La famiglia Addams, recensione: il gotico anti-stereotipo americano

Nel 1991 arriva sul grande schermo la famiglia strampalata e macabra più amata di sempre, prelevata dalle vecchie vignette e prodotti televisivi. La famiglia Addams attinge dalle atmosfere gotiche tipicamente burtoniane creando dei personaggi iconici che continuano ad essere paladini della diversità.
Il cast del film La famiglia Addams

Un tradizionale canto natalizio che sfuma nell’iconico tema accompagnato dal doppio schiocco di… mano. Così inizia La famiglia Addams, film del 1991 diretto da Barry Sonnenfeld, tratto dall’omonima serie televisiva ispirata dalle vignette di Charles Addams create sul finire degli anni ’30. Il ritratto grottesco di una famiglia strampalata dall’umorismo nero e provocatoria che rilancia gli outsider, persino ai giorni nostri.

La trama

Lo strampalato ed eccentrico quadretto familiare è composto dai coniugi Gomez e Morticia, dai figli Mercoledì e Pugsley e da altrettanto bizzarri parenti come la Nonna, il maggiordomo Lurch, il cugino Itt e… Mano. A portare ancora più scompiglio in casa Addams è il ritorno, dopo venticinque anni dalla sua scomparsa, dello Zio Fester, cercato a lungo attraverso l’annuale seduta spiritica. Ma dietro questa riappacificazione si nasconde uno stratagemma per ottenere i ricchi tesori di famiglia.

La famiglia Addams vs the world

Anjelica Huston e Raúl Juliá in una scena del film La famiglia Addams

È quindi attorno alla famiglia e alle dinamiche al suo interno che prende “vita” il film, basato su una trama tutt’altro che intricata ma bensì lineare, disseminata di gag esilaranti e qualche cliché. Eppure è così che il tipico modello americano è messo alla berlina confrontato con una controparte stralunata che nel suo scherzare con la morte è meno crudele di chi si reputa “normale”. La particolarità degli Addams è proprio questa, di andare del tutto contro gli stereotipi e per questo essere amata nel loro approcciare il mondo senza inibizione alcuna.

Abbiamo quindi un marito ed una moglie focosi, che non nascondono il desiderio erotico reciproco, come si evince dal primo impatto con la lugubre dimora, dove un orologio a cucù personalizzato porta le rappresentazioni dei due ad incontrarsi allo scoccare dell’ora, solo che non avviene un bacio ma un incontro tra il volto di Gomez ed il seno di Morticia. Un qualcosa di inaspettato considerando il target del prodotto, ribadendo quanto esplicitato nell’omonima serie anni ‘60, che forse anche oggi sarebbe in qualche modo censurato D’altra parte Morticia (Anjelica Houston) è una madre atipica ma pienamente dedicata al suo “ruolo” che non però non è inteso come prigionia, come obbligo sociale, ma come spinta amorevole.

Per questo anche il rapporto all’interno del matrimonio è molto aperto, non c’è la supremazia dell’uno o dell’altro, infatti Gomez (Raul Julia) è presente, sentimentalmente coinvolto. Abbiamo poi due figli estraniati dalla realtà comune, non in grado di integrarsi con i loro coetanei che, facendo riferimento sempre all’orologio, sono raffigurati con l’impiccagione della sorella da parte del fratello. Mercoledì soprattutto appare ferma nel difendere i suoi idoli ed ideali, sottolineando la spinta evasiva che la contraddistingue. Pugsley, beh, non ha problemi ad essere soggetto alle torture mortali della sorella.

Da Burton a Burton passando per Sonnenfeld

Christina Ricci in una scena del film La famiglia Addams

Ad un primo sguardo, per atmosfere, per design e caratterizzazione dei personaggi, tutto rimanda alla rinata estetica gotica di burtoniana memoria, dopotutto la sceneggiatura è curata da Caroline Thompson (Edward mani di forbice) e da Larry Wilson (Beetlejuice – Spiritello porcello). Emerge quindi il piglio macabro contornato da una comicità contrastante nel quale a farla da padrona sono appunto personaggi così ben tratteggiati da essere ancora oggi iconici. Non è dunque un caso se trent’anni dopo Burton (qui la nostra top 10 del regista) ha deciso di prendere mano al materiale e tornare con tutta la sua unicità dando vita alla serie Mercoledì.

A dimostrazione di come il film di Sonnenfeld meriti il titolo di cult è l’immortalità di alcuni personaggi come quello interpretato da Christina Ricci che, anni dopo, sarebbe divenuto virale grazie al volto di Jenna Ortega e al già iconico balletto coreografato dall’attrice stessa. Iconica come un personaggio quasi del tutto privo di un corpo, di cui rimane una singola mano animata, o come un cugino dal volto ignoto, se un volto davvero c’è, ricoperto completamente da capelli, o di uno zio, Fester, immaturo ma folle, restituito dalla mimica facciale del grande Christopher Lloyd.

Ogni componente della family è il tipico outsider, ma all’interno della fatiscente dimora tutti sono valorizzati. Il pessimismo e la morte di facciata racchiudono invece molta più vita e positività del mondo esterno. Per questo La famiglia Addams, divenuto un prodotto crossmediale, è perfettamente inserito in un particolare filone goticheggiante, in un contesto statunitense costringente, nel quale il “diverso” era in cerca della libertà per essere semplicemente sé stesso.

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