Bombshell – La voce dello scandalo, recensione: il caso Roger Ailes

Bombshell – La voce dello scandalo arriva oggi, 2 dicembre 2023, su Infinity+. Il film da racconta delle accuse di molestie sessuali rivolte a Roger Ailes, ex CEO di Fox News. Le star della pellicola sono di certo Charlize Theron, Nicole Kidman e Margot Robbie. Scopri subito la nostra recensione!
Charlize Theron, Nicole Kidman e Margot Robbie in una scenda del film Bombshell - La voce dello scandalo

Oggi, 2 dicembre 2023, arriva su Infinity+ Bombshell – La voce dello scandalo, film del 2019 che racconta delle accuse di molestie sessuali rivolte a Roger Ailes, ex CEO di Fox News, solo pochissimi anni prima, nel 2016. Lo sceneggiatore Charles Randolph e il regista Jay Roach portano nei cinema americani una ferita ancora fresca, e per di più nel 2019, sotto la presidenza di Donald Trump, figura di importanza non secondaria all’interno dei fatti narrati. Insomma, quando si dice battere il ferro finché è caldo.

A guidare un cast tutto stellato, tre attrici straordinarie: Charlize Theron, Nicole Kidman e Margot Robbie sono i tre volti dello scandalo, una trinità femminea e furente, alla ricerca di riscatto. Vengono da porsi, però, domande non scontate: considerando il breve lasso di tempo intercorso tra i fatti accaduti e la pellicola, Bombshell – La voce dello scandalo riesce a raccontare il caso Ailes con sufficiente lucidità? E le voci maschili di Randolph e Roach sono state in grado di rendere giustizia ad una vicenda tutta femminile? Leggete per scoprirlo.

Who the Fox is Roger Ailes?

Guardare Bombshell – La voce dello scandalo senza qualche coordinata della storia e della politica americana rende impossibile comprendere la statura dai fatti narrati. Il film ci provvede subito il contesto necessario. Roger Ailes è stato un produttore televisivo e giornalista statunitense, la cui preziosa consulenza è stata di grande aiuto nelle elezioni presidenziali di Richard Nixon, Ronald Reagan e George W. Bush. Nel 1996, diventa CEO di Fox News, ad oggi il più importante canale televisivo di stampo repubblicano degli Stati Uniti, di proprietà del magnate Rupert Murdoch. Raccontare chi è Rupert Murdoch in poche parole è un’impresa impossibile, ma vi basti sapere che a lui è ispirato quel personaggio straordinario che è Logan Roy in Succession. Abbiamo reso l’idea?

Ora spostiamoci al 2016, presidenziali americane: Hilary Clinton per i democratici, Donald Trump per i repubblicani. Fox News è trumpista, ma la conduttrice Megyn Kelly, scelta come mediatrice per il dibattito repubblicano, osa troppo. Costringe Trump a fare i conti con alcuni suoi commenti sessisti, ma il politico, conformemente a come lo abbiamo visto comportarsi in quattro anni di presidenza, si mostra poco collaborativo e, alla prima buona occasione, inizia a insultare Megyn su Twitter e a fomentare i suoi sostenitori contro di lei. Okay, ma questo che c’entra con le accuse di molestie sessuali per Roger Ailes?

Nello stesso momento in cui Megyn si rende che il suo capo è più che disposto a lasciarla nella gabbia dei leoni se fa notizia, la conduttrice Gretchen Carlson è ormai fuori dalle grazie di Ailes da tempo, ma non ha intenzione di andarsene senza rumore. Se lascerà Fox News, lo farà con un botto, portando via Ailes con lei.

Vittime, complici e carnefici

Nicole Kidman, Margot Robbie e D'Arcy Carden in una scena del film Bombshell - La voce dello scandalo

Nel film di Roach e Randolph, Fox News è l’inferno sulla terra. La sede dell’emittente televisiva è in un enorme grattacielo che ospita tutti i supercattivi della politica e dell’intrattenimento americano – tipo torre degli Avengers, ma al contrario. Le notizie mandate alla tv non sono verificate, la mentalità è quella “di un poliziotto irlandese: il mondo è un posto orribile, le persone idioti nullafacenti, le minoranze criminali, il sesso qualcosa di malato, ma interessante”. Essere una donna che lavora a Fox New, poi, è quanto di peggio: le conduttrici sono costrette a indossare vestiti cortissimi, con una telecamera perennemente fissa sulle loro gambe. “È un media visivo” ripete Ailes, mentre ordina a Margot Robbie di alzarsi la gonna davanti a lui fino all’orlo delle mutandine.

Ribellarsi è inutile: Ailes è un paranoico che ha occhi e orecchie ovunque. Per citare Megyn, un ufficio lamentele in quel posto è come una casella di reclamo nella Parigi occupata. Sorge una domanda: perché lavorare alla Fox News? Questo è vero punto debole della pellicola. Le donne che ci vengono mostrate non sono semplici dipendenti di un’emittente televisiva, sono fiere sostenitrici del conservatorismo americano, di cui il sessismo è solo una delle manifestazioni. A rivoltarsi contro di loro è la stessa ideologia che supportano. C’è una contraddizione in termini tra donne che vogliono essere rispettate alla pari dei colleghi uomini, ma considerano l’aggettivo femminista un insulto. Per anni, le vittime di questi abusi hanno contribuito a rinforzare il sistema che le opprime, diventando complici della loro tragedia.

Altri aguzzini

Marc Evan Jackson, Charlize Theron e Michael Buie in una scena del film Bombshell - La voce dello scandalo

Il film, purtroppo, glissa su questo aspetto, e non solo. Forse nel timore che la pellicola non dipingesse le sue protagoniste in una luce abbastanza positiva, Randolph e Roach hanno ignorato le posizioni fortemente razziste e omofobe di Megyn Kelly e Gretchen Carlson, rappresentandole soltanto come eroine nella rivolta contro il sistema. Se però mettiamo per un attimo da parte le discriminazioni che hanno subito in quanto donne, la Kelly e la Carlson sono le perpetuatrici impenitenti di altri sistemi discriminatori. Capiamo il terrore di Roach e Randolph, in quanto uomini, di fare un film con intenti femministi e poi mettersi a puntare il dito contro le proprie protagoniste, ma non possiamo fare a meno di rimpiangere una pellicola in grado di esplorare queste controversie senza ritrosie.

Quello che le donne non dicono

Margot Robbie e John Lithgow in una scena del film Bombshell - La voce dello scandalo

Perché non ha detto nulla?” è una delle domande più frequenti quando veniamo a sapere di storie, soprattutto di donne, che, dopo anni, denunciano i loro molestatori. Viene chiesto come se denunciare fosse una formalità, timbrare un cartellino, l’ultimo impegno della giornata da cancellare sull’agenda. No, non è solo il rischio di non essere creduti, o che chi ti ha fatto dal male lo scopra e ti tocchi subire di peggio. È un occhio di bue che ti viene puntato addosso, è la paura che, d’ora in avanti, sarà quel momento a definirti: ovunque andrai, una vittima, nulla di più. La summa della tua vita decisa dalle azioni di qualcun altro, tu impotente, di nuovo.

Hai pensato a cosa il tuo silenzio avrebbe significato? Per noi, per tutte noi?” chiede Margot Robbie (qui in uno dei suoi ruoli migliori) alla Megyn Kelly di Charlize Theron. No, Megyn non ha pensato a quello, ma all’idea che il suo volto potesse essere spalmato su milioni di teleschermi non come conduttrice, ma come simbolo di debolezza, sottomissione. “Roger non è colpa mia” risponde “non è compito di nessuno proteggerti”, a cui Margot Robbie replica “È compito di tutte noi”. Almeno a parere della donna che scrive, hanno entrambe ragione. Il silenzio è sempre complice dell’abuso, qualunque siano le sue ragioni. Tuttavia, il carico di responsabilità affidato a chi subisce una molestia –doverne parlare in tempi utili, esporsi, lottare per far valere la propria versione – aggiunge insulto al danno subito.  

Bombshell – La voce dello scandalo racconta una storia ricca di controversie, in cui più di un dubbio viene sollevato sulle azioni e sulle reazioni delle protagoniste della vicenda. Seppur imperfetto, ci rammenta due lezioni importanti. Primo, che le discriminazioni sono straordinariamente inclusive: anche se giocano nella stessa squadra, una donna, agli occhi di un sessista, resta pur sempre una donna. Secondo, che la testa di Roger Ailes che rotola sul pavimento non è quella di Luigi XVI, ma la prima di un’idra. Deposto Ailes, Donald Trump viene eletto presidente. Una voce non basterà, servirà un coro.

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