Babygirl, il piacere è tutto tuo: la recensione da Venezia 81

In concorso a Venezia 81 e con una rediviva Nicole Kidman, Babygirl è ben poco thriller erotico e molto più commedia involontaria. Parla di piacere femminile e diverte mentre lo fa. Ma non chiamatelo “scandalo”. Ed è un po’ troppo A24 che vuole gridare A24.
Nicole Kidman e Harris Dickinson in una scena del film Babygirl

Nelle recensioni, qui da Venezia 81 –  non tutte per fortuna –  leggo in merito a questa pellicola titoli della serie “film scandalo” oppure “manifesto sul piacere“. Ecco, se chiedete a me, e non solo a me visto che c’era un’intera sala a ridersela di gusto anche in scene in cui l’intento chiaramente non era quello di far ridere, Babygirl l’ho preso come una commedia divertita. Una giocherellata buontempona che sì, sicuramente ragiona sul tema del piacere femminile in modo incisivo e immediato, l’ABC di quello che dovremmo sapere già. Ma di certo non il thriller erotico scandalo, che fin troppe volte ha dimostrato di volersi prendere troppo sul serio. Con certi film sta tutta lì la differenza.

È questo il caso di Babygirl, scritto e diretto da Halina Reijn (la stessa di Bodies Bodies Bodies). Già acquisito per la distribuzione A24 in alcune regioni (e anche su questo andrà aperta una parentesi). Un divertissement su tema del piacere e dei rapporti di potere che si ferma a una confortevole superficie – e nessuno pretendeva facesse più di questo, sia chiaro. Ma non chiamatemelo film scandalo. È una cazzatona divertente, suvvia. E con certi film più che bastanti a se stessi, il danno spesso lo fa proprio questo: renderli lo scandalo, il simbolo, il portabandiera che non sono e probabilmente neanche volevano essere. Il che succede tanto più spesso quanto più, guarda caso, si finisce a parlare di certi temi.

Babygirl (Did a Bad Bad Thing)

Romy (Nicole Kidman) è una donna di enorme successo e potere, una delle poche CEO donne nel mondo della robotica e delle multinazionali. Sembra avere una vita sessuale attivissima e più che soddisfacente con suo marito Jacob, un regista di teatro dalla passione latina interpretato – come ti sbagli – da Antonio Banderas. E invece è insoddisfatta, sessualmente soprattutto. Vede il suo corpo appassire e ci dà giù di qualche lifting di troppo, lei che per la sua bellezza (e la sua posizione) non dovrebbe chiedere niente a nessuno. E qui già tanto si nota di Nicole Kidman in questa caratterizzazione, o viceversa si può capire (ma non era affatto scontato) perché abbia accettato il ruolo. È come il sequel un po’ scemo di Eyes Wide Shut in cui alla fine il marinaio non rimane nel sogno.

Perché a un certo punto, un tizio che qualche ora prima l’aveva salvata da un cane rabbioso – lui non ne è il padrone, ma è uno di quelli che sa tenere a bada i cani, “if you know what I mean” – si presenta alla sua porta come nuovo stagista e nel giro di poco, con l’aria sfacciata e senza filtri di chi non sembra assolutamente cosciente delle dimensioni della propria interlocutrice, la seduce. O meglio, intuisce in Romy l’insoddisfazione del sesso-sempre-uguale, del voler provare altro, il proprio “kink” più recondito che non ha mai potuto sperimentare in 19 anni di matrimonio: essere umiliata, inginocchiarsi e leccare il latte da una scodella e tante altre belle cose. Lo stagista in questione, interpretato da Harris Dickinson (Triangle of Sadness, qui cosa ne pensammo da Cannes) tiene sempre un biscottino per cani in tasca. E in una di quelle scene che è difficile prendere sul serio dice alla Kidman: “Perché, ne vuole uno?“.

Ci sono tre scene particolarmente esplicative in Babygirl, forse le migliori, e sono tutte e tre col buon Banderas. La prima è in apertura del film, quando già sui titoli di testa sentiamo Kidman gemere di un orgasmo apparentemente potentissimo e che diventa amplesso con Banderas. Peccato che due secondi dopo si fiondi in bagno di nascosto per “concludere” con un porno, perché lei in realtà un orgasmo con Banderas non ce l’ha mai avuto in 19 anni di matrimonio. Nella seconda scena sono sempre a letto, lei si mette un cuscino sulla faccia e gli chiede letteralmente di “scoparla“. Lui si rifiuta, si imbarazza, dice che non è “quel tipo di bruto volgare” e così iniziano a farlo nella stessa maniera in cui l’hanno sempre fatto, come piace a lui, il missionario passionale, che grazie a un’inquadratura azzeccatissima lo fa sembrare, in quella posizione, molto più bruto, volgare e opprimente che se avesse fatto quello che lei gli aveva chiesto.

Sesso & Potere

Nicole Kidman e Harris Dickinson in una scena del film Babygirl

Nella terza scena, quando il panico destinato a esplodere – ovviamente, come poteva essere altrimenti – esploderà, Banderas grida in faccia a Kidman che “niente di tutto quello che hai fatto c’entra con le tue fantasie e i suoi desideri, non sono una giustificante“. Facile, per un uomo che fa sesso con la moglie, sì e no, una volta ogni due giorni per 19 anni, raggiungendo l’orgasmo per un buon novantacinque percento delle volte. Vallo a chiedere alla moglie che in quegli stessi 19 anni, di orgasmi con e grazie a te, non ne ha avuto neanche uno, se “fantasie e desideri” non c’entrano. Ecco che anche il mito del latino macho e passionale è destinato a cadere, sostituito dal ragazzo un po’ fragile e dalla spiccata sensibilità, che sa come capirti e quindi dove toccarti. L’immagine auspicabile degli uomini del domani.

Babygirl è un film che in modo alquanto semplice e immediato, senza troppi approfondimenti, affronta il tema del piacere femminile e della sua riappropriazione. Che si possa genuinamente desiderare di essere sottomesse e umiliate, oppure sottomessi e umiliati, oppure giocare con qualunque altro tipo di pratica a seconda dei casi, senza che questo sia espressione di un rapporto di potere patriarcale. Anzi, l’esatto opposto: “È una teoria femminista superata” – dicono, in uno di quei rari momenti di approfondimento che però fanno più che altro venir da ridere, per il tono estremamente sarcastico e ironico. Il resto del tempo è tutto un parlare di consenso, a mo’ di educazione sessuale nei licei.

Noi, i cinefili coi kink A24

Il logo della casa di produzione A24

I rapporti di potere saranno quindi l’altro tema cardine di Babygirl: anagrafici, gerarchici, economici, di genere. Sempre rimessi in discussione e costantemente ribaltati, come gli piace fare ad A24 con certi film che produce o sceglie di distribuire. E se anche il film è solo distribuito, come in questo caso, si inizia a notare in A24 un orientamento sempre più comune; di voler fare un po’ il verso a sé stessa. Film che, insomma, li vedi e dici: “Questi so’ proprio A24. Non sempre è un complimentone.

Perché quando parliamo di kink cinematografici e tematici, se A24 ne è stata per lungo tempo innovativa e originale espressione, oggi somiglia molto più spesso invece a quella normalissima Home Page di PornHub in cui gira che ti rigira capitano sempre gli stessi video. Ogni tanto refreshi e te ne capita uno nuovo – un Civil War, una Zona d’Interesse – ma il più delle volte finisci sempre a menartelo sulle stesse cose. E gli orgasmi iniziano a somigliare sempre più a se stessi.

Per concludere: Babygirl è un divertente passatempo dai buoni sentimenti e ben poco scandalo. Che certe volte si prende un po’ troppo sul serio però, e porta chiedersi come, nel 2024, si possa usare ancora il Lacrimosa di Mozart in certe scene senza che la si prendi a ridere. In cui tanto poi anche il più scemo di guerra impara dalle circostanze e migliora se stesso, come nel mondo ideale in cui però noi non viviamo. Perché se ci vivessimo, non avremmo bisogno di farci insegnare da film come Babygirl.

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