Tutti i film di Jane Campion dal peggiore al migliore

La regista neozelandese Jane Campion spegne oggi 70 candeline. E per l’occasione noi di CiakClub non possiamo esimerci dall’omaggiare la sua brillante carriera, costellata di numerosi riconoscimenti internazionali, con una classifica di tutti i film di Jane Campion dal peggiore al migliore!

L’universo psichico e corporeo della donna al centro della scena. La ricerca di un linguaggio filmico impregnato di stilemi romanzeschi e immaginifici. Un percorso tematico e visivo non comune ai classici orizzonti cinematografici. Oggi, 30 aprile 2024, la regista neozelandese Jane Campion compie 70 anni.

Nata a Wellington nel 1954, Jane Campion proviene da una famiglia di artisti: il padre era un regista teatrale, mentre la madre una rinomata attrice. Dopo la laurea in Antropologia e gli studi al Chelsea School of Art di Londra, la Campion comincia a frequentare negli anni Ottanta l’Australian Film and Television School a Sydney, dove scopre l’amore e la passione per la Settima Arte. Nel suo cinema dà vita a lucidi e brillanti ritratti di donne, sia dell’Ottocento che di epoca contemporanea. Scava nel profondo dei suoi personaggi femminili, e lo fa con un’accurata analisi psicologica e un innovativo tratto stilistico.

Grazie alle sue straordinarie doti artistiche, Jane Campion si è imposta a livello internazionale ottenendo vari riconoscimenti della critica: nel 1993 si è aggiudicata la Palma d’oro a Cannes (vinta ex aequo) e nel 1994 il premio Oscar per la Migliore Sceneggiatura con Lezioni di piano; nel 2021 ha vinto il premio Oscar come Miglior Regista per Il potere del cane, diventando la prima donna a essere nominata più di una volta per questo premio e la terza a vincerlo.

In occasione del suo compleanno è d’obbligo omaggiare Jane Campion con una lista completa di tutti i suoi film dal peggiore al migliore. Non ci resta che scoprire le carte e svelarvi la nostra classifica!

8. In the Cut (2003)

Mark Ruffalo e Meg Ryan in una scena del film In the Cut

Tratto dal romanzo omonimo di Susanna Moore, In the Cut racconta l’odissea di una donna alle prese con i lati più oscuri della propria sessualità. La protagonista è Frannie (Meg Ryan), insegnante di lettere di New York invischiata nell’omicidio del vicino di casa. A condurre le indagini c’è il detective Malloy (Mark Ruffalo), di cui Frannie si innamora. Una serie di indizi e circostanze farà però credere a Frannie che sia proprio Malloy il misterioso serial killer.

In the Cut sfida il tabù della sessualità femminile nella società americana. Alcune scene colgono nel segno, come la scoperta del corpo mozzato di una delle vittime, ma la pellicola non trova coerenza nel racconto giallo e finisce per perdere grinta e forza.

7. Holy Smoke – Fuoco sacro (1999)

Kate Winslet in una scena del film Holy Smoke - Fuoco sacro

Presentato in concorso al Festival di Venezia, Holy Smoke – Fuoco sacro racconta le avventure di Ruth (Kate Winslet), ragazza australiana in preda a una crisi esistenziale. Ruth intraprende un viaggio per l’India, dove conosce un guru che stravolge completamente la sua vita. La sua famiglia decide così di contattare il “deprogrammatore” PJ (Harvey Keitel), che avrà il compito di riportare Ruth a casa. Sarà però PJ a deprogrammare la propria virilità e a sottomettersi alla ragazza.

Holy Smoke – Fuoco sacro porta sul grande schermo culture e soprattutto mondi diversi, con quello maschile che esce sconfitto dall’incontro-scontro con il mondo femminile. Ottima la prova attoriale del cast e la colonna sonora composta dall’italo-americano Angelo Badalamenti, ma la forma di Holy Smoke è ai limiti del kitsch e non convince appieno.

6. Bright Star (2009)

Abbie Cornish in una scena del film Bright Star

Bright Star è ambientato nel 1818 a Londra e racconta gli ultimi anni di vita del poeta britannico John Keats, interpretato nel film da Ben Whishaw. Il giovane e squattrinato Keats si innamora della sua vicina di casa, la ricamatrice Fanny Brawne (Abbie Cornish), ma il loro amore viene messo a dura prova da una serie di fattori: la disapprovazione della madre di Fanny (Kerry Fox), l’ostilità dell’amico Charles (Paul Schneider) e il diffondersi della tubercolosi.

Jane Campion mette in scena una rievocazione storica che riflette sulle origini dell’amore romantico. Fanny presenta i canoni tipici dell’eroina “campioniana” e riesce ad avvicinare lo spettatore a una poesia apparentemente lontana nello spazio e nel tempo. Il titolo Bright Star trae ispirazione dal sonetto Bright star, would I were steadfast as thou art, scritto da John Keats per la sua amata.

5. Sweetie (1989)

Karen Colston in una scena del film Sweetie

Presentato in concorso alla 42esima edizione del Festival di Cannes, Sweetie è il primo lungometraggio diretto da Jane Campion. La pellicola rappresenta una parabola inquietante, ma allo stesso tempo divertente, sui rapporti familiari e sulle pulsioni represse che acquisiscono una potentissima forza disgregatrice. Da un lato della barricata c’è l’eccentrica e prepotente Sweetie (Geneviève Lemon); dall’altro l’introversa Kay (Karen Colston), affetta da gravi fobie figlie di disturbi psichici.

Nonostante si tratti del primo lungometraggio della regista neozelandese, Jane Campion dirige un film spiazzante e disturbante, caratterizzato da uno stile iperrealista che a tratti ricorda il cinema di David Lynch. Memore dei suoi trascorsi studenteschi e della sua laurea in Antropologia, la Campion firma un’opera feroce che analizza in maniera brillante i comportamenti dell’essere umano all’interno della società.

4. Ritratto di signora (1996)

Nicole Kidman in una scena del film Ritratto di signora

Tratto dall’omonimo romanzo di Henry James, sceneggiato con drastici tagli da Laura Jones, Ritratto di signora è un dramma intelligente, sensibile e spigoloso sulle maschere della seduzione e sulla perdita di sé nell’illusione dell’amore.

Ambientato intorno alla fine dell’Ottocento, Ritratto di signora racconta la storia di Isabel Archer (Nicole Kidman), americana trasferitasi in Inghilterra al seguito della zia (Shelley Winters). Dopo aver declinato varie proposte di matrimonio per non perdere la propria libertà, Isabel accetta di sposare un avventuriero presentatole da Madame Merle (Barbara Hershey): l’egoista e manipolatore Gilbert Osmond, interpretato da John Malkovich, di cui abbiamo raccolto i 15 migliori ruoli.

Jane Campion disegna con vibrante precisione geometrica e sottile femminismo anticonformistail ritratto senza tempo di una giovane donna alle prese con la sua linea d’ombra e con un complotto machiavellico”. Perfetto il cast, con Barbara Hershey che ha ricevuto la nomination per la Miglior Attrice Non Protagonista ai premi Oscar. Oltre alla candidatura della Hershey, la pellicola ha ricevuto anche una seconda nomination per i Migliori Costumi.

3. Un angelo alla mia tavola (1990)

Kerry Fox in una scena del film Un angelo alla mia tavola

Tratto dall’omonima autobiografia della scrittrice neozelandese Janet Frame, scomparsa nel 2004 e più volte candidata al premio Nobel per la letteratura, Un angelo alla mia tavola è un potente film per la televisione diviso in tre parti (Nella tua terra, Un angelo alla mia tavola, L’inviato di Mirror City) che funziona a meraviglia sul grande schermo.

La pellicola racconta la storia di Janet Frame, interpretata nella giovinezza da Alexia Keogh e nell’età adulta da Kerry Fox, rimasta chiusa per otto anni in manicomio perché considerata pazza. Janet si salva dalla lobotomia solo grazie a un premio letterario ottenuto da un suo scritto. Da quel momento acquisirà maggiore consapevolezza delle sue doti artistiche e troverà il coraggio di affrontare la vita anche negli aspetti più dolorosi.

Un angelo alla mia tavola ha ricevuto il Leone d’argento a Venezia, con assordanti contestazioni da parte del pubblico che chiedeva il riconoscimento più alto. Jane Campion racconta con infinita delicatezza una dolorosa vicenda realmente accaduta e si scaglia in maniera feroce contro una società capace di diagnosticare la schizofrenia a chi etichetta come “diverso”.

2. Il potere del cane (2021)

Benedict Cumberbatch in una scena del film Il potere del cane

Adattamento dell’omonimo romanzo di Thomas Savage del 1967, Il potere del cane trasferisce il mito di Caino e Abele alla fine del vecchio West. Ambientato in Montana nel 1925, il film racconta la storia dei fratelli Burbank, l’impacciato George (Jesse Plemons) e il dispotico Phil (Benedict Cumberbatch), allevatori di successo e ricchi proprietari di un ranch.

Il rapporto tra i due fratelli si incrina nel momento in cui George sposa Rose, interpretata da una splendida Kristen Dunst che di recente è tornata al cinema con un capolavoro di guerra, politica e giornalismo. Phil decide così di vendicarsi con Rose prendendo di mira il figlio Peter (Kodi Smit-McPhee), ma i due iniziano inaspettatamente a legare quando Peter sorprende Phil nell’atto di masturbarsi sulla foto del suo vecchio mentore Bronco Henry.

Sovvertendo molti codici del genere western attraverso il punto di vista femminile, Il potere del cane prende forma dai piccoli gesti e dalla successione di incidenti, fino a diventare un dramma epico e maestoso. Vincitrice del premio Oscar per il Miglior Regista, Jane Campion distrugge il tradizionale maschilismo del western e trasforma il mito della frontiera in uno spazio interiore in cui ciascuno è costretto a fare i conti con le proprie contraddizioni e i propri istinti repressi.

1. Lezioni di piano (1993)

Anna Paquin e Holly Hunter in una scena del film Lezioni di piano

Ambientato nel XIX secolo, Lezioni di piano racconta la storia di Ada McGrath (Holly Hunter), vedova scozzese che non parla da bambina, forse per scelta, e il cui principale modo di esprimersi è il pianoforte. Assieme alla figlia di nove anni Flora (Anna Paquin), Ada decide di trasferirsi dall’Europa in Nuova Zelanda in seguito a un matrimonio combinato con un colono.

La nuova vita non inizia però bene: il futuro marito Alistair (Sam Neill) le proibisce di suonare in casa il pianoforte, che viene per questo comprato da George Baines (Harvey Keitel), un uomo inglese che vive sull’isola assieme agli indigeni maori. Affascinato e attratto dalla donna muta, George accetta di rivendere ad Ada il pianoforte un tasto alla volta in cambio della sua compagnia e di lezioni di piano. Il rapporto sempre più intimo tra i due porterà a conseguenze drammatiche, ma allo stesso tempo darà la forza ad Ada di rinascere e aspirare a una vita migliore.

Lezioni di piano è un meraviglioso apologo sui pericoli in agguato quando una donna cerca di esprimere pienamente sé stessa e riconquistare la propria libertà. Vincitrice di tre premi Oscar (Miglior Attrice a Holly Hunter, Miglior Attrice Non Protagonista a Anna Paquin e Miglior Sceneggiatura Originale), la pellicola rappresenta il punto più alto della carriera di Jane Campion, che ha vinto con Lezioni di piano la Palma d’oro al Festival di Cannes, diventando così la prima donna ad aver ricevuto tale riconoscimento.

E voi siete d’accordo con la nostra classifica dei film di Jane Campion? Fateci sapere la vostra nei commenti!

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