La moglie di Tchaikovsky, recensione: il dramma di un’ossessione

È arrivato, con un po’ di ritardo, anche in Italia l’ultimo film del regista russo Kirill Serebrennikov, La moglie di Tchaikovsky. Un dramma raccontato attraverso gli occhi di Antonina, la donna che ha ostinatamente dedicato la propria esistenza ad un vero e proprio culto del compositore.
La moglie di Tchaikovsky, recensione: il dramma di un'ossessione

Nell’ultima pellicola di Kirill Serebrennikov, La moglie di Tchaikovsky, è ben evidente la volontà del regista, come lo stesso aveva dichiarato in un’intervista, di raccontare un così grande personaggio storico da un punto di vista esterno. O meglio, attraverso gli occhi delle persone che lo hanno amato e che gli sono state vicino, mostrando i lasciti che la personalità del compositore ha lasciato su di essi. Ed in particolare sulla donna che ha fatto dello stargli accanto una missione di vita.

(Non il) classico biopic sulla “moglie di”

Il titolo non lascia dubbi sul taglio scelto per il film. Un biopic attorno a Tchaikovsky che mette in ombra la sua figura per raccontarci la versione dei fatti della moglie. Il che non può che rimandarci al recente Priscilla di Sofia Coppola (qui la nostra recensione), uscito a distanza ravvicinata dall’Elvis di Luhrmann. Ma l’opera, tra l’altro di lunga gestazione, di Serebrennikov non ha niente a che vedere con l’esigenza sempre più crescente di Hollywood di avere protagoniste femminili su schermo, o tantomeno con la mancanza di nuove storie e idee.

Ci si può forse ritrovare la necessità di distaccarsi da L’altra faccia dell’amore, pellicola che nel 1970 aveva portato al cinema un Tchaikovsky interpretato da Richard Chamberlain. Ma La moglie di Tchaikovsky gli è distante anche in tono e stile. Detto questo l’Antonina Milukova di Alyona Mikhailova non è un’eroina femminista, né un modello di emancipazione. Se Antonina è sempre stata dipinta come una donna dall’indole debole, consumata ed esasperata dalla sua ostinata ossessione per Tchaikovsky, l’immagine che emerge da questa pellicola non è molto differente.

La moglie di Tchaikovsky, ritratto femminile ma non femminista

I protagonisti de La moglie di Tchaikovsky in posa per la foto matrimoniale
I protagonisti de La moglie di Tchaikovsky in posa per la foto matrimoniale

Serebrennikov ne riabilita però la figura dando voce e forza al suo dramma, alle sue scelte e ragioni, indagandone gli aspetti psicologici. E l’Antonina che ne esce fuori è, se non altro, una donna tenace e tutt’altro che indifesa, che non può però che restituirci il ritratto di una vittima di un sistema e di una società in cui il matrimonio era l’unica realizzazione a cui aspirare e in cui la moglie valeva niente più che il peso del nome sul passaporto del marito.

Tutto nella pellicola contribuisce a trascinarci in uno scenario di povertà, solitudine e frustrazione, che si riflette nell’animo della protagonista e nell’ostile (nei confronti delle donne indubbiamente) Russia di fine ‘800. Le interpretazioni, le musiche, i costumi e le atmosfere cupe.

Sviluppi lenti e melodrammatici

Uno dei primi incontri tra i futuri sposi
Uno dei primi incontri tra i futuri sposi

La storia su schermo può riassumersi in quanto segue. Antonina incontra Tchaikovsky durante un ricevimento in casa della propria famiglia e rimane folgorata. Dall’uomo e dalla sua musica, dal momento che, oltre a convolare a nozze, la giovane ragazza desidera studiare in conservatorio. Da quel giorno Antonina dà il via ad un vero e proprio pedinamento del compositore con tanto di annesse lettere spassionate in cui confessa di amarlo follemente e di non poter essere felice con alcun altro uomo.

Tchaikovsky appare inizialmente cordiale nei confronti di Antonina e la sua resistenza ad accettare la proposta svanisce in poco tempo. Ed è da quello stesso giorno che il regista inizia a disseminare gli eventi di tutti quegli indizi che fanno presagire tutt’altro che un matrimonio felice. L’accordo di un rapporto coniugale platonico. Il costante rifiuto da parte di Tchaikovsky di un anche minimo contatto fisico con Antonina e non con allievi e conoscenti uomini. Amici e parenti increduli.

Ma Antonina ignora tutti gli evidenti segnali, mente a se stessa per veder realizzato il futuro che si era immaginato, anche di fronte all’incubo della vita coniugale in cui scivolerà, ritrovandosi prigioniera della propria stessa ossessione. Ed è quindi infine il compositore ad uscire moralmente vittorioso dalla messa in scena de La moglie di Tchaikovsky, figurando come un uomo capace di ammettere di aver ingannato la moglie con un matrimonio che non era altro che una copertura, come un uomo indulgente che concede il divorzio a fronte del suo errore. Lasciando Antonina abbandonata a se stessa in quella che da ossessione divenne poi dilagante delirio.

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