I 25 migliori film di Woody Allen, per i suoi 90 anni

Woody Allen è uno degli autori più assurdi e brillanti del cinema americano. Un genio capace di lasciare un’impronta indelebile nella Settima Arte e nel nostro immaginario collettivo. In occasione del suo 90esimo compleanno, non possiamo esimerci dall’omaggiarlo con una classifica dei suoi 25 migliori film da regista.
In senso orario: Io e Annie, Match Point, Midnight in Paris, Manhattan e Il dittatore dello stato libero di Bananas fra i migliori 25 film di Woody Allen

Al tramonto degli anni Sessanta la realtà non è più quella che credevamo o che avevamo immaginato: il sogno americano crolla; il mito si trasforma in anti-mito; l’eroe si tramuta in loser, un perdente che non riesce a trovare il proprio posto nel mondo. In quest’epoca di grandi cambiamenti sociali e culturali, dove non c’è più spazio per la dignità e la nobiltà, fa la sua comparsa nel cinema una delle figure più assurde e brillanti del Novecento: Woody Allen.

Regista, attore, sceneggiatore, comico, scrittore, commediografo e musicista, Woody Allen è un artista a tutto tondo. Un genio capace di spaziare dal teatro alla televisione fino a sbarcare al cinema, lasciando un’impronta indelebile nella Settima Arte e nel nostro immaginario collettivo. Il suo è un cinema personale, strettamente connesso alle sue origini e alla sua vita privata: i rimandi alla comunità ebraica; i problemi di coppia; la nevrosi e la psicoanalisi; la passione per il jazz; l’amore per New York, la sua città natale.

Il lavoro di rielaborazione delle proprie radici va di pari passo con l’assimilazione della poetica di illustri autori europei: Dostoevskij, Čechov, Flaubert e Kafka, sul fronte letterario; Bergman, Antonioni e Fellini, sul fronte cinematografico. A questi vanno aggiunte le lezioni di Bob Hope, Charlie Chaplin e i fratelli Marx, che plasmano il suo surreale umorismo e la sua pungente ironia.

Oggi, 30 novembre 2025, in occasione del suo 90esimo compleanno, non possiamo esimerci dall’omaggiare il grande Woody Allen con una classifica dei suoi 25 migliori film, ovvero la metà di quelli da lui diretti. Non sempre Allen dà prova del suo sconfinato talento registico, ma un film su due è un successo garantito!

25. Tutto quello che avreste voluto sapere sul sesso* *ma non avete mai osato chiedere (1972)

Woody Allen e Louise Lasser in una scena del film Tutto quello che avreste voluto sapere sul sesso* *ma non avete mai osato chiedere

Appropriandosi del titolo di un bestseller del dottor David Reuben, Woody Allen in Tutto quello che avreste voluto sapere sul sesso* *ma non avete mai osato chiedere assembla sette episodi-risposta a ipotetiche domande sulla sessualità: un giullare che seduce la sua regina; un medico che si innamora della pecora del suo paziente; una coppia eccitata solo dagli amplessi pericolosi; l’odissea di un travestito non omosessuale; le perversioni di un rabbino masochista; una mostruosa “macrozinna” che spruzza ondate di latte; un’incursione nelle retrovie degli spermatozoi pronti all’eiaculazione. Un collage di sketch folli ed esilaranti montato per divertire lo spettatore: l’episodio degli spermatozoi vale da solo il prezzo del biglietto.

24. Misterioso omicidio a Manhattan (1993)

Jerry Adler, Woody Allen e Diane Keaton in una scena del film Misterioso omicidio a Manhattan

Misterioso omicidio a Manhattan è un giallorosa ambientato in un condominio di Manhattan, dove viene scoperto il cadavere di una donna. Il referto parla di infarto, ma l’impicciona Carol Lipton (Diane Keaton) è convinta si tratti di uxoricidio e inizia a indagare assieme al marito Larry (Woody Allen). Ne viene fuori una sorta di Only Murders in the Building in salsa alleniana, tra caustico umorismo e citazioni cinefile (da La fiamma del peccato di Billy Wilder a La signora di Shanghai di Orson Welles, passando per La finestra sul cortile e La donna che visse due volte di Alfred Hitchcock).

23. Harry a pezzi (1997)

Woody Allen, Elisabeth Shue e Billy Crystal in una scena del film Harry a pezzi

In Harry a pezzi Allen si “decostruisce” (il titolo originale dell’opera non a caso è Deconstructing Harry) utilizzando tutto ciò che è stato detto contro di lui ai tempi della separazione da Mia Farrow. Il suo Harry Block è uno scrittore cinico, opportunista, irriverente, ossessionato dal sesso e in crisi creativa. Un personaggio sgradevole e disorientato che cerca di mettere ordine nel caos della propria vita. Il linguaggio della pellicola è forte; la narrazione è frammentaria, senza una vera trama. Azzardata ma vincente la scelta di far recitare fuori fuoco una star dal cachet milionario come Robin Williams, a simboleggiare lo smarrimento dell’artista nella società contemporanea.

22. Basta che funzioni (2009)

Evan Rachel Wood e Larry David in una scena del film Basta che funzioni

Dopo anni di peregrinazione in giro per l’Europa, tra la Londra di Match Point, Scoop e Sogni e delitti e la Barcellona di Vicky Cristina Barcelona, Allen torna a New York, nella sua confort zone, per raccontare le vicissitudini del misantropo Boris (Larry David). Boris è un professore in pensione, divorziato e con tendenze suicide, che abbatte la quarta parete per sparlare della stupidità umana. La vita non ha senso, l’amore non dura, ogni capodanno festeggiato è un altro passo verso la tomba, ma una notte bussa alla porta l’ingenua Melody (Evan Rachel Wood) e un raggio di sole penetra dalla finestra. Dopotutto se si può essere felici, anche solo per un po’, va bene qualunque cosa: “Basta che funzioni”.

21. Interiors (1978)

Richard Jordan e Mary Beth Hurt in una scena del film Interiors

Interiors sviscera le frustrazioni che covano all’interno di una colta e benestante famiglia americana. Il capofamiglia Arthur (E. G. Marshall) lascia la sofisticata moglie Eve (Geraldine Page) per sposare la più ordinaria Pearl (Maureen Stapleton). Arthur dovrà però fare i conti con le figlie Renata (Diane Keaton), Joey (Mary Beth Hurt) e Flyn (Kristin Griffith): la tragedia è annunciata. Interiors è un omaggio al cinema di Bergman, sia per tematiche che per estetica (gelida e raffinata). Un cupo dramma da camera lontano dal consueto umorismo di Allen, ma capace di regalare uno dei climax più intensi e memorabili di tutto il suo cinema.

20. Il dormiglione (1973)

Diane Keaton e Woody Allen in una scena del film Il dormiglione

Il dormiglione è una parodia del cinema di fantascienza. Allen ambienta la storia nel 2173, in un futuro distopico e orwelliano. Il protagonista è Miles Monroe (Woody Allen), musicista jazz rimasto ibernato per due secoli. Al suo risveglio il mondo è irriconoscibile e un pericoloso leader minaccia l’incolumità pubblica. A una prima parte costellata di gag visive che omaggiano il cinema muto e la slapstick comedy, fa da contraltare una seconda parte meno fisica e più verbale. Allen si scaglia contro tutti: dalla tecnologia ai mass-media passando per la politica, confessando la sua totale sfiducia negli uomini di potere (quelli di ieri, di oggi e di domani).

19. Radio Days (1987)

Mia Farrow in una scena del film Radio Days

Radio Days è il lavoro meno lineare di Allen, che intreccia fatti, fantasie e divagazioni per ritrarre la vita delle famiglie americane durante gli anni d’oro della radio: i ricordi d’infanzia del piccolo Joe (Seth Green) vengono filtrati attraverso le sue trasmissioni radiofoniche preferite. La struttura è sconnessa, ma il film ritrova una sua coesione nella radio e nella memoria di chi ha vissuto i suoi giorni migliori. Un’opera nostalgica che rievoca con affetto un mondo più spontaneo, dove la parola regnava ancora sovrana. Mia Farrow e Diane Keaton, le due compagne storiche di Allen, recitano qui per la prima e unica volta insieme.

18. Il dittatore dello stato libero di Bananas (1971)

Woody Allen in una scena del film Il dittatore dello stato libero di Bananas

Il dittatore dello stato libero di Bananas è tra i film più anarchici di Allen. Un’imprevedibile e spassosa satira politica su un collaudatore industriale (Woody Allen) che per amore di una donna decide di partire per lo stato latino-americano di Bananas, caduto sotto la dittatura militare del generale Vargas (Carlos Montalbán). Qui combatte accanto ai ribelli, guidati dal barbuto Castrado (Jacobo Morales), che rovescia il governo ma si rivela peggiore del suo predecessore. Allen ironizza sugli ideali rivoluzionari della classe media occidentale, che manifesta contro le ingiustizie ma non è capace di sporcarsi le mani. Espliciti i riferimenti a Cuba e al sostegno militare statunitense alle dittature sudamericane.

17. Accordi e disaccordi (1999)

Sean Penn in una scena del film Accordi e disaccordi

Accordi e disaccordi è un falso documentario, genere più volte ripreso e affrontato da Allen, che qui racconta la vera storia di Emmet Ray (Sean Penn), chitarrista jazz vissuto negli anni Trenta ma in realtà mai esistito. Emmet Ray si considera il numero due al mondo dopo Django Reinhardt. Possiede talento e una tecnica eccezionale, ma gli manca sempre qualcosa per lasciare un segno nella storia della musica jazz. Accordi e disaccordi è un mockumentary delicato e struggente che esamina le fragilità dell’artista, in bilico tra persona e personaggio, alla costante ricerca di un equilibrio tra relazioni umane e realizzazione personale.

16. Mariti e mogli (1992)

Mia Farrow in una scena del film Mariti e mogli

Regia nervosa e montaggio sperimentale. Camera a mano e tagli improvvisi. Una radiografia della coppia tanto spietata quanto sincera e sofferta. In Mariti e mogli Woody Allen e Mia Farrow sono i coniugi Gabe e Judy Roth, felicemente sposati da dieci anni. Gabe e Judy conducono una vita all’apparenza serena, ma la solidità del loro matrimonio viene minata dalla rottura tra Jack (Sydney Pollack) e Sally (Judy Davis), i loro migliori amici. Gabe e Judy riusciranno a rimanere uniti? Inevitabili i raffronti con la crisi che ha portato alla tormentata separazione nella vita reale tra Woody Allen e Mia Farrow.

15. Un’altra donna (1988)

Gena Rowlands in una scena del film Un'altra donna

In Un’altra donna la splendida Gena Rowlands, dopo aver dato vita nel 1974 a uno dei ritratti femminili più belli della storia del cinema (la Mabel di Una moglie), regala un’altra eccellente performance interpretando Marion, una docente di filosofia alle prese con la crisi di mezza età. Ascoltando le sedute di psicoanalisi di una giovane donna (Mia Farrow) che si svolgono nello studio adiacente al suo appartamento, Marion inizia a fare un bilancio della propria vita e si accorge di aver privilegiato per tutto il tempo la ragione a scapito del sentimento. Senza dubbio tra i film più profondi e toccanti di Woody Allen.

14. Ombre e nebbia (1991)

Woody Allen e Mia Farrow in una scena del film Ombre e nebbia

Ombre e nebbia trasuda cinema da tutti i pori. Ci troviamo in una nebulosa città tedesca, popolata da funambolici circensi e minacciosi assassini seriali (rimandi a Freaks di Tod Browning e a M – Il mostro di Düsseldorf di Fritz Lang). Nel cuore della notte il povero signor Kleinman (Woody Allen) viene buttato giù dal letto per unirsi a un’impavida caccia alle streghe. Allen sostituisce le nevrosi newyorkesi con le ombre e le nebbie della mitteleuropea. La violenza e l’intolleranza dilagano, ma la magia dell’arte e gli illusionismi della fantasia sono le armi in cui sperare ancora. Suggestiva la fotografia in bianco e nero di Carlo Di Palma.

13. Midnight in Paris (2011)

Marion Cotillard e Owen Wilson in una scena del film Midnight in Paris

Chi non ha mai sognato di viaggiare indietro nel tempo e incontrare i propri miti del passato? In Midnight in Paris Gil (Owen Wilson), sceneggiatore hollywoodiano in vacanza a Parigi, rimpiange di non essere vissuto negli anni Venti. Una sera, una misteriosa auto d’epoca gli si avvicina e lo trascina in una favolosa avventura a tinte vintage. Allen si diverte e gioca con i mostri sacri della cultura novecentesca (Hemingway, Picasso, Dalì, Buñuel). Ma a trionfare sarà un più adulto senso della realtà che spingerà Gil a liberarsi da ogni mitizzazione e ad accettare fino in fondo i propri limiti e il proprio tempo.

12. Blue Jasmine (2013)

Cate Blanchett in una scena del film Blue Jasmine

Blue Jasmine è uno dei film più lucidi e maturi di Allen, ma soprattutto una delle opere più amare e dolorose di tutto il cinema contemporaneo. L’elegante e mondana newyorkese Jasmine (Cate Blanchett) è una persona inadeguata al mondo, capace di sbagliare anche nelle buone intenzioni e che per comodità preferisce “non vedere”. Il matrimonio fallito con il miliardario truffatore Hal (Alec Baldwin) l’ha costretta a trasferirsi dalla sorella Ginger (Sally Hawkins), che fa la cassiera a San Francisco. Sull’orlo del precipizio, in preda a un tracollo psichico e finanziario, Jasmine continua a rifugiarsi nelle sue fantasie e a rincorrere una vita all’insegna del lusso. Scena finale sulla panchina da pelle d’oca e meritatissimo premio Oscar a un’incredibile Cate Blanchett.

11. Prendi i soldi e scappa (1969)

Woody Allen in una scena del film Prendi i soldi e scappa

Prendi i soldi e scappa è una divertentissima parodia del poliziesco anni Cinquanta e del giornalismo televisivo d’inchiesta. Appartenente al filone dalla Nuova Hollywood, la pellicola osserva e approfondisce la frammentazione dell’identità dell’individuo, scisso tra il caos del presente e l’incertezza del futuro. Il protagonista è Virgil (Woody Allen), un tipetto timido di Baltimora che cerca di vincere il suo complesso di inferiorità con una carriera da criminale, ma ne combina di tutti i colori. Nonsense e battute a raffica che sollecitano risate e riflessioni: il primo grande colpo di genio dietro la macchina da presa del maestro Woody Allen.

10. Amore e guerra (1975)

Woody Allen nella scena finale del film Amore e guerra

Amore e guerra è l’apice della prima fase di carriera di Woody Allen. Una sorta di comico tributo del regista alla letteratura russa (Tolstoj e Dostoevskij) e ai suoi luoghi comuni. Il tutto raccontato in flashback dalla voce di un defunto: Boris (Woody Allen), un povero fifone costretto dall’invasione di Napoleone ad arruolarsi e a difendere la “Grande Madre Russia”. Una farsa sgangherata e intelligente che fa da spartiacque tra l’Allen “prima maniera” e i suoi futuri capolavori, anticipando temi a lui cari come il rapporto uomo-donna (deliziosa la performance di Diane Keaton), l’inquietudine esistenziale e la paura della morte.

9. Match Point (2005)

Jonathan Rhys Meyers e Scarlett Johansson in una scena del film Match Point

Prima di Coup de Chance, di cui potete recuperare qui la nostra recensione, Allen esplora il ruolo del caso in Match Point, il manifesto della sua poetica della fortuna. Si comincia con una pallina da tennis che batte sul nastro: cadrà al di là o al di qua della rete? Vincente o perdente? È la storia di Chris (Rhys Meyer), maestro di tennis povero e ambizioso che trova l’occasione di fare una rapida scalata nell’alta borghesia britannica. Prima però bisogna sbarazzarsi di un pericoloso ostacolo: ci sarà il delitto, ma non il castigo. Strepitoso successo di pubblico dopo una serie di flop al botteghino per Woody Allen.

8. Pallottole su Broadway (1994)

Dianne Wiest e John Cusack in una scena del film Pallottole su Broadway

Tornano gli anni Venti con Pallottole su Broadway, raffinato apologo sull’arte e sul compromesso. John Cusack nei panni di David Shayne è un perfetto alter-ego alleniano, un ansioso drammaturgo che si fa specchio delle ossessioni e delle idiosincrasie del suo autore. Per finanziare il suo ultimo spettacolo a Broadway, David è costretto ad accettare i finanziamenti di un potente boss mafioso, ma il palco non è la vita vera e ogni azione ha le sue conseguenze. Tra pupe svampite e gangster dal grilletto agile, Pallottole su Broadway è una delle più sincere e disperate confessioni sul teatro e sulla creatività che il cinema ci abbia offerto.

7. La rosa purpurea del Cairo (1985)

Mia Farrow e Jeff Daniels in una scena del film La rosa purpurea del Cairo

La rosa purpurea del Cairo è un film sull’amore, forse l’amore più grande di Allen: quello per il cinema. La protagonista è Cecilia (Mia Farrow), una povera cameriera che, durante gli anni della Depressione, passa gran parte del suo tempo nella sala cinematografica: “Dimentico i miei guai”, confessa la giovane donna, terrorizzata da un marito manesco, infedele e disoccupato; solo grazie agli eroi del grande schermo, capaci di accorgersi di lei e leggerla dentro, Cecilia resiste all’incubo quotidiano che è la sua vita. Un meraviglioso omaggio al potere immaginifico del cinema, ma anche una malinconica riflessione sulla distanza che separa la realtà dalla fantasia.

6. Broadway Danny Rose (1984)

Woody Allen e Mia Farrow in una scena del film Broadway Danny Rose

Broadway Danny Rose è un desolante e sincero affresco dell’industria dello spettacolo. Woody Allen interpreta Danny Rose, un curioso agente teatrale ebreo noto per la sua sfortuna come patrocinatore di artisti falliti (un ventriloquo balbuziente, uno xilofonista cieco, una ballerina di tip tap senza una gamba). Dopo aver rischiato la vita per portare Tina (Mia Farrow), amante di un suo cliente, ad assistere al concerto che può rilanciargli la carriera, Danny viene scaricato senza riconoscenza per un agente più importante. Un tenerissimo e vivace racconto sugli eterni secondi, condannati a vivere di illusioni sia in amore che nella vita professionale.

5. Zelig (1983)

Mia Farrow e Woody Allen in una scena del film Zelig

Zelig è un finto documentario kafkiano che ricostruisce la biografia di un immaginario personaggio degli anni Trenta, il camaleontico Leonard Zelig (Woody Allen), un conformista capace di assumere l’aspetto e la psicologia di chi lo circonda. Leonard vive nella menzogna nel disperato tentativo di integrarsi nella società senza essere considerato un diverso. La cancellazione identitaria e la smania di omologarsi indica però la via al totalitarismo: una psicoanalista (Mia Farrow) dovrà cercare di salvarlo dalla Germania hitleriana. Il lavoro di Allen è stupefacente e la presenza di filmati di repertorio in cui appaiono Charlie Chaplin, Al Capone, Francis Scott Fitzgerald e Adolf Hitler amplifica la percezione di assistere a un vero e proprio reportage.

4. Hannah e le sue sorelle (1986)

Mia Farrow, Barbara Hershey e Dianne Wiest nel poster del film Hannah e le sue sorelle

Hannah e le sue sorelle è uno dei più amati e acclamati successi di Allen. Un racconto corale e cechoviano che tesse con grande perizia le vicende di tre sorelle: Hannah (Mia Farrow), che ha rinunciato al teatro per occuparsi della famiglia; Lee (Barbara Hershey), che fa la bohémienne accanto a un pittore più vecchio di lei (Max von Sydow); Holly (Dianne Wiest), divorziata e dedita ad attività bizzarre. Ma gli scherzi e l’apparente normalità nascondono in realtà sofferenza e dilemmi emotivi che rischiano di incrinare i rapporti familiari. Hannah e le sue sorelle è un’opera compatta, armonica e sapientemente sviluppata. La struttura circolare del film (si apre e si chiude il Giorno del Ringraziamento) dona ampio respiro alla narrazione e lascia meno spazio ai tipi (personaggi statici) e più agli individui (personaggi dinamici).

3. Crimini e misfatti (1989)

Martin Landau e Woody Allen in una scena del film Crimini e misfatti

Due storie parallele destinate a incrociarsi all’ultimo istante: in Crimini e misfatti Judah Rosenthal (Martin Landau) è uno stimato oculista disposto a tutto pur di sbarazzarsi di Dolores (Anjelica Huston), l’amante ossessiva che minaccia di rivelare la loro relazione; Cliff Stern (Woody Allen) è un timido documentarista innamorato della producer Halley Reed (Mia Farrow), ma lei gli preferisce Lester (Alan Alda), cognato di Cliff e produttore televisivo di successo. Woody Allen traccia una parabola complessa e articolata che analizza la vita, la morte, i misteri della psiche umana, la fortuna e la cecità di Dio. La ricerca di una giustizia divina lascia spazio alla consapevolezza che “la felicità umana non è inclusa nel disegno della creazione”. Un’opera brutale, spiazzante e stupenda.

2. Manhattan (1979)

Diane Keaton e Woody Allen nella scena della panchina del film Manhattan

Rigore compositivo. Inquadrature panoramiche innamorate degli edifici. La sinfonia di una città. In Manhattan lo scrittore Isaac Davis (Woody Allen) frequenta l’intellettualoide Mary (Diane Keaton) perché incapace di accettare l’amore per la dolce e giovanissima Tracy (Mariel Hemingway). Ma quando si mette a stilare le cose per cui vale la pena vivere (Groucho Marx, Joe Di Maggio, il secondo movimento della sinfonia Jupiter, Louis Armstrong, i film svedesi, L’educazione sentimentale di Flaubert, Marlon Brando, Frank Sinatra, le mele e le pere di Cezanne, i granchi di Sam Wo) non può non includere il volto di Tracy. La musica di Gershwin, il bianco e nero di Gordon Willis, lo humor di Allen e un cast perfetto concorrono a fare di Manhattan una pietra miliare nella filmografia del regista, dove ogni dettaglio rivela la sua passione per New York: “Era la sua città e lo sarebbe sempre stata”.

1. Io e Annie (1977)

Woody Allen e Diane Keaton nel poster del film Io e Annie

Vincitore di quattro premi Oscar, tra cui quello per il Miglior Film, e inserito dall’American Film Institute nella classifica dei migliori cento film statunitensi di tutti i tempi, Io e Annie è il capolavoro assoluto di Woody Allen, la consacrazione del regista nell’Olimpo della Settima Arte. La pellicola, di cui potete recuperare qui la nostra recensione, racconta la storia d’amore tra il comico Alvy Singer (Woody Allen), un intellettuale ebreo lontano anni luce dall’ideale maschile di Hollywood, e l’eccentrica Annie Hall (Diane Keaton). Il loro rapporto, cementato da interessi comuni, è presto dilaniato dalle nevrosi, altrettanto comuni. Le relazioni tra uomo e donna sono irrazionali, pazze e assurde, ma forse continuano a esistere perché la maggior parte di noi “ha bisogno di uova”.

E voi cosa ne pensate della nostra classifica dei 25 migliori film di Woody Allen? Fateci sapere la vostra nei commenti!

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