Sundance: 25 debutti che avrebbero fatto la storia del cinema

In occasione dei 40 anni dalla nascita del Sundance Film Festival, così come il Sundance Institute ha decretato i 10 migliori film della storia del Festival, anche noi abbiamo deciso di cimentarci in questo arduo compito raccogliendo i 25 film più folgoranti passati al Sundance!
Le Iene, Whiplash, Moon, I soliti sospetti e American Psycho fra i film di debutto più folgoranti al Sundance Film Festival

È giunta al termine la 40esima edizione del Sundance Film Festival, la rassegna di cinema indipendente più famosa al mondo.

Fondato nel 1978 dalla Utah Film Commission, il Sundance Film Festival in origine si chiamava United States Film Festival e si svolgeva nei mesi di settembre a Salt Lake City e non a Park City come oggi. Allo U.S. Film Festival venivano proiettati film retrospettivi e tenuti seminari sulle tematiche sociali trattate dalle opere in programmazione.

La rivoluzione avvenne a partire dagli anni ’80, quando Robert Redford fondò il Sundance Institute, un’organizzazione no-profit finalizzata al sostegno del lavoro dei cineasti indipendenti. Il sogno di Redford era creare uno spazio creativo in cui registi e sceneggiatori potessero sentirsi liberi di esprimersi e realizzare i propri progetti cinematografici senza essere condizionati dalle leggi del mercato. Fu così che nel 1984 il Sundance Institute prese il potere organizzativo dello U.S. Film Festival, spostando l’evento dal mese di settembre a gennaio e ribattezzandolo poi Sundance Film Festival, la vetrina di cinema indipendente più riconosciuta al mondo.

Tantissimi i registi che hanno calcato il palcoscenico del Sundance Film Festival e raggiunto il successo debuttando qui con le loro opere prime: dai fratelli Coen ad Ari Aster, da Steven Soderbergh a Jordan Peele, passando per Quentin Tarantino, Robert Rodriguez e Darren Aronofsky. Una fucina di talenti destinata di lì a poco a spiccare il volo nella Settima Arte.

Non ci resta che scoprire i 25 film più folgoranti passati al Sundance!

Blood Simple (1984)

Frances McDormand in una scena del film Blood Simple

Vincitore del Gran Premio della Giuria: U.S. Dramatic al Sundance Film Festival 1985 (allora conosciuto come U.S. Film Festival), Blood Simple è la bellissima opera prima dei fratelli Coen, incentrata su un triangolo amoroso capace di innescare una serie di imprevedibili e sanguinolenti eventi.

Blood Simple è un film indipendente e a basso budget che anticipa quelli che saranno i punti cardini della poetica dei Coen: commistione tra i generi con il noir che incontra il western metropolitano e la commedia dell’assurdo; corruttibilità morale e avidità come miccia per un climax di violenza pulp; maturità espressiva nella messa in scena. La pellicola rappresenta l’inizio del sodalizio dei fratelli Coen con l’attrice Frances McDormand e con il compositore Carter Burwell.

Stranger Than Paradise (1984)

Richard Edson, Eszter Balint e John Lurie in una scena del film Stranger Than Paradise

Vincitore del Premio Speciale della Giuria: U.S. Dramatic al Sundance Film Festival 1985, Stranger Than Paradise è il film che rivelò al mondo intero il talento di Jim Jarmusch, tra i registi più importanti del cinema indipendente statunitense. Costata poco più di 100 mila dollari, la pellicola incassò già nelle prime settimane di proiezione oltre un milione e mezzo di dollari negli Stati Uniti.

Stranger Than Paradise mescola noir, road movie e commedia mettendo in scena una sorta di apologia dei perdenti. Lo stile minimalista e la fotografia anti-spettacolare in bianco e nero traggono ispirazione dal cinema underground statunitense e da quello europeo di Wim Wenders, grazie al quale il film di Jarmusch vide la luce: il primo segmento di Stranger Than Paradise venne infatti girato con lo scarto della pellicola utilizzata per Lo stato delle cose di Wenders.

Sesso, bugie e videotape (1989)

Andie MacDowell in una scena del film Sesso, bugie e videotape

Vincitore al Sundance Film Festival 1989 del Premio del Pubblico: U.S. Dramatic, Sesso, bugie e videotape è il brillante debutto dietro la macchina da presa di Steven Soderbergh. Scritto in solo otto giorni e con un budget ridottissimo di circa un milione di dollari, Sesso, bugie e videotape ha il merito di aver rivoluzionato l’industria del cinema indipendente avvicinando il pubblico tradizionale alle produzioni minori.

Il protagonista di Sesso, bugie e videotape, interpretato da James Spader, porta con sé un bagaglio pieno di videocassette contenenti interviste a donne che discutono delle loro abitudini sessuali. Un feticcio che rivela la sua ossessione di spiare le vite altrui per poi catalogarle: la nascita del videotape sfruttata da Soderbergh per analizzare i concetti di registrazione e archiviazione. Sesso, bugie e videotape coglie e anticipa il legame irrisolto della società contemporanea fra corpo, parola e tecnologia.

Le iene (1992)

Steve Buscemi (Mr. Pink) e Harvey Keitel (Mr. White) in una scena del film Le iene

Girato in sole cinque settimane tra l’estate e l’autunno del 1991, Le iene di Quentin Tarantino viene presentato in anteprima mondiale al Sundance Film Festival nel gennaio del 1992. Killer cool in giacca e cravatta, sangue che zampilla ovunque e dialoghi che riprendono la cultura di massa, spaziando dalle canzoni di Madonna al Super Sound di K. Billy, dal McDonald’s al galateo della mancia, lo rendono fin da subito un cult assoluto.

Le iene ci mostra il prima e il dopo di una rapina finita male. Troviamo echi del noir americano classico, ma anche del gangster esistenzialista francese di Godard e Melville. Tarantino si diverte a mescolare le carte manipolando la struttura temporale e montando le scene nel modo in cui vuole che le informazioni arrivino allo spettatore, scardinando così tutte le sue certezze. Un debutto scioccante di uno dei registi più geniali e originali degli ultimi anni.

El Mariachi (1992)

Carlos Gallardo (El Mariachi) in una scena del film El Mariachi

Da Quentin Tarantino a Robert Rodriguez il passo è breve. Vincitore del Premio del Pubblico al Sundance Film Festival 1993, El Mariachi è il primo capitolo della Trilogia del Mariachi, seguito da Desperado e C’era una volta in Messico, e rappresenta il debutto sul grande schermo dell’allora 23enne Robert Rodriguez.

Girato in soli quindici giorni con un budget irrisorio di 7000 dollari e attori non professionisti, El Mariachi diventò il caso produttivo dell’anno. Ogni scena del film fu girata una sola volta e l’illuminazione venne fatta con due sole lampade, ma il fascino del prodotto indipendente e di serie B indusse la Columbia Pictures a comprare i diritti del film e a finanziare i due sequel. Robert Rodriguez riscosse così un successo internazionale che lo avrebbe portato a dirigere pellicole tipicamente hollywoodiane come The Faculty e Sin City.

Clerks (1994)

Jeff Anderson e Brian O'Halloran in una scena del film Clerks

Vincitore del Premio per la Migliore Regia al Sundance Film Festival 1994, Clerks è l’opera prima dell’allora 23enne Kevin Smith. Il film è ambientato in un negozio di generi alimentari del New Jersey e racconta la giornata tipo di due commessi, Dante e il suo migliore amico Randall che lavora nel negozio di videonoleggio adiacente. Nel film si susseguono diversi personaggi stravaganti e mentre Dante prova a catalogarli, Randall preferisce insultarli. La giornata dei due protagonisti trascorre tra disquisizioni sul sesso, sui film, sulle relazioni sentimentali e sui clienti insopportabili.

In bianco nero e con un budget di 27 mila dollari, Clerks fu girato in soli 21 giorni nel negozio in cui Kevin Smith lavorava all’epoca (di giorno lavorava, di notte girava il film). Pochi soldi e poche risorse, ma tantissime idee per questo esilarante esordio alla regia di un autore che ama il cinema totale. Kevin Smith dirige una frizzante commedia grottesca e anti-hollywoodiana, basata su pochi elementi e inondata di dialoghi a raffica. Una sorta di caro diario della cosiddetta Generazione X. La pellicola ha avuto due sequel con Clerks II (2006) e Clerks III (2022).

Prima dell’alba (1995)

Julie Delpy e Ethan Hawke in una scena del film Prima dell'alba

Ero così giovane e vulnerabile. Vorrei poter viaggiare nel tempo e dire a Julie di non autodistruggersi tanto di ansia e insicurezza. Dirle di prendersi cura di sé. ‘Prima dell’alba’ è un film romantico, ma non ho mai avuto quell’incontro da sogno in vita mia. I film sono magici, la vita no” ha dichiarato l’attrice Julie Deply al New York Times venticinque anni dopo l’uscita di Prima dell’alba, primo capitolo della Trilogia del Before di Richard Linklater.

Presentato al Sundance Film Festival 1995, Prima dell’alba è una lunga passeggiata per le vie di Vienna, dove il tempo e il luogo reali si fermano per lasciare spazio al ritmo e all’anima di una giovane coppia, interpretata da Julie Deply e Ethan Hawke, che decide di passare insieme una sola e indimenticabile giornata d’amore. Un meraviglioso inno al carpe diem, al cogliere l’attimo e a vivere il presente.

I soliti sospetti (1995)

Kevin Pollak, Stephen Baldwin, Benicio del Toro, Gabriel Byrne e Kevin Spacey (Verbal Kint) in una scena del film I soliti sospetti

Presentato in anteprima mondiale al Sundance Film Festival 1995, I soliti sospetti è la straordinaria opera seconda dell’indipendente regista americano Bryan Singer. La pellicola è considerata a furor di popolo uno dei migliori thriller della storia del cinema, in virtù dell’intreccio della trama e dell’imprevedibilità degli eventi.

Lo spettatore viene coinvolto senza mediazioni nell’ambiguità del Male incarnata dalla misteriosa e spettrale figura di Keyser Soze, che non si può conoscere ma allo stesso tempo non si può evitare. Vincitore del premio Oscar per il miglior attore non protagonista a Kevin Spacey, che ne I soliti sospetti ha interpretato il personaggio di Verbal Kint, un detenuto storpio e chiacchierone, il cui racconto è il filo conduttore al quale ci aggrappiamo per ricostruire la vicenda. Ma “la beffa più grande che il diavolo abbia mai fatto è stato convincere il mondo che lui non esiste”: titoli di coda e bocca spalancata del pubblico in sala.

π – Il teorema del delirio (1998)

Sean Gullette in una scena del film π - Il teorema del delirio

Vincitore del Premio per la Miglior Regia al Sundance Film Festival 1998, π – Il teorema del delirio è il primo film di Darren Aronofsky. Pellicola indipendente e a basso budget, girata con camera a spalla e un bianco e nero sgranato, l’opera prima di Aronofsky ha riscosso un notevole successo di pubblico e critica incassando numerosi riconoscimenti a livello internazionale.

Partendo da un presupposto razionale come lo studio e la comprensione dei sistemi matematici, π – Il teorema del delirio approda presto a temi metafisici. Ci ritroviamo catapultati in una dimensione di delirio paranoico che cattura e manda in confusione lo spettatore. L’atmosfera alienante è amplificata dalla colonna sonora in cui figurano Orbital, GusGus, Clint Mansell, Aphex Twin, Massive Attack e Spacetime Continuum.

The Blair Witch Project (1999)

Heather Donahue in un poster del film The Blair Witch Project

Sono passati 25 anni dall’anteprima al Sundance Film Festival 1999 di The Blair Witch Project, mockumentary che ha rivoluzionato il marketing cinematografico e il genere horror. La pellicola porta la firma di due registi esordienti, Daniel Myrick ed Eduardo Sánchez, che decisero di realizzare un finto documentario horror a ridottissimo budget. Gli attori non soltanto dovevano girare l’intero film da soli, ma anche incaricarsi di portare le attrezzature e improvvisare gran parte delle battute.

Le riprese di The Blair Witch Project mostrano tre studenti universitari che cercano di far luce sulla misteriosa leggenda della “Strega di Blair”, ritenuta responsabile di numerosi delitti nella zona. Servendosi del sottilissimo fil rouge che separa la realtà dalla finzione, il film sfrutta Internet per divulgare false interviste, falsi annunci di persone scomparse e falsi omicidi innescando così un potentissimo meccanismo di passaparola in rete. Il risultato è stupefacente: la pellicola sbanca al box office e diventa un vero e proprio fenomeno di massa. Per festeggiare i 25 anni di The Blair Witch Project abbiamo raccolto 10 film ricordati per la loro originalità e innovazione.

American Psycho (2000)

Christian Bale (Patrick Bateman) in una scena del film American Psycho

Presentato in anteprima al Sundance Film Festival 2000, American Psycho è il secondo film di Mary Horron. Il protagonista della storia è Patrick Bateman, interpretato da un ispiratissimo Christian Bale (da Bateman a Batman il passaggio è breve), agiato investment banker newyorkese dalla doppia vita: abiti firmati, bella fidanzata e locali alla moda sono soltanto l’involucro di un uomo in realtà frustrato e dalle manie pluriomicide.

American Psycho descrive la distanza incolmabile tra realtà e percezione della realtà nel mondo di oggi. Una satira dark che analizza il concetto di narcisismo patologico nella società contemporanea, in cui a primeggiare è sempre l’apparire e mai l’essere. Contestualizzata all’era dei social che stiamo vivendo, la pellicola di Mary Horron risulta amplificata all’ennesima potenza.

Memento (2000)

Guy Pearce in una scena del film Memento

Vincitore del Premio per la Miglior Sceneggiatura al Sundance Film Festival 2001, Memento è uno dei noir più originali del XXI secolo e una delle opere migliori di Christopher Nolan. Tratta dal racconto Memento Mori del fratello Jonathan Nolan, la pellicola narra a ritroso, in ordine cronologico contrario, la ricostruzione di un omicidio.

Guy Pearce interpreta Leonard, un ex investigatore assicurativo che soffre di amnesia anterograda e non riesce per questo a ricordare gli avvenimenti più recenti. Leonard si serve di bigliettini e fotografie per rammentare e si tatua sul corpo le verità più importanti. Il montaggio non convenzionale del film è il tentativo da parte di Nolan di rappresentare la mente del protagonista. Un gioco di rivelazioni e finte apparenze che ci fa interrogare sulle fragilità della memoria e sul senso della nostra identità.

Donnie Darko (2001)

Jake Gyllenhaal (Donnie Darko), Jena Malone (Gretchen Ross) e James Duval (Frank) in una scena del film Donnie Darko

Passiamo da un cult all’altro con Donnie Darko, spiazzante esordio alla regia di Richard Kelly (qui anche sceneggiatore), presentato al Sundance Film Festival 2001. Un’opera che mescola commedia adolescenziale, fantascienza e mélo, e dà vita a un eroe originalissimo come quello di Donnie Darko, interpretato da un giovanissimo Jake Gyllenhaal, di cui abbiamo di recente stilato la classifica dei suoi 10 migliori film.

In Donnie Darko l’adolescenza viene raccontata in tutti i suoi timori e le sue paure, come una chiave che apre le porte verso le incertezze del futuro. Ribelle, cinico e romantico, Donnie è diventato l’emblema per le giovani generazioni che aspirano a un idealismo quasi d’altri tempi e non si riconoscono più nella famiglia e nella scuola. Splendida la colonna sonora del film, che comprende brani di Echo & the Bunnymen, Joy Division, Duran Duran e una cover di Mad World dei Tears for Fears cantata da Gary Jules e Michael Andrews.

In the Bedroom (2001)

Tom Wilkinson e Sissy Spacek in una scena del film In the Bedroom

Il film d’esordio di Todd Field, In the Bedroom, è atterrato al Sundance lo scorso gennaio come proveniente da un altro universo. Si trattava di un singolare esempio di compostezza e dignità, così nettamente lontano da tutto ciò che il festival era arrivato a rappresentare fino a questo momento, che sembrava quasi annunciare, finalmente, una tanto attesa maturazione del cinema indipendente statunitense” ha scritto la rivista The Village Voice a proposito della proiezione in anteprima al Sundance Film Festival 2001 di In the Bedroom, che è diventato il primo film presentato al Festival ad essere candidato all’Oscar per il Miglior Film.

In the Bedroom dell’esordiente Todd Field (Tár) vuole scavare nel profondo dell’America puritana, che elabora il lutto e fa i conti con il Male in modo molto diverso dalla civile Europa. Un’opera prima acclamata dalla critica e diventata un vero e proprio caso negli USA.

Y tu mamá también (2001)

Diego Luna, Maribel Verdú e Gael García Bernal in una scena del film Y tu mamá también

Dopo dieci anni di Hollywood, Alfonso Cuarón torna alle origini e al suo Messico girando in patria una delle opere più scioccanti passate per il Sundance Film Festival: Y tu mamá también (il titolo significa “E anche tua madre” e fa riferimento a una battuta pronunciata nel film). Scritto assieme al fratello Carlos Cuarón, la pellicola di Alfonso Cuarón ottiene in Messico un grandissimo successo al box office registrando uno storico record di incassi al weekend d’apertura.

Presentato al Sundance Film Festival 2002, Y tu mamá también è un road movie che racconta le avventure di un improbabile trio formato dalla bellissima Luna (Maribel Verdú), donna fuggita di casa dopo aver scoperto il tradimento del marito, e due adolescenti irresponsabili e di buona famiglia che grazie a Luna scopriranno nuove dimensioni del sesso e della vita. Un racconto di formazione che colpisce e spiazza per il vitalismo sfacciato e la rappresentazione esplicita del sesso, rompendo qualsivoglia tipo di tabù sull’argomento.

Saw – L’enigmista (2004)

Cary Elwes in una scena del film Saw - L'enigmista

Presentato al Sundance Film Festival 2004, Saw – L’enigmista è l’opera prima del bravissimo regista malese naturalizzato australiano James Wan e rappresenta il primo celebre capitolo della saga di Saw. Girato in poche settimane e con un budget di appena 1 milione di dollari, il film di Wan ottiene un grandissimo successo commerciale e realizza incassi record già al suo primo weekend in sala.

Saw – L’enigmista è un horror ricco di colpi di scena, girato con uno stile indipendente e asciutto che fa scalpore per la sua efferatezza e cupezza. Un vero e proprio cult costantemente ripreso e parodiato negli anni a venire (ad esempio in Scary Movie 4), capace di dar vita a uno dei villain più iconici della storia del cinema: l’Enigmista, un sadico torturatore che vuole impartire lezioni di vita alle sue vittime poco innocenti.

Il calamaro e la balena (2005)

Jesse Eisenberg, Owen Kline, Laura Linney e Jeff Daniels in una scena del film Il calamaro e la balena

Vincitore del Premio per la Migliore Regia e per la Migliore Sceneggiatura al Sundance Film Festival 2005, Il calamaro e la balena è l’opera che ha mostrato al mondo intero il talento di Noah Baumbach. Il film racconta la crisi matrimoniale di una coppia (argomento riproposto da Baumbach anche in Storia di un matrimonio) e le spese che pagheranno i figli. Dopo otto anni di inattività, il regista torna dietro la macchina da presa con un’opera ispirata alla propria biografia e che sa mostrare il mondo arido e meschino degli adulti, scegliendo di raccontarlo dal punto di vista di due ragazzini colti in momenti diversi della loro giovinezza.

Noah Baumbach non ha paura di descrivere le dinamiche più dolorose dei rapporti familiari, ma non cade mai nel cinismo e sfrutta tante piccole trovate per descrivere il groviglio dei sentimenti dei due ragazzi. Tra i produttori del film figura anche Wes Anderson, che aveva collaborato l’anno precedente con Noah Baumbach alla stesura della sceneggiatura de Le avventure acquatiche di Steve Zissou.

Little Miss Sunshine (2006)

Abigail Breslin, Toni Collette, Steve Carell e Greg Kinnear in una scena del film Little Miss Sunshine

Accolto con ovazioni al Sundance Film Festival 2006, Little Miss Sunshine è il primo lungometraggio della coppia di registi statunitensi Jonathan Dayton e Valerie Faris, marito e moglie. Dopo la première al Sundance Film Festival, molti studi si sono offerti di acquisire i diritti dell’opera. A vincere è stata la Fox Searchling Pictures che ha offerto 10 milioni di dollari e il 10 per cento sui futuri profitti. L’operazione viene tuttora ricordata come uno degli affari più grandi e importanti nella storia del Festival.

Little Miss Sunshine racconta le tragicomiche avventure della famiglia Hoover, che a bordo del loro pulmino Volswagen si dirigono alle regionali di Little Miss Sunshine, concorso di bellezza dove parteciperà la piccola Olive. Un divertente e scanzonato road movie a tema loser diventato nel corso degli anni un vero e proprio cult. Un cast d’eccezione che vede la presenza di Paul Dano, Steve Carell, Toni Collette, Bryan Cranston e Alan Arkin, vincitore del premio Oscar per il migliore attore non protagonista.

In Bruges – La coscienza dell’assassino (2008)

Brendan Gleeson e Colin Farrell in una scena del film In Bruges - La coscienza dell'assassino

Presentato in anteprima al Sundance Film Festival 2008, In Bruges – La coscienza dell’assassino è il debutto di Martin McDonagh dietro la macchina da presa. Drammaturgo e regista teatrale irlandese, McDonagh dimostra in In Bruges la sua straordinaria padronanza del mezzo cinematografico, mettendo in scena “una storia divertente, sexy e pericolosa, ma insieme triste, strana, riflessiva e gioiosa”, come detto dallo stesso McDonagh.

Un’opera quasi beckettiana caratterizzata da dialoghi brillanti e paradossali, un’estetica pulp che strizza l’occhio al cinema di Tarantino e una coppia di attori affiatatissimi, composta da Colin Farrell e Brendan Gleeson (i due attori torneranno a recitare per McDonagh anche ne Gli spiriti dell’isola), che si punzecchiano e si rincorrono sulla scena. Ma la vera protagonista della storia è la città di Bruges, una sorta di purgatorio in cui le anime in pena sono in attesa di scoprire il proprio destino.

Moon (2009)

Sam Rockwell in un poster del film Moon

Quando il cinema indipendente incontra la grande fantascienza ci troviamo davanti a un film come Moon. Presentato al Sundance Film Festival 2009, Moon è l’opera prima del regista Duncan Jones, figlio di David Bowie, e rappresenta una delle migliori pellicole di fantascienza del XXI secolo. Il protagonista è Sam Rockwell, che interpreta un astronauta che sta per tornare sulla terra dopo tre anni di lavoro sulla Luna, ma d’improvviso rimane vittima di un incidente e al suo risveglio viene a conoscenza dell’esistenza di un suo doppio.

Ovattato e asettico, girato con soli 5 milioni di dollari e praticamente privo di grandi effetti speciali, il film di Jones mostra di conoscere e di trarre ispirazione dai classici della fantascienza filosofica come Blade Runner, Solaris e 2001: Odissea nello spazio. Il computer Gerty sembra proseguire sulla scia di HAL 9000 facilitando e monitorando il lavoro degli astronauti ma, al contrario del villain HAL 9000, riuscirà a comprendere il dolore e la frustrazione dell’uomo. In primo piano però non c’è la macchina o il progresso scientifico, ma soltanto la crudeltà umana, l’inevitabile confronto con gli altri ma soprattutto con se stessi.

Babadook (2014)

Noah Wiseman e Essie Davis in un poster del film Babadook

Accolto con grande entusiasmo al Sundance Film Festival 2014, Babadook è l’opera prima della regista australiana Jennifer Kent. Prodotto con un budget di soli 2 milioni di dollari, la pellicola ha ottenuto un grande successo di critica e un discreto successo di pubblico incassando al box office circa 10 milioni.

Babadook è un horror d’atmosfera quasi del tutto privo di jump-scare, che costruisce la tensione dalla forza realistica del cinema, introiettando e metabolizzando fonti diverse a cui ispirarsi: il rapporto tra esperienza del soprannaturale e patologia de Il giro di vite di Henry James; il rapporto tra genitori e figli di Shining; il cinema di Maria Bava, tra cui Shock e I tre volti della paura; il cinema di Roman Polanski, in particolare Rosemary’s Baby. Una favola oscura che utilizza la paura come strumento per guardarci dentro e imparare a convivere col mostro che vive dentro di noi.

Whiplash (2014)

Miles Fisher e J. K. Simmons in una scena del film Whiplash

A detta di J. K. Simmons in Whiplash: “Non esistono parole più pericolose di bel lavoro”. Risulta però piuttosto difficile non complimentarsi con Damien Chazelle per lo splendido lavoro realizzato con quest’opera. In occasione dei 40 anni, il Sundance Institute ha lanciato un sondaggio per eleggere il miglior film della storia del Festival e, dopo aver consultato più di 500 registi, critici e membri dell’industria, a vincere è stato proprio Whiplash di Damien Chazelle.

Presentato al Sundance Film Festival 2014, Whiplash mette in scena un confronto-scontro senza esclusione di colpi tra un ragazzo testardo (Miles Teller) e un uomo di mezza età (J. K. Simmons), inacidito dalla vita e dal lavoro, che urla e sputa insulti come il sergente Hartman di Full Metal Jacket. Un apologo sui labili confini che separano il talento dall’ambizione, il sacrificio dall’autodistruzione.

The Witch (2015)

Anya Taylor-Joy in una scena del film The Witch

Vincitore del Premio per la Miglior Regia al Sundance Film Festival 2015, The Witch è il primo film del talentuoso Robert Eggers. Ambientato nella New England del XVII secolo, The Witch racconta il calvario di una famiglia puritana costretta a rifugiarsi in una fattoria isolata perché cacciata dalla propria comunità. La scomparsa del figlio piccolo, rapito da una strega che vive nel bosco, sarà l’inizio di un’inesorabile discesa negli inferi che porterà nella famiglia soltanto follia e morte.

Un horror originale e inquietante, ricco di tensione e di elementi simbolici. Niente effetti speciali né spaventi meccanici: il ritmo è lento ma inesorabile, le atmosfere claustrofobiche. Magnifica la fotografia plumbea e piena di ombre di Jarin Blanschke, fortemente influenzata dallo stile pittorico dell’arte fiamminga. Ne viene fuori un ritratto cupo e doloroso sulla perdita della fede e dei legami familiari, sfasciati dall’ingresso improvviso dell’ignoto cui né l’uomo né Dio riescono a dare una spiegazione.

Scappa – Get Out (2017)

Allison Williams e Daniel Kaluuya in una scena del film Scappa - Get Out

Presentato in anteprima al Sundance Film Festival 2017, Scappa – Get Out rappresenta il brillante debutto dietro la macchina da presa di Jordan Peele. Acclamato da critica e pubblico, il film ha incassato al box office l’incredibile cifra di 255 milioni di dollari, a fronte dei 4,5 milioni spesi.

Commedia nera e dinamiche orrorifiche che mettono in evidenza l’assurdità del mondo: Scappa – Get Out afferma che intorno al tema del razzismo non tutto è uscito allo scoperto e scopre che nelle relazioni umane la dinamica cacciatore/preda è ancora presente e profondamente radicata nella società di oggi. Ci troviamo davanti a una riflessione lucidissima sulle differenze di classe e gli stereotipi che si accompagnano al colore della pelle, capaci di creare un’inquietudine che si insinua sotto pelle nello spettatore.  

Hereditary – Le radici del male (2018)

Milly Shapiro, Toni Collette, Gabriel Byrne e Alex Wolff in una scena del film Hereditary - Le radici del male

Presentato in anteprima al Sundance Film Festival 2018, Hereditary – Le radici del male segna l’esordio alla regia del folle Ari Aster. Una storia di possessione demoniaca con toni e tempi dilatati da dramma intimista. Evidenti i rimandi a capolavori della storia del cinema come L’esorcista e Rosemary’s Baby, ma anche a film più recenti come L’evocazione – The Conjuring.

L’intera vicenda di Hereditary è raccontata partendo da un travelling (movimenti di macchina complessi che combinano panoramiche e carrellate con la possibilità di far salire e scendere la macchina da presa) all’interno di un plastico. Il modellino rappresenta scene di vita domestica e suggerisce una dimensione di proiezione psicologica deviata. Ma è soltanto una delle tante trappole preparate da Aster per indurre lo spettatore a dubitare della reale natura soprannaturale degli eventi.

E voi siete d’accordo con la nostra lista delle 25 opere più folgoranti presentate al Sundance Film Festival? Fateci sapere la vostra!

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