Quest’anno Raphaël Balboni e Ann Sirot hanno presentato alla Semaine de la Critique di Cannes La sindrome dell’amore passato, portando alla kermesse francese la loro estetica onirica e la volontà di raccontare poeticamente il quotidiano. La coppia di registi si era già distinta nel panorama con la loro opera d’esordio, La folle vita, film del 2020 arrivato in questi giorni nei cinema italiani.
La folle vita: Trailer e trama
Felici e innamorati, Alex (Jean Le Peltier) e Noémie (Lucie Debay) progettano di allargare la famiglia e avere un bambino. Ma la loro vita viene scombussolata dall’improvvisa diagnosi di demenza semantica di Suzanne, madre di Alex.
Interpretata da Jo Deseure, Suzanne è la proprietaria di una galleria d’arte, una divertente settantenne fuori dagli schemi e molto indipendente. Era stata Noémie ad accorgersi delle recenti stranezze della suocera: spese stravaganti e l’apertura di molteplici conti in banca, che l’avevano ricoperta di debiti. Azioni di cui la donna non ha più consapevolezza o memoria.
La coppia decide di mettere da parte momentaneamente i loro bisogni per dedicarsi al benessere e alla tutela di Suzanne. Ma se Noémie fin dall’inizio riesce ad accettare la malattia della donna e a viverla con un atteggiamento positivo, per Alex questo percorso sarà più lungo e complesso: non esiste un manuale per diventare genitori dei propri genitori.
La dignità della malattia

“Non è più se stessa e tu le fai una foto” dice Alex mentre Noémie scatta una foto di Suzanne sorridente vicino alla macchina che non può più guidare, “Non riesco a vederla felice, riesco solo a vedere che non è più lei.”
Balboni e Sirot riescono a raccontare la malattia di Suzanne con estrema tenerezza e dignità. La folle vita riflette sui temi della malattia e della genitorialità intrecciandoli e portandoli al limite, per far nascere qualcosa di positivo. Una coppia che stava per creare una propria famiglia e si ritrova invece ad accudire la madre anziana, diventata capricciosa e iperattiva proprio come una bambina.
Il delicato tema della demenza non viene spesso portato sullo schermo. Negli ultimi anni non si può non pensare a The Father, che mostra la malattia dal confuso e impaurito punto di vista di chi la vive. Mentre La folle vita racconta proprio l’opposto: cosa si prova a vedere la personalità dei propri cari svanire.
I primi sentimenti che prova Alex per sua madre sono la vergogna e l’imbarazzo. La donna ha perso la sua lucidità, confonde la realtà attorno a lei, disegna da sola una patente coi pennarelli per tornare a guidare (in un, forse inconsapevole, tentativo di indipendenza). Di nuovo è Noémie la prima tra i due a capire qual è il modo migliore per accettare ciò che accade a Suzanne senza lasciarsi travolgere dalla tristezza.
Infatti, ad Alex Noémie risponde: “È come se, dal momento che tua madre è malata, noi dobbiamo essere pesanti verso ogni cosa e non abbiamo più il permesso di divertirci o fare progetti.”
L’arte di una buona estetica

Prima della malattia, Suzanne dirigeva una galleria d’arte. Una delle ultime opere dell’esposizione da lei organizzata era un foglio di carta immerso nell’acqua, che si disfaceva pian piano. Nel film diventerà questa la potente, seppur delicata, immagine della degenerazione della sua lucidità.
L’arte fa parte della vita della coppia: Alex lavora nel campo della grafica e Noémie la insegna ai bambini. Per loro, per Suzanne, l’attività artistica è il modo di comunicare e di esprimere ciò che provano. E l’arte diventa un linguaggio familiare comprensibile anche per lo spettatore grazie alla messa in scena.
In vari momenti del film, i tre si sottopongono a surreali colloqui a camera frontale con il direttore della banca e con i medici, di cui noi sentiamo solo le voci. Ogni colloquio viene definito da un colore uniforme (azzurro, giallo, grigio), che invade ogni spazio della scena dal tavolo, alla parete, ai vestiti dei personaggi. Percepiamo così la condizione morale dei protagonisti, travolti dall’impatto delle notizie che sentono.
Il simbolismo speciale de La folle vita
Come una pianta infestante, la malattia di Suzanne opprime la vita di suo figlio e della sua compagna, invadendo la loro quotidianità. Le costose lenzuola con motivo floreale scena dopo scena si estendono dal copriletto ai pigiami, per poi ricoprire l’intera stanza della coppia.
Il messaggio del film è proprio questo, imparare a reagire agli eventi della vita senza restarne sommersi, cercando la bellezza nell’imprevisto e in ciò che ci circonda. Più che una commedia, La folle vita è un film di formazione, insieme ad Alex scopriamo che la vita può diventare folle, ma non dobbiamo vergognarci di ciò.
La folle vita è nelle sale cinematografiche italiane dal 29 giugno.









