James Newton Howard, la TOP 10 colonne sonore… in crescendo

La carriera musicale di James Newton Howard è vastissima. Troviamo la sua musica in cult come Il Sesto Senso, The Postman, fino al recente Notizie dal mondo. Oggi Howard compie 72 anni, e noi abbiamo deciso di celebrarlo in modo diverso, raccogliendo la sua musica in un’esplosione di 10 titoli ordinati in un crescendo musicale.
James Newton Howard, la TOP 10 colonne sonore… in crescendo

James Newton Howard compie oggi 72 anni. Braccio destro di M. Night Shyamalan dai tempi di Unbreakable – Il predestinato, segue la sua filmografia componendo per titoli quali Signs e After Earth. Potremmo stilare pagine e pagine per celebrare quanto importante sia la sua musica nell’immaginario della sala, ma non servirebbero. Howard non solo enfatizza. Utilizza musica a contrasto per rivelarci la realtà di una scena, oltre l’intuizione apparente dello spettatore. 

Omette consapevolmente dove occorre silenzio. Come aveva fatto Morricone nei 10 minuti di suoni iniziali, dilatati, di C’era una volta il West: “Hai fatto la più bella musica che c’è”, gli avrebbero detto i collaboratori al mixer. Noi oggi celebriamo James Newton Howard per l’esatto contrario: celebriamo non i silenzi, non le pure armonie, ma la sua musica in crescendo, in un’esplosione sinfonica…in 10 titoli.

1. Newt Says Goodbye to Tina – (Animali Fantastici)

Aveva inizio su un pianoforte l’addio del magizoologo Newt Scamander a Tina Goldstein. Con una melodia che non cresce, che si ripete semplicemente. Poi lentamente, flauto, oboe, violino e clarinetto iniziano ad incastrarsi. Inizia a piovere, ma il piano continua imperterrito lo stesso identico giro: come nell’epilogo musicale nel Seb’s di La La Land, come nell’addio a Nellie in Babylon. Certe storie non hanno bisogno di grandi esplosioni, basta uno sguardo, e un giro di pianoforte.

2. Driving at Night (Nightcrawler – Lo Sciacallo)

Driving at Night è una breve parentesi musicale, ma la più rappresentativa dello spirito del film. Lou (Jake Gyllenhaal), vive letteralmente di notte, alla guida della sua auto. Ci sono le città dalle luci a neon, quelle vuote di Blinding Lights, di Drive, di Taxi Driver. Solo che a differenza di Travis, Lou ha debiti e cerca sempre un lavoro extra. Intercettando le stazioni radio della polizia, sa infatti esattamente dove avverrà il crimine notturno più efferato, e lo renderà lo scoop giornalistico più atteso. Nella colonna sonora un pattern ritmico fatto di charleston crea tensione nello spettatore (il caos diurno della metropoli), ma non cresce mai (il giorno ha lasciato il passo alla quiete notturna). 

3. Nothing Else Matters – (Jungle Cruise)

Non sarà un capolavoro di cinematografia, ma centrali in questa classifica non sono i film, bensì le colonne che li hanno accompagnati. Il classico dei Metallica diventa per la Disney un ritmo di arpeggi latini, su cui si dispiega il racconto del cartografo Frank (Dwayne Johnson), mentre scende lentamente, come il Marlowe di Conrad, nella tenebra della giungla. Lo strumentale invita a rileggerne la visione “Open mind for a different view” recitava il testo. Il resto, capolavoro o meno, in questo contesto almeno, non ha davvero importanza.

4. James Newton Howard torna da Shyamalan: The Gravel Road 

Frutto della collaborazione di Shyamalan con James Newton Howard, titolo: The Village, racconta una storia più inquietante che mai. Iniziato come esperimento scientifico, un gruppo di abitanti trascorre la propria vita in un bosco, lontano da ogni traccia di civiltà, alimentati dalla paura di un impronunciabile altro – la paura del nome che incrementa la paura della cosa stessa

Il tema melodico The Gravel Road anticipa, a tratti spoilera la natura della loro paura: non sono i mostri che temono, ma umani come loro. Non ci sono riverberi inquietanti, ma un pianoforte ed un violino a rappresentare un drammatico incontro umano mai avvenuto. Non c’è crescita musicale dirompente, come non c’è incontro per nessuno dei cittadini, per anni.

5. The Hanging Tree (Hunger Games – Il Canto della Rivolta)

Tra le distopie rappresentate nel cinema, quella di Hunger Games è forse tra le più note. Inizia a crescere la classifica con un canto solitario, quello di Katniss, scritto e composto da James Newton Howard e da parte dei The Lumineers. The Hanging Tree è uno spiritual, la scintilla che innesca la rivolta nella Capitale. Parla di speranza, di un uomo impiccato per aver ucciso – si dice – in tre diverse occasioni. Parla di un strano e immaginario punto d’incontro – lo racconta mentre le voci si moltiplicano, crescono, diventano una sola – nelle vicinanze dell’albero dove gli uomini trovavano solitamente la loro fine.

6. Hanging Ghosts (Il Sesto Senso)

Tutti ricordano il piccolo Cole sussurrare ad un perplesso Bruce Willis “Vedo la gente morta”. Horror diretto da M. Night Shyamalan, Il Sesto Senso però presenta, in musica ed immagini uno dei più notevoli jumpscare del cinema: la scena dei tre fantasmi impiccati. In un corridoio di una scuola deserta, Cole inizia a descrivere allo psicologo interpretato da Willis una sensazione di freddo dietro la testa. 

Vediamo la direzione del suo sguardo, la vede anche Willis, ma i tre fantasmi impiccati (Hanging Ghosts) compaiono di colpo, solo quando gli archi in musica si sommano ad un riverbero innaturale, un suono che nulla ha a che vedere con la dimensione umana.

7. 12 years later (L’isola del tesoro)

Classico Disney arrivato in Italia nel 2002, Il Pianeta del Tesoro fu ritenuto un flop al botteghino, ma un successo in VHS. Jim Hawkins è un bambino appassionato di pirati, mappe ed enigmi. Rappresenteranno per lui l’unica distrazione dall’assenza del padre. A distanza di 12 anni Jim è crescito, si trova nel pieno di una fase di rivolta, vuole esplorare i pianeti e i tesori che le mappe descrivono. 12 years later racconta l’adolescenza di Jim in una commistione di strumenti classici (il tema reso dal corno francese), che crescono di intensità sull’incontro degli archi con la chitarra elettrica (la sua ribellione).

8. Sam’s Gone (Io sono leggenda)

Verso la cima della classifica con una delle più toccanti ritmiche composte da James Newton Howard. Sam’s gone è un crescendo ritmico e un crescendo di sofferenza. La scena si apre sul canto di Will Smith “It’s gonna be alright”. Ma nulla andrà bene. Attraverso una sezione di archi (violini, viole, contrabbassi), la dinamica del tema racconta la morte di Sam, il cane, ormai unico compagno di Robert Neville, protagonista del post-apocalittico e attuale (fin troppo) Io sono leggenda

9. James Newton Howard sogna con Flying (Peter Pan)

“Sai quel luogo tra il sonno e la veglia, dove ti ricordi ancora che stavi sognando?” Non sono parole tratte dal Peter Pan in questione, quello del 2003. Ma dalla Trilli della sua versione cresciuta, in Hook. Eppure sono le più adatte nel descrivere l’inizio di una colonna che ha segnato l’infanzia per molti, una musica impossibile da dimenticare. Flying inizia come in un sogno lucido, con cori bassi: Peter è steso a terra, nel momento della resa a Uncino. Crede che Wendy lo dimenticherà (e avverrà, ma lui ancora non lo sa). 

Poi però si siede accanto a lui un pensiero felice: Wendy. Peter apre gli occhi e con lui si apre un’apoteosi ritmica, una sensazione di libertà. Ci sono semplici timpani di batteria, ma ricordano 100, 1000 tamburi da marcia tutti all’unisono.

10. James Newton Howard e Zimmer: A Watchful Guardian 

E in cima alla Top 10, non potevamo far altro che mettere lei. A Watchful Guardian, tratta da Batman – Il Cavaliere Oscuro. Senza dubbio la più potente colonna sonora composta a due mani da James Newton Howard e Hans Zimmer. Non parla di vittoria, non parla di redenzione: “O muori da eroe o vivi tanto a lungo da diventare il cattivo”. L’animo di Gotham è fratturato, caduto come Rachel, come il senso di giustizia di Harvey Dent. A Watchful Guardian inizia riprendendo il tema della prima rapina di Joker, grancassa e rullante insieme.

Dent sarà l’eroe di cui la città ha bisogno. Il Bat-segnale viene distrutto da Gordon, la musica cresce. Batman è invece “l’eroe che merita, ma non quello di cui ha bisogno adesso”. Avvertiamo il marchio di Zimmer, la speranza fatta ad archi. Il motivo di Joker si fonde ora ad esso: archi, riverberi, tamburi. La colonna è il massimo del crescendo, è una vittoria a metà, un compromesso sporco che riporta Batman alle origini, negli angoli più bui di Gotham.

Ci sono diversi motivi per restare in sala sui titoli di coda. Due coincidono: uno ha a che fare con il bisogno di uno spazio per incorporare ciò che abbiamo appena visto. L’altro è solo il voler rimanere solo per la colonna sonora. Ma la musica al cinema, come quella sconfinata di James Newton Howard, fa entrambe le cose. Ti concede un lasso di tempo, una tregua prima di tornare ai suoni esterni, ad una realtà in cui nessuno strumento accompagnerà i tuoi movimenti. Al massimo lo faranno le cuffiette e a volte neanche tanto bene.

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