Un colpo di fortuna, recensione: torna il Woody Allen di Match Point!

Il cinquantesimo e (forse) ultimo film di Woody Allen è un ritorno a Match Point, una ripresa quasi didattica del tema della fortuna. Ma calato nel tono brioso e leggero delle sue commedie più vispe. Il che rende Coup de chance una perla conclusiva, ancora più feroce.
Coup de chance, recensione: torna il Woody Allen di Match Point!

Quindi ci siamo. Woody Allen è arrivato al suo cinquantesimo film. E al cinquantesimo – così almeno aveva detto al momento dell’annuncio, ora da Venezia 80 ritratta – dovrebbe combaciare anche l’ultimo di tutta la sua carriera. Ed è feroce. Ma è anche nel pieno della commedia leggera che ben conosciamo (il che lo rende più feroce ancora). E torna ancora una volta su un tema, quello della fortuna e di quanto sfugga di mano nel determinare più di ogni altro fattore le nostre vite, che sembra averlo ossessionato più di tutti nel corso di svariate pellicole. Secondo alcuni, fra quelle, alcune delle sue migliori. Perché Coup de chance è un Match Point ancor più feroce ed efferato calato però nei toni delle commedie più leggere e umoristiche di Woody Allen. È un film conclusivo di tante cose, eppure anche foriere di tante novità. Il che è bellissimo, per un film (potenzialmente) d’addio.

Parigi, città dell’amore

Parigi. Woody Allen la sceglie – e sceglie un film tutto interpretato in francese – perché è una delle città che ama di più al mondo. E già qui dimostra di voler mettere, in Coup de chance, tutto ciò che ama. Perché Parigi è la città dell’amore. Ma messa nelle mani dell’Allen di Match Point, pronta a diventare nerissima. Una mattina uguale a mille altre, due compagni di scuola si rincontrano dopo anni. Lei è Fanny (Lou de Laâge), matrimonio con artista alle spalle, nuovo matrimonio col ricco quanto misterioso e inquietante Jean (l’ormai lanciatissimo Melvil Poupaud del cinema francese), buon lavoro, casa d’aste, nessun motivo di vedersi la vita scombinata. Lui Alain (Niels Schneider), bohémien, altro matrimonio fallito alle spalle, ora scrittore.

Lui riconosce lei perché lui era segretamente innamorato di lei fin dal liceo, ha pensato a lei tutti questi anni mentre lei ne ha appena un vago ricordo. Si incontrano così, per un coup de chance, un colpo di fortuna. Iniziano a uscire nelle pause pranzo di lei. Si piacciono. Si avvicinano. Fanny “tradisce” Jean. Ma Jean inizia a mangiare la foglia e non siamo affatto rassicurati dalla scoperta che tutti quei soldi li avrebbe guadagnati all’indomani della scomparsa misteriosa del suo socio, anni prima, per cui si parlò di suicidio, omicidio o rapimento. Il colpo di fortuna, potrebbe trasformarsi per qualcuno in un colpo di sfiga.

Un colpo di fortuna (quasi) come Match Point

La fotografia per contrasti di Vittorio Storaro
La fotografia per contrasti di Vittorio Storaro

“Chi disse: «Preferisco avere fortuna che talento», percepì l’essenza della vita. La gente ha paura di ammettere quanto conti la fortuna nella vita. Terrorizza pensare che sia così fuori controllo. A volte in una partita la palla colpisce il nastro e per un attimo può andare oltre o tornare indietro. Con un po’ di fortuna va oltre e allora si vince. Oppure no, e allora si perde.“

Come avveniva in Match Point, con quella sequenza d’apertura rimasta famosa in cui una voce narrante ci parlava dell’importanza della fortuna su sfondo di una rete su campo da tennis, anche questo film è stato anticipato come il ritorno di Allen a uno dei suoi film più feroci e per molti, per quelli che apprezzano più la ferocia che la leggerezza di Allen, uno dei suoi migliori. Coup de chance metterà d’accordo tutti, unirà dramma e commedia leggera in un modo brioso e magnificamente scorretto.

Certo, prima c’era stato Crimini e misfatti (e anche lì, come in Match Point, c’era il tema della fortuna come strumento della finale impunità). In Irrational Man invece, avevamo l’esito opposto: l’anello di Match Point diventava la torcia. In entrambi i casi, alla radice, un omicidio. Il colpo di fortuna (o sfiga) riguardava solo l’epilogo. Qui invece è presente lungo tutto il corso del film. È alla radice dell’incontro. Si fa cruciale in tutti i momenti del disvelamento. E torna, più inaspettata e ironica che mai, nel finale, che ovviamente non vi anticiperemo.

Tutto il film, situazioni ma anche dialoghi che ne parlano direttamente, come le lezioni di filosofia di Abe Lucas in Irrational Man, è un manuale delle sue molte sfumature. Efferato come un Match Point, jazzante come un Vicky Christina Barcelona. Solo un Woody Allen potrebbe avere lo stomaco e l’ironia di piazzare le sue musichette da titoli di testa in una scena con cadavere. E portare lo spettatore, con tutta la noncuranza del mondo, a calcolare per bene le dimensioni della borsa che dovrebbe contenerlo per chiedersi se sì, l’abbiano fatto a pezzi prima di mettercelo dentro. Coup de chance è come la scena del fucile a pompa di Match Point, ma con l’allegria umoristica e bohémien di Midnight in Paris. È un po’ la via di mezzo che tentò nel riuscitissimo Blue Jasmine.

Woody Allen fa’ ancora scuola

Melvil Poupaud in Coup de chance
Melvil Poupaud in Coup de chance

Avevamo un po’ paura per questo cinquantesimo. Gli ultimi film di Woody Allen non ci avevano convinto affatto, meno di tutti Rifkin’s Festival. Oggi invece, Coup de chance ci dimostra – anche alla luce delle cocenti delusioni vissute qui a Venezia 80, dal film di Liliana Cavani a quello di Roman Polanski – che Woody Allen è uno dei pochi (quasi) novantenni in grado di fare ancora grande cinema. Di parlare di ciò che ama finché gli è concesso di farlo, ma nel frattempo dimostrare inaspettate novità. Uno di quelli insomma per cui un brutto film è solo una “coincidenza” e non ha a che fare con la senilità.

Per anticiparvi una novità, sulle tante: sfidiamo chiunque, a 87 anni e dopo 50 film, a scrivere un cattivo nel senso moderno di villain. Perché Woody Allen ha scritto tanti cattivi, ma Melvil Poupaud è letteralmente un villain. Uno che, offrendo l’altra visione del mondo in riferimento alla fortuna, afferma come un Harvey Due Facce che “lui se crea la fortuna. Scrivere così, con questa freschezza, con questa filosofia, per prenderla con filosofia, la vita: è Woody Allen che ci riporta tutti a scuola, ancora una volta. Gli auguriamo di farlo ancora e ancora – come auspica in conferenza stampa, qui a Venezia 80. Ma a pensarci bene, questa sarebbe la chiusa perfetta: cifra tonda, conclusiva, briosa, feroce, leggera, pienamente alleniana.

Coup de chance non è uno di quei film per cui si attende lo schermo nero per alzarsi e andarsene. È uno di quei film per cui si freme, per lo schermo nero, per iniziare ad applaudire.

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