Castellitto al Cinema Ritrovato: “Esistono due tipi di grandi attori…”

In occasione del Festival Bolognese del Cinema Ritrovato, Marco Bellocchio e Sergio Castellitto hanno tenuto un'incontro con la sala piena del Modernissimo, dove hanno raccontato il loro rapporto e il loro lavoro. Leggete per scoprire i loro racconti!
Sergio Castellitto in una scena del film L'ora di religione, di Marco Bellocchio

Se qui, su due piedi, ci chiedessero di mettere nero su bianco una lista di nomi di artisti fondamentali per iniziare a studiare il cinema italiano contemporaneo, quelli di Marco Bellocchio e Sergio Castellitto sarebbero, senza ombra di dubbio, inclusi in tale lista. Entrambi ospiti al Cinema Ritrovato 2024, i due hanno parlato del loro rapporto lavorativo e, più in generale, del loro vasto lavoro nel mondo del cinema.

Piacentino, regista (e produttore), classe ‘39, Marco Bellocchio debuttò alla regia del film sostanzialmente auto-prodotto I pugni in tasca (fin da subito identificato come tra le opere più rappresentative del fermento giovanile degli anni Sessanta, italiano e non solo). Da lì in poi, il regista emiliano, da tredici anni anche presidente della Cineteca di Bologna, non si è sostanzialmente mai fermato. Da capolavori assoluti come il citato I pugni in tasca, passando per opere impegnate come La Cina è vicina e Sbatti il mostro in prima pagina, passando infine per opere sulla storia del nostro paese, affrontata con Buongiorno, Notte, Vincere ed Esterno Notte, il maestro di Bobbio ha scritto una buona fetta della storia cinematografica contemporanea.

Romano (e romanista!, come ci tiene a precisare), figlio di “estranei al cinema”, attore (e regista), classe ‘53, Sergio Castellitto è probabilmente tra gli attori più poliedrici del cinema italiano contemporaneo. Attivo al cinema e a teatro (senza disegnare alcune comparse televisive), sia davanti che dietro la macchina da presa, sia un drammi che in commedie, Castellitto è da otto mesi presidente del Centro Sperimentale di Cinematografia, quindi anche della Cineteca Nazionale. Vincitore di numerosissimi premi in campo italiano e internazionale (tra i David di Donatello conquistati, per fare un esempio), l’attore romano è certamente una delle figure più eminenti di tutto il cinema nostrano. Ecco dunque quello che hanno raccontato nel corso della conversazione con il direttore della Cineteca di Bologna, Gian Luca Farinelli.

Bellocchio-Castellitto: rapporto reciproco

Il regista Marco Bellocchio e l'attore Sergio Castellitto

Ospiti del ricco e variegato Festival bolognese, l’inizio della conversazione non poteva che vertere sui lavori che Bellocchio e Castellitto hanno realizzato insieme. Due ( “e mezzo”, puntualizza Castellitto, voce di Lou Castel, che “non voleva assolutamente che lo doppiassi”, in Gli occhi, la bocca) i film realizzati in collaborazione: L’ora di religione (2002) e Il regista di Matrimoni (per il quale Castellitto fece “una scena circondato da tre rottweiler, circondato dalle risate di Marco”). Inizia Castellitto: “Quando ho letto la sceneggiatura di L’ora di religione non ci ho capito niente ma ne rimasi incredibilmente affascinato. Ricordo perfettamente che c’era un’appunto di Marco: ne parlerò con lo scenografo. Un simbolo della sua puntigliosità: i suoi attori sono liberi fin quando lavorano dentro le sue direttive. Alla fine, è lui che decide”.

La palla passa poi al maestro emiliano. “Il personaggio di Sergio in quel film (Ernesto Picciafuoco, un disegnatore e pittore la cui famiglia, anticamente nobiliare, è ormai caduta in disgrazia) si sottrae fermamente alla beatificazione della madre per scopri di prestigio. Non ne vuole sapere. Nonostante questo va a trovare il fratello schizofrenico, nonché assassino della madre stessa. Lì, non ricordo se era in sceneggiatura o meno, Sergio fece l’unica cosa che andava fatta: abbracciare il fratello bestemmiatore. Una scena potente, resa ancora più potente da questo gesto da grande attore, specialmente in una scena non facile”.

Destini incrociati al Cinema Ritrovato

Il regista Marco Bellocchio

Attivi da decenni sul panorama cinematografico italiano, i due hanno avuto un inizio di carriera paradossalmente incrociato. “Ho iniziato a voler diventare attore frequentando i ragazzi dell’accademia. All’epoca lavoravo in un’azienda di distribuzione di giornali. Quando dissi di voler diventare un attore calò il gelo nella lunga tavolata di casa mia” inizia Castellitto, che poi arriva al punto della questione: “In realtà, io iniziai a studiare per diventare regista, poi le cose si invertirono. Ora mi sento a tutti gli effetti un attore, seppur talvolta prestato alla regia”.

Destino invece diametralmente opposto rispetto a quello di Bellocchio. “Io invece volevo fare l’attore. Iniziai a studiare per diventarlo, proprio al Centro Sperimentale. Il mio mito, come quello di molti miei coetanei, era Marlon Brando. Poi, anche grazie al consiglio di Camilleri (quel Camilleri!), passai alla regia. Così, alcuni anni dopo, ottenni il diploma, con il punteggio di 26/30. Da lì, non sono mai tornato sui miei passi. Neanche nei miei film mi sono mai ritagliato ruolo da attore”.

Il ruolo dell’attore per Bellocchio e Castellitto al Cinema Ritrovato

Marcello Mastroianni e Gian Maria Volonté in una scena del film Todo Modo

Con decenni di esperienza sulle spalle, sia Bellocchio che Castellitto hanno avuto occasione di lavorare con una grande varietà di artisti del mondo del cinema. C’è però un mestiere sul quale non si smetterà mai di discutere: quello dell’attore. “La performance tanto per fare, dell’attore, è insopportabile” inizia Castellitto. L’attore deve capire di essere a sua volta un narratore all’interno di un progetto artistico, poetico, e non solamente un performer. Un violino che esegue uno spartito all’interno di un’orchestra”.

Continua poi: “Ce ne sono di due tipologie: quello che si beve un caffè, si fuma una sigaretta e inizia a lavorare, come Marcello Mastroianni, e quello che invece ci tiene ad essere più partecipa nel lavoro creativo, che polemizza, come Gian Maria Volonté. Bellocchio, che lavorò con entrambi (col primo in Enrico IV, col secondo in Sbatti il mostro in prima pagina), non può che confermare.

I figli d’arte: curiosità al Cinema Ritrovato

Pietro Castellitto e Pier Giorgio Bellocchio

Due grandi artisti del mondo del cinema, entrambi “padri d’arte”. Una “sensazione strana” dice Castellitto. Ma vediamo le esperienze dei due. Castellitto: “Fino all’adolescenza, Pietro (oggi, regista affermato: qui la recensione del suo secondo film, Enea) si interessava solo al tennis. Poi, un giorno, entrai in camera e si stava guardando La notte di Michelangelo Antonioni. Sul cellulare, ma lo stava guardando. Non sempre essere contagiati dal cinema vuol dire amarlo. Quello che conta e rimane fondamentale è sempre il talento”.

Continua poi Bellocchio: “Il cinema piace anche ai giovani, spesso perché i genitori lo amano. Mio figlio Pier Giorgio ha iniziato fin da ragazzo, anche se ora è confuso se continuare a fare l’attore o fare il produttore. Per ora, vuole fare entrambi! Elena invece, la mia seconda figlia, per un po’ non ne ha voluto sapere. Dopo po gli studi di architettura però ha cambiato idea: ora, infatti, lavora anche lei in produzione!”

I ruoli istituzionali

Marcello Mastroianni durante una proiezione in Piazza Maggiore, Bologna, nel corso del Cinema Ritrovato

Entrambi alla presidenza di istituzioni pubbliche, Bellocchio della Cineteca di Bologna, Castellitto del Centro Sperimentale/Cineteca Nazionale, la conclusione non poteva che essere riguardo questo impegno. Inizia nuovamente Castellitto. “Io non sono manager, ma l’anno scorso decisi di lanciarmi in questa avventura. Forse anche affascinato dai luoghi, frequentati da mostri sacri come Rossellini. In questi otto mesi ho constatato che l’impegno è complicato. Anche perché non è facile indirizzare degli studenti in un momento di crisi come quello che vive il nostro cinema”.

Palla nuovamente a Bellocchio, il cui ruolo, per il momento, è più defilato che pratico. “In quanto regista in attività, il mio ruolo è più defilato. Non ho le responsabilità quotidiane di Sergio: consiglio, dò una mano, partecipo, ma la macchina va da sé. Una macchina meravigliosa, come questo cinema, il Modernissimo, che va difesa”.

Proprio in questa direzione va poi la conclusione. Inizia Castellitto. “Oltre a difenderlo, il patrimonio va necessariamente restaurato e digitalizzato. Oltre a questo, è poi importante fare uno sforzo di apertura verso l’esterno, verso tutti gli spettatori, per rendere il pubblico partecipe dei grandi film che abbiamo a disposizione. Abbiamo tante eccellenze, anche tra lo staff Centro, che vanno fatte conoscere”. Chiude infine bellocchio: “Bisogna affrettarsi lentamente, ma bisogna affrettarsi”. Non si può che essere d’accordo e il Cinema Ritrovato, speriamo, non è che l’inizio.

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