Paul Thomas Anderson: tutti i film dal peggiore al migliore

Paul Thomas Anderson, l’eterno candidato agli Oscar e il perenne pronosticato invano, compie 53 anni. Abbiamo colto l’occasione per stilare una classifica, dal peggiore al migliore, dei suoi 9 film, valida per tutti i giorni dell’anno finché non arriverà il decimo. Quale titolo di PTA voi mettereste al primo posto?
Paul Thomas Anderson classifica: tutti i film dal peggiore al migliore

Paul Thomas Anderson: l’eterno candidato agli Oscar, il pronosticato per eccellenza che ogni anno viene deluso e fa perdere gli scommettitori che non smettono di puntare su di lui. 11 candidature in totale, per PTA, e il record del più volte candidato invano della storia. Oggi compie 53 anni, e con 9 film all’attivo resta uno dei registi più influenti degli ultimi anni, soprattutto per l’estetica del suo cinema tra allusività e tormento.

Oltre al cinema: la musica, che spesso entra a gamba tesa anche nei suoi film. Fra le numerose collaborazioni con gruppi musicali e i diversi videoclip che ha realizzato, va ricordata sicuramente quella con i Radiohead. Il duo PTA-Thom Yorke, infatti, dopo 3 videoclip per le canzoni del gruppo (Daydreaming, Present Tense, The Numbers) ha messo in piedi un cortometraggio. Anima esce nel 2019, prodotto da Netflix, ed è definito da alcuni “un sogno lungo quindici minuti“. Thom Yorke è il protagonista e la colonna sonora è tratta dall’omonimo suo album da solista. L’onirismo e la tecnica di PTA caratterizzano il corto (muto) in modo estremamente riconoscibile.

Ma è di film che vogliamo parlare, provando a stilare una classifica di tutti i 9 titoli di Paul Thomas Anderson, in attesa del 10 per completare una vera top10! Come sempre per le classifiche, l’operazione è ardua e fragile; vincolata, nelle sfumature, alla sensibilità di chi scrive pur tenendo conto delle caratteristiche oggettive di ognuno dei film. Ciò che conta è che se ne parli, e che magari dopo aver letto la nostra proposta ognuno corra a guardare i film per stilare la propria di classifica, completamente diversa da questa.

9. Hard Eight, l’esordio di Paul Thomas Anderson

John e Jimmy nel casinò di Hard Eight
John e Jimmy nel casinò di Hard Eight

Il cinema ha un nuovo regista con Hard Eight (Sidney col titolo italiano) e il Paul Thomas Anderson del debutto è troppo riconoscente nei confronti dei suoi ispiratori. L’opera prima del regista risente forse troppo del fascino per Martin Scorsese e il cinema noir, accennando soltanto ai temi della sua futura (fertile) filmografia. Oltre alle tematiche, un’altra ossessione di PTA comincia con Hard Eight e continuerà a lungo: quella per Philip Seymour Hoffman, al primo posto fra i suoi attori-feticcio. Inoltre, capiamo che il regista non si staccherà mai dal suo debutto da una curiosità divertente: l’attore-protagonista di Hard Eight, Philip Baker Hall, fa alcuni nomi di criminali in una scena del film. Dice proprio “Floyd Gondolli” e “Jimmy Gator”: sono i nomi dei personaggi che interpreterà l’attore nei successivi due film di PTA (Boogie Nights e Magnolia).

8. Vizio di forma

Joaquin Phoenix è l'investigatore Larry Doc Sportello
Joaquin Phoenix è l’investigatore Larry Doc Sportello

Paul Thomas Anderson è un John Steinbeck travestito da J. D. Salinger e viceversa, un’asticella che oscilla di continuo fra cupa inquietudine e confusionaria leggerezza. Tutto riassumibile nel freak hippie che è Larry Sportello, in questo film tratto dall’omonimo romanzo di Thomas Pynchon. I manuali di letteratura americana affermano che addirittura le libertà di Vonnegut impallidirebbero di fronte agli oltraggi della fantasia di Pynchon. Basterebbe già questo a comprendere l’audacia di Paul Thomas Anderson nel realizzare un film ispirato al romanzo Vizio di forma, c’è di più: Thomas Pynchon dice moltissimo di PTA, perché il regista più volte ha ripetuto di essere profondamente appassionato di tutti i suoi libri (proprio da un altro libro di Pynchon sarà tratto il decimo film della sua carriera?).

7. Ubriaco d’amore: Paul Thomas Anderson vincente a Cannes

Adam Sandler e Emily Watson: protagonisti di Ubriaco d'amore
Adam Sandler e Emily Watson: protagonisti di Ubriaco d’amore

La 55esima edizione del Festival di Cannes consacra Paul Thomas Anderson come Miglior regista con Punch-Drunk Love (Ubriaco d’amore col titolo italiano), il quarto film della sua carriera. Un film di transizione, che lascia alle sue spalle i richiami ad Hollywood e all’America di qualche decennio prima, così come la composizione di un grande e multiforme cast. Un unicum sia per Paul Thomas Anderson come regista fino a quel momento, che per Adam Sandler come attore se pensiamo al resto della sua filmografia. Una storia lineare, farcita però di piccoli particolari evocativi e simbolisti che fanno riconoscere la mano di PTA. Il budino sta a Ubriaco d’amore come l’ananas sta a Chungking Express.

6. L’ultimo PTA, Licorice Pizza

Cooper Hoffman in una scena del film
Cooper Hoffman in una scena del film

Se Paul Thomas Anderson prova a fare un film che dà l’idea di un teen-movie o di una romcom quale sarà il risultato? Né un teen-movie né una romcom. Licorice pizza è un film che riporta a quel legame del regista con la musica, coi videoclip dei Radiohead e della Haim, una delle quali interpreterà proprio la protagonista Alana Kane. E infatti “Licorice Pizza” è il nome di un negozio che vende vinili nella Los Angels degli anni ’70 e il film ritorna sulle atmosfere di Boogie Nights, aprendosi con uno stesso piano sequenza iniziale impeccabile. Un PTA che sembra trovare un argano per sollevarsi dal profondo mare delle inquietudini attorcigliate su se stesse dei suoi film più contorti: la leggerezza salvifica di un amore da adolescenti, l’unico appiglio da preservare per potersi sentire adulti.

5. Il filo nascosto

Paul Thomas Anderson e Daniel Day-Lewis: un duo vincente
Paul Thomas Anderson e Daniel Day-Lewis: un duo vincente

Un film legato all’ambiente della moda londinese che vince, con incredibile coerenza, l’Oscar per i Migliori costumi. Il filo nascosto segna la seconda collaborazione fra Paul Thomas Anderson e Daniel Day-Lewis, e resterà nella storia anche come l’ultima interpretazione dell’attore prima del precoce addio alle scene (leggi la nostra lettera accorata). L’opera permette di risalire, come nella trama di un ricamo, ad alcuni punti fermi del cinema di Thomas Anderson che tiene insieme, come una cucitura, aspetti diversi e apparentemente lontani. Il perfezionismo e l’inquietudine, l’ossessione e la spietatezza: il tutto in un contorno troppo pulito ed ordinato, proprio della finezza dell’alta moda, che crea un originale contrasto sullo schermo.

4. Boogie Nights

Mark Wahlberg e Burt Reynolds in una scena del film
Mark Wahlberg e Burt Reynolds in una scena del film

Il secondo film della sua vita e 3 candidature agli Oscar. Paul Thomas Anderson esplora “l’altra Hollywood”, quella del cinema pornografico che da dilettantistico si fa professionista. Un piano sequenza d’apertura che funge da firma del regista, ambientazioni e tipi umani ricorrenti nella sua filmografia, la musica, l’America degli anni ’80 e Mark Wahlberg che diventa attore grazie a questo film. PTA in Boogie Nights non è ancora il Thomas Anderson evocativo, misterioso e metaforico che conosceremo negli anni a venire; ma contiene già tutte le premesse del regista che sarà e, a prescindere dal seguito, realizza un film chiave nella storia del cinema, con l’occhio strizzato a Tarantino & co.

3. The Master sul podio

Philip Seymour Hoffman: altro attore feticcio di Paul Thomas Anderson
Philip Seymour Hoffman: altro attore feticcio di Paul Thomas Anderson

Joaquin Phoenix e Philip Seymour Hoffman: bastano loro due nello stesso film a renderlo memorabile. In questo caso Paul Thomas Anderson non si accontenta dei due grandi attori messi uno a fare luce sull’altro: rende The Master una Bibbia grazie alla molteplicità incredibile di questioni che mette a tema nella pellicola. La guerra e i veterani, Scientology, la medicina, la religione, l’amore: così tanti stimoli che nessun altro avrebbe saputo condensare in soli 138 minuti. Soprattutto lo fa senza penalizzare la cura estetica e tecnica che ancora una volta è impeccabile, garanzia dell’atmosfera criptica, tesa ed elaborata: riflesso speculare della colonna sonora firmata Jonny Greenwood.

2. Magnolia

Tom Cruise nel film di Paul Thomas Anderson
Tom Cruise nel film di Paul Thomas Anderson

Divide la critica e i fan perché è un film volutamente controverso, ma è impossibile non concordare sulla sua posizione sul podio. Magnolia calca la mano all’ennesima potenza su tutte le linee psicologiche ed estetiche che sono, a dosi più ridotte, in tutta la filmografia di Paul Thomas Anderson. Nove storie che convergono in un unico luogo, non casuale: da una parte la fatica di seguire le trame (a la Orlando Furioso); dall’altra l’ammissione inevitabile della profonda capacità del regista di riempire di senso, complessità e spessore le tensioni dei suoi film. Perché il secondo posto? Perché che piaccia o no è la poetica di PTA all’ennesima potenza.

1. Paul Thomas Anderson e il capolavoro: Il petroliere

Daniel Day-Lewis nel capolavoro di Paul Thomas Anderson
Daniel Day-Lewis nel capolavoro di Paul Thomas Anderson

The Guardian, nel 2019, lo definisce il miglior film uscito nel nuovo millenio; al terzo posto, invece, nella classifica BBC per Il più grande film del XXI secolo, soltanto dopo Mulholland Drive e In the Mood for Love. Il capolavoro di PTA è al centro della sua crono-filmografia e realizza una vera e propria irruzione: della politica, dell’ideologia, del capitalismo, dello scandalo. Nell’onirismo inquieto di Paul Thomas Anderson irrompe la realtà feroce e cruenta, con uno stile cinematografico che omaggia John Ford e  Howard Hawks. Magistrale l’interpretazione di Daniel Day-Lewis, che gli varrà l’Oscar al Miglior Attore; perfetta la colonna sonora di Jonny Greenwood, Orso d’argento a Berlino.

Facebook
Twitter