The Blair Witch Project e gli altri: 10 film innovativi e dove trovarli

25 anni fa veniva presentato al Sundace The Blair Witch Project, film horror destinato a diventare cult. Ma come lui abbiamo raccolto altri 9 film che, a modo loro, sono ricordati per la loro originalità e innovazione.
One Cut of the Dead, Aggro Dr1ft, The Blair Witch Project, Hardcore! e Un oscuro scrutare fra i film più innovativi della storia del cinema

E’ l’estate del 1999. Le giornate scivolano lente come il sudore sulla fronte. Le ferie per qualcuno sono ancora lontane, per altri sono passate, per altri ancora quest’anno non se ne parla proprio. Piuttosto che rimanere spiaggiati su una sedia da campeggio sul balconcino di casa vostra decidete di  fare una ricerca sulle voci di corridoio che vi sono giunte all’orecchio più volte recentemente. D’altronde questo Internet servirà pure a qualcosa. In più nelle biblioteche con i computer pubblici c’è pure l’aria condizionata. Scrivete nella barra di ricerca The Blair Witch Project.

Ve ne ha raccontato un amico e avete l’impressione che se ne stia parlando molto in giro. Apparentemente si tratta del caso di sparizione di Heather Donahue, Michael C. Williams e Joshua Leonard avvenuta un anno fa negli Stati Uniti. Sono, o erano, tre ragazzi aspiranti registi che hanno deciso di filmare un documentario su certe leggende di paese riguardanti streghe e sparizioni di bambini. Per raccogliere materiale si sono recati nella foresta della leggenda, filmando tutto, ma non tornando mai più. Se ne parla ora perché dopo un anno è stata ritrovata la videocamera con cui i tre si sono avventurati.

Allora gli americani, che fanno qualsiasi cosa, hanno deciso di ricostruire il materiale trovato e proiettarlo nelle sale. Inquietante, ma sarà sicuramente finto. Eppure cercando su questo “Google” si trovano interviste agli abitanti del paesino in questione, che parlano del misfatto. Ma anche documenti della polizia con tanto di cartello con scritto “Missing” e i volti dei tre. Bisognerà andare al cinema a vedere questo film ritrovato. I registi, che in realtà quindi sono i montatori, hanno dedicato la visione alla memoria dei tre che vengono accreditati come deceduti nei titoli di coda.

The Blair Witch Project tra film e meta-testualità

Questa dinamica è ciò che ha reso The Blair Witch Project un fenomeno culturale di massa. Oggi 25 anni fa lo proiettavano per la prima volta al Sundace Film Festival, destinato a diventare un cult. Ovviamente è tutto falso, i tre in video sono attori e non c’è nessuna strega. Ma all’epoca i due registi Daniel Myrick e Eduardo Sánchez ci avevano visto lungo. Realizzano un film con pochissimo budget scrivendo una storia semplice ma che giustifichi l’uso della telecamera intradiegetica. Approfittano del nuovo fenomeno Internet e spacciano materiale scartato come vere interviste e prove. Non c’era modo di verificare cosa fosse vero.

Hanno creato una vera e propria fake news per fare in modo che il film di cui si sta parlando tanto in quell’estate del ‘99 sembri vero. Oltre a essere uno dei primi casi di film horror in found footage a sfondare il botteghino, The Blair Witch Project è un progetto multimediale, innovativo da un punto di vista di regia e marketing, riuscitissimo e ancora oggi discusso. Per festeggiarne i 25 anni abbiamo raccolto altri 9 titoli che, come questo, hanno portato alla storia del cinema un’innovazione, che sia questa di regia, di marketing o di approccio al film-making in generale.

Abbiamo deciso di escludere indiscutibili innovazioni geniali, maestri e capolavori, preferendo approcci anti-convenzionali, magari passati in sordina e di cui si può discutere eccome, cosa che ci piace sempre fare.

HARDCORE!

Il’ja Najšuller è un musicista russo quarantenne. Suona e canta nella sua band indie rock Biting Elbows da diversi anni. Nel 2013 la band incide il singolo Bad Motherfucker, canzone che su YouTube, come di solito accade, viene caricata con un videoclip. Il video in questione è stato girato proprio da Najšuller usando solo riprese in soggettiva attraverso la lente di una GoPro. La canzone diventa una hit in Russia ma se ne parla molto anche nel resto del mondo. Il motivo, in realtà, è proprio la regia del video, su cui addirittura Aronofsky ha lasciato un commento positivo. 

Il musicista, approfittando della notorietà ottenuta dal video, si convince di poter fare un intero film. E così accade. Hardcore! esce nel mondo nel 2015. E’ un film d’azione con molte scene di combattimento e inseguimenti ed è interamente girato in POV usando le GoPro. Tutte le scene del film sono soggettive del protagonista, non ci stacchiamo mai dai suoi occhi. Un tentativo audace di regia innovativa, che, però, non ha trovato successo in altri progetti. Ciononostante rimane un caso interessante e particolare.

Il regista si è poi concentrato sulla carriera musicale, girando un solo altro film. Il titolo è Io non sono nessuno, uscito nel 2021 con protagonista Bob Odenkrik, il Saul di Better Call Saul (qui la recensione).

Cannibal Holocaust

Un titolo ingombrante nella storia del cinema horror italiano. Gli appassionati sanno sicuramente già di cosa si tratta ma siamo pronti a scommettere che anche se non bazzicate il genere, probabilmente ne avete sentito parlare. Si tratta di Cannibal Holocaust, titolo estremamente controverso del 1980 diretto dal maestro Ruggero Deodato, a sua volta figura controversa e discussa. Il film è 100% il primo film in found footage, cosa che all’epoca ha dettato non pochi problemi. 

Oltre a seguire le vicende dei protagonisti attraverso la loro telecamera a mano, cosa che non si era mai vista prima, Deodato ha anche voluto assicurarsi che tutto passasse come autentico. Gli indios del film sono persone realmente appartenenti a tribù, degli attori si è fatto sapere poco e niente e gli effetti visivi sono stati convincenti al punto che il regista è andato a processo accusato di aver girato uno snuff movie. Un titolo originale, la cui visione è sconsigliata ad un pubblico sensibile che però, come The Blair Witch Project, ha avuto una risonanza culturale indelebile.

Selfie

Per la regia di Agostino Ferrente esce, nel 2019, un titolo interessantissimo, dalla narrazione delicata e commovente. Si tratta di Selfie, un esperimento cinematografico che si avvicina di più ad un taglio documentaristico che filmico, ma che comunque non è ben definibile. Il film, infatti, è interamente girato in video-selfie. I protagonisti sono Alessandro e Pietro, due ragazzi di sedici anni che vivono nel Rione Traiano di Napoli. Il regista ha dato loro un iPhone incaricandoli di riprendersi nelle loro attività quotidiane. 

L’idea era di creare una narrazione spontanea, intima e sincera. Secondo noi il risultato è riuscitissimo. I due giovani mostrano la quotidianità del loro rione, in particolar modo soffermandosi sul caso di Davide Bifolco, il 16enne che, nel 2014, è rimasto ucciso da un poliziotto che lo aveva scambiato per un latitante. Il regista osa con una nuova regia proponendo un film innovativo e interessante.

Cloverfield

Cloverfield, uscito nel 2008 per la regia di Matt Reeves, è l’erede legittimo di The Blair Witch Project. I due titoli hanno molto in comune ma i quasi dieci anni che li separano sono fondamentali per individuarne le differenze. Il film sul mostrone che attacca New York, le cui riprese sono interamente in found footage, ripropone sia la telecamera intradiegetica che la strategia mirata a rendere autentica l’esperienza filmica. Sono state attuate dinamiche simili, aggiornate ai tempi e al nuovo e più potente Internet.

Prima che uscisse il film nessuno sapeva veramente di cosa si trattasse. I produttori e il regista hanno lasciato in giro per la rete una serie di indizi da scovare. Siti falsi, profili MySpace, video amatoriali pubblicati in anonimo. Una cosa simile era già stata fatta per le serie TV con Lost. In effetti il produttore di Cloverfield è JJ Abrams, ideatore della serie e della sua campagna marketing.

A Ciambra

Jonas Carpignano, classe 1984, esce nel 2017 con il suo secondo lungometraggio intitolato A Ciambra. Il film è stato presentato al Festival di Cannes dove ha vinto nella sezione Quinzaine des Réalisateurs. E’ una pellicola dai toni sensibili e il regista, attraverso la sua cinepresa, entra nel quotidiano dei protagonisti. Sembra quasi che la camera viva assieme ai personaggi, sia parte della famiglia che vediamo sullo schermo. A Ciambra racconta la vita di Pio, 14enne che vive nella comunità rom di Gioia Tauro.

Il ragazzino sta crescendo in fretta e sta imparando quanto gli costerà. Cosa rende particolare questo film? E’ presto detto. Nel film non esistono interpreti. Ogni personaggio che appare sullo schermo interpreta sè stesso. Il regista ha voluto raccontare la realtà della comunità chiamata la Ciambra, appunto, nel modo più autentico possibile, ma senza dover girare un documentario. Ha mescolato due tagli, quello cinematografico e quello documentaristico, creando un esperimento unico. Azzardato ma dal risultato sobrio e da non perdere.

I’m Still Here

I’m Still Here è un film che, purtroppo, non riusciremo mai a goderci a pieno. Nel senso che non è più possibile veicolarlo per come è stato inteso. Questo perché dall’anno dell’inizio della sua realizzazione, ovvero il 2008, regista e attore principale già avevano iniziato a lasciare tracce del futuro film su altri medium, senza che nessuno sapesse, però, che si trattasse di un film. Ci spieghiamo meglio. La regia è di Casey Affleck e il personaggio protagonista è Joaquin Phoenix. Agli inizi dell’anno Phoenix, durante un evento mondano, annunciò il suo ritiro dal cinema, il tutto mentre Affleck filmava.

Tutti gli credettero. Non c’erano  motivi di credere che fosse tutta una messa in scena. Per i successivi due anni Phoenix ha fatto credere a tutto il mondo di star effettivamente ritirandosi per potersi dedicare alla sua carriera nel mondo del rap. Non è mai uscito dal personaggio. Si possono trovare interviste andate in onda che, all’epoca, fecero credere che l’attore stesse perdendo qualche rotella. I due stavano raccogliendo materiale da usare nel film, che è un finto documentario su Phoenix in qualità di attore prossimo alla pensione. Fino all’uscita del film nessuno sapeva che cosa i due stessero elaborando.

Un oscuro scrutare

Una piccola perla del cinema di Linklater, il cineasta tra i più poliedrici che ci siano ad oggi in attività, Si tratta di A Scanner Darkly, in italiano Un oscuro scrutare, con protagonisti Keanu Reeves, Winona Ryder, Robert Downey Jr e Woody Harrelson. Il film è tratto dal romanzo omonimo del 1979 di Philip K. Dick e narra la storia di Fred Arctor, un poliziotto che, sottocopertura, vive con tre persone tutte dipendenti da una anfetamina chiamata “sostanza morte”. I personaggi sono tutti filmati in live action ma il regista ha deciso di sovrapporre ai movimenti degli attori e all’ambiente circostante uno strato animato.

Questo vuol dire che, similmente a quanto aveva fatto precedentemente con Waking Life, attraverso la tecnica del rotoscope ha ricalcato le immagini filmate rendendole animate. Ciò ha creato un ibrido tra animazione e live action il che lascia un ampio margine di creatività e sperimentazione. Il film risulta unico e riuscito e questa audacia registica ha ripagato.

Aggro Dr1ft

Ormai nell’ambiente è risaputo: Harmony Korine è un personaggio del tutto imprevedibile. Da molti considerato un pazzo, da altri un genio il cineasta ha sempre proposto titoli interessanti e unici. Si potrebbe quasi parlare di tutti i suoi film in questi termini. Ma oggi ne affronteremo solo uno, il più recente e, secondo noi, il più difficile da vedere. Aggro Dr1ft è il titolo di quello che più che un film inteso in termini classici è una vera e propria provocazione. Ma si potrebbe intendere anche come esperimento d’avanguardia oppure una sfida aperta. 

Questo titolo, che a Venezia ha diviso il pubblico, è interamente girato con telecamere a infrarossi e segue la narrazione come se fossimo dentro un videogioco piuttosto che in un film. Le battute sono ridondanti, le vicende sembrano scorrere senza un’apparente logica di continuità. In sala c’è stato chi ha applaudito il film per minuti interi e chi invece ha lasciato perdere a metà visione. Non è un film facile in effetti. Korine ha voluto immaginare come potrebbe essere il cinema del futuro. Aggro Dr1ft è senza dubbio un film come non se n’erano mai visti.

Zombi vs Zombi

One Cut of the Dead è il titolo inglese di questa piccola opera nascosta del cinema giapponese. Il titolo originale letteralmente si traduce in “don’t stop the camera!” ma vi assicuriamo che la confusione di traduzione tra le varie lingue con i titoli non rispecchia assolutamente la qualità del film. Zombi vs Zombi è stato scritto e diretto da Shin’ichirō Ueda nel 2017 con il supporto della scuola di cinema nella quale studiava e con il crowdfunding online. Il film, tra i vari riconoscimenti che ha ottenuto, ha incassato mille volte il budget speso, battendo all’epoca molti record.

Il film, di cui vogliamo riuscire a parlarvi il meno possibile per non rovinarvi l’esperienza, è una continua sorpresa di geniale approccio registico. Non succede mai quello che ci si aspetta, ma tutto ha un senso ben preciso. Zombi vs Zombi riscrive le regole, lascia di stucco lo spettatore per poi togliergli le parole di bocca grazie alla sua originalità di scrittura, regia e montaggio. Assolutamente da visionare alla cieca, conoscendo il meno possibile di quanto state per veder. Buttatevi e guardatelo, poi capirete come mai è finito in questa lista.

The Blair Witch Project ha portato alla luce l’uso del found footage nei film horror e non solo, motivo per cui rimarrà per sempre ricordato nella storia del cinema. Ma, come abbiamo visto, non è l’unico titolo ad aver portato qualcosa di unico, speciale o mai visto prima con sè. Noi speriamo che possiate fare tesoro di questa lista nella convinzione che non è vero che nel cinema è già stato fatto tutto.

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