Stranizza d’amuri, recensione: “So’ stranizze che devono capitare” 

Torna al Giffoni Film Festival 2023 Stranizza d’amuri, proietatto in sala insieme al suo cast e al regista, Giuseppe Fiorello (si tratta della sua opera prima come regista). Il film, uscito nelle sale a marzo 2023, è una storia dolce e amara, leggera, nonostante l’impatto del tema narrato - un omicidio a sangue freddo, i fatti che hanno portato alla nascita dell’Arcigay.
Stranizza d’amuri, recensione: “So’ stranizze che devono capitare”

Stranizza d’amuri è proprio una di quelle stranezze, quelle cose che devono capitare per apprezzarle al meglio. Deve capitare che entri a vederlo nel modo più inaspettato, una sera d’estate – il film già uscito, a marzo 2023 – seguendo il consiglio di un viso familiare in giuria al Giffoni 2023. Deve capitare in un’estate in cui gli scioperi nel mondo dell’industria cinematografica hanno privato il Festival di molti ospiti internazionali, ma hanno riportato la piccola realtà di Giffoni alla sua dimensione più intima. 

E a fine proiezione, usciti dalla sala, quel paesino siciliano rappresentato nel film, Giarre, se privato della sua dimensione chiusa, sembra ricordare la realtà del Festival, in cui le sere si passano in piazza, in pizzeria o al bar, conoscendosi, seduti sulle panchine di pietra di un posto in cui sono presenti ancora quei cartelli tipo “Cremeria”. O in cui sono presenti ancora le panchine, più che altro. Il film, però gira intorno alla frase “so’ stranizze che non devono capitare. Bisogna stare attenti. Non ti fare male”.

“Come potrò dire a mia madre che ho paura?”

Cantava così Fabrizio De Andrè, nel Cantico dei drogati. Gianni però, uno dei due protagonisti della storia, non ha paura (e con il film di Salvatores ci sono elementi comuni), non deve raccontare niente alla madre, che a volte sembra capire, a volte no. Non deve niente ad un posto in cui le verità sono celate dai respiri dietro un tiro di sigaretta e nessuna risposta a seguirli. 

Non deve niente ad un posto in cui una frase come  “Gianni! Ti sei fatto un nuovo amico?” si trasforma presto in: “Già hai rovinato la vita ad un altro ragazzo, la vuoi rovinare anche all’amico tuo?” quando tra i due amici, Gianni e Nino nasce qualcosa. Stranizza d’amuri narra la storia tra due ragazzi, Nino e Gianni, ispirata ai tragici eventi di Giarre, eventi che avrebbero portato ai movimenti di liberalizzazione sessuale e alla fondazione dell’Arcigay, quando una coppia di ragazzi – carusi – in siciliano, viene uccisa fisicamente dai familiari, mentalmente dalla realtà che li circonda.

La tematica è fondamentale, il film ha la garanzia di un bravissimo attore, Giuseppe Fiorello, nel suo esordio alla regia. Quello che però non ti aspetti di trovare è una tematica trattata in precedenza nella filmografia – entri e hai in mente Chiamami col tuo nome, speciale a sua volta, ma esci e hai in mente solo un grande racconto sussurrato all’orecchio. Uno che ti fa bene e ti fa male. 

Stranizza d’amuri ti fa bene e ti fa male

Giuseppe Fiorello dirige il cast di Stranizza d'amuri
Giuseppe Fiorello dirige il cast di Stranizza d’amuri

È la sensazione che il film lascia quando Gianni, nonostante il rancore verso una madre mai sincera, la prende per mano e balla con lei, vestita a fiori su uno sfondo simile in carta da parati. Parte una vecchia canzone: Il mio mondo, che recita: “La mia forza me l’hai data tu, ogni volta che hai creduto in me” – ovvero – quando stai per distrarti e pensare ancora “no ma questo l’ho già visto” ti fa più male, perché la mamma non cede mai del tutto. E il suo personaggio rimane ambiguo, fino alla fine.

Non servono grandi conversazioni, i discorsi tra i personaggi a volte sono dialoghi ripetuti allo stesso modo, acquistano solo due significati diversi: “È colpa tua” – “È colpa tua”, difficili da spiegare in parole, puoi solo tentare di dargli due musicalità diverse per capire. “Non vai da nessuna parte” – “Non vado da nessuna parte. ” L’amore strano del film non vuole neanche parodizzare un paese mentalmente bloccato. Vuole solo raccontarti un amore strano, che può essere quello di chiunque, se solo si evitasse di bloccare le parole a mezz’aria, come fa il paese, il bar intero, ma non loro. 

Meriggiare pallido e assorto

Il cast a Giffoni 2023
Il cast a Giffoni 2023

“…Presso un rovente muro d’orto…[…] in questo seguitare una muraglia…“. Quelle parole di Montale che a scuola erano diventate sature, vengono in mente da sole, a un certo punto del film. Perchè la regia di Fiorello, le ambientazioni, i colori caldi sono tutto in quell’ambiente estivo rovente, umido. Era il mese di luglio del 1982 e Tardelli segnava il gol finale che trascina l’Italia verso la vittoria ai Mondiali. I ragazzi sfrecciano sul Piaggio Ciao, Battiato risuona nelle radio. Quando l’emozione è chiara la camera si avvicina e si sfuma, a metà film inizi a ricordarlo – quando sei felice puoi anche permetterti di non capire tutto, di non vedere tutto chiaramente – o non lo saresti, felice. 

Stranizza d’amuri sta per terminare, molti sorridono. Compare uno zio giovane, (Giuseppe Spata, bravissimo) “Quello che si fa di nascosto si può fare per 100 anni…ma devono restare col dubbio”. Lui che la sera non torna mai a casa e non dice mai alla famiglia perchè, è solo un personaggio, ma loro non devono sapere. Ma il messaggio del film non dovrebbe essere l’opposto? Non dovrebbe sensibilizzare? Lo fa, ma a quella realtà Gianni e Nino non dovevano niente. Capiamo perchè e usciamo dalla sala senza sorriso. Però ci accorgiamo che a Giffoni le panchine ci sono ancora e almeno noi cerchiamo di parlare, del film. 

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