Emily, recensione: nessuno tocchi le favolose sorelle Brontë

Diretto da Frances O’Connor, Emily racconta la vita della scrittrice Emily Brontë e i sentimenti che l’hanno portata a scrivere Cime tempestose. In una versione molto romanzata della realtà, la regista mostra gli amori e gli affetti della protagonista, brillantemente interpretata da Emma Mackey.
Emily, recensione: nessuno tocchi le favolose sorelle Brontë

Diretto e sceneggiato da Frances O’Connor al suo esordio alla regia, Emily è un biopic sulla scrittrice inglese Emily Brontë, autrice del capolavoro Cime tempestose. 

Come ha fatto la figlia di un pastore di Haworth, che non ha lasciato quasi mai la sua casa, che non si è sposata, a scrivere un romanzo così ricco di furore e passione? Questa è la domanda che ha spinto la regista a dirigere il film sulla più inquieta e misteriosa tra le sorelle Brontë. 

Nell’infinita brughiera di Emily Brontë

Il film si apre su una Emily morente a causa della tubercolosi. Sola con lei, la sorella Charlotte le chiede: Come l’hai scritto?… come hai scritto Cime tempestose? […] Emily, è un libro orribile, brutto e pieno di egoisti che pensano solo a se stessi.”

Inizia quindi il lungo flashback volto a spiegare quali sentimenti abbiano spinto Emily a immaginare la storia di amore e odio tra Heathcliff e Catherine. 

Emily viene raccontata come una donna irrequieta, ansiosa del mondo al di fuori della sua casa e della sua brughiera. Molto legata al fratello maggiore Branwell di cui condivide l’anticonformismo e il rifiuto delle regole, la giovane si trova spesso in contrasto con le sorelle Anne e Charlotte, giudicanti verso la sua condotta di vita. Un amore inaspettato sconvolge gli equilibri della protagonista, quello per il nuovo curato della parrocchia William Weightman, con cui intraprende una passionale relazione. 

La brughiera di Cime tempestose torna in questo film in tutta la sua potenza. Pioggia, natura selvaggia e vento non fanno da sfondo alle vicende, ma diventano protagonisti attivi, spingendo i personaggi in molteplici direzioni, per avvicinarli o allontanarli definitivamente.

È nata una stella

Emma Mackey è il motivo per cui non dimenticheremo questo film. L’attrice, conosciuta al grande pubblico per il ruolo, a cui ha già detto addio, di Maeve Wiley in Sex Education, recita qui nella sua prima prova da protagonista. Più che Emily Brontë – con i suoi capelli biondi e il suo essere molto alta – Emma ricorda Catherine, per i capelli corvini e gli occhi scuri. Ma il suo viso spigoloso, insieme ai sorrisi ironici e agli occhi grandi e ansiosi, ben si presta a raccontare il turbamento della scrittrice britannica.  

Tra gli innumerevoli biopic sulle donne della letteratura, il film di O’Connor non si distingue né per l’estetica né per la modernità del racconto, ma grazie all’ottima colonna sonora di Abel Korzeniowski e alla magnifica performance di Mackey potrà essere piacevolmente ricordato.

L’amore tempestoso nella vita di Emily

Branwell e Emily nella brughiera
Branwell e Emily nella brughiera

Di un possibile coinvolgimento sentimentale tra il canonico Weightman e Emily non ci sono fonti. Come ha spiegato la regista nell’intervista a Elle“William è una persona realmente esistita che frequentava le Brontë, le tre sorelle davvero l’avevano soprannominato per scherzo ‘Celia Amelia’, lui flirtava con loro e le attenzioni erano ricambiate, erano amici. Il grosso della storia è piuttosto esatto, ci fu un periodo in cui Anne e Charlotte lavoravano lontano da casa, Emily e William si vedevano alla canonica e chiacchieravano.”

Più certa è, invece, la complicata relazione con il fratello Branwell, anche lui con una spiccata vocazione artistica e, forse, uno più spiccato talento all’autodistruzione. Branwell muore di tubercolosi a trentun anni, probabilmente in una situazione aggravata dal suo forte alcolismo. Emily non resisterà al dolore della morte del fratello e lo seguirà meno di tre mesi dopo, rifiutando testardamente a ogni cura. Le lettere bruciate da Charlotte nel film non sono di Weightman, come la regista ha fatto supporre, ma di Branwell.

O’Connor ha poi aggiunto: “Ho sempre pensato che Branwell fosse un tipo alla Heathcliff e che William possa aver ispirato il personaggio di Edgar in Cime tempestose.” 

In difesa di Charlotte Brontë

Emily e Charlotte durante le riprese del film
Emily e Charlotte durante le riprese del film

Il punto più debole del film è l’infelice ritratto di Charlotte Brontë fatto dalla regista. L’autrice di Jane Eyre viene raccontata come una donna gelosa e bigotta, che prova a limitare in tutti i modi la sfrenata fantasia della sorella minore. Ma è stata proprio Charlotte a spingere entrambe le sorelle a scrivere e poi a pubblicare, e sarà lei la curatrice delle opere dopo la loro morte. 

Se Emily Brontë è riuscita a scrivere Cime tempestose è  – anche – merito di Charlotte e di Anne. Durante un’infanzia triste, infestata dalla malattia e dalla morte, le tre sorelle e Branwell avevano creato un loro mondo fantastico in cui rifugiarsi. Anche da adulti il loro legame, espresso attraverso le storie e la letteratura, non ha mai vacillato. Le tre scrittrici che hanno scardinato ogni regola della letteratura vittoriana, sono state qui tristemente disgiunte a favore di una sola, Emily, che forse veniva additata come la più strana, ma di certo non dalla sua famiglia. 

Emily è al cinema dal 22 giugno.

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