La primavera della mia vita, recensione allegra ma non troppo

Da oggi su Prime Video troviamo La primavera della mia vita, esordio cinematografico di Colapesce e Dimartino, anche nei panni di sceneggiatori e di protagonisti. Il film, uscito a febbraio, è uno spaccato della loro terra e delle loro origini - siciliane. Un road movie strano, strano come i loro video musicali, come la loro stessa poetica.
La primavera della mia vita, recensione allegra ma non troppo

La primavera della mia vita, lungometraggio prodotto da Wilside, Sky e Prime Video con protagonisti e sceneggiatori Colapesce e Dimartino (Lorenzo Arciullo e Antonio Di Martino), si può definire in un solo modo: una prosecuzione diretta dei videoclip musicali che li caratterizzano, tra l’indie, il rock e l’autorialità. Immagini di morte e immagini di vita, temi all’apparenza leggeri (anzi, leggerissimi), diventano, lungo la visione, letteralmente immagini di morte. Come i loro testi, come i loro video. E se si osservano i videoclip più recenti, molti dei personaggi protagonisti si ritrovano anche nel film. La suora, la ragazza copertina, il DJ dai tratti orientali. 

Immagini steampunk, figure albine e primi piani ripetuti, stesse inquadrature manifesto della loro poetica, si fanno anche menifesto per La primavera della mia vita. Simmetrie perfette, fotografie grandangolari, colori saturi e primi piani continui. D’altronde Zavvo Nicolosi, regista del film, ha anche diretto i videoclip di Splash e Musica Leggerissima. Ci prendono in giro consapevolmente, con parole senza mistero

Sono 90K no tax

Entrambi siciliani, raccontano quella terra in modo carnale, allegro – ma non troppo. Un duo di cantanti, dopo tre anni divisi – prendono la paura del gruppo fallito e la esorcizzano mettendocela già davanti agli occhi, giusto per non sentire il peso delle aspettative – si riunisce per scrivere un libro sulle leggende della loro terra. Nella ricerca dei racconti per riempire il libro – e dei soldi per finanziarlo – si mettono in viaggio a bordo di una vecchia macchina che chiamano Lazzaro, conferendo così al film il tratto del road movie

Perchè proprio un libro – che anche loro “comprerebbero ma non leggerebbero mai”? “Lo sai com’è, si parte dalla paginetta di un libro, poi si fa il disco, si annuncia il tour e poi si fa il libro del tour e il disco del libro” afferma l’agente. E poi “sono 90K no tax” continuerà a ripetere per tutto il film. Ciò che rende complesso il tutto è il cambiamento avvenuto in Antonio – ora parte di un gruppo chiamato semeniti, dediti alla terra e alla natura – e il cambiamento che invece non è mai avvenuto in Lorenzo in tale lasso di tempo. 

Antonio è diventato una sorta di santone che si veste solo di bianco e dorme in piedi. Un “naïf che se gli mandi una mail risponde dopo 3 mesiun fanatico, peggio di Cat Stevens quando si è convertito all’Islam”. Lorenzo invece dorme a letto come sempre ed è comunque stanco, conserva una confezione di pillole come rimedio alle “sorprese di Antonio”. Lorenzo è uno che ha delle massime nella vita e non le cambia neanche per scherzo: “Quando in un locale c’è il pianista il pesce è congelato”, “Quelle sono le diete dei fricchettoni”, Antonio lo ha salvato sui contatti come “Lorenzo paranoia”.

La primavera della mia vita: la Sicilia esoterica

I riferimenti doppi di Colapesce e Dimartino
I riferimenti doppi di Colapesce e Dimartino

Tra folklore ed esoterismo, il racconto entra nel vivo e ci permette di entrare nel mood della storia su uno spazio ideale in cui due figure profetiche, due sacerdotesse, annunciano il viaggio dei protagonisti. Vengono in mente quelle figure della tradizione oscura partenopea – la sibilla cumana, la bella ‘mbriana, il monaciello (quello che compariva brevemente anche in È stata la mano di Dio). Poi ci ricordiamo che siamo in Sicilia, e che in effetti, la matrice pagana del posto ci è meno nota, cinematograficamente e culturalmente. Così ci viene in soccorso il racconto appassionato del duo. 

Dalla leggenda dei giganti che avrebbero abitato la Sicilia (ispirata al mito dei Lestrigoni), alla ricerca delle fantomatiche origini siciliane di Shakespeare, dalla caccia al “pane cornuto”, impastato da secoli e per generazioni insieme ad un lievito speciale fatto di panetti di droga – Lorenzo si chiede solo se non sia scaduto – fino al “ritrovamento” della spada nella roccia. Altra occasione in cui Lorenzo dimostra di non riuscire a lasciarsi andare. Ha infatti solo una curiosità per Artù: “Ma la tavola rotonda, era rotonda per praticità o per vezzo estetico?

Nel vivo della musica

Una scena da La primavera della mia vita
Una scena da La primavera della mia vita

Oltre ad una serie di comparse – Madame, Brunori Sas, Roberto Vecchioni in versione complottista, la musica guida e anticipa la narrazione. Per tutta la durata del film una colonna sonora blues si continua ad insinuare nella mente dello spettatore – sembra  l’inizio di Roadhouse Blues dei Doors. Insoddisfatti, perchè poi non parte mai, capiamo il perchè della colonna: il duo si perderà e si ritroverà in un club di fanatici dei Doors che traducono in italiano i loro testi: 

Vedi, il problema non sono i Doors, ma i fan dei Doors. Quando uscì il film di Oliver Stone in ogni paese siciliano c’era un fan dei Doors”. Capiamo anche perché era meglio lasciarli in inglese. Il motivo stesso del litigio tra i due protagonisti, è il non voler scrivere “una hit che non è una hit, per non fare passi indietro e neanche in avanti e non perdere quel poco di pubblico generalista che si sono conquistati negli anni” per dirla con un altro pezzo indie.  Ma…Colapesce e Dimartino…come attori? Recitano in siciliano e parlano come nelle interviste. Tutto sembra naturale.

La primavera della mia vita è un film che richiede attenzione e ha una comicità che reclama il suo tempo. La risata non è immediata, il ritmo non è veloce: “e menomale!” affermiamo, paradossalmente. Perchè vuol dire che il duo protagonista del film è riuscito a non snaturare la sua poetica, quella a più livelli di lettura. Perchè se la loro musica, per sorpassare la barriera dell’indie – ma quello indie indie – per arrivare a noi come indie – quello dei festival estivi – si è dovuta mascherare da musica leggerissima, il film, invece, non è, stranamente, per i momenti di svago, ed è bello così. 

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