Vincent D’Onofrio e gli altri: i 5 migliori villain di Stanley Kubrick

Si compie oggi il 64esimo compleanno di uno dei protagonisti del cinema di Stanley Kubrick, l’attore italo-americano Vincent D’Onofrio. Ripercorriamo in questo articolo i personaggi più folli costruiti dal regista americano, indagando nello specifico l’evoluzione psicologica di ognuno di loro.
Vincent D'Onofrio e gli altri: i 5 migliori villain di Stanley Kubrick

Oggi è il 64esimo compleanno dell’attore italo-americano Vincent D’Onofrio, noto al grande pubblico nel celeberrimo ruolo di Leonard Lawrence in Full Metal Jacket (1987). Se ancora il nome del personaggio non vi dice niente, non siete ignoranti voi né dovreste rivedere il capolavoro di Stanley Kubrick

Probabilmente lo ricorderete come il soldato “Palla di Lardo” continuamente vessato dal cattivissimo sergente maggiore Hartman, interpretato magistralmente dal compianto Ronald Lee Ermey che ha veramente avuto un passato nei Marines. Chi di noi non ha in mente quella famosissima scena della camerata con il sergente Hartman che distrugge psicologicamente le nuove leve dell’esercito americano? 

Quella scena cult è l’emblema dell’intento eversivo di Kubrick nel raccontare le vicende più intime e controverse (molto spesso insabbiate) della vita nell’esercito a stelle e strisce. Se per le generazioni future, specie quelle post-Vietnam, non è così sorprendente sapere quanto e come sia dura la vita di camerata, molto lo si deve anche al successo di massa di film come questo. 

Com’è noto già nei prodotti filmici precedenti, Kubrick ha improntato tanto del suo lavoro sull’analisi approfondita della violenza umana (e non solo), strettamente correlata alla sua dimensione patologica. L’intera produzione filmica di uno dei registi più rivoluzionari della storia è legata da un fil rouge che, per l’appunto, è rappresentato dalla follia violenta che traspare dai personaggi. Ma ciò che ha di più interessante l’analisi kubrickiana, sia da un punto di vista estetico-narrativo, sia da uno più antropologico, è la sua completezza formale. Si presenta infatti come una cartina al tornasole dei moltissimi aspetti che portano alla brutalità l’essere umano.
Da questo stretto punto di vista si può infatti leggere l’intera opera di Kubrick come un percorso continuativo, senza giudizio, sulla questione che più attanaglia l’essere umano da Eraclito (“pòlemos è il padre di tutte le cose”) ad oggi. Perché siamo esseri violenti?

Paziente N°1 di Stanley Kubrick: Generale Ripper

Generale Ripper in una scena del Dr Stranamore di Stanley Kubrick
Generale Ripper in una scena del Dr Stranamore di Stanley Kubrick

A partire cronologicamente da Il dottor Stranamore – Ovvero: come ho imparato a non preoccuparmi e ad amare la bomba (1964), pellicola di Kubrick che in fatto di follia perversa non è seconda a nessuno, si può delineare già una tipologia di degenerazione psicologica. 

Kubrick scrittura Sterling Hayden per il ruolo dell’antagonista principale, il Generale Jack D. Ripper (tradotto letteralmente Jack Lo Squartatore). Ripper, un militare in andropausa, incarna il sistema politico-militare degenerato in una forma di follia che sfocia nel suo atteggiamento disturbato nei confronti della guerra. Manda lo scellerato ordine ai bombardieri di attaccare l’URSS per compensazione alla sua crisi personale, minando l’equilibrio della Guerra Fredda. Poi si barrica nella stanza dei bottoni. Un’escalation di follia violenta che mette in pericolo l’intera umanità. 

Il Generale Ripper personifica dunque quella pericolosità della follia ai più alti livelli, ed evidenzia quanto la gente comune è incurante del destino, potenzialmente in mano a chiunque. “Il problema principale è che le persone non reagiscono di fronte alle astrazioni, ma la bomba atomica è di fatto un’astrazione più di tante altre. È astratta come il fatto che un giorno o l’altro moriremo.” Parole di Kubrick stesso. Il fatto che si tratti di una satira politica, è inoltre interessante ai fini della resa narrativa di oggi poiché ci mostra un profilo di sociopatico comico.

Dalla scimmia ad HAL 9000 

 HAL 9000, l'Intelligenza Artificiale made in Stanley Kubrick
HAL 9000, l’Intelligenza Artificiale made in Stanley Kubrick

Il fetish di Kubrick per gli aspetti degenerativi della scienza si manifesta al massimo nella pellicola profetica 2001: Odissea nello Spazio. Un’opera filosofica complessa che percorre l’intera esistenza dell’uomo, polarizzando i suoi due estremi: la scimmia e la macchina. In un’ideale costruzione evolutiva potremmo definire infatti l’uomo come una fase di tramite tra il suo progenitore peloso e la sua creatura tecnologica. 

Quel che ci dice Kubrick (e qui veramente con un’ottima dose di preveggenza) è che ancor prima di esser uomini siamo stati animati da comportamenti violenti e dissociativi, e soprattutto lo saranno i nostri alter ego tecnologici. HAL 9000 nasce programmato con la doppia natura di non disobbedire/mentire agli umani come programmazione base e fondante, ma anche di tutelare la missione a tutti i costi, mentendo agli astronauti per la riuscita della stessa

Ecco che il cortocircuito si crea e la soluzione di HAL è quella di eliminare fisicamente il problema, l’uomo nella fattispecie. Niente di diverso dall’iter psicologico messo in atto dal Soldato Palla di Lardo in Full Metal Jacket di cui sotto. La violenza è nella natura dell’uomo fin da quand’era una scimmia e lo sarà fino alla conquista dello spazio. La violenza, che ci piaccia o meno, è una nostra fedele compagna. Kubrick docet.

ll drugo Alex di Stanley Kubrick

Alex DeLarge in scena al Korova Milk Bar
Alex-DeLarge in scena al Korova Milk Bar

Qui Kubrick rende la faccenda sempre più tecnica dal punto di vista psichiatrico. Il protagonista di Arancia Meccanica (1971), Alex DeLarge (Malcom McDowell), è un giovane delinquente che si dedica a compiere atti di violenza gratuita insieme alla sua banda. Anche qui, la molta ilarità dei comportamenti evidenzia quanto la follia abbia invaso il corpo e la mente dei singoli. Dunque è diventata normalità persino nel linguaggio. 

Quando il drugo Alex viene sottoposto a un esperimento di riabilitazione (la famosa Cura Ludovico) che cerca di cancellare la sua tendenza aggressiva, ha effetti solo nella sua incapacità di compiere atti violenti e non nella sua guarigione psicologica. Anzi, Alex pur volendo svoltare, è incapace fisicamente di farlo. Ergo, Kubrick ci vuole dire che l’estirpazione della violenza come fosse un corpo estraneo, funge esclusivamente da lobotomizzatore, non da riabilitatore. In tutto ciò, la follia si presenta anche come una parte intrinseca dell’individuo, coadiuvato dalla società distopica sullo sfondo.

Jack Torrence, il lupo cattivo di Stanley Kubrick

Jack Nicholson nei panni di Jack Torrence in Shining
Jack Nicholson nei panni di Jack Torrence in Shining

Il personaggio principale di Shining (1980) di Kubrick, Jack Torrance (Jack Nicholson), viene progressivamente consumato dalla follia mentre trascorre l’inverno con la sua famiglia in un isolato hotel di montagna. Jack è apparentemente un uomo normale, senza evidenti sintomi di pazzia nel momento in cui entra per la prima volta all’Overlook Hotel. 
La causa della perdita del senno potrebbe essere sia frutto della luccicanza (o di tutta una sua proiezione mentale), sia della clausura/frustrazione causata dall’ambiente esterno. La frase emblematica scritta con la sua Adler “All works and no play makes Jack a dull boy” (“Tutto lavoro e niente svago rendono Jack un ragazzo noioso”) sintetizza alla perfezione come le cause esterne siano uno dei motivi principali della sua follia.

Paziente N°5: Soldato “Palla di Lardo”

Soldato Palla di Lardo con accanto il fucile
Soldato Palla di Lardo con accanto il fucile

E arriviamo al caso del personaggio di Vincent D’Onofrio che lo ha lanciato nell’iperuranio dello star system hollywoodiano ma che poi, come Birdman insegna, molto spesso confina la carriera di un attore. Il soldato semplice Leonard “Palla di Lardo” Lawrence rappresenta un individuo vulnerabile che viene spinto oltre il limite dalla durezza dell’addestramento militare. Alla fine, Leonard diventa instabile mentalmente e commette un atto di follia violenta contro i suoi stessi commilitoni.

Questa “critica nella critica” mossa da Kubrick si rivolge per l’appunto al cameratismo del mondo delle forze armate statunitensi, dove ogni diversità è sinonimo di errore. Anche Leonard, così come Jack, percepisce l’ostilità dell’ambiente. Ma egli, come HAL, trova l’unica soluzione al problema attraverso l’eliminazione dello stesso. Così prende la decisione di uccidere il Sergente Hartman, la sua Moby Dyck, ma (e questa volta a differenza di HAL che non possiede sentimenti) decide di suicidarsi, probabilmente come atto di liberazione

Nel caso di Full Metal Jacket si parla di “violenza che porta a violenza”, e perciò si tende in parte a compatire l’assassino. La cosa più interessante è che la pazzia aggressiva di Palla di Lardo si può evincere dal suo cambiamento somatico. Se all’inizio del film di Kubrick la sua attitudine da grande gigante gentile suscita sentimenti di tenerezza, il solo cambiamento di sguardo prefigura il cambiamento criminale.

Il volto di Palla di Lardo diventa taurino, così come lo diventa per Alex e Jack, e si allinea con il simbolismo kubrickiano di matrice mitologica greca. Caos che sostituisce Logos. Il labirinto che prende il posto della retta via.

Elogio della Follia Violenta 

Stanley Kubrick sul set
Stanley Kubrick sul set

L’intera opera esprime la presa di coscienza che la follia è un elemento essenziale dell’uomo, e come tale è un superamento dei modelli del passato che dell’uomo avevano celebrato solo la dignità e la sapienza. Kubrick costringe lo spettatore alla riflessione su quell’aspetto inevitabile della violenza, quello di cui non si vuole parlare perché di difficile conciliazione con la società. La violenza criminale inevitabile, figlia della storia dei singoli, che degenera in patologia. 

Anche da un punto di vista tecnico, Stanley Kubrick punta la cinepresa dritta verso il protagonista che guarda in camera. La cameralook è il miglior strumento per rompere la barriera dello schermo e passare un messaggio diretto. Lo sguardo di Kubrick è “overlook” (non a caso il nome dell’hotel di Shining) nel doppio significato sia di “trascurare, lasciarsi sfuggire”, sia di “guardare dall’alto, dominare”. Sono le due anime del labirinto. L’assenza di chi è all’interno e la visione da parte di chi è fuori. 

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