The Burial – Il caso O’Keefe, recensione: legal movie a tinte black

È approdato su Prime Video The Burial - Il caso O’Keefe. Il legal drama (a tratti anche comico) diretto da Maggie Betts è stato presentato al Toronto International Film Festival e vede Jamie Foxx e Tommy Lee Jones nei panni dei protagonisti. Tratto da una storia vera, il film sa come raccontarla al meglio.
Jamie Foxx e Tommy Lee Jones nel poster di The Burial - Il caso O'Keefe

Il legal movie The Burial – Il caso O’Keefe è arrivato sui piccoli schermi. Diretta da Maggie Betts, la pellicola traspone un racconto tratto da una storia vera riportata in un articolo del New Yorker del 1999 scritto da Jonathan Harr. Con protagonisti Jamie Foxx nei panni dell’avvocato Willie E. Gary e Tommy Lee Jones nel ruolo di Jeremiah Joseph O’Keefe, il film porta in scena una narrazione ben strutturata che porta a galla tematiche importanti che lasciano diversi spunti di riflessione allo spettatore.

La storia narra la vicenda legale che vide coinvolti Jeremiah O’keefe, un piccolo imprenditore proprietario di alcune pompe funebri, e la Loewen funeral company, grossa multinazionale attiva nello stesso settore di O’Keefe. Il piccolo imprenditore del Mississippi denunciò la compagnia a seguito di un affare andato male. Entrò così in gioco l’avvocato Willie E. Gary, dando inizio ad una delle cause più importanti della sua carriera che verrà in seguito denominata appunto The Burial.

Forte probabilmente delle vere vicende dalle quali il film trae ispirazione, il titolo si dimostra all’altezza di ciò che cerca di raccontare, affrontando tematiche importanti e ancora molto attuali. Lo spettatore si trova così davanti una storia che, nonostante sia ben definita e possieda i suoi personaggi, può essere rappresentativa per chiunque. La lotta all’ingiustizia, l’avidità dell’uomo, il bisogno di proteggere il proprio lascito e il concetto di famiglia vengono analizzati in maniera leggera e scorrevole. Anche l’aspetto legato ai meccanismi legali risulta molto convincente, donando alla storia quel tocco in più di dinamicità.

Davide contro Golia

Come penso abbiate già capito, la vicenda narrata è la classica lotta del piccolo contro il gigante, Davide contro Golia. Betts porta in scena un esempio reale della lotta al gigante, mentre sullo sfondo dell’America di quegli anni si stava svolgendo uno dei casi più famosi della cronaca statunitense, il caso O.J. Simpson (che ha influito radicalmente sul perché ci piacciono tanto i true crime). È proprio in questo clima che il film si interroga sul significato di lottare. Ha senso combattere rischiando di perdere tutto? Per i nostri protagonisti la risposta è SI! 

L’avvocato Gary e il vecchio O’Keefe sono due combattenti. Non si tratta di orgoglio o di ragione o torto, bisogna sfidare le ingiustizie e bisogna farlo a testa alta. I due protagonisti trasudano questo ideale e lo restituiscono in pieno allo spettatore. Jamie Foxx è probabilmente la punta di diamante del film (nulla togliere agli altri personaggi). La sua interpretazione dell’avvocato Gary è attraente in tutto è per tutto. Carismatico, eccentrico e sopra le righe, il Willie E. Gary di Foxx affascina lo spettatore, soprattutto grazie alla sua teatralità durante le arringhe. 

Dall’altra parte c’è invece un Tommy Lee Jones che interpreta ottimamente un personaggio stanco, preoccupato per il futuro della sua famiglia ma che non ha intenzione di cedere di fronte ai soprusi, la sua eredità deve essere salvaguardata per i figli. La chimica fra questi due personaggi, che evolvono insieme durante il susseguirsi delle vicende, rende ancora più piacevole il racconto, portando il pubblico ad affezionarsi ad entrambi, difetti inclusi.

The Burial – Il caso O’Keefe è un black movie?

Tommy Lee Jones e Jamie Foxx in una scena del film The Burial - Il caso O'Keefe

Il caso preso in argomento dal film non ha, almeno all’apparenza, dei risvolti di natura razziale. L’accusa si basa principalmente sul tentativo della Loewen funeral company di aver temporeggiato dopo l’accordo con O’Keefe per un proprio vantaggio finanziario. Quando però la difesa prepara la propria strategia, questa fa affidamento su una corte ed una giuria prevalentemente afroamericana, e sulla capacità di Gary di “sapere come parlare alla sua gente”

Andando avanti con la narrazione (il film stesso lo dice) l’elemento razziale entra in scena, ma più volte viene allontanato dal processo perché non ne rispecchia la natura. Per una parte della pellicola c’è questo scambio di colpi fra accusa e difesa, tra chi tira in ballo il razzismo e chi invece non lo ritiene argomento di dibattito. È qui che si inserisce l’elemento black, ma in maniera anomala. Tendenzialmente nelle pellicola di genere come possono essere quelle di Spike Lee, o di un più recente Jordan Peele, l’intento è quello di denuncia verso l’odio razziale. 

Nel film in questione, l’elemento razziale è più una circostanza che viene usata a vantaggio della difesa per tentare di portare a casa il processo. Diventa così un tema più di contorno, che viene poi assimilato in uno più centrale e generico. Ciononostante il film mostra parte della storia e della cultura afroamericana, rendendo i membri di questa comunità co-protagonisti. Quindi l’elemento black c’è, ma a differenza di altre pellicole più incentrate sull’argomento, non ha lo stesso impatto in quanto film di questo genere. Basti comunque considerare che in quanto storia vera, è scomodo romanzare per ricercare un genere specifico.

Nel suo insieme però il film svolge il suo compito. Maggie Betts riesce a confezionare un ottimo prodotto, con storia e personaggi ben strutturati e convincenti fino in modo. Questo anche grazie alle ottime interpretazioni dei suoi protagonisti e ad un ritmo ben equilibrato che alterna perfettamente ironia e drammaticità a momenti più concitati come quelli nell’aula di tribunale. Insieme a The Burial – Il caso O’Keefe trovate qui tutte le uscite di Ottobre su Prime Video.

E voi? Avete visto The Burial – Il caso O’Keefe? Cosa ne pensate? Ditecelo nei commenti!

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