Matrix, il 1999 è il Nuovo Millennio: non più illusione ma unica realtà

Matrix è un thriller distopico che da vita alla rappresentazione delle realtà virtuali. Tra le diverse tematiche, i riferimenti al Panorama dell’Ottocento, alla filosofia e alla contemporanea rivoluzione digitale, le sorelle Wachowsky compiono un’opera rivoluzionaria, che lascia un solco nella storia del cinema.
Matrix, il 1999 è il Nuovo Millennio: non più illusione ma unica realtà

Matrix, scritto e diretto dalle sorelle Wachowsky, con Keanu Reeves come attore protagonista, è un film che ridefinisce l’estetica e il peso iconico della fantascienza. Come 2001: Odissea nello spazio e Blade Runner in precedenza, stabilisce un prima e un dopo nella storia del cinema, diventando opera simbolo del passaggio di secolo. Uscito nelle sale americane il 31 marzo 1999, Matrix fu un successo: con un budget di 63 milioni di dollari ne guadagnò ben 463. Inoltre, vinse 4 Premi Oscar, tra cui quello per i migliori effetti speciali.

La trama di Matrix  

Il cast di Matrix
Il cast di Matrix

Il protagonista, di giorno il cittadino modello Thomas Anderson, programmatore presso la Metacortex, di notte diventa un famoso hacker, noto con lo pseudonimo di Neo. Nelle sequenze iniziali, che appaiono come un confuso intreccio tra sogno e realtà, Neo viene contattato e sollecitato a scoprire l’esistenza di “Matrix”. Nel frattempo, viene arrestato e interrogato dall’agente Smith (Hugo Weaving), che gli propone di cancellare tutti i suoi illeciti in cambio di un aiuto: arrivare a chi lo sta cercando. Questa persona è Morpheus (Laurence Fishburne) dal quale Neo verrà condotto dopo essere stato aiutato a fuggire da un altro personaggio centrale, Trinity (Carrie-Anne Moss).

Neo decide così di voler conoscere la verità. Morpheus gli spiegherà che il 1999 in cui crede di vivere è solo una grande simulazione digitale, un mondo virtuale. La realtà non è altro che una distopia ambientata circa un millennio dopo, dove le macchine hanno soggiogato gli esseri umani. Intrappolandoli in bozzoli che ricoprono distese infinite di campi, esse usano l’energia umana come pila per la loro alimentazione. Morpheus, capo della resistenza, crede che Neo sia l’eletto, colui che riuscirà a salvare il mondo e riportare l’ordine iniziale.

Le tematiche e il Bullet Time

La celebre sequenza del Bullet Time Effect
La celebre sequenza del Bullet Time Effect

Matrix è stato un film rivoluzionario, pieno di riferimenti ideologici, religiosi e filosofici. Spaziando dal mito della caverna di Platone al cyberpunk, prese spunto dagli anime e dalle letture dei classici, usando i canoni del fumetto e dei videogiochi. Tra i tanti tratti caratterizzanti del film si distingue l’importanza narrativa del colore, sviluppata su un dualismo oppositivo tra il verde e il blu. Matrix è rappresentato dal verde, tra i numeri e soprattutto il pesante filtro della fotografia, che conferisce un senso disturbante di innaturalezza. La realtà ha invece una tonalità molto più fredda e distaccata sulle sfumature del blu.

Matrix, ma più in generale il cinema fantascientifico, pone in evidenza il problema dell’identità corporea individuale, mettendo in crisi il connubio storicamente riconosciuto tra anima e corpo. Nel film si attuano forme di controllo di quest’ultimo, che non è più garanzia di individualità. L’apparenza è dettata da un fattore esterno che è in grado di manipolare l’immagine. Tutto ciò rimanda a un altro film cult del 1982, Blade Runner: è probabile che esso abbia in parte ispirato le sorelle Wachowsky in questa desacralizzazione del corpo umano, alla stregua di una macchina.

Una delle sequenze più famose del film è quella del Bullet Time: mentre Neo schiva in rallenty le pallottole, la cinepresa ruota viaggiando alla velocità di esse, dando però una prospettiva reale allo spettatore. Questa tecnica, già sperimentata tra gli anni Ottanta e Novanta, ora si consolida e diffonde, consacrandosi come “Matrix Effect”. Per realizzarla vennero predisposte una serie di cineprese intorno al protagonista; le riprese vennero poi unite digitalmente in fase di montaggio. Questo virtuosismo della macchina da presa, simbolo del cinema contemporaneo, evidenzia anche come lo spazio, che si deforma, e il tempo, che rallenta e accelera, siano facilmente modificabili.

La realtà digitale di Matrix

Matrix e la realtà digitale
Matrix e la realtà digitale

Tramite la sequenza di cui sopra si apre un’altra questione: il film risulta un parallelo tra la verosimiglianza di Matrix con la realtà e la grande confusione tra digitale e analogico. Dieci anni prima dell’avvento dei social media, Matrix parlava già di identità fluida, di immagine residua di sé, pronta a cambiare faccia a seconda di ciò che la mostra. Matrix anticipò il cortocircuito tra reale e virtuale; il telefono nel film viene presentato come mezzo di passaggio e mezzo di salvezza.

Matrix è l’emblema della creazione di realtà digitali. Esse sono mondi simulati, fittizi, dove si collocano storie in cui far immergere lo spettatore. Queste simulazioni però non sono mai perfette, la realtà riesce sempre a penetrare. In Matrix i limiti digitali sono ad esempio i famosi deja-vù (come il gatto che passa due volte). Si tratta anche di una realtà hackerabile; la differenza tra realtà e virtualità si svela nel momento in cui il prescelto riesce a scoprire la matrice. Trasformatasi in numeri, tutto diventa malleabile e Neo è in grado di manipolarla nel tempo e nello spazio ma anche nell’identità.

Gli ambienti immersivi 

Keanu Reeves in una scena del film
Keanu Reeves in una scena del film

L’esperienza virtuale rappresenta quella forma di sguardo allargato in cui lo spettatore si immerge in un ambiente virtuale, che lo invade e lo ingloba. Questo viaggio con gli occhi porta alla creazione di un ambiente immersivo, anche oggetto di studio di un’altra disciplina: la cultura visuale. Negli anni ’50 il cinema entrò in crisi di fronte all’avvento della televisione e decise di rilanciarsi come grande schermo. Il formato panoramico offriva immensi schermi in cui perdersi.

Il Panorama, è il medium simbolo dell’Ottocento per diffusione e importanza, che anticipa questa particolare predisposizione nel guardare, dove l’immagine incorniciata esplode, creando una forte confusione fra realtà e virtualità. Il cinema, fin dalle origini, si è legato alla visione immersiva del Panorama. I dispositivi panoramici oltre a creare l’effetto di shock, la grande sorpresa quando si entra in un mondo altro, risaltano per il grandissimo effetto di verosimiglianza. Perché sia credibile l’ambiente panoramico deve essere il più possibile aderente alla realtà, rispettando i canoni prospettici.

Matrix è un film che, con la sua lucida visionarietà, spaventa, sconvolge e allo stesso tempo affascina, portando al superamento della rigida dicotomia reale-virtuale. Il film cult delle sorelle Wachowski appare come un action movie di tutto rispetto, ma porta anche a uno stimolo filosofico; invita l’essere umano a fare della domanda la propria ragione di vita, portandolo a chiedersi, come fa Morpheus con Neo, che cosa voglia dire reale. E voi, cosa ne pensate? Scrivetecelo nei commenti. Questo e altro su CiakClub.it 

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