The Matrix: la trilogia cyberpunk tra filosofia, anime e kung fu

La trilogia non è solo intrattenimento, sotto gli occhiali da sole e i cappotti neri, Matrix nasconde una ricca trama di influenze filosofiche e citazioni.

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Matrix

“Ti interessa sapere di che si tratta, che cos’è? Matrix è ovunque, è intorno a noi, anche adesso nella stanza in cui siamo. È quello che vedi quando ti affacci alla finestra o quando accendi il televisore. L’avverti quando vai al lavoro, quando vai in chiesa, quando paghi le tasse. È il mondo che ti è stato messo dinanzi agli occhi, per nasconderti la verità. […] Come tutti gli altri, sei nato in catene, sei nato in una prigione che non ha sbarre, che non ha mura, che non ha odore. Una prigione per la tua mente. […] Ti sto offrendo solo la verità, ricordalo. Niente di più.”

Morpheus (Laurence Fishburne), pone Neo (Keanu Reeves) davanti alla possibilità di scegliere tra la verità e l’ignoranza (intesa nel senso etimologico più puro, ovvero la mancanza di conoscenza). Allo stesso modo, io vi pongo lo stesso quesito: volete davvero conoscere l’intricata trama di influenze su cui si basa The Matrix?

 

Una volta preso atto di tutte le citazioni – cinematografiche e non – e della portata filosofica della trilogia cyberpunk, non potrete più vederla allo stesso modo. Esattamente come Neo che, dopo aver ingoiato la pillola rossa ed essere liberato dalle macchine, vede il mondo con occhi letteralmente nuovi, perché non li aveva mai usati.

Può sembrare un paragone esagerato, ma Matrix è prodotto d’intrattenimento che, sotto gli occhiali da sole, i lunghi cappotti neri e le pistole, nasconde tanti segreti e pensieri filosofici.

Dunque, se siete pronti a strappare il velo di maya, proseguite pure con la lettura.

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Un’ode al cyberpunk

Prima di buttarci in discorsi filosofici, partiamo con cautela. Le citazioni all’interno di Matrix non sono solo filosofico-letterarie, ma sono anche cinematografiche.

Innanzitutto, la trilogia rientra nei generi dell’azione e del fantascientifico, ma anche nel sottogenere del cyberpunk. Questa sotto categoria del sci-fi è caratterizzata da ambientazioni futuristiche – quindi con intelligenza artificiale, cibernetica e super tecnologie –  ma in chiave distopica.

Questo genere non è nato con le sorelle Wachowski, risale agli anni ’60-’70. Le creatrici della trilogia sono state pesantemente influenzate dal cyberpunk giapponese, quindi da manga e anime come Akira di Katsuhiro Otomo e Ghost in The Shell di Masamune Shirow e Mamoru Oshii.

In particolare, quest’ultimo è quello che viene citato maggiormente, sin dall’inizio. Ancora prima dei titoli di testa, la pioggia digitale di caratteri verdi che scende sullo schermo è praticamente uguale all’incipit dell’anime. (Piccolo trivia: i caratteri di Matrix non sono codici informatici, ma sono ricette giapponesi)

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Un’altra scena ispirata a Ghost in The Shell si trova in Matrix Reloaded, quando Trinity (Carrie-Anne Moss) si lancia dal grattacielo per scappare da un agente, e mentre precipita spara a due mani.

L’anime e la trilogia, però, si somigliano anche dal punto di vista tematico. In entrambi i casi si riflette sulla vita, sul significato dell’essere umani e sulla differenza tra reale e virtuale. In pieno stile cyberpunk, ci fanno riflettere sulle conseguenze della tecnologia e sulla possibilità che l’evoluzione della stessa possa portare a una rivoluzione tale da farci chiede cosa vuol dire essere umani.

Se dovessimo effettuare il download della nostra mente e vivere in corpo indistruttibile cosa saremmo? E se invece vivessimo in una realtà virtuale? Quale sarebbe il vero me, l’io-virtuale che vive, o l’io-umano, che serve solo per portarmi nella realtà aumentata?

Matrix e il kung fu

Persino l’elemento di azione in Matrix ha un che di mistico, che lo eleva a un livello superiore rispetto al mero intrattenimento.

In primo luogo perché – se non contiamo le sparatorie – le scene di combattimento della trilogia sono intricate coreografie di arti marziali. Per definizione, le arti marziali sono delle tecniche di difesa personale, ma sono anche intrinsecamente legate allo sviluppo mentale e spirituale. Infatti, sono sfruttate da Morpheus nella scena del dojo per liberare la mente di Neo e fargli capire la differenza tra Matrix e realtà.

Inoltre, il modo di combattere di Neo si evolve di pari passo al suo sviluppo psicologico. Per esempio, quando ha ancora dubbi sul suo essere l’Eletto, durante la sparatoria contro un agente (in cui c’è uno dei bullet time più belli) viene colpito dalle pallottole. Al contrario, quando la sua presa di coscienza spirituale è al massimo e dimostra di essere l’Eletto, è persino in grado di fermare le pallottole.

Per i combattimenti, si sono lasciati influenzare dal cinema d’azione di Hong Kong e hanno affidato l’incarico delle coreografie a Yuen Woo-Ping, l’uomo più influente nel campo. Inutile dire che i risultati sono a dir poco spettacolari.

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La filosofia di Matrix

È arrivato il momento di immergerci nelle reminiscenze filosofiche che punteggiano la trama della trilogia. Come le sorelle Wachowski hanno affermato in un’intervista anni fa, Matrix è talmente ricco di citazioni, riferimenti e messaggi nascosti che è praticamente impossibile trovarli tutti. Quelli che vi presento di seguito sono i più interessanti, ma chi ha la volontà di scavare più a fondo ne troverà molti altri.

Che vuol dire “reale”? Dammi una definizione di “reale”. Se ti riferisci a quello che percepiamo, a quello che possiamo odorare, toccare e vedere, quel reale sono semplici segnali elettrici interpretati dal cervello. Questo è il mondo che tu conosci. Il mondo com’era alla fine del XX secolo. E che ora esiste solo in quanto parte di una neuro-simulazione interattiva che noi chiamiamo Matrix. Sei vissuto in un mondo fittizio, Neo.”

Questa citazione di Morpheus racchiude buona parte dei temi che vengono toccati dai filosofi citati: cos’è il reale? Come si definisce?

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Simulacri e simulazione di Jean Baudrillard

Questo riferimento filosofico è il più facile da trovare. In primis perché i creatori stessi hanno ammesso di aver fatto leggere questo trattato filosofico agli attori. In secundis perché una copia di questo libro è anche mostrata nel film.

Jean Baudrillard ha scritto questo trattato nel 1981 e al suo interno esamina la relazione tra realtà, simboli e società. Secondo lui, a causa del capitalismo moderno e del progresso tecnologico, l’esperienza umana non è altro che una simulazione della realtà, un simulacro. Come in Matrix, nulla è reale, e proprio come il libro stesso. Il volume di Simulacri e simulazione si trova proprio nell’appartamento di Neo – quando era ancora Thomas Anderson e un hacker ignaro di Matrix – e lo usava come nascondiglio per le sue ricerche illegali. Dunque, non era altro che il simulacro di un libro.

Oltretutto, Morpheus cita Baudrillard quando mostra a Neo ciò che rimane del mondo reale: Benvenuto nella tua desertica nuova realtà”

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Platone, il mito della caverna

La contrapposizione tra verità e apparenza è riconducibile al pensiero di Platone. Il filosofo greco distingue il mondo vero, chiamato anche mondo delle idee, dal mondo apparente, il mondo sensibile in cui viviamo.

Potremmo dire che Matrix, è un’adattamento del mito della caverna. Nel mito, gli uomini sono schiavi, incatenati alla roccia e costretti a vivere in una caverna. Possono solo guardare di fronte a sé, verso la parete rocciosa, su cui si proiettano le ombre degli uomini che si muovo all’esterno. Per gli schiavi, le ombre riflesse sono la realtà.

Proprio come le persone che vivono in Matrix, non riescono a distinguere tra la realtà e la realtà simulata. Solo chi esce da Matrix – e dalla caverna – riesce a comprendere davvero. Ed è proprio quello che fa Neo, come uomo-filosofo mette in dubbio la realtà, si pone delle domande e riesce a liberarsi dalla condizione di schiavitù.

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Il dubbio Cartesiano

Anche Cartesio ci porta a dubitare della realtà. Il filosofo francese si chiede: chi mi assicura che ciò che vedo esista, oltre che nella mia testa come idea, anche nella realtà?

Cartesio mette in discussione tutto. Mette in dubbio i sensi, perché possono essere ingannati, quindi dubita anche dell’esistenza del mondo esterno e persino della distinzione tra sogno e realtà. Dubitando di tutto ciò, come capire se esistiamo?

Ipotizza anche che tutto quello che vediamo, sia frutto di un genio maligno, che ci ha creati col solo scopo di prendersi gioco di noi e che ci fa vivere in una realtà fittizia. In Matrix, le macchine sono questo genio maligno. L’unica differenza è che hanno creato la realtà virtuale con lo scopo di assoggettare l’uomo e di nutrirsi grazie alla sua energia.

Anche Cartesio, come Platone, ha molta fiducia nella forza del pensiero e trova la soluzione tramite esso.  Se penso, mi pongo delle domande e dei dubbi, quindi, è inconfutabile sostenere che esisto. Cogito ergo sum.

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Il mondo onirico

Ci sono moltissimi riferimenti anche al mondo dei sogni, alla difficoltà di distinguere lo stato di veglia dal sonno.

In primo luogo, Morpheus è il nome del dio dei sogni, secondo la mitologia greca. Non a caso quando vediamo per la prima volta Neo, lui sta dormendo, e sul suo computer si può notare che sta facendo delle ricerche su Morpheus stesso.

Quando i due si incontrano per la prima volta, Morpheus parla proprio della dimensione onirica: Hai mai fatto un sogno tanto realistico da sembrarti vero? E se da un sogno così non ti dovessi più svegliare? Come potresti distinguere il mondo dei sogni da quello della realtà?”

E introduce anche una nuova sfumatura semantica del termine “svegliarsi“. Oltre al semplice significato cessare di dormire, può essere inteso in senso figurato, come lo “scuotersi dal torpore, da uno stato di apatia e di fissità mentale”. 

Neo deve svegliarsi, nel senso che deve diventare cosciente della sua condizione. Solo la verità può svegliare la sua mente intorpidita dalla realtà simulata di Matrix.

Un altro riferimento al mondo onirico risiede proprio nella nome della nave, Nebuchadnezzar, chiamata come un antico sovrano babilonese. Nella Bibbia, nel Libro di Daniele, il profeta racconta che il re aveva chiesto il suo aiuto per interpretare i propri sogni e che uno di questi era diventato realtà.

Infine, il sogno è anche uno dei temi centrali di Alice nel Paese delle Meraviglie, romanzo scritto da Lewis Carroll che viene citato più volte nel film.

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Neo: uomo filosofico o l’Eletto?

Neo si comporta da vero filosofo, non cerca delle vere e proprie risposte, ma si pone delle domande. Si libera dalla condizione di schiavo grazie ai suoi dubbi, libera la sua mente dalle imposizioni di un mondo fittizio e prosegue verso la presa di coscienza ultima.

Questa presa di coscienza consiste nel liberare la mente, iniziare a credere e diventare l’Eletto profetizzato dall’Oracolo. Nonostante Neo di fatto sia l’Eletto, ha bisogno di intraprendere un vero e proprio percorso per accettare e capire il suo destino.

Per questo motivo, quando parla con l’Oracolo, lei gli dice che lui non è l’Eletto, perché in un certo senso non lo era ancora. Lo diventa poco prima della fine del primo film, quando viene ucciso da un agente. Questo significa che Neo doveva morire e rinascere, “farsi nuovo” – come suggerisce l’etimologia del suo nome –  per poter diventare effettivamente l’Eletto.

La sua figura di salvatore, viene spesso associata all’immagine di Cristo, che per salvare l’umanità deve sacrificare la sua vita e resuscitare. La narrazione, in effetti, è ricca di riferimenti teologici. Per esempio, il nome di Trinity richiama palesemente la Trinità e Neo viene tradito da Cypher, come Cristo è stato Tradito da Giuda. (Trivia: Neo è l’anagramma di one, 1, mentre Cypher tradotto significa zero, 0; e non sono altro che le due cifre del sistema binario)

Infine, la targa che porta il nome della nave Nebuchadnezzar ha anche la scritta: Mark III n°11. Se si cerca il Vangelo di Marco, versetto tre, riga 11 si trovano queste parole:  “E gli spiriti immondi, quando lo vedevano, si gittavano davanti a lui e gridavano: Tu sei il Figliuol di Dio!”

Coincidenze?

Questo e altri approfondimenti nella sezione focus di CiakClub.

Ricerco nell’arte l’espressione tangibile dei miei pensieri e la confutazione degli stessi.

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