Terminator 2, recensione: in confronto l’originale è un T-800

Terminator 2 - Il giorno del giudizio di James Cameron, con protagonista Arnold Schwarzenegger, è il secondo capitolo della celebre saga di fantascienza di Terminator. Un cult assoluto passato alla storia per il suo ritmo incalzante e i suoi straordinari effetti visivi realizzati in CGI.
Edward Furlong (John Connor) e Arnold Schwarzenegger (T-800) in una scena del film Terminator 2 - Il giorno del giudizio

Può un sequel essere migliore dell’originale? Sì se ti chiami James Cameron e hai a disposizione 100 milioni di dollari di budget. A distanza di sette anni dall’amato primo capitolo della saga, Terminator 2 – Il giorno del giudizio riesce infatti a scardinare qualsivoglia pregiudizio morale rivoluzionando il genere della fantascienza e consacrandosi nell’Olimpo della Settima Arte.

Proiettato in anteprima a Century City il 1º luglio 1991 e distribuito negli Stati Uniti dalla TriStar Pictures due giorni dopo, Terminator 2 – Il giorno del giudizio è il maggiore incasso cinematografico dell’anno. Un grandissimo successo di pubblico e critica suggellato dalla consegna di ben quattro statuette alla 64esima edizione degli Academy Awards.

La vittoria del premio Oscar per i migliori effetti speciali rappresenta soltanto la punta dell’iceberg di una rivoluzione digitale in atto che avrebbe cambiato per sempre i meccanismi della nostra società. “Hasta la vista, baby”: un colpo di pistola al passato per aprire le porte ai nuovi orizzonti tecnologici.

Il giorno del giudizio e l’avvento del post-human

È il 1995. La Guerra Fredda è conclusa ma lo spettro del conflitto termonucleare ancora terrorizza il mondo: Sarah Connor (Linda Hamilton) fa incubi spaventosi sull’olocausto nucleare e il conseguente collasso della civiltà. Il giorno del giudizio si avvicina e si intravedono all’orizzonte tempi distopici in cui gli individui volgeranno verso l’alienazione e le tecnologie assumeranno sempre più il controllo delle loro menti e delle loro attività quotidiane. Si avanza a grandi passi verso le tanto agognate intelligenze artificiali autocoscienti che ci proietteranno in maniera definitiva nell’epoca del post-umano.

Sono passati undici anni da quando nel primo Terminator Skynet, rete globale di intelligenza artificiale capace di raggiungere l’autocoscienza ribellandosi agli esseri umani, inviò indietro nel tempo un T-800 (Arnold Schwarzenegger) incaricato di uccidere Sarah Connor per impedire la nascita del futuro capo della resistenza umana, fallendo però miseramente.

In Terminator 2 – Il giorno del giudizio il nuovo obiettivo di Skynet è proprio il futuro capo della resistenza, l’ormai nato John Connor (Edward Furlong), qui ancora adolescente. La nuova minaccia è rappresentata dall’arrivo del T-1000 (Robert Patrick), un nuovo modello di cyborg fatto di metallo liquido e capace di assumere le fattezze di qualsiasi essere o oggetto con cui viene a contatto.

Ma quindi Arnold Schwarzenegger non ci sarà più? Ovvio che ci sarà, ma questa volta in una veste diversa: il muscoloso T-800 viene inviato nel passato da John Connor con l’intento di proteggere il sé stesso adolescente dal T-1000. Un Terminator fisicamente identico ma più buono del precedente, che impara lo slang giovanile e alza il pollicione per dire che va tutto bene. Ci troviamo in una Los Angeles orribilmente devastata in cui i robot si antropomorfizzano, mentre l’umanità di umano non sembra aver conservato proprio nulla.

Terminator vs Terminator 2, il momento del giudizio

Arnold Schwarzenegger (T-800) in una scena del film Terminator 2 - Il giorno del giudizio

La saga di Terminator si compone di sei pellicole: Terminator (1984) e Terminator 2 – Il giorno del giudizio (1991) diretti da James Cameron; Terminator 3 – Le macchine ribelli (2003) di Jonathan Mostow; Terminator Salvation (2009) di Joseph McGinty Nichol; Terminator Genisys (2015) di Alan Taylor; Terminator – Destino oscuro (2019) di Tim Miller. Qui vi abbiamo consigliato l’ordine migliore per vedere i film di Terminator. Stiamo parlando senza ombra di dubbio di uno dei franchise più iconici della storia del cinema, benché l’innovazione e la perfezione stilistica delle prime due opere di Cameron rappresentino vette mai più raggiunte dai sequel.

Il primo Terminator si sviluppa sulla scia dei film di Roger Corman e John Carpenter: grande inventiva ma effetti speciali a basso costo. Simile alle atmosfere cyberpunk e apocalittiche di Blade Runner, il primo capitolo della saga ha la sua originalità nel personaggio del T-800, un corpo mutante in cui, a differenza di robot e replicanti, non è possibile separare la carne dalla macchina, la tecnologia dal corpo.

Arnold Schwarzenegger, espressione fissa e recitazione piuttosto discutibile, servendosi di un linguaggio corporeo imparato alla scuola del mostro di Frankenstein diventa uno dei principali pregi del film. Tutte le azioni violente e le poche battute pronunciate sono caratterizzate da un’ottusità meccanica e da uno sguardo severo che le carica di un’ironia irresistibile. A furor di popolo considerato il suo migliore ruolo nella carriera: non stupisce che Schwarzenegger abbia accettato di partecipare al sequel.

Dal cupo e notturno Terminator si passa quindi alla luminosa fotografia di Terminator 2 – Il giorno del giudizio, pietra miliare del cinema di fantascienza, ottavo nella lista delle 10 migliori pellicole di fantascienza di tutti i tempi stilata dall’American Film Institute ed entrato nel 2023 con altri 24 film nel National Film Registry.

Il ritmo di Terminator 2 – Il giorno del giudizio è incalzante, privo di inquadrature statiche e capace di impallidire la quasi totalità degli action contemporanei, mentre i costosissimi effetti visivi sono straordinari e a dir poco innovativi per l’epoca: il vero punto di forza del film risulta il T-1000 di Robert Patrick, il primo personaggio della storia del cinema parzialmente generato al computer.

Gli anni ’90 e la rivoluzione del digitale

Robert Patrick (T-1000) in una scena del film Terminator 2 - Il giorno del giudizio

Il computer e il cinema si muovono a braccetto negli anni ’90. Le immagini cinematografiche, invece di essere composte da piccoli granelli di nitrato d’argento impressi sulla celluloide, diventano brevi stringhe di informazioni digitali: degli 1 e degli 0.

Nel 1921 un giovane elettricista di nome Philo Farnsworth, intento ad osservare i solchi sul terreno di un campo da arare, intuì che l’immagine potesse essere fatta di piccoli solchi di informazioni visive da proiettare a incredibili velocità. Facciamo ora un balzo in avanti di settant’anni ed ecco la rappresentazione di una figura in metallo liquido che si trasforma in un uomo in carne e ossa: il T-1000.

Il regista James Cameron partorisce l’idea; le squadre tecniche la mettono a frutto scannerizzando a computer l’immagine girata e disegnando superfici lucenti, movimenti e riflessi con l’obiettivo di “trasformare” l’uomo in mercurio. La tecnica passa alla storia con il nome di CGI, ovvero immagine generata al computer.

In precedenza le tecniche dal vivo si erano già mescolate a quelle di animazione quando Gene Kelly aveva danzato con il topo Jerry in Due marinai e una ragazza (Canta che ti passa), ma in Terminator ci troviamo di fronte a un qualcosa di diverso: Jerry era in due dimensioni e la luce su di lui non cambiava mai, facendo percepire allo spettatore che fosse disegnato. L’uomo di metallo liquido sembra invece ripreso dal vero e il metallo di cui è composto appare dotato di una concretezza reale. Le implicazioni sono enormi, come se il cinema fosse tornato all’inizio per ripartire dai primordi.

Pensiamo a Gertie il dinosauro (1914) di Winsor McCay. Il celebre illustratore aveva provato a mostrarci nel cortometraggio un dinosauro, ma le linee incerte “tradivano” la presenza dell’uomo dietro al disegno. A distanza di settantanove anni, Steven Spielberg in Jurassic Park riesce a mettere in scena i dinosauri con un tale iperrealismo da farci quasi sentire l’odore del loro alito, la consistenza della loro pelle, le ombre e i riflessi delle zampe sul pavimento. Proprio come fece lo stesso James Cameron in Titanic mostrandoci quello che a lungo abbiamo desiderato vedere come se fosse stato realmente filmato: la nave che affonda alla luce di una luna argentata.

Le nuove frontiere evolutive del digitale creano ombre, danno alle scene delle dinamiche profondità di campo e girano inquadrature difficilmente realizzabili con una tradizionale macchina da presa. Il cinema degli anni ’70 ci aveva raccontato ciò che volevamo vedere (Lo squalo, L’esorcista); il cinema degli anni ’90 ci ha raccontato ciò che potevamo vedere. Non perdetevi quindi dal 1º gennaio 2024 su Infinity+ Terminator 2 – Il giorno del giudizio e fateci sapere la vostra nei commenti!

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