un pensiero critico autonomo, esente dalle imposizioni dell’educazione scolastica.

In apparenza frivolo e disinteressato, Fiyero si rivela in realtà un personaggio profondo in modo sottile, che con le sue parole e soprattutto attraverso la canzone Dancing Through Life lancia una velata ma profonda critica al sistema educativo e al controllo ideologico operato dal governo di Oz. Rifiutando i dogmi imposti attraverso i testi scolastici, mette in luce un meccanismo tanto semplice quanto pericoloso: l’indottrinamento, spesso inconsapevole, che induce le persone a adottare una visione del mondo preconfezionata. Il suo atteggiamento invita quindi a riflettere sull’importanza del libero pensiero, specie in un contesto in cui la conoscenza è usata come strumento di manipolazione.

Fiyero è un uomo etero atipico

Fiyero. inoltre, pur essendo un uomo eterosessuale, non viene ritratto secondo i canoni stereotipati del maschio alpha, ma al contrario, presenta tratti più morbidi, persino effeminati, che lo rendono distante dall’idea di mascolinità egemonica promossa nel tempo dalla società. Questa caratterizzazione offre un’interpretazione più profonda di una scena chiave, ovvero quella in cui Elphaba addormenta l’intera sala per salvare un cucciolo di leone e Fiyero è l’unico a restare sveglio.

Se la spiegazione narrativa immediata è che Elphaba lo abbia volutamente escluso dall’incantesimo per via del suo interesse amoroso, si può leggere anche un significato simbolico: Fiyero è sveglio, cioè consapevole, perché è uno dei pochi personaggi capaci di andare oltre i pregiudizi e a discostarsi dall’idea di normalità, proprio per il suo non corrispondere a quella mascolinità promossa dalla società. Sotto la superficie fiabesca, Wicked custodisce un impianto critico sorprendentemente denso, capace di articolare una riflessione politica, sociale e culturale che non può lasciare indifferenti.

È attraverso il percorso di Elphaba, però, che emergono con forza le sfide dell’esclusione, ma anche la resistenza necessaria a preservare la propria identità. Elphaba arriva persino ad accettare l’etichetta di “malvagia” pur di non rinnegare sé stessa. Un atto di coraggio che comunica, seppur in modo implicito, un messaggio forte e chiaro: chi è diverso non deve vergognarsi della propria unicità e la società non ha il diritto di condannarla, né tantomeno di volerla normalizzare, ma dovrebbe invece accoglierla e valorizzarla.

Nessuno dovrebbe sentirsi “sbagliato” agli occhi degli altri, così come nessuno dovrebbe provare imbarazzo nell’esprimere affetto o vicinanza verso chi esce dai canoni. La scena iniziale, in cui Glinda fatica ad ammettere pubblicamente di essere stata amica di Elphaba, conferma quanto spesso il giudizio esterno condizioni persino i sentimenti più autentici.

Elphaba e Glinda: due donne messe a confronto in Wicked

Cynthia Erivo (Elphaba Thropp) e Ariana Grande (Glinda Upland) nel poster del film Wicked

In conclusione, è fondamentale riflettere su come le due protagoniste, Elphaba e Glinda, incarnino in modo significativo le due facce del ruolo della donna nella società. Quando si trovano al cospetto del Mago (Jeff Goldblum), rivelatosi un semplice illusionista, egli propone a Elphaba di diventare sua alleata, sfruttando i suoi poteri per consolidare il proprio dominio su Oz. Questa dinamica mette in luce un meccanismo ancora tristemente attuale: l’uomo che tenta di piegare la forza della donna ai propri scopi, considerandola una risorsa da manipolare piuttosto che un individuo autonomo e consapevole.

Elphaba rifiuta di collaborare con il Mago dopo aver scoperto che dietro la condanna degli Animali di Oz c’è proprio lui. Facendo un passo indietro noi veniamo a sapere che la giovane desiderava incontrare il Mago per chiedergli di “de-verdizzarla”, sperando così di sentirsi finalmente accettata dagli altri. Tuttavia, nel corso del confronto, abbandona questo desiderio personale per difendere gli Animali, destinati ad una vita in gabbia, dimostrando non solo la volontà di non rinnegare la propria identità, ovvero il colore della sua pelle, ma anche e soprattutto il suo altruismo e la sua capacità di immedesimarsi in chi viene discriminato.

Alla fine, Elphaba comprende che il Mago non vuole aiutare gli Animali ma sottometterli e che non possiede alcun potere reale e che intende usarla per controllare Oz. Il rifiuto di Elphaba rappresenta la scelta di non conformarsi e di non piegarsi a una società etero-patriarcale che teme e stigmatizza la diversità. Proprio per questo, il potere dominante, come reazione al suo rifiuto, trasforma la sua unicità, il suo colore, nel simbolo della sua presunta malvagità, inducendo la collettività a percepirla come una minaccia. Glinda, dal canto suo, cerca di convincerla a tornare sui propri passi, nella speranza che accettando un compromesso possa ancora “fare del bene”.

Elphaba, Glinda e la scomoda verità che nascondono

Nella scena finale, dunque, emerge il contrasto che definisce l’essenza delle due protagoniste: Elphaba rappresenta la donna che non si piega, che non vuole sottostare alle volontà di un uomo, ovvero il Mago, e pronta a essere emarginata pur di restare fedele a sé stessa e ai propri principi; Glinda, invece, incarna chi sceglie di adeguarsi, convinta che solo accettando le regole di un sistema patriarcale si possa ottenere riconoscimento e potere, anche a costo di interiorizzare le stesse logiche che, in apparenza, sembrava voler combattere.

Simbolica, in questo senso, è la scena in cui, durante la canzone Defying Gravity che chiude il primo atto, Elphaba chiede a Glinda di fuggire insieme a lei. Glinda, pur esitante, non riesce a seguirla, non perché non lo desideri, ma perché è ormai intrappolata nel ruolo che la società le ha assegnato, quello della donna che si conforma alle regole e alle aspettative imposte dal mondo che la circonda.

In questa dualità, Elphaba e Glinda diventano non solo un riflesso della condizione femminile, ma anche uno specchio per tutti noi. Perché, se da un lato aspiriamo a essere come Elphaba, capaci di resistere e ribellarci a un sistema che opprime, troppo spesso finiamo per comportarci come Glinda, adattandoci, convincendoci che quella sia l’unica via per cambiare le cose. In questo modo, invece di combattere il sistema, finiamo per perpetuarlo. Wicked – Parte 1, sotto la patina fiabesca e musicale, ci lascia con questa scomoda ma necessaria verità.

Se dopo questa lettura vi è venuta voglia di rivedere Wicked – Parte 1 al cinema, in attesa della seconda parte, vi informo che lo potete trovare in sala dal 6 novembre in una nuova edizione, ovvero con i dialoghi in italiano e le canzoni in inglese. Che aspettate, correte a vederlo.

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