Il cielo sopra Berlino, torna al cinema con gli angeli di Wenders

Dal 2 ottobre sarà in tutti i cinema d'Italia la versione restaurata in 4k del capolavoro del regista tedesco Wim Wenders, Il cielo sopra Berlino. Quale migliore occasione per parlare di uno dei film simbolo del cinema tedesco contemporaneo, dei suoi profondi significati, della gestazione e dei riferimenti culturali che la compongono.
Il cielo sopra Berlino, torna al cinema con gli angeli di Wenders

In occasione del ritorno nelle sale nella versione restaurata in 4K de Il cielo sopra Berlino, capolavoro di Wim Wenders del 1987, Noi della redazione di Ciakclub abbiamo deciso di omaggiare il grande maestro tedesco raccontando del film che lo ha consacrato come un pilastro del cinema autoriale contemporaneo.

Un film estremamente interiore e profondo tanto che le voci che compongono i tanti monologhi del film non escono dalle bocche dei personaggi, bensì dalla loro mente. Sì perché sono rari i momenti in cui a parlare non sono i pensieri più reconditi ed esistenziali delle persone comuni. In tal senso è necessario analizzare approfonditamente la trama per capire meglio i riferimenti culturali che compongono una delle pellicole simbolo del cinema tedesco.

Trama de Il cielo sopra Berlino

Il cielo sopra Berlino, Bruno Ganz è l'angelo Damiel
Il cielo sopra Berlino, Bruno Ganz è l’angelo Damiel

La vicenda è ambientata nella Berlino degli anni ottanta. Damiel e Cassiel sono due angeli che hanno adottato sembianze e costumi umani. Essi però risultano invisibili alla gente comune. Il loro intento sulla Terra è quello di osservare e ascoltare i pensieri delle persone. I due girano in solitaria per poi talvolta incontrarsi e redigere quello che hanno visto all’altro.

Tra i protagonisti che incontra Damiel c’è un anziano signore, Homer, alla ricerca dell’ormai degradata Potsdamer Platz. Lo aspetta una landa desolata e chiaramente l’onnipresente Muro di Berlino. Nel mentre del suo girovagare, l’angelo Damiel si imbatte in un circo dove vede per la prima volta la giovane e bella trapezista Marion provare il suo numero vestita da angelo. La ragazza però è sola, vive in un camper e non ha ottenuto la parte. Damiel ascolta i suoi pensieri e se ne innamora.

Letteralmente il Deus ex machina della vicenda è un attore americano, Peter Falk, che giunge a Berlino per girare un film sul nazismo. Letteralmente perché in passato anche lui è stato un angelo che ha rinunciato alla sua immortalità. Così anche Damiel decide di diventare uomo, per poter amare Marion, vedere i colori e godersi le gioie e i dolori della vita umana.

Il cielo sopra Berlino divisa

I due angeli passeggiano lungo il Muro di Berlino
I due angeli passeggiano lungo il Muro di Berlino

L’incipit del film vede un occhio aprirsi sul cielo di Berlino. Un violino drammatico à la Schindler’s List accompagna la vista dall’alto della città che più di tutte è stata protagonista nel cosiddetto Secolo Breve. La capitale tedesca fa la sua comparsa nel film di Wenders come un insieme di agglomerati urbani fortemente vandalizzati dalla guerra. In cima ad uno di questi edifici, un angelo guarda dall’alto verso il basso il creato. 

E’ il suo l’occhio che scruta il mondo in bianco e nero, vuoi per la condizione trascendentale vuoi per la natura cupa di un esperimento di città, ombelico della Guerra Fredda, divisa fisicamente e culturalmente da un Muro. Wenders fa parlare la trapezista Marion per illuminarci su questo tema che per 28 anni ha dilaniato il paese in due. “Berlino, qui sono una straniera e tuttavia è così familiare. In ogni caso qui non ci si può perdere, si arriva sempre al Muro.”

Gli angeli e gli uomini

Damien e Peter Falk
Damiel e Peter Falk

Lo sguardo dell’angelo è più o meno quello di un reporter. Nonostante il dramma dei pensieri più profondi e segreti delle persone, i due angeli, specie Damiel, provano una forma di invidia per la finitezza dell’essere umano. Soffrono la loro condizione di eternità, giustizia, perfezione, spiritualità e guardano la quotidianità degli abitanti di Berlino Ovest con interesse e invidia. 

Quello che presenta Wenders è un insieme di tanti piccoli protagonisti con annessi monologhi di storie più intime della loro vita. La vera protagonista sembra essere la quotidianità della gente, composta dall’insieme dei pensieri non detti delle persone. Sono questi che occupano la mente per gran parte dell’esistenza e Wenders rende tutto questo al meglio grazie ad una regia indagatrice che gli valse la palma d’oro a Cannes

Da dove è nato Il cielo sopra Berlino?

Cassiel e Homer in Il cielo sopra Berlino
Cassiel e Homer in Il cielo sopra Berlino

Dopo il suo ritorno in Germania, Wenders sentì la necessità di fare un film su Berlino e la spiegazione sta tutta nelle sue parole. “Riflettevo su come in questa città convivano e si sovrappongano i mondi del presente e del passato”. Ma la quintessenza del film sono le fonti culturali da cui Wenders ha attinto per la realizzazione del suo lavoro.

Le influenze letterarie 

L’attenzione che Wenders applica alla sua pellicola deve moltissimo ai molti riferimenti letterari che ha deciso di inserire. Anzitutto a livello pratico scelse di collaborare con il premio Nobel per la letteratura Peter Handke nella sceneggiatura, inserendo anche la sua poesia Elogio dell’infanzia.

Al cospetto di uno dei suoi personaggi, Wenders farà “parlare” l’anziano Homer (nome non scelto a caso), come un cantore greco con la conseguente invocazione alla musa. Inoltre l’idea di fare un film del genere è nata proprio, come dichiarò Wenders stesso, dalla lettura delle Elegie duinesi di Rainer Maria Rilke e da L’angelo della storia di Walter Benjamin. 

Non solo letteratura

Paul Gauguin, Da dove veniamo, Chi siamo, Dove andiamo, 1897, olio su tela, Museum of Fine Arts, Boston
Paul Gauguin, Da dove veniamo, Chi siamo, Dove andiamo, 1897, olio su tela, Museum of Fine Arts, Boston

Da dove veniamo, chi siamo, dove andiamo. Queste le principali domande che l’uomo (e il bambino prima) si pongono interiormente da sempre. Wenders (leggi qui per sapere della sua vena pittorica) e Handke, così come Gauguin nel titolo del suo dipinto haitiano, costringono i loro personaggi e il pubblico a rifletterci sopra ancora una volta. Ma non solo Gauguin, ma Wenders ha dichiarato di essersi sentito ispirato “tempo addietro dai quadri di Paul Klee e poi d’un tratto ascoltai anche un brano dei The Cure che parlava di fallen angels”.

Il cielo sopra Berlino sarà al cinema dal 2 ottobre in versione restaurata in 4K. Per questo e molto altro seguici su Ciakclub.it

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