Arriva The Substance! Margaret Qualley nuovo scandalo di Hollywood?

Per il suo compleanno abbiamo scavato nella sua filmografia, notando un particolare pattern: Margaret Qualley è stata coinvolta in film e progetti non propriamente canonici, non ultimo The Substance. Che questo sia un caso o Hollywood ha davvero trovato un nuovo volto dello scandalo?
Margaret Qualley in una scena del film The Substance.

It’s been a rough year for the family”: Margaret Qualley ne parla al Jimmy Fallon Show, specificando che la propria famiglia non ha esattamente invitato i parenti a casa per vedere i suoi film. “My friend can’t see this movie, my sister can’t see this movie. No one can see this movie!”, così la mamma di Margaret Qualley, riferendosi a Drive-Away Dolls. Il climax della figlia parte da lì per raggiungere il suo culmine con il discusso The Substance. Margaret Qualley spegne le candeline per i suoi trent’anni e noi crediamo che l’industria cinematografica abbia trovato qualcosa in più di un’anti-diva. E tutti parenti compresi! stiamo a gustarne le prospettive.

Leopardi lo chiamava “peregrino”, l’elemento di disordine nell’ordine che esalta la bellezza delle rappresentazioni. Margaret Qualley, capelli castani, occhi azzurri, pienissimi, ha il volto di una vibrante raffinatezza. A tratti Jane Birkin, a tratti Eva Green, con un tocco di Anna Karina. L’attrice statunitense appena trentenne porta con sé un peregrino che la rende magnetica, complici i ruoli che finora riempiono il bagaglio della propria filmografia, che la incoronano come la nuova regina del conturbante.

Gli esordi, non certo una carriera ecclesiastica

Margaret Qualley in una scena del film C'era una volta a Hollywood

Sarà quella espressione innocente? Oppure quegli occhioni azzurri che le riempiono le pupille? Non è dato saperlo, fatto sta che l’attrice inizia sin da subito con pellicole “ambigue”: ad esempio ne La scelta (Novitiate), in cui interpreta una ragazza appena maggiorenne che comincia il suo percorso di noviziato. Margaret Qualley all’epoca delle riprese ha ventitré anni e rende materiali i dubbi che possono derivare da quella scelta di ruolo. Incertezze che passano anche dal proprio corpo, dalla propria sessualità, dalla proprio nudità. E quella commistione di sesso e religione, di profano e sacro, pulito e marciume – ancora, di disordine e ordine – è estremamente visibile nell’interpretazione dell’attrice.

La sua carriera prosegue con Death Note – Il quaderno della morte (2017), Io (2019) e Adam (2019), ma come dimenticarla in C’era una volta a… Hollywood, nei panni dell’esilarante Pussycat, ennesima deliziosa vittima del feticismo tarantiniano? Certo, non un ruolo da protagonista, ma un’apparizione che funziona perfettamente, giocata su un funzionale contrasto. Una hippy tutta sorriso e arcobaleno, peli sotto le ascelle, che condanna la guerra in Vietnam e dice che gli attori sono finti perché si riempiono la bocca di battute che non sono le loro: così chiede qualcosa a Cliff (Brad Pitt), l’emblema dell’Hollywood che sta per essere spazzata via. Cosa chiede? Di riempirle la bocca con battute che non sono proprie, ma siamo certi di non dover specificare altro.

Una bambola particolare, una Barbie inquieta

Margaret Qualley nel character poster del film Kinds of Kindness

Non solo un corpo che non ha paura di mostrarsi in maniera integrale, Margaret Qualley negli anni abbina la sua audacia a una forza espressiva con pochi eguali tra le attrici della nuova generazione. Succede in Drive-Away Dolls, l’ultimo film di Ethan Coen. Con i fratelli Coen è tutto possibile, questo lo sappiamo, e infatti siamo catapultati tra locali omosessuali, omicidi e una valigetta con una collezione di vibratori. Margaret Qualley aggiunge alla sua prova attoriale una forza sbilenca ma potentissima: l’ironia. Fa sorridere e pensare, nonché prendere una pausa per domandarsi se davvero si sta vedendo un film o se l’erba che ti ha dato il tuo coinquilino ha fatto effetto prima ancora di fumarla. Questo, nello specifico, si chiama effetto Coen, e la Qualley vi sguazza a mani piene.

Con Yorgos Lanthimos, Margaret Qualley scala un ulteriore gradino. In un lungometraggio squisitamente sfrenato come Poor Things ha forse il ruolo più innocuo; allora il regista greco la riscrittura per Kinds of Kindness, un film – che non ci ha particolarmente convinto – in cui l’attrice perplime e lo fa muovendosi su quella frequenza di perturbante che ha caratterizzato il primo Lanthimos. Non basta la presenza fisica, ma uno stato di tensione che non consente allo spettatore di essere sereno. Quel viso candido e innocente sembra contenga una purezza irreale, e allora sprigiona un altro eccesso. Il lato marcio della mela. Se il perturbante “è quella sorta di spaventoso che risale a quanto ci è noto da lungo tempo, a ciò che ci è familiare” – lo diceva Sigmund Freud – allora Margaret Qualley diventa incanto e inganno, attrazione e paura, ed è questo il motivo per cui crea un particolare stato di ansia. Una Barbie inquieta che resterebbe a prendere la polvere su uno scaffale, ma che tutti non riuscirebbero a fare a meno di guardare.

The Substance, un patto alla Dorian Gray

Sulla bocca di tutti – si resta in tema, sic! – il nuovo film di Coralie Fargeat, The Substance, la  conferma alla nostra tesi. Presentato in concorso al 77º Festival di Cannes, ha ricevuto un’ovazione tra gli undici e i tredici minuti e ha vinto il Premio per la Miglior Sceneggiatura. In questo macabro body horror, Margaret Qualley (Sue) interpreta l’alter-ego di Demi Moore (Elisabeth Sparkle), una sorta di aitante Dorian Gray creato tramite una sostanza che permette di generare “una versione migliore e più giovane di te”. Demi Moore invecchia al posto di Margaret Qualley e questa scissione della stessa persona avrà un impatto terrificante. 

Il lungometraggio è una feroce critica agli standard di bellezza dannosi imposti dalla società dello spettacolo; il duo di attrici una festosa battaglia al pudore su pellicola. In un film che propone con cattiveria un tema sulla cattiveria, che ripaga la ferocia con la ferocia, è necessario che il messaggio venga restituito con altrettanta crudeltà. Chi meglio di Margaret Qualley per il lato marcio di questa nuova mela?

Per The Substance si parla di spettatori in fuga dalle sale per scene troppo cruente, di esperienza visiva ai limiti del sopportabile, una pellicola che tocca lo stomaco. Non è necessario che tutti i film augurino “sogni d’oro” e la regista ha scelto bene le interpreti per restituire le proprie intenzioni. Secondo molti, la migliore interpretazione della vita di Demi Moore, e il detonatore per l’esplosione di Margaret Qualley. Al caso, infatti, non bisogna mai credere. E se l’attrice statunitense è riuscita a irretire registi come Coen e Lanthimos, nonché un astro nascente come la Fargeat, è perché quegli occhioni azzurri e quel sorriso candido riescono a riportare una palpitante ansietà. Questo il “peregrino” di Margaret Qualley, l’elemento stridente. E Hollywood la guarda nel nostro stesso modo, innamorata e spaventata.

The Substance è stato proiettato in anteprima il 18 ottobre, ma l’uscita ufficiale del film in Italia è fissata per il 30 ottobre. Intanto, ti consigliamo di leggere la lista delle uscite di questo mese, data la foltissima concentrazione di film da dibattito!

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