Quentin Tarantino è davvero un regista violento? La TOP 10 scene pulp

Quentin Tarantino ha lasciato un'impronta indelebile con la sua firma stilistica: una fusione di estetismo e brutalità. Dalle sequenze splatter di Kill Bill al sadismo raffinato di Bastardi senza gloria, la violenza è un elemento narrativo essenziale, orchestrata con maestria in scene iconiche. In occasione del suo compleanno ripercorriamo le migliori 10 scene pulp, una per film.
Eli Roth e Brad Pitt in una scena del film Bastardi senza gloria

Quentin Tarantino, irriverente enfant terrible del cinema, ha shockato il panorama cinematografico fin dal suo esordio con Le Iene nel 1992. La sua cifra stilistica inconfondibile? Un connubio di estetismo e brutalità, dove la violenza assume un ruolo centrale, ben oltre la mera crudeltà. Nelle sue opere, la brutalità si manifesta in forme diverse, dalla semplice ironia al puro gusto del divertimento. Tarantino orchestra il tutto con maestria, forgiando scene cult che si imprimono a fuoco nella memoria dello spettatore. 

Dalle sequenze splatter di Kill Bill al sadismo raffinato di Bastardi senza gloria, il sangue scorre al ritmo di dialoghi taglienti e inquadrature iconiche, in una danza che esalta la bellezza perversa della violenza. Tarantino definisce l’uso della violenza nei film come una semplicemente cool, uno strumento per esplorare gli angoli più ironici dell’animo umano. Non si tratta di gore gratuito, ma di un vero e proprio elemento narrativo. Da sempre nella sua carriera però, le critiche non mancano. C’è chi addirittura accusa Tarantino di istigare alla violenza nella vita reale.

Il regista si difende, sottolineando che il cinema è frutto di finzione, un mondo separato dalla realtà dove la violenza può assumere un valore ludico e liberatorio. Le sue opere sono pure opere di intrattenimento, e in quanto tali pregne di quello che Tarantino trova divertente. Che si ami o si odi, la violenza di Tarantino è innegabilmente parte integrante del suo stile, un elemento che lo ha reso uno dei registi più influenti del nostro tempo. In occasione del suo compleanno, abbiamo quindi deciso di riassumere per voi le 10 scene pulp della sua cinematografia, una per ogni film!

Le iene: l’orecchio mozzato

Cominciamo dall’opera prima di Quentin Tarantino, film che non ha certo bisogno di presentazioni: Le Iene. Per questa pellicola abbiamo selezionato la scena in cui il sadico Mr. White (Harvey Keitel) si accanisce contro un poliziotto sfortunato, Marvin Nash (Kirk Baltz). La tensione è palpabile: la pistola puntata alla testa, la richiesta di informazioni che si trasforma in un gioco perverso. L’urlo straziante di Marvin, fuori campo, anticipa l’atto di inaudita brutalità: il taglio dell’orecchio.

Quentin Tarantino, con maestria, orchestra la scena senza mai mostrare direttamente la violenza. La macchina da presa si concentra sul muro dell’edificio, mentre la lama del criminale compie il suo lavoro. L’urlo di Marvin, in forte contrasto con Stuck in the Middle with You, si insinua nella mente dello spettatore. L’off-screen diventa protagonista, lasciando alla nostra immaginazione, sollecitata dai suoni e dalle reazioni dei personaggi, il compito di dipingere il resto. La scelta di non mostrare la violenza fisica è un espediente tecnico di grande efficacia. Tarantino gioca con la sospensione dell’incredulità, creando un’atmosfera di tensione quasi insostenibile. 

In questa scena, Tarantino dimostra la sua abilità di regista: non solo racconta la violenza senza mostrarla, ma riesce anche a renderci partecipi.

Pulp Fiction: scena del seminterrato

Parliamo ora di Pulp Fiction, il film che tutti citano quando si parla di Quentin Tarantino. Siamo con Butch Coolidge (Bruce Willis), che si ritrova in un seminterrato malandato legato ad una sedia con Marsellus Wallace (Ving Rhames). Due violentatori li hanno appena legati e sono pronti a sfogarsi sulle loro vittime. La tensione è palpabile: Butch riesce a liberarsi, ma invece di scappare, decide di munirsi di katana e liberare Marsellus. 

Tarantino orchestra una scena di puro terrore, in un crescendo di violenza. La regia è frenetica, la musica, ancora una volta allegra, si fonde ai colpi che rimbombano nel seminterrato. Ma la violenza in questa scena non è fine a se stessa. Tarantino la usa per un fine preciso: far empatizzare lo spettatore con Butch. Lo vediamo rischiare la sua vita per salvare un avversario, in una situazione in cui chiunque sarebbe scappato. La sua tenacia lo rende un eroe tragico, un uomo disposto a tutto.

La brutalità del seminterrato di Pulp Fiction non è gratuita, ma ha un valore profondo: ci ricorda che la violenza è un male, ma può anche essere l’unica via di uscita quando si è alle strette. E, a quanto pare, a volte può essere utile per fare la pace

Jackie Brown: lo sparo a Melanie

Nella scena cult di Jackie Brown, Louis (Robert Forster) si trova in un parcheggio assolato con Melanie (Bridget Fonda), la giovane e sfrontata fidanzata di Ordell Robbie (Samuel L. Jackson). La tensione è palpabile: Melanie, con fare sarcastico e crudele, tormenta Louis, deridendolo per la sua inettitudine. Louis, in un’esplosione di rabbia repressa, fredda Melanie con due colpi secchi. La scena, girata in pieno giorno con una luce cruda e quasi banale, assume un’atmosfera surreale. Tarantino ci aveva abituati a scene di efferata brutalità, ma qui la violenza irrompe in un contesto totalmente inaspettato. 

La regia è essenziale, quasi distaccata. Stanco di essere assillato, Louis si ribella con un gesto estremo e decisamente non commisurato. Sono questi i fattori che rendono una scena che sulla carta sarebbe tragica, estremamente divertente. La noncuranza di Louis unita alla totale indifferenza della regia, rendono una scena violenta vera e propria linea comica. Jackie Brown è l’opera meno violenta di Tarantino, ma questa scena ne rappresenta l’apice. Un momento di rara intensità che ci ricorda che con Tarantino la violenza è sempre in agguato, anche quando meno ce lo aspettiamo. 

Kill Bill: Volume 1: la scena degli 88 folli

In Kill Bill: Volume 1, Beatrix Kiddo (Uma Thurman), irrompe nel ristorante di Tokyo The House of Blue Leaves per vendicarsi. Ad attenderla, 88 folli, gli scagnozzi di O-Ren Ishii (Lucy Liu), pronti ad ucciderla. La scena è un’esplosione di furia, sangue e arti tagliati. La Sposa, con la sua katana affilata, si avventa contro i suoi nemici, seminando morte e mutilazioni. La regia è frenetica, la musica incalzante, il sangue scorre copiosamente. La sequenza è un tour de force di virtuosismi tecnici, con inquadrature acrobatiche, montaggio serrato e coreografie di combattimento spettacolari.

La scena è inquadrata in tutta la sua crudezza, con arti che volano, braccia che saltano e fiumi di sangue. Lo sguardo della macchina da presa è sempre rivolto alla Sposa. Il passaggio al bianco e nero, a metà della sequenza, ha un valore simbolico. Oltre ad essere un chiaro espediente per attenuare la violenza, il bianco e nero crea un’atmosfera onirica, quasi surreale, che amplifica la portata della scena.

La sequenza degli 88 folli è un momento di puro cinema. Un concentrato di azione, adrenalina e stile che lascia lo spettatore senza fiato. Tarantino ci regala un’esperienza indimenticabile, dove la violenza diventa arte e la vendetta un atto di liberazione.

Kill Bill: Volume 2: il duello con Elle Driver

Invece, per quanto riguarda Kill Bill: Volume 2, abbiamo scelto la scena in cui la Sposa (Uma Thurman) e Elle Driver (Daryl Hannah) si affrontano in un duello all’ultimo sangue nella roulotte di Budd (Michael Madsen). Donne ferite, anime vendicative, pronte a tutto per annientare l’altra. Le due combattono con spade, pugni e calci, in una danza di dolore. La regia è serrata, i colpi rimbombano nella roulotte. Quentin Tarantino non risparmia allo spettatore la brutalità del combattimento, ma lo fa con un tocco quasi grottesco.

Il momento clou della scena è la spettacolare mutilazione di Elle. La Sposa, con un colpo preciso, le cava l’unico occhio rimasto, schiacciandolo poi con il piede nudo. La scena è raccapricciante, ma allo stesso tempo esilarante. La reazione di Elle, che si dispera sbattendo contro le pareti della roulotte, è un capolavoro di comicità nera. Il duello tra la Sposa e Elle Driver è una scena memorabile. 

Un concentrato di azione, adrenalina e humour che lascia lo spettatore con un sorriso sulle labbra e un brivido lungo la schiena. Anche se Kill Bill: Volume 2 è meno cruento del primo capitolo, rimane un film che tocca picchi altissimi. 

Grindhouse: la scena dell’incidente in auto

In questa sequenza cult di Grindhouse – A prova di morte, lo psicopatico Stuntman Mike (Kurt Russell) si avventa con la sua Chevrolet Nova “a prova di morte” su un trio di giovani donne: Jungle Julia (Sydney Tamiia Poitier), Shanna (Jordan Ladd) e Arlene “Butterfly” (Vanessa Ferlito). Le tre protagoniste, fino a quel momento spensierate e piene di vita, vengono trucidate in un attimo, senza pietà. Quentin Tarantino non risparmia dettagli: le immagini dell’incidente sono crude ed in primo piano. La scena lascia un senso di shock.

Ma la vendetta è un piatto che si serve freddo. Nella seconda parte del film, Stuntman Mike si trova ad affrontare un nuovo gruppo di donne: Abernathy (Rosario Dawson), Lee (Tracie Thoms) e Zoe (Zoe Bell). Le tre, guidate dalla furia vendicativa di Abernathy, non sono vittime innocenti. Sono donne forti, determinate e agguerrite. Abernathy, con un calcio in faccia di inaudita ferocia, chiude la partita. La vendetta delle donne di Grindhouse è un messaggio potente. La sua è una visione femminista, atipica e controcorrente, che sovverte le regole del genere. 

La sequenza dell’incidente e la vendetta finale sono due scene memorabili. Due momenti di cinema puro che ci ricordano la forza e la complessità dell’universo tarantiniano. Un universo dove la violenza è sempre presente, ma mai fine a se stessa.

Bastardi senza gloria: l’incisione della svastica 

Per il primo film della cosiddetta “trilogia del revisionismo storico”, Bastardi senza gloria, abbiamo scelto la scena in cui il tenente Aldo Raine (Brad Pitt), con un coltello a serramanico, marchia a fuoco la fronte di Landa con uno svastica. La scena è violenta, ma allo stesso tempo catartica. È la vendetta degli ebrei contro il loro oppressore, un atto di vera vendetta. L’ultima inquadratura è un capolavoro di metacinema. Raine guarda in macchina e si rivolge al suo compagno Utivich (B.J. Novak) con un sorriso soddisfatto: “Sai che ti dico Utivich? Questo potrebbe essere il mio capolavoro“. 

La battuta è un riferimento allo stesso Quentin Tarantino, che sa di aver appena realizzato una delle migliori pellicole della sua carriera. La svastica sulla fronte di Landa è un marchio indelebile. È il simbolo del male sconfitto, della giustizia che trionfa. Bastardi senza gloria è un film di grande valore. Un’opera che mescola sapientemente storia e finzione, intrattenimento e riflessione. La scena dell’incisione della svastica è solo uno dei tanti momenti memorabili di un film che rimane impresso nella memoria.

Django: la lotta tra mandingo

In questa scena cult del film, Django (Jamie Foxx) e Dr. King Schultz (Christoph Waltz) si trovano nella tenuta di Calvin J. Candie (Leonardo DiCaprio) per acquistare Broomhilda (Kerry Washington), la moglie del protagonista tenuta in schiavitù. La scena fa da sfondo a quella che è la presentazione di Candie allo spettatore. Questo sadico e arrogante si sta intrattenendo con i suoi ospiti assistendo ad una scontro all’ultimo sangue tra due Mandingo. La lotta tra i due uomini è feroce, con uno dei due che cava gli occhi all’avversario prima di finirlo con una martellata in testa. 

La lotta è un concentrato di violenza e ferocia. Tarantino ci regala un’esperienza viscerale e indimenticabile. Il regista, abile burattinaio, orchestra un capovolgimento della prospettiva. Non è più lo spettatore a godere dello spettacolo macabro. Ora, la gioia compare solo sul viso di Candie. Chi osserva non può che avvertire il peso opprimente della situazione. Un’onda di disgusto monta contro quest’uomo spregevole che, per il suo mero divertimento, orchestra una danza di dolore e sofferenza.

Non esistono prove storiche di combattimenti simili. Quentin Tarantino ha creato questa scena per sottolineare la crudeltà della schiavitù e per dare a Django la possibilità di vendicarsi di Candie e degli altri oppressori. La scena è un vero e proprio pugno nello stomaco. Ci lascia con un senso di nausea e ci ricorda anche in pochi secondi l’importanza della libertà.

Hateful Eight: la scena dell’impiccagione

Mannix si erge, barcollante, un uomo ferito ma non sconfitto. Respinge l’accordo di Daisy, dimostrando di essere un vero uomo di legge, fedele ai suoi principi fino alla fine. La sua integrità risplende in contrasto con la perfidia della donna. L’uomo vuole onorare la promessa fatta a Ruth e condurre Daisy alla forca, anche se a costo della sua stessa vita. I due uomini, uniti nella vendetta, issano la criminale su una trave, condannandola a un’agonia lenta e straziante.

La scena finale di Hateful Eight è un climax di tensione e di emozioni che lascia lo spettatore senza fiato, sospeso tra un senso di amara soddisfazione e un brivido di orrore. La lentezza della scena diventa quasi ipnotica, catturandoci in un vortice di emozioni contrastanti. Un tocco di surreale ironia stempera la tragedia. Il braccio di Ruth, attaccato grottescamente a Daisy, diventa quasi un simbolo della follia e della brutalità che hanno permeato la vicenda. Un esempio di come la regia, la scrittura e la recitazione possano combinarsi per creare un’esperienza cinematografica indimenticabile. 

Epilogo che lascia lo spettatore scosso e turbato, ma anche profondamente ammirato dalla maestria di Tarantino.

C’era una volta ad Hollywood: un finale esplosivo

La scena finale di C’era una volta a… Hollywood è un climax inaspettato che ribalta le aspettative dello spettatore. La violenza irrompe improvvisa, come un uragano che travolge la tranquilla dimora di Rick Dalton. I seguaci di Charles Manson, guidati da Tex Watson, si introducono nella proprietà, seminando il terrore. Tarantino alterna inquadrature ravvicinate sui volti dei personaggi a riprese più ampie che mostrano la furia della battaglia. La violenza è così esagerata da risultare esilarante. A chiudere in bellezza la lotta arriva Leonardo DiCaprio con un lanciafiamme.

C’era una volta a… Hollywood è un film complesso e stratificato. Un atto d’amore per il cinema. Attualmente ultimo film di Quentin Tarantino, la pellicola fa nuovamente del revisionismo storico, tramite l’incredibile scena pulp finale. Dal punto di vista tecnico, la sequenza è un capolavoro di regia. La performance degli attori è magistrale, con Leonardo DiCaprio e Brad Pitt che offrono una prova di grande intensità. Con C’era una volta a… Hollywood, Tarantino ci regala un finale memorabile. 

Queste sono le 10 scene che abbiamo selezionato in attesa di vedere The Movie Critic, prossimo film del regista di cui trovate le ultime info. E voi, avete in mente una scena pulp della filmografia di Quentin Tarantino che vi ha colpito particolarmente? Fatecelo sapere nei commenti!

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