Woman of the Hour, recensione: il Tinder per serial killer

Woman of the Hour di Anna Kendrick è arrivato su Netflix, giusto in tempo per la notte di Halloween. Basato su eventi reali, il film si concentra su alcuni dei delitti più sanguinari commessi dal serial killer Rodney Alcala tra gli anni '70 e '80. Qui la nostra recensione del film.
Tony Hale (Ed Burke) e Anna Kendrick (Cheryl Bradshaw) in una scena del film Woman of the Hour

Woman of the Hour è un thriller scritto da Ian MacDonald e diretto da Anna Kendrick, qui al suo debutto dietro la macchina da presa. La Kendrick, nota per i suoi ruoli di Jessica in Twilight e Beca Mitchell in Pitch Perfect, non solo dirige il film ma ne è anche la protagonista. Interpreta Cheryl Bradshaw, un’aspirante attrice che nel 1978 partecipò allo show The Dating Game, dove incontrò e uscì per un appuntamento con il serial killer Rodney Alcala.

Attraverso il racconto degli efferati omicidi compiuti dal serial killer Rodney Alcala, Anna Kendrick e lo sceneggiatore Ian MacDonald lanciano un messaggio potente: la vita acquisisce valore quando si entra in contatto con la morte. La protagonista, Cheryl, vincendo l’appuntamento con Rodney, che scoprirà essere uno psicopatico, comprende che la felicità risiede nell’apprezzare ciò che si ha. Inoltre, il film sembra voler dire agli aspiranti attori, e a chiunque voglia entrare in quel mondo, che la bravura da sola non basta. Questo, però, non deve essere un motivo per arrendersi, ma un incentivo per ricominciare con maggiore determinazione.

Un serial killer mascherato da bravo ragazzo

Anna Kendrick, che con questo film ha vinto il premio “Regista da tenere d’occhio” al Palm Springs International Film Festival, riesce a trasmettere con maestria lo stato di confusione in cui molte donne si trovano quando non si sentono a loro agio. Questo è particolarmente evidente nelle situazioni in cui gli uomini invadono i loro spazi senza rendersene conto. Un esempio è la scena in cui Cheryl è al bancone del bar con il suo potenziale partner: attraverso un abile scavalcamento di campo, la regista comunica chiaramente che le avance dell’uomo non sono gradite. Questi piccoli accorgimenti registici sono utilizzati anche nei momenti in cui il serial killer compie le sue mosse, aumentando la tensione e l’impatto emotivo del film.

Woman of the Hour fa qualcosa che non si vedeva da un po’ in questa tipologia di storie: non svela mai il passato del serial killer né le motivazioni che lo spingono a compiere i suoi efferati omicidi, rispetto agli ultimi prodotti Netflix come Monsters. Questo approccio, che evita di spiegare troppo, lascia intuire che per molti serial killer gli omicidi sostituiscono il rapporto sessuale, una pulsione che, secondo alcuni studi, li eccita nel momento in cui uccidono le loro vittime.

La scelta di non rivelare i motivi dietro le azioni del killer è la carta vincente del film. Il terrore provato dalle vittime diventa palpabile, poiché tutti potremmo trovarci a parlare con qualcuno che, dietro una maschera da bravo ragazzo, nasconde qualcosa di oscuro. Mentre nella maggior parte dei film molti serial killer indossano una maschera, che funge, in termini freudiani, da simbolo censorio delle nostre pulsioni più primitive, nella realtà preferiscono mostrarsi come persone per bene, facendo del loro stesso volto il teatro di una performance.

Riflessioni in Woman of the Hour

Anna Kendrick (Cheryl Bradshaw) e Daniel Zovatto (Rodney Alcala) in una scena del film Woman of the Hour

L’essere umano indossa maschere ogni giorno: al lavoro, a casa, con gli amici. Sapere che una di queste maschere possa nascondere il male puro crea un terrore profondo, perché è una qualità che tutti possediamo, ma che fortunatamente, nella maggior parte dei casi, riusciamo a tenere sotto controllo. Woman of the Hour riesce, quindi, a far riflettere lo spettatore su come Rodney Alcala finga di essere una brava persona, portandolo a chiedersi continuamente come sia possibile.

Degno di nota è il modo in cui viene sottolineato che il serial killer provenga dal Texas, uno stato, che soprattutto in quegli anni, era visto dagli Stati Uniti come un luogo sottosviluppato e patria dei peggiori malviventi capaci di distruggere il grande sogno americano. Ciò è ampiamente esplorato nel nostro speciale sul film The Texas Chain Saw Massacre del 1974.

Woman of the Hour pone anche un interessante accento sulle minoranze etniche e su come queste venivano, e vengono tutt’ora, trattate dalla società e dalle autorità. Quando il personaggio di Laura (interpretata da Nicolette Robinson, nota per il ruolo di Jane in The Affair) si reca alla polizia per denunciare il serial killer, non viene ascoltata, perché colpevole di essere una donna e, per di più, di colore. Diverso, invece, è quando sarà una donna bianca a sporgere denuncia.

Woman of the Hour, diretto da Anna Kendrick e scritto da Ian McDonald, si è rivelato una piacevole sorpresa, capace di regalare una serata di terrore perfetta per il mese di Halloween. Il film vi aspetta su Netflix dal 18 ottobre 2024, la piattaforma streaming che in questo mese ci ha regalato tanti titoli da non perdere.

Facebook
Twitter