Il Regno del Pianeta delle Scimmie, la recensione

Il Regno del Pianeta delle Scimmie, diretto da Wes Ball, ha debuttato nei cinema l’8 maggio 2024, segnando il riavvio per la saga del Pianeta delle Scimmie. Questo primo capitolo punta molto sulla costruzione di un mondo distopico, a livello scenografico, a discapito della narrazione che risulta leggermente sottotono.
Il poster del film Il regno del pianeta delle scimmie

Il regno del pianeta delle scimmie, diretto da Wes Ball e scritto da Josh Friedman, rappresenta non solo il quarto capitolo della trilogia prequel de Il Pianeta delle Scimmie, ma segna anche un nuovo inizio per la saga. Il film si configura come un ampio prologo che introduce una nuova narrazione, sebbene non offra elementi narrativi inediti. Nonostante sia un franchise che sembra mostrare segni di fatica, le scene d’azione rimangono memorabili e le ambientazioni impreziosiscono il film. La visione distopica di Wes Ball, già noto per la saga di Maze Runner, emerge fin dalla prima scena, conferendo al film un fascino particolare. Infatti, anche se la trama presenta aspetti già noti, senza apportare novità sostanziali, è proprio l’interpretazione unica del regista a rendere l’opera godibile.

Cesare, il carismatico leader della trilogia precedente, è caduto. Tre secoli dopo, il virus che ha elevato l’intelligenza delle scimmie e ridotto quella degli umani ha portato le scimmie a diventare la specie dominante. Queste si sono frammentate in vari clan, ognuno con l’ambizione di dominare sugli altri, innescando un ciclo incessante di guerre e conflitti. In questo contesto tumultuoso, gli umani iniziano lentamente a riacquistare la loro evoluzione intellettuale, aspirando a riconquistare il dominio sulla Terra. Il sogno di Cesare di una pacifica coesistenza tra le specie si è sgretolato; ora, all’orizzonte si profilano nuove guerre, non solo interne alle scimmie, ma anche tra queste e gli umani.

L’ordine di Cesare

Il Regno del Pianeta delle Scimmie offre spunti di riflessione profondi, basandosi su un concetto fondamentale: la tendenza delle specie a sottomettere quelli della stessa specie pur di avere il controllo su una parte del pianeta. Nel film, questo tema emerge quando la scimmia di un clan nemico manipola il messaggio tramandato da Cesare per adattarlo alle proprie ambizioni. Un momento particolarmente interessante è quando colui che vuole dominare sulle altre scimmie utilizza il nome di Cesare per convincerle che il vecchio leader avrebbe voluto la scimmia come specie dominante, a discapito degli umani. Questo richiama alla mente come nella storia ogni messaggio tramandato nei secoli sia stato volutamente interpretato a modo proprio dai grandi leader così da dominare le masse.

Un concetto così cruciale, benché sia di grande importanza e profondità, non riesce da solo a sostenere l’intera narrazione del film. La tematica, sebbene emerga fin dall’inizio essendo un’eredità dei capitoli precedenti, risulta come già affrontata: non più guerra tra umani e scimmie, ma conflitti interni alla stessa specie. Questi scontri interni non escludono, tuttavia, gli scontri tra specie diverse. La pellicola mette in luce come non esistano differenze sostanziali: la volontà di dominio è una costante, indipendentemente se si è umani o scimmie.

Noah e Mae in Il regno del Pianeta delle Scimmie

Owen Teague (Noa) e Freya Allan (Mae) nel poster del film Il regno del pianeta delle scimmie

Il Regno del Pianeta delle Scimmie, pur lasciando sullo sfondo la lotta tra umani e scimmie, riesce a far emergere questa tensione latente che permea l’intero film. Tuttavia, il vero impatto avrebbe potuto derivare dal rapporto tra il protagonista di questo riavvio della saga, Noa (Owen Teague), e Mae (Freya Allan), un’umana determinata a fermare, come Noah, la scimmia che si spaccia per Cesare. Nonostante abbiano un obiettivo comune, le loro motivazioni divergono: Noa vuole sconfiggere Proximus, che si finge Cesare, per garantire la tranquillità al suo clan, mentre Mae desidera impedire che le scimmie dominino la Terra e riportare gli umani alla posizione di specie dominante. Due obiettivi simili, ma profondamente differenti, poiché ognuno di loro agisce nell’interesse della propria specie, con un’unica apertura verso la coesistenza da parte di Noah.

Il loro rapporto richiama le dinamiche dei protagonisti del prequel di Hunger Games, ma con una differenza: in Hunger Games e La Ballata dell’Usignolo, l’intensità emotiva tra i personaggi è molto più sentita, e il colpo di scena finale risulta ancor più coinvolgente. Purtroppo, Il Regno del Pianeta delle Scimmie non riesce a creare lo stesso pathos nei rapporti tra i personaggi, che sembrano nascere quasi dal nulla e proseguire solo per servire la trama. Wes Ball, nonostante alcune debolezze narrative, riesce a offrire scene d’azione incisive e a costruire un universo distopico che, pur facendo eco ai film precedenti, introduce elementi originali. Questi nuovi accorgimenti contribuiscono a creare un’atmosfera avvolgente, trasportando lo spettatore in seno a una madre natura maestosa che riconquista il suo spazio.

Progresso richiede regresso

Owen Teague, Freya Allan e Peter Macon in una scena de Il regno del pianeta delle scimmie

Il film di Wes Ball, pur affrontando tematiche incisive come il binomio progresso-regresso, specialmente dal punto di vista degli umani ridotti a uno stato primitivo, si rivela piacevole ma non riesce a trasmettere quell’emozione necessaria ad avvicinare lo spettatore ai personaggi. La nostalgia per la vecchia guardia guidata dal vero Cesare persiste, lasciando un senso di mancanza per quella leadership che riusciva a richiamare lo spettatore ogni qual volta fosse necessario, per regalargli uno spunto su cui riflettere.

Il Regno del Pianeta delle Scimmie emerge come un riavvio dalla narrazione timida, allineandosi con la filosofia intrinseca del film: il progresso richiede un regresso. Ovvero se per evolversi bisogna prima regredire, magari sarà così anche per la saga. Sebbene il primo capitolo funga da ampio preludio per gli eventi futuri, soprattutto nel finale, lasciando presagire un secondo capitolo epico, le grandi saghe ci hanno insegnato che anche i primi capitoli dovrebbero essere profondi e d’impatto, non meri annunci di ciò che verrà.

Il Regno del Pianeta delle Scimmie vi aspetta al cinema dall’8 maggio 2024.

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