Doveva essere il “Gesù della Marvel”, e, in un certo senso, lo è stato. Arrivato ieri nelle sale italiane, Deadpool & Wolverine sta già segnalando ottimi risultati al botteghino nostrano. Un segnale importante sia per i nostri cinema che, fatta eccezione per l’exploit di Inside Out 2, stanno soffrendo terribilmente la torrida estate italiana, sia (forse, soprattutto) per la Marvel stessa che aveva visto i risultati dei suoi ultimi film oscillare tra il flop e il disastro (sia dal punto di vista economico che critico), in modo particolare nel nostro paese.
D’altronde, non poteva essere altrimenti per quello che, alla vigilia, era senza alcuna ombra di dubbio uno dei film più attesi di questo 2024, annunciato come un film cruciale per la continuazione dell’ormai sterminato universo Marvel, nonché come il ritorno, all’interno del MCU, di due degli “eroi” più amati dell’ampia rosa tratta dai fumetti di Stan Lee: Deadpool (interpretato dall’autoironico Ryan Reynolds) e Wolverine (al netto delle voci sul suo possibile erede, ancora impersonato dal carismatico Hugh Jackman). Come sempre, abbiamo visto il film e, qui sotto, potete trovare i nostri pensieri a riguardo.
Deadpool & Wolverine: di cosa parla
Dopo il rifiuto degli Avengers di prenderlo in squadra, la vita di Wade Wilson/Deadpool, ha preso una piega decisamente inaspettata: l’amata Vanessa (Morena Baccarin) lo ha lasciato, ritenendolo un fallito, e ora si trova costretto a lavorare per una concessionaria d’auto insieme all’amico Peter (Rob Delaney). Le cose cambiano quando alcuni agenti della TVA (Time Variance Authority) lo rapiscono, conducendolo al centro di controllo. Qui, tale Mr. Paradox (Matthew Macfadyen) gli comunica che il suo universo è destinato a venire distrutto a causa del decesso di Logan/Wolverine, chiave di volta di quella linea temporale, e lo invita ad abbandonare gli amici al loro destino.
Rifiutata l’offerta e deciso a salvare le persone amate nella linea temporale in fase di dissoluzione, Deadpool vede nel trovare una versione di Wolverine nel multiverso e portarla nel suo l’unica soluzione. Trovatane una alcolizzata, depressa e annichilita dai sensi di colpa, la porta a Paradox, che però gli spiega come le cose non funzionino in tal modo. Detto questo, spedisce entrambi nel Vuoto, dove finiscono i rifiuti temporali.
Qui, i due si trovano tormentati dagli scagnozzi di Cassandra Nova (Emma Corrin), gemella di una variante di Charles Xavier, nonché unico mezzo per tornare nell’universo di Deadpool. Vista la situazione, i due si alleano con altri rifiuti temporali (varianti già conosciute di supereroi comparsi in altri film Marvel “dismessi”) per sconfiggere Nova e tornare indietro. Ma una impresa ben più gravosa attende Deadpool e Wolverine: sopravvivere l’uno all’altro.
Welcome back, Mr. Pool

L’attesa era asfissiante. Ma, più ancora che l’attesa, era il terrore a farla da padrone. Deadpool & Wolverine era stato annunciato come il primo film tratto dai fumetti Marvel precedentemente trasposti dalla Fox, acquistata dalla Disney a MCU in pieno svolgimento. Era quindi lecito aspettarsi di tutto. E, in effetti, un po’ di tutto abbiamo avuto: chi voleva un film violento, ha avuto un (parecchio) film violento; chi esigeva le battute sui bicipiti lucidi di Logan, i doppi sensi a sfondo sessuale e le rotture della quarta parete con riferimenti autoironici agli ultimi flop della Marvel, li ha avuti; chi voleva cameo e citazioni, li ha avuti; chi invece voleva una storia compatta, semplice, indipendente e in linea con i due film precedenti del Deadpool-franchise, forse è rimasto un po’ meno soddisfatto. Il film è infatti un Marvel a tutti gli effetti, pregi e difetti compresi.
Nonostante questp, Deadpool & Wolverine si pone fin dal principio come un film di rottura, un tentativo di svolta. Permettere che nei primi minuti di film Deadpool faccia a pezzi lo scheletro metallico ormai cadaverico di Logan e lo usi per combattere, è come se Shawn Levy (il regista), Ryan Reynolds e Marvel ci dicessero: “I film cazzari, cazzuti e violenti li sappiamo fare anche noi della Marvel, non solo la Fox”. Un inizio certamente molto Deadpool e molto poco X-Men. Molto The Boys, e molto poco Marvel. Un tentativo, forse riuscito in parte, forse tendente all’esagerazione dimostrativa, ma quantomeno un tentativo di cambiamento.
Se c’è però una costante che non può far altro che piacere è che l’ingresso di Mr. Pool nel MCU non ne ha ridotto il grado di coglionaggine e di ironica stupidità. Quello era, e quello rimane, il punto di forza di questo franchuse: Deadpool, nel suo delirante chiacchiericcio, è un personaggio di cui guarderemmo volentieri un film di sette ore in cui parla da solo allo specchio. Perfettamente calato nella parte, Ryan Reynolds/Deadpool è nuovamente la vera colonna portante del film. Ma, questa volta, non è da solo.
Deadpool & Wolverine: la strana coppia (che funziona)

Dicevasi: Deadpool questa volta non è da solo. Ad accompagnarlo c’è infatti il testosterone e il silenzioso carisma di Wolverine, bersaglio prediletto delle battute dei primi due film della serie e ora finalmente presente in carne e ossa per subirle direttamente.
Complementari, quasi agli antipodi, accomunati solamente dalla loro tendenza alla cieca violenza, i due “super” sono un’accoppiata bizzarra ma, a conti fatti, estremamente azzeccata. Sulle ali dell’affiatamento evidente tra i due interpreti (Ryan Reynolds e Hugh Jackman), i due protagonisti si scambiano battute, duettano perfettamente sia quando combattono coi nemici che quando combattono tra di loro.
Prendendosi per i fondelli a vicenda, litigandosi l’epilogo eroico e cazzeggiando amabilmente, i due accompagnano gli spettatori in una sorta di viale dei ricordi (effetto nostalgia rimarcato anche dai titoli di coda) attraverso il passato della “loro” Marvel al cinema e, soprattutto, lanciando il futuro dell’Universo. Una mossa furba ma efficace, comunque ben inserita nella vicenda. Quale sarà poi, questo futuro, è ancora prestino per dirlo, ma sappiamo per certo che quest’accoppiata potrebbe regalare ancora ottimi spunti. “Farai questo fino a novat’anni” dice Reynolds/Deadpool a Jackman/Logan. Tutto sommato, non ci dispiacerebbe.
Deadpool & Wolverine: il midpoint di casa Marvel

Come si diceva, questo film aveva lo scopo dichiarato e messianico di portare il MCU a un livello successivo, introducendo alcuni personaggi, alcune tematiche e alcune caratteristiche nella nuova fase. C’è riuscito? A nostro avviso, sì, soprattutto grazie alle capacità dei due protagonisti (personaggi e attori) di tenere banco e di rimanere assolutamente divertenti nel marasma, sceneggiaturiale ed economico, del multiverso. Se all’alba della quarta fase del Marvel Cinematic Universe, l’idea del multiverso era infatti geniale, le premesse non sono state ripagate purtroppo.
Certo, le varianti, i vecchi eroi dismessi e una bella dose di nuove possibilità le abbiamo avute, ma quanto bene sono state sfruttate? Quanto il multiverso ha davvero arricchito il franchise e quanto, invece, ha raffreddato i fan fedeli e scoraggiato i nuovi adepti? La problematica, in questo film, sembra forse limitata: infatti, un bel po’ di caos c’è (servirebbe un manuale d’istruzioni per tener dietro a linee temporali sfasate, universi che si intrecciano e personaggi che compaiono come funghi) ma la semplicità complessiva della storia, croce e delizia di casa Marvel, limita un po’ i danni.
Il rischio però è sempre quello, è rimane invariato: che la stessa Marvel si perda nella sua “creatura” finendo per ripetersi, strafare o, drasticamente, sbagliare. Cosa già successa, come ammette lo stesso Deadpool (“Ammettiamolo, il multiverso ha fallito!”) in una delle sue battute. Superata la fase trionfale della Saga dell’infinito e quella incerta della fase quattro, la prima dedicata al multiverso, con Deadpool & Wolverine, iniziano ad aprirsi nuove strade. Superata la mezza età, la Marvel deve scegliere cosa fare di sé stessa. Di sicuro, iniziare a prendersi un po’ in giro con l’ironia di Mr. Pool, quando vuole assai saggio, è un buon (nuovo) inizio.









